Corinto, capitale dell'Acaia e una delle principali città della Grecia, famosissima per commercio, feste, giochi, lusso e immoralità, devotissima in tutti i sensi di Venere, fu evangelizzata da San Paolo per circa 18 mesi nel 52, con abbondanti frutti specialmente tra i pagani poveri (Atti 18,1-18). Partito Paolo per Efeso (54-55), i Corinti, istruiti da altri, specialmente da Apollo, eloquentissimo e forte nelle Scritture, si divisero in partiti, col pericolo del trionfo dei Giudaizzanti e della corruzione pagana. San Paolo, ricevute ad Efeso, in casa di Aquila, prima per lettera e poi a voce, le notizie della Chiesa di Corinto, s'affrettò a scrivere questa lunga lettera per estirpare gli abusi e rispondere ai quesiti fattigli dai Corinti.

1 Corinzi


Prologo

Capitolo 1

Indirizzo e saluto - [1] Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, [2] alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: [3] grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo
Azioni di grazie per i doni accordati da Dio ai Corinti - [4] Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, [5] perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. [6] La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente [7] che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. [8] Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. [9] Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

Divisioni e scandali

I partiti nella Chiesa di Corinto - [10] Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. [11] Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. [12] Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
[13] È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? [14] Ringrazio Dio di non avere battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio, [15] perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. [16] Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefanàs, ma degli altri non so se io abbia battezzato qualcuno.
Opposizione tra il Vangelo e l'umana sapienza - [17] Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.
[18] La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. [19] Sta scritto infatti:
Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.
[20] Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? [21] Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. [22] Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, [23] noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; [24] ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. [25] Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
[26] Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. [27] Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; [28] quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, [29] perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. [30] Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, [31] perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Capitolo 2

Carattere della predicazione di San Paolo - [1] Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. [2] Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. [3] Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. [4] La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, [5] perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
La vera sapienza è nel Vangelo - [6] Tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. [7] Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria. [8] Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. [9] Ma, come sta scritto:
Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano.
[10] Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. [11] Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. 
La vera sapienza è per i soli perfetti - [12] Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. [13] Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. [14] Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. [15] L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. [16] Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

Capitolo 3

Paolo giustifica il modo di predicare che tenne a Corinto - [1] Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali, come a neonati in Cristo. [2] Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci. E neanche ora lo siete, [3] perché siete ancora carnali. Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non vi comportate in maniera umana?
[4] Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini?
Dignità e doveri dei predicatori - [5] Ma che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. [6] Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. [7] Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. [8] Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. [9] Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
[10] Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. [11] Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. [12] E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, [13] l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. [14] Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. [15] Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. [16] Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? [17] Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Non dobbiamo gloriarci della sapienza mondana - [18] Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, [19] perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia. [20] E ancora: Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani.
Dobbiamo gloriarci soltanto di Cristo - [21] Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: [22] Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! [23] Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Capitolo 4

I cristiani non sono giudici dei predicatori - [1] Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. [2] Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele. [3] A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, [4] perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore! [5] Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
[6] Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto, perché impariate dalle nostre persone a stare a ciò che è scritto, e non vi gonfiate d’orgoglio favorendo uno a scapito di un altro. [7] Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?
[8] Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. [9] Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. [10] Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. [11] Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi, andiamo vagando di luogo in luogo, [12] ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; [13] calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Paterna esortazione ai fedeli - [14] Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. [15] Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo. [16] Vi prego, dunque: diventate miei imitatori! [17] Per questo vi ho mandato Timòteo, che è mio figlio carissimo e fedele nel Signore: egli vi richiamerà alla memoria il mio modo di vivere in Cristo, come insegno dappertutto in ogni Chiesa.
[18] Come se io non dovessi venire da voi, alcuni hanno preso a gonfiarsi d’orgoglio. [19] Ma da voi verrò presto, se piacerà al Signore, e mi renderò conto non già delle parole di quelli che sono gonfi di orgoglio, ma di ciò che veramente sanno fare. [20] Il regno di Dio infatti non consiste in parole, ma in potenza. [21] Che cosa volete? Debbo venire da voi con il bastone, o con amore e con dolcezza d’animo?

Capitolo 5

Rimprovera i Corinti di tollerare un incestuoso, e lo scomunica - [1] Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. [2] E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile! [3] Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. [4] Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, [5] questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
Siano evitati i cattivi cristiani - [6] Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? [7] Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! [8] Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
[9] Vi ho scritto nella lettera di non mescolarvi con chi vive nell’immoralità. [10] Non mi riferivo però agli immorali di questo mondo o agli avari, ai ladri o agli idolatri: altrimenti dovreste uscire dal mondo! [11] Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello ed è immorale o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro: con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. [12] Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? [13] Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!

Capitolo 6

I cristiani non devono portare le loro liti davanti ai tribunali pagani - [1] Quando uno di voi è in lite con un altro, osa forse appellarsi al giudizio degli ingiusti anziché dei santi? [2] Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di minore importanza? [3] Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita!
[4] Se dunque siete in lite per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente che non ha autorità nella Chiesa? [5] Lo dico per vostra vergogna! Sicché non vi sarebbe nessuna persona saggia tra voi, che possa fare da arbitro tra fratello e fratello? [6] Anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello, e per di più davanti a non credenti!
I cristiani non devono aver liti tra loro - [7] È già per voi una sconfitta avere liti tra voi! Perché non subire piuttosto ingiustizie? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? [8] Siete voi invece che commettete ingiustizie e rubate, e questo con i fratelli! [9] Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, [10] né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. [11] E tali eravate alcuni di voi! Ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio.
Malizia delle disonestà specialmente nel cristiano - [12] «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Sì, ma non mi lascerò dominare da nulla. [13] «I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». Dio però distruggerà questo e quelli. Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo.
[14] Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
[15] Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! [16] Non sapete che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due – è detto – diventeranno una sola carne. [17] Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. [18] State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. [19] Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. [20] Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Soluzione di problemi diversi

Capitolo 7

Diritti e doveri degli sposi - [1] Riguardo a ciò che mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna, [2] ma, a motivo dei casi di immoralità, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito.
[3] Il marito dia alla moglie ciò che le è dovuto; ugualmente anche la moglie al marito. [4] La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie. [5] Non rifiutatevi l’un l’altro, se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera. Poi tornate insieme, perché Satana non vi tenti mediante la vostra incontinenza. [6] Questo lo dico per condiscendenza, non per comando. [7] Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno riceve da Dio il proprio dono, chi in un modo, chi in un altro.
[8] Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; [9] ma se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che bruciare.
Indissolubilità del matrimonio - [10] Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito – [11] e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito – e il marito non ripudi la moglie.
[12] Agli altri dico io, non il Signore: se un fratello ha la moglie non credente e questa acconsente a rimanere con lui, non la ripudi; [13] e una donna che abbia il marito non credente, se questi acconsente a rimanere con lei, non lo ripudi. [14] Il marito non credente, infatti, viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri, ora invece sono santi. [15] Ma se il non credente vuole separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a schiavitù: Dio vi ha chiamati a stare in pace! [16] E che sai tu, donna, se salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie?
I cristiani non si affannino per uscire dalla loro condizione - [17] Fuori di questi casi, ciascuno – come il Signore gli ha assegnato – continui a vivere come era quando Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le Chiese. [18] Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! È stato chiamato quando non era circonciso? Non si faccia circoncidere! [19] La circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l’osservanza dei comandamenti di Dio. [20] Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. [21] Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; anche se puoi diventare libero, approfitta piuttosto della tua condizione! [22] Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore è un uomo libero, a servizio del Signore! Allo stesso modo chi è stato chiamato da libero è schiavo di Cristo. [23] Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini! [24] Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato.
Il celibato è più eccellente del matrimonio - [25] Riguardo alle vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. [26] Penso dunque che sia bene per l’uomo, a causa delle presenti difficoltà, rimanere così com’è. [27] Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. [28] Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella loro vita, e io vorrei risparmiarvele.
[29] Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; [30] quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; [31] quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo! [32] Io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; [33] chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, [34] e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. [35] Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.
Avvisi ai genitori sul matrimonio dei figli - [36] Se però qualcuno ritiene di non comportarsi in modo conveniente verso la sua vergine, qualora essa abbia passato il fiore dell’età – e conviene che accada così – faccia ciò che vuole: non pecca; si sposino pure! [37] Chi invece è fermamente deciso in cuor suo – pur non avendo nessuna necessità, ma essendo arbitro della propria volontà – chi, dunque, ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene. [38] In conclusione, colui che dà in sposa la sua vergine fa bene, e chi non la dà in sposa fa meglio.
Avvisi alle vedove - [39] La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. [40] Ma se rimane così com’è, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio.

Capitolo 8

Le vivande consacrate agli idoli non sono contaminate perchè l'idolo non ha realtà - [1] Riguardo alle carni sacrificate agli idoli, so che tutti ne abbiamo conoscenza. Ma la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica. [2] Se qualcuno crede di conoscere qualcosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere. [3] Chi invece ama Dio, è da lui conosciuto. [4] Riguardo dunque al mangiare le carni sacrificate agli idoli, noi sappiamo che non esiste al mondo alcun idolo e che non c’è alcun dio, se non uno solo. [5] In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla terra – e difatti ci sono molti dèi e molti signori –,
[6] per noi c’è un solo Dio, il Padre,
dal quale tutto proviene e noi siamo per lui;
e un solo Signore, Gesù Cristo,
in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui.
La carità, per evitare lo scandalo, può proibire le vivande immolate - [7] Ma non tutti hanno la conoscenza; alcuni, fino ad ora abituati agli idoli, mangiano le carni come se fossero sacrificate agli idoli, e così la loro coscienza, debole com’è, resta contaminata. [8] Non sarà certo un alimento ad avvicinarci a Dio: se non ne mangiamo, non veniamo a mancare di qualcosa; se ne mangiamo, non ne abbiamo un vantaggio. [9] Badate però che questa vostra libertà non divenga occasione di caduta per i deboli. [10] Se uno infatti vede te, che hai la conoscenza, stare a tavola in un tempio di idoli, la coscienza di quest’uomo debole non sarà forse spinta a mangiare le carni sacrificate agli idoli? [11] Ed ecco, per la tua conoscenza, va in rovina il debole, un fratello per il quale Cristo è morto! [12] Peccando così contro i fratelli e ferendo la loro coscienza debole, voi peccate contro Cristo. [13] Per questo, se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello.

Capitolo 9

L'apostolo ha diritto a vivere del suo ministero - [1] Non sono forse libero, io? Non sono forse un apostolo? Non ho veduto Gesù, Signore nostro? E non siete voi la mia opera nel Signore? [2] Anche se non sono apostolo per altri, almeno per voi lo sono; voi siete nel Signore il sigillo del mio apostolato. [3] La mia difesa contro quelli che mi accusano è questa: [4] non abbiamo forse il diritto di mangiare e di bere? [5] Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa? [6] Oppure soltanto io e Bàrnaba non abbiamo il diritto di non lavorare?
[7] E chi mai presta servizio militare a proprie spese? Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? Chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge? [8] Io non dico questo da un punto di vista umano; è la Legge che dice così. [9] Nella legge di Mosè infatti sta scritto: Non metterai la museruola al bue che trebbia. Forse Dio si prende cura dei buoi? [10] Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi. Poiché colui che ara, deve arare sperando, e colui che trebbia, trebbiare nella speranza di avere la sua parte. [11] Se noi abbiamo seminato in voi beni spirituali, è forse gran cosa se raccoglieremo beni materiali?
San Paolo ha rinunciato al diritto di farsi mantenere dai suoi fedeli - [12] Se altri hanno tale diritto su di voi, noi non l’abbiamo di più? Noi però non abbiamo voluto servirci di questo diritto, ma tutto sopportiamo per non mettere ostacoli al vangelo di Cristo. [13] Non sapete che quelli che celebrano il culto, dal culto traggono il vitto, e quelli che servono all’altare, dall’altare ricevono la loro parte? [14] Così anche il Signore ha disposto che quelli che annunciano il Vangelo vivano del Vangelo.
[15] Io invece non mi sono avvalso di alcuno di questi diritti, né ve ne scrivo perché si faccia in tal modo con me; preferirei piuttosto morire. Nessuno mi toglierà questo vanto![16] Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! [17] Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. [18] Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
[19] Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: [20] mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge – pur non essendo io sotto la Legge – mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. [21] Per coloro che non hanno Legge – pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo – mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. [22] Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. [23] Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
Esortazione ai Corinti di imitare Paolo nei sacrifici per Cristo - [24] Non sapete che, nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! [25] Però ogni atleta è disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una che dura per sempre. [26] Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio pugilato, ma non come chi batte l’aria; [27] anzi tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non succeda che, dopo avere predicato agli altri, io stesso venga squalificato.

Capitolo 10

I soli Ebrei che avevano spirito di sacrificio entrarono nella terra promessa - [1] Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, [2] tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, [3] tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, [4] tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. [5] Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
[6] Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. [7] Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. [8] Non abbandoniamoci all’impurità, come si abbandonarono alcuni di loro e in un solo giorno ne caddero ventitremila. [9] Non mettiamo alla prova il Signore, come lo misero alla prova alcuni di loro, e caddero vittime dei serpenti. [10] Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. [11] Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. [12] Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. [13] Nessuna tentazione, superiore alle forze umane, vi ha sorpresi; Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere.
I cristiani per evitare lo scandalo si astengano dai conviti idolatri - [14] Perciò, miei cari, state lontani dall’idolatria. [15] Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: [16] il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? [17] Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. [18] Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? [19] Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? [20] No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; [21] non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. [22] O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?
Si possono mangiare le carni immolate se non c'è scandalo - [23] «Tutto è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto è lecito!». Sì, ma non tutto edifica. [24] Nessuno cerchi il proprio interesse, ma quello degli altri. [25] Tutto ciò che è in vendita sul mercato mangiatelo pure, senza indagare per motivo di coscienza, [26] perché del Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene.
[27] Se un non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza. [28] Ma se qualcuno vi dicesse: «È carne immolata in sacrificio», non mangiatela, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivo di coscienza; [29] della coscienza, dico, non tua, ma dell’altro. Per quale motivo, infatti, questa mia libertà dovrebbe essere sottoposta al giudizio della coscienza altrui? [30] Se io partecipo alla mensa rendendo grazie, perché dovrei essere rimproverato per ciò di cui rendo grazie?
[31] Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. [32] Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; [33] così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

Capitolo 11

Nelle adunanze l'uomo stia a capo scoperto, la donna con il capo velato - [1] Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.
[2] Vi lodo perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. [3] Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. [4] Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. [5] Ma ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, manca di riguardo al proprio capo, perché è come se fosse rasata. [6] Se dunque una donna non vuole coprirsi, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
[7] L’uomo non deve coprirsi il capo, perché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. [8] E infatti non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; [9] né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. [10] Per questo la donna deve avere sul capo un segno di autorità a motivo degli angeli. [11] Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna. [12] Come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. [13] Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna preghi Dio col capo scoperto? [14] Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, [15] mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La lunga capigliatura le è stata data a modo di velo. [16] Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.
Abuso dei Corinti nelle agapi - [17] Mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi, perché vi riunite insieme non per il meglio, ma per il peggio. [18] Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. [19] È necessario infatti che sorgano fazioni tra voi, perché in mezzo a voi si manifestino quelli che hanno superato la prova. [20] Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. [21] Ciascuno infatti, quando siete a tavola, comincia a prendere il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco. [22] Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla Chiesa di Dio e umiliare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
Istituzione dell'Eucaristia: preparazione necessaria alla Comunione - [23] Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane [24] e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». [25] Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». [26] Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga. [27] Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. [28] Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; [29] perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. [30] È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. [31] Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; [32] quando poi siamo giudicati dal Signore, siamo da lui ammoniti per non essere condannati insieme con il mondo.
[33] Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. [34] E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

Capitolo 12

I doni spirituali - [1] Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. [2] Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. [3] Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
I diversi doni vengono dallo Spirito per l'utilità della Chiesa - [4] Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; [5] vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; [6] vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. [7] A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: [8] a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; [9] a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; [10] a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. [11] Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.
Il corpo e le membra - [12] Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. [13] Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
[14] E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. [15] Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. [16] E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. [17] Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? [18] Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. [19] Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? [20] Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. [21] Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». [22] Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; [23] e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, [24] mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, [25] perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. [26] Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
La Chiesa è il corpo mistico di Cristo, i cristiani ne sono le membra - [27] Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. [28] Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. [29] Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? [30] Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? [31] Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.

Capitolo 13

I doni spirituali non valgono niente senza la carità - [1] Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
[2] E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
[3] E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
Caratteri della carità - [4] La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, [5] non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6] non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. [7] Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
[8] La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. [9] Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. [10] Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. [11] Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
[12] Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. [13] Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

Capitolo 14

Il dono della profezia è superiore a quello delle lingue - [1] Aspirate alla carità. Desiderate intensamente i doni dello Spirito, soprattutto la profezia. [2] Chi infatti parla con il dono delle lingue non parla agli uomini ma a Dio poiché, mentre dice per ispirazione cose misteriose, nessuno comprende. [3] Chi profetizza, invece, parla agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto. [4] Chi parla con il dono delle lingue edifica se stesso, chi profetizza edifica l’assemblea. [5] Vorrei vedervi tutti parlare con il dono delle lingue, ma preferisco che abbiate il dono della profezia. In realtà colui che profetizza è più grande di colui che parla con il dono delle lingue, a meno che le interpreti, perché l’assemblea ne riceva edificazione.
Il dono delle lingue senza l'interpretazione è inutile ai fedeli - [6] E ora, fratelli, supponiamo che io venga da voi parlando con il dono delle lingue. In che cosa potrei esservi utile, se non vi comunicassi una rivelazione o una conoscenza o una profezia o un insegnamento? [7] Ad esempio: se gli oggetti inanimati che emettono un suono, come il flauto o la cetra, non producono i suoni distintamente, in che modo si potrà distinguere ciò che si suona col flauto da ciò che si suona con la cetra? [8] E se la tromba emette un suono confuso, chi si preparerà alla battaglia? [9] Così anche voi, se non pronunciate parole chiare con la lingua, come si potrà comprendere ciò che andate dicendo? Parlereste al vento! [10] Chissà quante varietà di lingue vi sono nel mondo e nulla è senza un proprio linguaggio. [11] Ma se non ne conosco il senso, per colui che mi parla sono uno straniero, e chi mi parla è uno straniero per me.
[12] Così anche voi, poiché desiderate i doni dello Spirito, cercate di averne in abbondanza, per l’edificazione della comunità. [13] Perciò chi parla con il dono delle lingue, preghi di saperle interpretare. [14] Quando infatti prego con il dono delle lingue, il mio spirito prega, ma la mia intelligenza rimane senza frutto. [15] Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza. [16] Altrimenti, se tu dai lode a Dio soltanto con lo spirito, in che modo colui che sta fra i non iniziati potrebbe dire l’Amen al tuo ringraziamento, dal momento che non capisce quello che dici? [17] Tu, certo, fai un bel ringraziamento, ma l’altro non viene edificato. [18] Grazie a Dio, io parlo con il dono delle lingue più di tutti voi; [19] ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue.
Il dono delle lingue è inutile anche per gli infedeli - [20] Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi. Quanto a malizia, siate bambini, ma quanto a giudizi, comportatevi da uomini maturi. [21] Sta scritto nella Legge:
In altre lingue e con labbra di stranieri
parlerò a questo popolo,
ma neanche così mi ascolteranno,
dice il Signore. [22] Quindi le lingue non sono un segno per quelli che credono, ma per quelli che non credono, mentre la profezia non è per quelli che non credono, ma per quelli che credono. [23] Quando si raduna tutta la comunità nello stesso luogo, se tutti parlano con il dono delle lingue e sopraggiunge qualche non iniziato o non credente, non dirà forse che siete pazzi? [24] Se invece tutti profetizzano e sopraggiunge qualche non credente o non iniziato, verrà da tutti convinto del suo errore e da tutti giudicato, [25] i segreti del suo cuore saranno manifestati e così, prostrandosi a terra, adorerà Dio, proclamando: Dio è veramente fra voi!
Regole pratiche per l'uso dei doni spirituali nelle adunanze - [26] Che fare dunque, fratelli? Quando vi radunate, uno ha un salmo, un altro ha un insegnamento; uno ha una rivelazione, uno ha il dono delle lingue, un altro ha quello di interpretarle: tutto avvenga per l’edificazione. [27] Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due, o al massimo in tre, a parlare, uno alla volta, e vi sia uno che faccia da interprete. [28] Se non vi è chi interpreta, ciascuno di loro taccia nell’assemblea e parli solo a se stesso e a Dio. [29] I profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino. [30] Ma se poi uno dei presenti riceve una rivelazione, il primo taccia: [31] uno alla volta, infatti, potete tutti profetare, perché tutti possano imparare ed essere esortati. [32] Le ispirazioni dei profeti sono sottomesse ai profeti, [33] perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace.
Come in tutte le comunità dei santi, [34] le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. [35] Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea.
[36] Da voi, forse, è partita la parola di Dio? O è giunta soltanto a voi? [37] Chi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito, deve riconoscere che quanto vi scrivo è comando del Signore. [38] Se qualcuno non lo riconosce, neppure lui viene riconosciuto. [39] Dunque, fratelli miei, desiderate intensamente la profezia e, quanto al parlare con il dono delle lingue, non impeditelo. [40] Tutto però avvenga decorosamente e con ordine.

Capitolo 15

La risurrezione di Cristo è innegabile - [1] Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi [2] e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
[3] A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che [4] fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
[5] e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
[6] In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. [7] Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. [8] Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. [9] Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. [10] Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. [11] Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
Importanza capitale della risurreione di Cristo - [12] Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? [13] Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! [14] Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. [15] Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. [16] Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; [17] ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. [18] Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. [19] Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
La risurrezione di Cristo è causa e pegno della nostra risurrezione - [20] Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. [21] Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. [22] Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. [23] Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. [24] Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. [25] È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. [26] L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, [27] perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. [28] E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
La speranza della risurrezione anima i Cristiani e gli Apostoli - [29] Altrimenti, che cosa faranno quelli che si fanno battezzare per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? [30] E perché noi ci esponiamo continuamente al pericolo? [31] Ogni giorno io vado incontro alla morte, come è vero che voi, fratelli, siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore! [32] Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Èfeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. [33] Non lasciatevi ingannare: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». [34] Tornate in voi stessi, come è giusto, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio; ve lo dico a vostra vergogna.
Come avverrà la risurrezione dei corpi? - [35] Ma qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». [36] Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. [37] Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. [38] E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. [39] Non tutti i corpi sono uguali: altro è quello degli uomini e altro quello degli animali; altro quello degli uccelli e altro quello dei pesci. [40] Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, altro quello dei corpi terrestri. [41] Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. [42] Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; [43] è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; [44] è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che [45] il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. [46] Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. [47] Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. [48] Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. [49] E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste. [50] Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità.
Il trionfo della risurrezione e l'inno della vittoria finale - [51] Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, [52] in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. [53] È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. [54] Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
La morte è stata inghiottita nella vittoria.
[55] Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
[56] Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. [57] Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! [58] Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Epilogo

Capitolo 16

Colletta per la Chiesa di Gerusalemme - [1] Riguardo poi alla colletta in favore dei santi, fate anche voi come ho ordinato alle Chiese della Galazia. [2] Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi metta da parte ciò che è riuscito a risparmiare, perché le collette non si facciano quando verrò. [3] Quando arriverò, quelli che avrete scelto li manderò io con una mia lettera per portare il dono della vostra generosità a Gerusalemme. [4] E se converrà che vada anch’io, essi verranno con me.
Progetto di visita a Corinto - [5] Verrò da voi dopo aver attraversato la Macedonia, perché la Macedonia intendo solo attraversarla; [6] ma forse mi fermerò da voi o anche passerò l’inverno, perché prepariate il necessario per dove andrò. [7] Non voglio infatti vedervi solo di passaggio, ma spero di trascorrere un po’ di tempo con voi, se il Signore lo permetterà. [8] Mi fermerò tuttavia a Èfeso fino a Pentecoste, [9] perché mi si è aperta una porta grande e propizia e gli avversari sono molti.
Raccomandazioni e saluti - [10] Se verrà Timòteo, fate che non si trovi in soggezione presso di voi: anche lui infatti lavora come me per l’opera del Signore. [11] Nessuno dunque gli manchi di rispetto; al contrario, congedatelo in pace perché ritorni presso di me: io lo aspetto con i fratelli. [12] Riguardo al fratello Apollo, l’ho pregato vivamente di venire da voi con i fratelli, ma non ha voluto assolutamente saperne di partire ora; verrà tuttavia quando ne avrà l’occasione.
[13] Vigilate, state saldi nella fede, comportatevi in modo virile, siate forti. [14] Tutto si faccia tra voi nella carità. [15] Una raccomandazione ancora, fratelli: conoscete la famiglia di Stefanàs. Furono i primi credenti dell’Acaia e hanno dedicato se stessi a servizio dei santi. [16] Siate anche voi sottomessi verso costoro e verso quanti collaborano e si affaticano con loro. [17] Io mi rallegro della visita di Stefanàs, di Fortunato e di Acàico, i quali hanno supplito alla vostra assenza: [18] hanno allietato il mio spirito e allieteranno anche il vostro. Apprezzate persone come queste.
Saluti e benedizioni - [19] Le Chiese dell’Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa. [20] Vi salutano tutti i fratelli. Salutatevi a vicenda con il bacio santo.
[21] Il saluto è di mia mano, di Paolo. [22] Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema! Maràna tha!
[23] La grazia del Signore Gesù sia con voi. [24] Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!