Profeta in senso biblico è colui che, ricevuta una particolare missione da Dio, e, dotato, a tal fine, di particolari carismi, parla agli uomini in nome di Dio: è quindi il portavoce di Dio. Il profeta è inoltre colui che vede ciò che è nascosto agli uomini e che Dio a lui mostra, rivela, affinché ne parli agli uomini: è il “veggente”.
Baruc (= benedetto) fu discepolo e segretario di Geremia. Contenuto del libro è una pungente ironia sulla ridicolezza e la vacuità del culto idolatrico.

Baruc


Capitolo 1

[1] Queste sono le parole del libro che Baruc, figlio di Neria, figlio di Maasia, figlio di Sedecìa, figlio di Asadia, figlio di Chelkia, scrisse a Babilonia [2] nell’anno quinto, il sette del mese, al tempo in cui i Caldei presero Gerusalemme e la diedero alle fiamme. [3] Baruc lesse le parole di questo libro alla presenza di Ieconia, figlio di Ioiakìm, re di Giuda, e di tutto il popolo, accorso per ascoltare la lettura del libro, [4] e alla presenza dei potenti, dei figli del re, degli anziani, di tutto il popolo, piccoli e grandi, quanti insomma abitavano a Babilonia presso il fiume Sud. [5] E piangevano, digiunavano e pregavano davanti al Signore. [6] Poi raccolsero del denaro, secondo quel che ognuno poteva dare, [7] e lo mandarono a Gerusalemme al sacerdote Ioakìm, figlio di Chelkia, figlio di Salom, e ai sacerdoti e a tutto il popolo che si trovava con lui a Gerusalemme. [8] Era il dieci del mese di Sivan, quando Baruc ricevette, per portarli nella terra di Giuda, i vasi della casa del Signore, che erano stati portati via dal tempio. Erano i vasi d’argento che Sedecìa, figlio di Giosia, re di Giuda, aveva fatto rifare, [9] dopo che Nabucodònosor, re di Babilonia, aveva deportato da Gerusalemme a Babilonia Ieconia, con i capi, i prigionieri, i potenti e il popolo della terra e lo aveva condotto a Babilonia. [10] E dissero: «Ecco, vi mandiamo il denaro; comprate olocausti, sacrifici espiatori e incenso e offrite sacrifici sull’altare del Signore, nostro Dio. [11] Pregate per la vita di Nabucodònosor, re di Babilonia, e per la vita di suo figlio Baldassàr, perché i loro giorni siano lunghi come i giorni del cielo sulla terra. [12] Allora il Signore ci darà forza e illuminerà i nostri occhi e vivremo all’ombra di Nabucodònosor, re di Babilonia, e all’ombra di suo figlio Baldassàr e li serviremo per molti giorni e acquisteremo favore davanti a loro. [13] Pregate il Signore, nostro Dio, anche per noi, perché abbiamo peccato contro di lui e fino ad oggi il suo sdegno e la sua ira non si sono allontanati da noi. [14] Leggerete perciò questo libro che vi abbiamo mandato per fare pubblica confessione nella casa del Signore, nel giorno della festa e nei giorni opportuni. [15] Direte dunque:
Al Signore, nostro Dio, la giustizia; a noi il disonore sul volto, come oggi avviene per l’uomo di Giuda e per gli abitanti di Gerusalemme, [16] per i nostri re e per i nostri capi, per i nostri sacerdoti e i nostri profeti e per i nostri padri, [17] perché abbiamo peccato contro il Signore, [18] gli abbiamo disobbedito, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, che diceva di camminare secondo i decreti che il Signore ci aveva messo dinanzi. [19] Dal giorno in cui il Signore fece uscire i nostri padri dall’Egitto fino ad oggi noi ci siamo ribellati al Signore, nostro Dio, e ci siamo ostinati a non ascoltare la sua voce. [20] Così, come accade anche oggi, ci sono venuti addosso tanti mali, insieme con la maledizione che il Signore aveva minacciato per mezzo di Mosè, suo servo, quando fece uscire i nostri padri dall’Egitto per concederci una terra in cui scorrono latte e miele. [21] Non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, secondo tutte le parole dei profeti che egli ci ha mandato, [22] ma ciascuno di noi ha seguito le perverse inclinazioni del suo cuore, ha servito dèi stranieri e ha fatto ciò che è male agli occhi del Signore, nostro Dio.

Capitolo 2

[1] Per questo il Signore ha adempiuto le sue parole pronunciate contro di noi, contro i nostri giudici che governarono Israele, contro i nostri re e contro i nostri capi, contro ogni uomo d’Israele e di Giuda. [2] Non era mai avvenuto sotto la volta del cielo quello che egli ha fatto a Gerusalemme, secondo ciò che è scritto nella legge di Mosè, [3] fino al punto di mangiarsi uno le carni di suo figlio e un altro quelle di sua figlia. [4] Il Signore li ha sottoposti al potere di tutti i regni intorno a noi, come oggetto di disprezzo e di desolazione per tutti quei popoli in mezzo ai quali li aveva dispersi. [5] Essi furono resi schiavi, non padroni, perché abbiamo peccato contro il Signore, nostro Dio e non abbiamo ascoltato la sua voce. [6] Al Signore, nostro Dio, la giustizia, a noi e ai padri nostri il disonore sul volto, come avviene ancora oggi. [7] Tutti i mali che il Signore ci aveva minacciato, ci sono venuti addosso. [8] Ma noi non abbiamo pregato il volto del Signore, abbandonando ciascuno i pensieri del cuore malvagio. [9] E il Signore ha vegliato su questi mali e li ha mandati sopra di noi, poiché egli è giusto in tutte le opere che ci ha comandato, [10] mentre noi non abbiamo dato ascolto alla sua voce, camminando secondo i decreti che aveva posto davanti al nostro volto.
[11] Ora, Signore, Dio d’Israele, che hai fatto uscire il tuo popolo dall’Egitto con mano forte, con segni e prodigi, con grande potenza e braccio possente e ti sei fatto un nome, qual è oggi, [12] noi abbiamo peccato, siamo stati empi, siamo stati ingiusti, Signore, nostro Dio, verso tutti i tuoi comandamenti. [13] Allontana da noi la tua collera, perché siamo rimasti pochi in mezzo alle nazioni fra le quali tu ci hai dispersi. [14] Ascolta, Signore, la nostra preghiera, la nostra supplica, liberaci per il tuo amore e facci trovare grazia davanti a coloro che ci hanno deportati, [15] perché tutta la terra sappia che tu sei il Signore, nostro Dio, e che il tuo nome è stato invocato su Israele e sulla sua stirpe. [16] Guarda, Signore, dalla tua santa dimora e pensa a noi; porgi il tuo orecchio, Signore, e ascolta. [17] Apri, Signore, i tuoi occhi e guarda: perché non i morti che sono negli inferi, il cui spirito se n’è andato dalle loro viscere, daranno gloria e giustizia al Signore, [18] ma l’anima colma di afflizione, chi cammina curvo e spossato, e gli occhi languenti e l’anima affamata, ti renderanno gloria e giustizia, Signore. [19] Non per le opere giuste dei nostri padri e dei nostri re presentiamo la nostra supplica davanti al tuo volto, Signore, nostro Dio, [20] ma perché tu hai mandato sopra di noi la tua collera e il tuo sdegno, come avevi dichiarato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: [21] “Così dice il Signore: Curvate le vostre spalle, servite il re di Babilonia e dimorerete nella terra che ho dato ai vostri padri. [22] Ma se non darete ascolto alla voce del Signore, che comanda di servire il re di Babilonia, [23] farò cessare nelle città di Giuda e farò uscire da Gerusalemme la voce della gioia e la voce della letizia, la voce dello sposo e della sposa, e tutta la terra diventerà un deserto senza abitanti”. [24] Noi non abbiamo dato ascolto al tuo invito a servire il re di Babilonia, perciò tu hai eseguito le parole che avevi detto per mezzo dei tuoi servi, i profeti, e cioè che le ossa dei nostri re e dei nostri padri sarebbero state rimosse dal loro posto. [25] Ed eccole abbandonate al calore del giorno e al gelo della notte. Essi sono morti fra atroci dolori, di fame, di spada e di peste; [26] la casa su cui è stato invocato il tuo nome, tu l’hai ridotta nello stato in cui oggi si trova, per la malvagità della casa d’Israele e di Giuda. [27] Tuttavia tu hai agito verso di noi, Signore, nostro Dio, secondo tutta la tua bontà e secondo tutta la tua grande misericordia, [28] come avevi detto per mezzo del tuo servo Mosè, quando gli ordinasti di scrivere la tua legge davanti ai figli d’Israele, dicendo: [29] “Se voi non darete ascolto alla mia voce, certo, questa moltitudine grande e numerosa sarà resa piccola tra le nazioni fra le quali io la disperderò; [30] poiché io so che non mi ascolteranno, perché è un popolo di dura cervìce. Però nella terra del loro esilio rientreranno in se stessi [31] e riconosceranno che io sono il Signore, loro Dio. Darò loro un cuore e orecchi che ascoltino; [32] nella terra del loro esilio mi loderanno e si ricorderanno del mio nome. [33] E abbandoneranno la loro ostinazione e le loro azioni malvagie, perché ricorderanno il cammino dei loro padri che hanno peccato contro il Signore. [34] Io li ricondurrò nella terra che ho promesso con giuramento ai loro padri, ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe; essi la possederanno e io li moltiplicherò e non diminuiranno più.[35] Farò con loro un’alleanza perenne: io sarò Dio per loro, ed essi saranno popolo per me, né scaccerò mai più il mio popolo Israele dal paese che gli ho dato”.

Capitolo 3

[1] Signore onnipotente, Dio d’Israele, un’anima nell’angoscia, uno spirito tormentato grida verso di te. [2] Ascolta, Signore, abbi pietà, perché abbiamo peccato contro di te. [3] Tu regni per sempre, noi per sempre siamo perduti. [4] Signore onnipotente, Dio d’Israele, ascolta dunque la supplica dei morti d’Israele, dei figli di coloro che hanno peccato contro di te: essi non hanno ascoltato la voce del Signore, loro Dio, e siamo stati attaccati dai mali. [5] Non ricordare le ingiustizie dei nostri padri, ma ricòrdati ora della tua potenza e del tuo nome, [6] poiché tu sei il Signore, nostro Dio, e noi ti loderemo, Signore. [7] Per questo tu hai posto il timore di te nei nostri cuori, perché invocassimo il tuo nome. E ti loderemo nel nostro esilio, perché abbiamo allontanato dal nostro cuore tutta l’ingiustizia dei nostri padri, i quali hanno peccato contro di te. [8] Eccoci ancora oggi nel nostro esilio, dove tu ci hai disperso, oggetto di obbrobrio, di maledizione e di condanna per tutte le ingiustizie dei nostri padri, che si sono ribellati al Signore, nostro Dio».
[9] Ascolta, Israele, i comandamenti della vita,
porgi l’orecchio per conoscere la prudenza.
[10] Perché, Israele? Perché ti trovi in terra nemica
e sei diventato vecchio in terra straniera?
[11] Perché ti sei contaminato con i morti
e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?
[12] Tu hai abbandonato la fonte della sapienza!
[13] Se tu avessi camminato nella via di Dio,
avresti abitato per sempre nella pace.
[14] Impara dov’è la prudenza,
dov’è la forza, dov’è l’intelligenza,
per comprendere anche dov’è la longevità e la vita,
dov’è la luce degli occhi e la pace.
[15] Ma chi ha scoperto la sua dimora,
chi è penetrato nei suoi tesori?
[16] Dove sono i capi delle nazioni,
quelli che dominano le belve che sono sulla terra?
[17] Coloro che si divertono con gli uccelli del cielo,
quelli che ammassano argento e oro,
in cui hanno posto fiducia gli uomini,
e non c’è un limite ai loro possessi?
[18] Coloro che lavorano l’argento e lo cesellano
senza rivelare il segreto dei loro lavori?
[19] Sono scomparsi, sono scesi negli inferi
e altri hanno preso il loro posto.
[20] Generazioni più giovani hanno visto la luce
e hanno abitato sopra la terra,
ma non hanno conosciuto la via della sapienza,
[21] non hanno compreso i suoi sentieri
e non si sono occupate di essa;
i loro figli si sono allontanati dalla loro via.
[22] Non se n’è sentito parlare in Canaan,
non si è vista in Teman.
[23] I figli di Agar, che cercano la sapienza sulla terra,
i mercanti di Merra e di Teman,
i narratori di favole, i ricercatori dell’intelligenza
non hanno conosciuto la via della sapienza,
non si sono ricordati dei suoi sentieri.
[24] O Israele, quanto è grande la casa di Dio,
quanto è esteso il luogo del suo dominio!
[25] È grande e non ha fine,
è alto e non ha misura!
[26] Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi,
alti di statura, esperti nella guerra;
[27] ma Dio non scelse costoro
e non diede loro la via della sapienza:
[28] perirono perché non ebbero saggezza,
perirono per la loro indolenza.
[29] Chi è salito al cielo e l’ha presa
e l’ha fatta scendere dalle nubi?
[30] Chi ha attraversato il mare e l’ha trovata
e l’ha comprata a prezzo d’oro puro?
[31] Nessuno conosce la sua via,
nessuno prende a cuore il suo sentiero.
[32] Ma colui che sa tutto, la conosce
e l’ha scrutata con la sua intelligenza,
colui che ha formato la terra per sempre
e l’ha riempita di quadrupedi,
[33] colui che manda la luce ed essa corre,
l’ha chiamata, ed essa gli ha obbedito con tremore.
[34] Le stelle hanno brillato nei loro posti di guardia
e hanno gioito;
[35] egli le ha chiamate ed hanno risposto: «Eccoci!»,
e hanno brillato di gioia per colui che le ha create.
[36] Egli è il nostro Dio,
e nessun altro può essere confrontato con lui.
[37] Egli ha scoperto ogni via della sapienza
e l’ha data a Giacobbe, suo servo,
a Israele, suo amato.
[38] Per questo è apparsa sulla terra
e ha vissuto fra gli uomini.

Capitolo 4

[1] Essa è il libro dei decreti di Dio
e la legge che sussiste in eterno;
tutti coloro che si attengono ad essa avranno la vita,
quanti l’abbandonano moriranno.
[2] Ritorna, Giacobbe, e accoglila,
cammina allo splendore della sua luce.
[3] Non dare a un altro la tua gloria
né i tuoi privilegi a una nazione straniera.
[4] Beati siamo noi, o Israele,
perché ciò che piace a Dio è da noi conosciuto.
[5] Coraggio, popolo mio, tu, memoria d’Israele!
[6] Siete stati venduti alle nazioni
non per essere annientati,
ma perché avete fatto adirare Dio
siete stati consegnati ai nemici.
[7] Avete irritato il vostro creatore,
sacrificando a dèmoni e non a Dio.
[8] Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno,
avete afflitto anche colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.
[9] Essa ha visto piombare su di voi l’ira divina
e ha esclamato: «Ascoltate, città vicine di Sion,
Dio mi ha mandato un grande dolore.
[10] Ho visto, infatti, la schiavitù in cui l’Eterno
ha condotto i miei figli e le mie figlie.
[11] Io li avevo nutriti con gioia
e li ho lasciati andare con pianto e dolore.
[12] Nessuno goda di me nel vedermi vedova
e abbandonata da molti;
sono stata lasciata sola per i peccati dei miei figli,
perché hanno deviato dalla legge di Dio,
[13] non hanno riconosciuto i suoi decreti,
non hanno seguito i suoi comandamenti,
non hanno proceduto per i sentieri della dottrina,
secondo la sua giustizia.
[14] Venite, o città vicine di Sion,
ricordatevi la schiavitù in cui l’Eterno
ha condotto i miei figli e le mie figlie.
[15] Ha mandato contro di loro una nazione da lontano,
una nazione malvagia di lingua straniera,
che non ha avuto rispetto dei vecchi né pietà dei bambini.
[16] Hanno strappato via i prediletti della vedova
e l’hanno lasciata sola, senza figlie».
[17] E io come posso aiutarvi?
[18] Chi vi ha afflitto con tanti mali
saprà liberarvi dalle mani dei vostri nemici.
[19] Andate, figli miei, andate,
io sono rimasta sola.
[20] Ho deposto l’abito di pace,
ho indossato la veste di sacco per la supplica,
griderò all’Eterno per tutti i miei giorni.
[21] Coraggio, figli miei, gridate a Dio,
ed egli vi libererà dall’oppressione
e dalle mani dei nemici.
[22] Io, infatti, ho sperato dall’Eterno la vostra salvezza
e una grande gioia mi è venuta dal Santo,
per la misericordia che presto vi giungerà
dall’Eterno, vostro salvatore.
[23] Vi ho lasciati andare con dolore e pianto,
ma Dio vi ricondurrà a me
con letizia e gioia, per sempre.
[24] Come ora le città vicine di Sion
vedono la vostra schiavitù,
così ben presto vedranno la salvezza
che vi giungerà dal vostro Dio;
essa verrà a voi
con grande gloria e splendore dell’Eterno.
[25] Figli, sopportate con pazienza la collera
che da Dio è venuta su di voi.
Il tuo nemico ti ha perseguitato,
ma vedrai ben presto la sua rovina
e gli calpesterai la nuca.
[26] I miei teneri figli
hanno camminato per aspri sentieri,
sono stati portati via come gregge rapito dal nemico.
[27] Coraggio, figli, gridate a Dio,
poiché si ricorderà di voi colui che vi ha afflitti.
[28] Però, come pensaste di allontanarvi da Dio,
così, ritornando, decuplicate lo zelo per ricercarlo;
[29] perché chi vi ha afflitto con tanti mali
vi darà anche, con la vostra salvezza, una gioia perenne.
[30] Coraggio, Gerusalemme!
Colui che ti ha dato un nome ti consolerà.
[31] Sventurati coloro che ti hanno fatto del male,
che hanno goduto della tua caduta;
[32] sventurate le città in cui sono stati schiavi i tuoi figli,
sventurata colei che li ha trattenuti.
[33] Come ha gioito per la tua caduta
e si è allietata per la tua rovina,
così si affliggerà per la sua solitudine.
[34] Le toglierò l’esultanza di essere così popolata,
la sua insolenza sarà cambiata in dolore.
[35] Un fuoco cadrà su di essa per lunghi giorni
per volere dell’Eterno,
e per molto tempo sarà abitata da dèmoni.
[36] Guarda a oriente, Gerusalemme,
osserva la gioia che ti viene da Dio.
[37] Ecco, ritornano i figli che hai visto partire,
ritornano insieme riuniti,
dal sorgere del sole al suo tramonto,
alla parola del Santo, esultanti per la gloria di Dio.

Capitolo 5

[1] Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione,
rivèstiti dello splendore della gloria
che ti viene da Dio per sempre.
[2] Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,
metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno,
[3] perché Dio mostrerà il tuo splendore
a ogni creatura sotto il cielo.
[4] Sarai chiamata da Dio per sempre:
«Pace di giustizia» e «Gloria di pietà».
[5] Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura
e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti,
dal tramonto del sole fino al suo sorgere,
alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.
[6] Si sono allontanati da te a piedi,
incalzati dai nemici;
ora Dio te li riconduce
in trionfo, come sopra un trono regale.
[7] Poiché Dio ha deciso di spianare
ogni alta montagna e le rupi perenni,
di colmare le valli livellando il terreno,
perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.
[8] Anche le selve e ogni albero odoroso
hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio.
[9] Perché Dio ricondurrà Israele con gioia
alla luce della sua gloria,
con la misericordia e la giustizia
che vengono da lui.

Lettera di Geremia

Copia della lettera che Geremia mandò a coloro che stavano per essere condotti prigionieri a Babilonia dal re dei Babilonesi, per annunciare loro quanto era stato ordinato a lui da Dio.

Capitolo 6

[1] Per i peccati da voi commessi di fronte a Dio sarete condotti prigionieri a Babilonia da Nabucodònosor, re dei Babilonesi. [2] Giunti dunque a Babilonia, vi resterete molti anni e per lungo tempo fino a sette generazioni; dopo vi ricondurrò di là in pace. [3] Ora, vedrete a Babilonia idoli d’argento, d’oro e di legno, portati a spalla, i quali infondono timore alle nazioni. [4] State attenti dunque a non divenire in tutto simili agli stranieri; il timore dei loro dèi non si impadronisca di voi. [5] Alla vista di una moltitudine che prostrandosi davanti e dietro a loro li adora, dite a voi stessi: «Te dobbiamo adorare, Signore». [6] Poiché il mio angelo è con voi, ed è lui che si prende cura delle vostre vite.
[7] Essi hanno una lingua limata da un artefice, sono coperti d’oro e d’argento, ma sono simulacri falsi e non possono parlare. [8] E come per una ragazza amante degli ornamenti, prendono oro e acconciano corone sulla testa dei loro dèi. [9] Talvolta anche i sacerdoti, togliendo ai loro dèi oro e argento, lo spendono per sé, e lo danno anche alle prostitute nei postriboli. [10] Adornano poi con vesti, come gli uomini, gli dèi d’argento, d’oro e di legno; ma essi non sono in grado di salvarsi dalla ruggine e dai tarli. [11] Sono avvolti in una veste purpurea, ma bisogna pulire il loro volto per la polvere del tempio che si posa abbondante su di essi. [12] Come il governatore di una regione, il dio ha lo scettro, ma non stermina colui che lo offende. [13] Ha il pugnale e la scure nella destra, ma non si libererà dalla guerra e dai ladri. [14] Per questo è evidente che essi non sono dèi; non temeteli, dunque!
[15] Come un vaso di terra una volta rotto diventa inutile, così sono i loro dèi, posti nei templi. [16] I loro occhi sono pieni della polvere sollevata dai piedi di coloro che entrano. [17] Come per uno che abbia offeso un re si tiene bene sbarrato il luogo dove è detenuto perché deve essere condotto a morte, così i sacerdoti assicurano i templi con porte, con serrature e con spranghe, perché non vengano saccheggiati dai ladri. [18] Accendono lucerne, persino più numerose che per se stessi, ma gli dèi non possono vederne alcuna. [19] Sono come una trave del tempio il cui interno, si dice, viene divorato, e anch’essi, senza accorgersene, insieme con le loro vesti sono divorati dagli insetti che strisciano fuori dalla terra. [20] Il loro volto si annerisce per il fumo del tempio. [21] Sul loro corpo e sulla testa si posano pipistrelli, rondini, gli uccelli, come anche i gatti. [22] Di qui potrete conoscere che essi non sono dèi; non temeteli, dunque!
[23] L’oro di cui sono adorni per bellezza non risplende se qualcuno non ne toglie la ruggine; persino quando venivano fusi, essi non se ne accorgevano. [24] Furono comprati a qualsiasi prezzo, essi che non hanno alito vitale. [25] Senza piedi, vengono portati a spalla, mostrando agli uomini la loro vile condizione; provano vergogna anche coloro che li servono, perché, se cadono a terra, non si rialzano più. [26] Neanche se uno li colloca diritti si muoveranno da sé, né se si sono inclinati si raddrizzeranno, ma si pongono offerte innanzi a loro come ai morti. [27] I loro sacerdoti vendono le loro vittime e ne traggono profitto; allo stesso modo le mogli di costoro ne pongono sotto sale una parte e non ne danno né ai poveri né ai bisognosi. Anche una donna mestruata e la puerpera toccano le loro vittime. [28] Conoscendo dunque da questo che essi non sono dèi, non temeteli!
[29] Come dunque si potrebbero chiamare dèi? Poiché anche le donne sono ammesse a servire questi dèi d’argento, d’oro e di legno. [30] Nei loro templi i sacerdoti guidano il carro con le vesti stracciate, le teste e le guance rasate, a capo scoperto. [31] Urlano alzando grida davanti ai loro dèi, come fanno alcuni durante un banchetto funebre. [32] I sacerdoti si portano via le vesti degli dèi e le fanno indossare alle loro mogli e ai loro bambini. [33] Gli idoli non potranno contraccambiare né il male né il bene ricevuto da qualcuno; non possono né costituire né spodestare un re. [34] Allo stesso modo non possono dare né ricchezze né denaro. Se qualcuno, fatto un voto, non lo mantiene, non lo ricercheranno. [35] Non libereranno un uomo dalla morte né sottrarranno il debole dal forte. [36] Non renderanno la vista a un cieco, non libereranno l’uomo che è in difficoltà. [37] Non avranno pietà della vedova e non beneficheranno l’orfano. [38] Sono simili alle pietre estratte dalla montagna quegli dèi di legno, d’oro e d’argento. Coloro che li servono saranno disonorati. [39] Come dunque si può ritenere e dichiarare che essi sono dèi?
[40] Inoltre, persino gli stessi Caldei li disonorano; questi, infatti, quando vedono un muto incapace di parlare, lo presentano a Bel, pregandolo di farlo parlare, quasi che costui potesse capire. [41] Ma, pur rendendosene conto, non sono capaci di abbandonare gli dèi, perché non hanno senno. [42] Le donne siedono per la strada cinte di cordicelle e bruciano della crusca. [43] Quando qualcuna di loro, tratta in disparte da qualche passante, si è coricata con lui, schernisce la sua vicina perché non è stata stimata come lei e perché la sua cordicella non è stata spezzata. [44] Tutto ciò che accade loro, è falso; dunque, come si può credere e dichiarare che essi sono dèi?
[45] Essi sono stati costruiti da artigiani e da orefici; non diventano nient’altro che ciò che gli artigiani vogliono che siano. [46] Coloro che li fabbricano non hanno vita lunga; come potrebbero le cose da essi fabbricate essere dèi? [47] Essi hanno lasciato ai loro posteri menzogna e vergogna. [48] Difatti, quando sopraggiungono la guerra e i mali, i sacerdoti si consigliano fra loro dove potranno nascondersi insieme con i loro dèi. [49] Come dunque è possibile non comprendere che non sono dèi coloro che non salvano se stessi né dalla guerra né dai mali? [50] In merito a questo si riconoscerà che gli dèi di legno, d’oro e d’argento sono falsi; a tutte le nazioni e ai re sarà evidente che essi non sono dèi, ma opere degli uomini, e non c’è in loro nessuna opera di Dio. [51] A chi dunque non è evidente che essi non sono dèi?
[52] Essi infatti non potranno costituire un re sulla terra né concedere la pioggia agli uomini; [53] non risolveranno le contese né libereranno chi è offeso ingiustamente, poiché non hanno alcun potere. Sono come cornacchie fra il cielo e la terra. [54] Infatti, se il fuoco si attacca al tempio di questi dèi di legno, d’oro e d’argento, mentre i loro sacerdoti fuggiranno e si metteranno in salvo, essi bruceranno là in mezzo come travi. [55] A un re e ai nemici non potranno resistere. [56] Come dunque si può ammettere e pensare che essi siano dèi?
[57] Né dai ladri né dai briganti si salveranno questi dèi di legno, d’oro e d’argento, ai quali i ladri toglieranno l’oro e l’argento e le vesti che li avvolgevano, e fuggiranno; gli dèi non potranno aiutare neppure se stessi. [58] Per questo è superiore a questi dèi bugiardi un re che mostri coraggio oppure un oggetto utile in casa, di cui si servirà chi l’ha acquistato; anche una porta, che tenga al sicuro quanto è dentro la casa, è superiore a questi dèi bugiardi, o persino una colonna di legno in un palazzo. [59] Il sole, la luna, le stelle, essendo lucenti e destinati a servire a uno scopo, obbediscono volentieri. [60] Così anche il lampo, quando appare, è ben visibile; anche il vento spira su tutta la regione. [61] Quando alle nubi è ordinato da Dio di percorrere tutta la terra, esse eseguono l’ordine; il fuoco, inviato dall’alto per consumare monti e boschi, esegue l’ordine. [62] Gli dèi invece non assomigliano, né per l’aspetto né per la potenza, a queste cose. [63] Da questo non si deve ritenere né dichiarare che siano dèi, poiché non possono né rendere giustizia né beneficare gli uomini. [64] Conoscendo dunque che essi non sono dèi, non temeteli!
[65] Essi non malediranno né benediranno i re; [66] non mostreranno alle nazioni segni nel cielo né risplenderanno come il sole né illumineranno come la luna. [67] Le belve sono migliori di loro, perché possono fuggire in un riparo e aiutare se stesse. [68] Dunque, in nessuna maniera è evidente per noi che essi siano dèi; per questo non temeteli!
[69] Come infatti uno spauracchio che in un campo di cetrioli nulla protegge, tali sono i loro dèi di legno, d’oro e d’argento; [70] ancora, i loro dèi di legno, d’oro e d’argento si possono paragonare a un arbusto spinoso in un giardino, su cui si posa ogni sorta di uccelli, o anche a un cadavere gettato nelle tenebre. [71] Dalla porpora e dal bisso che si logorano su di loro comprenderete che non sono dèi; infine saranno divorati e nel paese saranno una vergogna. [72] È migliore dunque un uomo giusto che non abbia idoli, perché sarà lontano dal disonore.