Scritta la prima lettera, San Paolo mandò a Corinto Tito con un altro suo discepolo, perché tornassero ad informarlo dello stato della Chiesa di Corinto a Troade, ove pensava d'andare (2 Cor 2,1; 12,20). Ma per il tumulto suscitato dall'orefice Demetrio (Atti 19,23) giunse a Troade prima dell'arrivo di Tito. Impaziente di sapere le notizie di Corinto, andò incontro a Tito attraverso la Macedonia, ove lo incontrò probabilmente a Filippi. Sentì allora con grande piacere il gran bene che gli volevano quelli di Corinto (2 Cor 7,7) e i buoni effetti che aveva prodotti la sua prima lettera. Allora sentendo pure che restavano a Corinto alcuni che l'accusavano come incostante, ambizioso e usurpatore del nome d'Apostolo, egli si affrettò a scrivere questa seconda lettera, che è una lunga apologia della sua condotta e del suo apostolato, prima velata, poi aperta.
Questa lettera fu scritta poco tempo dopo l'antecedente, sul finire del 57 o ai primi del 58, dalla Macedonia, forse da Filippi; fu portata a Corinto da Tito e da altri due e doveva precedere di poco la visita di San Paolo a Corinto.

2 Corinzi


Prologo

Capitolo 1

Indirizzo e saluto - [1] Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è a Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: [2] grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.
Il conforto di Paolo nelle sue affermazioni - [3] Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! [4] Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. [5] Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. [6] Quando siamo tribolati, è per la vostra consolazione e salvezza; quando siamo confortati, è per la vostra consolazione, la quale vi dà forza nel sopportare le medesime sofferenze che anche noi sopportiamo. [7] La nostra speranza nei vostri riguardi è salda: sappiamo che, come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione.
[8] Non vogliamo infatti che ignoriate, fratelli, come la tribolazione, che ci è capitata in Asia, ci abbia colpiti oltre misura, al di là delle nostre forze, tanto che disperavamo perfino della nostra vita. [9] Abbiamo addirittura ricevuto su di noi la sentenza di morte, perché non ponessimo fiducia in noi stessi, ma nel Dio che risuscita i morti. [10] Da quella morte però egli ci ha liberato e ci libererà, e per la speranza che abbiamo in lui ancora ci libererà, [11] grazie anche alla vostra cooperazione nella preghiera per noi. Così, per il favore divino ottenutoci da molte persone, saranno molti a rendere grazie per noi.

Apologia velata

San Paolo incominciando la propria difesa, mostra la sua sincerità - [12] Questo infatti è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza di esserci comportati nel mondo, e particolarmente verso di voi, con la santità e sincerità che vengono da Dio, non con la sapienza umana, ma con la grazia di Dio. [13] Infatti non vi scriviamo altro da quello che potete leggere o capire. Spero che capirete interamente – [14] come in parte ci avete capiti – che noi siamo il vostro vanto come voi sarete il nostro, nel giorno del Signore nostro Gesù.
Mostra la sua lealtà - [15] Con questa convinzione avevo deciso in un primo tempo di venire da voi, affinché riceveste una seconda grazia, [16] e da voi passare in Macedonia, per ritornare nuovamente dalla Macedonia in mezzo a voi e ricevere da voi il necessario per andare in Giudea. [17] In questo progetto mi sono forse comportato con leggerezza? O quello che decido lo decido secondo calcoli umani, in modo che vi sia, da parte mia, il «sì, sì» e il «no, no»? [18] Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». [19] Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì». [20] Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria. [21] È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, [22] ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.
Perchè non andò a Corinto - [23] Io chiamo Dio a testimone sulla mia vita, che solo per risparmiarvi rimproveri non sono più venuto a Corinto. [24] Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi.

Capitolo 2

Altri motivi per i quali S. Paolo non andò a Corinto - [1] Ritenni pertanto opportuno non venire di nuovo fra voi con tristezza. [2] Perché se io rattristo voi, chi mi rallegrerà se non colui che è stato da me rattristato? [3] Ho scritto proprio queste cose per non dovere poi essere rattristato, alla mia venuta, da quelli che dovrebbero rendermi lieto; sono persuaso, riguardo a voi tutti, che la mia gioia è quella di tutti voi. [4] Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, non perché vi rattristiate, ma perché conosciate l’amore che nutro particolarmente verso di voi.
Prega i Corinti a riammettere nella Chiesa l'incestuoso - [5] Se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma, in parte almeno, senza esagerare, tutti voi. [6] Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dalla maggior parte di voi, [7] cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. [8] Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità; [9] e anche per questo vi ho scritto, per mettere alla prova il vostro comportamento, se siete obbedienti in tutto. [10] A chi voi perdonate, perdono anch’io; perché ciò che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l’ho fatto per voi, davanti a Cristo, [11] per non cadere sotto il potere di Satana, di cui non ignoriamo le intenzioni.
Dio ha giustificato il viaggio non fatto con abbondanti frutti - [12] Giunto a Tròade per annunciare il vangelo di Cristo, sebbene nel Signore mi fossero aperte le porte, [13] non ebbi pace nel mio spirito perché non vi trovai Tito, mio fratello; perciò, congedatomi da loro, partii per la Macedonia.
[14] Siano rese grazie a Dio, il quale sempre ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde ovunque per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza! [15] Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; [16] per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
E chi è mai all’altezza di questi compiti? [17] Noi non siamo infatti come quei molti che fanno mercato della parola di Dio, ma con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo.

Capitolo 3

Paolo si difende dall'accusa di arrogante e superbo - [1] Cominciamo di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo forse bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione per voi o da parte vostra? [2] La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. [3] È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma su tavole di cuori umani.
[4] Proprio questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. [5] Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, [6] il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita.
Superiorità dei ministero cristiano a quello mosaico - [7] Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu avvolto di gloria al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore effimero del suo volto, [8] quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? [9] Se già il ministero che porta alla condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero che porta alla giustizia. [10] Anzi, ciò che fu glorioso sotto quell’aspetto, non lo è più, a causa di questa gloria incomparabile. [11] Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo.
L'Aposolo ha diritto di parlare con autorità - [12] Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza [13] e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli d’Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. [14] Ma le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. [15] Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; [16] ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto. [17] Il Signore è lo Spirito e, dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà. [18] E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.

Capitolo 4

Sincerità e franchezza del ministero apostolico - [1] Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d’animo. [2] Al contrario, abbiamo rifiutato le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunciando apertamente la verità e presentandoci davanti a ogni coscienza umana, al cospetto di Dio.
[3] E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: [4] in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. [5] Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. [6] E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.
Sofferenze a cui vanno soggetti gli Apostoli - [7] Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. [8] In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; [9] perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, [10] portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. [11] Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. [12] Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita.
Gli Apostoli sperano la risurrezione gloriosa e la ricompensa eterna - [13] Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, [14] convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. [15] Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.
[16] Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. [17] Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: [18] noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.

Capitolo 5

La speranza della gloria futura fa desiderare di morire e di piacere a Dio - [1] Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. [2] Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste [3] purché siamo trovati vestiti, non nudi. [4] In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. [5] E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito.
[6] Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – [7] camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, [8] siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. [9] Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. [10] Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
L'amore di Cristo per tutti stimola lo zelo dell'Apostolo - [11] Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini. A Dio invece siamo ben noti; e spero di esserlo anche per le vostre coscienze.
[12] Non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo occasione di vantarvi a nostro riguardo, affinché possiate rispondere a coloro il cui vanto è esteriore, e non nel cuore. [13] Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi.
[14] L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. [15] Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. [16] Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. [17] Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
[18] Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. [19] Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. [20] In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. [21] Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

Capitolo 6

San Paolo dimostra di essersi comportato come vero ministro di Dio - [1] Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. [2] Egli dice infatti:
Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso.
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
[3] Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; [4] ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, [5] nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; [6] con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, [7] con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; [8] nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; [9] come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; [10] come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!
Esorta i Corinti a rispondere con la santità al suo amore - [11] La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi; il nostro cuore si è tutto aperto per voi. [12] In noi certo non siete allo stretto; è nei vostri cuori che siete allo stretto. [13] Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, apritevi anche voi!
[14] Non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? [15] Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? [16] Quale accordo fra tempio di Dio e idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto:
Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò
e sarò il loro Dio,
ed essi saranno il mio popolo.
[17] Perciò uscite di mezzo a loro
e separatevi, dice il Signore,
non toccate nulla d’impuro.
E io vi accoglierò
[18] e sarò per voi un padre
e voi sarete per me figli e figlie,
dice il Signore onnipotente.

Capitolo 7

San Paolo palesa ai Corinti il suo affetto - [1] In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la santificazione, nel timore di Dio.
[2] Accoglieteci nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato. [3] Non dico questo per condannare; infatti vi ho già detto che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere. [4] Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.
[5] Infatti, da quando siamo giunti in Macedonia, il nostro corpo non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all’esterno, timori all’interno. [6] Ma Dio, che consola gli afflitti, ci ha consolati con la venuta di Tito; [7] non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunciato il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me, cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.
Gioia di Paolo per i felici frutti della lettera precedente - [8] Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se mi è dispiaciuto – vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo, vi ha rattristati –, [9] ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; [10] perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte. [11] Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi, quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda. [12] Così, anche se vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell’offensore o a motivo dell’offeso, ma perché apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio. [13] Ecco quello che ci ha consolato.
Più che per la vostra consolazione, però, ci siamo rallegrati per la gioia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi. [14] Cosicché, se in qualche cosa mi ero vantato di voi con lui, non ho dovuto vergognarmene, ma, come abbiamo detto a voi ogni cosa secondo verità, così anche il nostro vanto nei confronti di Tito si è dimostrato vero. [15] E il suo affetto per voi è cresciuto, ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione. [16] Mi rallegro perché posso contare totalmente su di voi.

Colletta per i poveri di Gerusalemme

Capitolo 8

Elogio delle Chiese di Macedonia - [1] Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia, [2] perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità. [3] Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, [4] domandandoci con molta insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a vantaggio dei santi. [5] Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; [6] cosicché abbiamo pregato Tito che, come l’aveva cominciata, così portasse a compimento fra voi quest’opera generosa.
Invita i Corinti ad imitare la generosità dei Macedoni - [7] E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. [8] Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri. [9] Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. [10] E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dallo scorso anno siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma anche a volerla. [11] Ora dunque realizzatela perché, come vi fu la prontezza del volere, così vi sia anche il compimento, secondo i vostri mezzi. [12] Se infatti c’è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. [13] Non si tratta infatti di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. [14] Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: [15] Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno.
Tito e altri due discepoli sono incaricati di raccogliere le offerte - [16] Siano rese grazie a Dio, che infonde la medesima sollecitudine per voi nel cuore di Tito! [17] Egli infatti ha accolto il mio invito e con grande sollecitudine è partito spontaneamente per venire da voi. [18] Con lui abbiamo inviato pure il fratello che tutte le Chiese lodano a motivo del Vangelo. [19] Egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. [20] Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata. [21] Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. [22] Con loro abbiamo inviato anche il nostro fratello, di cui abbiamo più volte sperimentato la sollecitudine in molte circostanze; egli è ora più entusiasta che mai per la grande fiducia che ha in voi. [23] Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore presso di voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono delegati delle Chiese e gloria di Cristo. [24] Date dunque a loro la prova del vostro amore e della legittimità del nostro vanto per voi davanti alle Chiese.

Capitolo 9

Ragione per cui manda altri a raccogliere le offerte - [1] Riguardo poi a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che io ve ne scriva. [2] Conosco infatti la vostra buona volontà, e mi vanto di voi con i Macèdoni, dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. [3] Ho mandato i fratelli affinché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma, come vi dicevo, siate realmente pronti. [4] Non avvenga che, se verranno con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi si debba arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia. [5] Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una grettezza.
[6] Tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. [7] Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. [8] Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene. [9] Sta scritto infatti:
Ha largheggiato, ha dato ai poveri,
la sua giustizia dura in eterno.
Frutti temporali dell'elemosina - [10] Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia. [11] Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro.
Frutti spirituali dell'elemosina - [12] Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede solo alle necessità dei santi, ma deve anche suscitare molti ringraziamenti a Dio. [13] A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti. [14] Pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi. [15] Grazie a Dio per questo suo dono ineffabile!

Apologia manifesta

Capitolo 10

S. Paolo difende il suo apostolato - [1] Ora io stesso, Paolo, vi esorto per la dolcezza e la mansuetudine di Cristo, io che, di presenza, sarei con voi debole ma che, da lontano, sono audace verso di voi: [2] vi supplico di non costringermi, quando sarò tra voi, ad agire con quell’energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni, i quali pensano che noi ci comportiamo secondo criteri umani. [3] In realtà, noi viviamo nella carne, ma non combattiamo secondo criteri umani. Infatti le armi della nostra battaglia non sono carnali, [4] ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, [5] distruggendo i ragionamenti e ogni arroganza che si leva contro la conoscenza di Dio, e sottomettendo ogni intelligenza all’obbedienza di Cristo. [6] Perciò siamo pronti a punire qualsiasi disobbedienza, non appena la vostra obbedienza sarà perfetta.
Saprà usare la sua autorità anche in loro presenza - [7] Guardate bene le cose in faccia: se qualcuno ha in se stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che, se lui è di Cristo, lo siamo anche noi. [8] In realtà, anche se mi vantassi di più a causa della nostra autorità, che il Signore ci ha dato per vostra edificazione e non per vostra rovina, non avrò da vergognarmene. [9] Non sembri che io voglia spaventarvi con le lettere! [10] Perché «le lettere – si dice – sono dure e forti, ma la sua presenza fisica è debole e la parola dimessa». [11] Questo tale rifletta però che quali noi siamo a parole, per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza.
Egli non usurpa, come gli avversari, questi poteri - [12] Certo, noi non abbiamo l’audacia di uguagliarci o paragonarci ad alcuni di quelli che si raccomandano da sé, ma, mentre si misurano su se stessi e si paragonano con se stessi, mancano di intelligenza. [13] Noi invece non ci vanteremo oltre misura, ma secondo la misura della norma che Dio ci ha assegnato, quella di arrivare anche fino a voi. [14] Non ci arroghiamo un’autorità indebita, come se non fossimo arrivati fino a voi, perché anche a voi siamo giunti col vangelo di Cristo. [15] Né ci vantiamo indebitamente di fatiche altrui, ma abbiamo la speranza, col crescere della vostra fede, di crescere ancor più nella vostra considerazione, secondo la nostra misura, [16] per evangelizzare le regioni più lontane della vostra, senza vantarci, alla maniera degli altri, delle cose già fatte da altri.
[17] Perciò chi si vanta, si vanti nel Signore; [18] infatti non colui che si raccomanda da sé viene approvato, ma colui che il Signore raccomanda.

Capitolo 11

S. Paolo si scusa di essere costretto a parlar di se stesso - [1] Se soltanto poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. [2] Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina: vi ho promessi infatti a un unico sposo, per presentarvi a Cristo come vergine casta. [3] Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. [4] Infatti, se il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, o se ricevete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. [5] Ora, io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi superapostoli! [6] E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a voi.
Disinteresse di S. Paolo - [7] O forse commisi una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunciato gratuitamente il vangelo di Dio? [8] Ho impoverito altre Chiese accettando il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. [9] E, trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato di peso ad alcuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò in avvenire. [10] Cristo mi è testimone: nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acaia!
[11] Perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio! [12] Lo faccio invece, e lo farò ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. [13] Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. [14] Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. [15] Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.
Lavori e patimenti di S. Paolo - [16] Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri un pazzo. Se no, ritenetemi pure come un pazzo, perché anch’io possa vantarmi un poco. [17] Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. [18] Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. [19] Infatti voi, che pure siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. [20] In realtà sopportate chi vi rende schiavi, chi vi divora, chi vi deruba, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. [21] Lo dico con vergogna, come se fossimo stati deboli!
Tuttavia, in quello in cui qualcuno osa vantarsi – lo dico da stolto – oso vantarmi anch’io. [22] Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! [23] Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. [24] Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; [25] tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. [26] Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; [27] disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. [28] Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. [29] Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
[30] Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. [31] Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. [32] A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto delle guardie nella città dei Damasceni per catturarmi, [33] ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani.

Capitolo 12

Grandezza dei doni ricevuti da Dio - [1] Se bisogna vantarsi – ma non conviene – verrò tuttavia alle visioni e alle rivelazioni del Signore. [2] So che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. [3] E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – [4] fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare.
Ma S. Paolo non vuole gloriarsi che delle sue debolezze - [5] Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. [6] Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me [7] e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni.
Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. [8] A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. [9] Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. [10] Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.
S. Paolo mostra la sua abnegazione - [11] Sono diventato pazzo; ma siete voi che mi avete costretto. Infatti io avrei dovuto essere raccomandato da voi, perché non sono affatto inferiore a quei superapostoli, anche se sono un nulla. [12] Certo, in mezzo a voi si sono compiuti i segni del vero apostolo, in una pazienza a tutta prova, con segni, prodigi e miracoli. [13] In che cosa infatti siete stati inferiori alle altre Chiese, se non in questo: che io non vi sono stato di peso? Perdonatemi questa ingiustizia!
[14] Ecco, è la terza volta che sto per venire da voi, e non vi sarò di peso, perché non cerco i vostri beni, ma voi. Infatti non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli. [15] Per conto mio ben volentieri mi prodigherò, anzi consumerò me stesso per le vostre anime. Se vi amo più intensamente, dovrei essere riamato di meno?
[16] Ma sia pure che io non vi sono stato di peso. Però, scaltro come sono, vi ho preso con inganno.

Epilogo

Teme che i Corinti non siano come li desidera - [17] Vi ho forse sfruttato per mezzo di alcuni di quelli che ho inviato tra voi? [18] Ho vivamente pregato Tito di venire da voi e insieme con lui ho mandato quell’altro fratello. Tito vi ha forse sfruttati in qualche cosa? Non abbiamo forse camminato ambedue con lo stesso spirito, e sulle medesime tracce?
[19] Da tempo vi immaginate che stiamo facendo la nostra difesa davanti a voi. Noi parliamo davanti a Dio, in Cristo, e tutto, carissimi, è per la vostra edificazione. [20] Temo infatti che, venendo, non vi trovi come desidero e che, a mia volta, venga trovato da voi quale non mi desiderate. Temo che vi siano contese, invidie, animosità, dissensi, maldicenze, insinuazioni, superbie, disordini, [21] e che, alla mia venuta, il mio Dio debba umiliarmi davanti a voi e io debba piangere su molti che in passato hanno peccato e non si sono convertiti dalle impurità, dalle immoralità e dalle dissolutezze che hanno commesso.

Capitolo 13

Chi non si corregge troverà nell'Apostolo un giudice severo - [1] Questa è la terza volta che vengo da voi. Ogni questione si deciderà sulla dichiarazione di due o tre testimoni. [2] L’ho detto prima e lo ripeto ora – allora presente per la seconda volta e ora assente – a tutti quelli che hanno peccato e a tutti gli altri: quando verrò di nuovo non perdonerò, [3] dal momento che cercate una prova che Cristo parla in me, lui che verso di voi non è debole, ma è potente nei vostri confronti. [4] Infatti egli fu crocifisso per la sua debolezza, ma vive per la potenza di Dio. E anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio a vostro vantaggio.
[5] Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi! [6] Spero tuttavia che riconoscerete che la prova non è contro di noi.
Li scongiura a non costringerlo alla severità - [7] Noi preghiamo Dio che non facciate alcun male: non per apparire noi come approvati, ma perché voi facciate il bene e noi siamo come disapprovati. [8] Non abbiamo infatti alcun potere contro la verità, ma per la verità. [9] Per questo ci rallegriamo quando noi siamo deboli e voi siete forti. Noi preghiamo anche per la vostra perfezione. [10] Perciò vi scrivo queste cose da lontano: per non dover poi, di presenza, agire severamente con il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere.
Ultime raccomandazioni e saluti - [11] Per il resto, fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. [12] Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
[13] La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.