Questa lettera è indirizzata non ad una Chiesa particolare, ma ad un gruppo di Chiese sparse nella Galazia, che secondo alcuni è la Galazia propriamente detta (dintorni di Ancira), secondo altri è la provincia romana di Galazia che, nel centro dell'Asia Minore, comprendeva, ai tempi di S. Paolo, oltre la Galazia propriamente detta, la Liconia, la Pisidia, l'Isauria, la Panfilia, parte della Frigia e della Cilicia.
In questa provincia romana S. Paolo portò il Vangelo nel suo primo e secondo viaggio missionario (Atti 13-16). I Galati accolsero il Vangelo con entusiasmo; ma poi diedero retta ai Giudaizzanti, i quali esigevano l'osservanza della Legge mosaica e la circoncisione anche per i Gentili convertiti. Da principio i Galati opposero ai Giudaizzanti l'autorità di S. Paolo; ma sentito da loro che Pietro, Giacomo e Giovanni la pensavano diversamente e che lo stesso Paolo a Gerusalemme aveva dovuto rinunziare alle sue idee, furono disposti ad unire la Legge di Mosè col Cristianesimo.
Sapute le pericolose mene degli avversari, S. Paolo scrive per rivendicare la sua autorità e ristabilire la vera dottrina contro i seduttori giudaizzanti. Sembra che scrivesse questa lettera da Corinto, forse nel 52 o nel 53-54.
La lettera ai Galati è principalmente dogmatica, come quella ai Romani, e difende la tesi che la giustificazione dipende dalla fede in Cristo e non dalla Legge di Mosè, l'osservanza della quale è superflua, anzi dannosa.

Galati


Prologo

Capitolo 1

Indirizzo e saluto - [1] Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, [2] e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia: [3] grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, [4] che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, [5] al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Rimprovera i Galati per la loro incostanza - [6] Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. [7] Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. [8] Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! [9] L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! [10] Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

La dottrina di Paolo è quella degli Apostoli

Il Vangelo di Paolo non viene dall'uomo ma da Dio - [11] Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; [12] infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. [13] Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, [14] superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. [15] Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque [16] di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, [17] senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
[18] In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; [19] degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. [20] In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco. [21] Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. [22] Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; [23] avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». [24] E glorificavano Dio per causa mia.

Capitolo 2

La dottrina di Paolo approvata dagli Apostoli nel Concilio di Gerusalemme - [1] Quattordici anni dopo, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: [2] vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano. [3] Ora neppure Tito, che era con me, benché fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere; [4] e questo contro i falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi; [5] ma a loro non cedemmo, non sottomettendoci neppure per un istante, perché la verità del Vangelo continuasse a rimanere salda tra voi.
[6] Da parte dunque delle persone più autorevoli – quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non guarda in faccia ad alcuno – quelle persone autorevoli a me non imposero nulla. [7] Anzi, visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – [8] poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – [9] e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. [10] Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.
S. Paolo ebbe l'ardire di riprendere pubblicamente Pietro in Antiochia
- [11] Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. [12] Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. [13] E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. [14] Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».
[15] Noi, che per nascita siamo Giudei e non pagani peccatori, [16] sapendo tuttavia che l’uomo non è giustificato per le opere della Legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno.
[17] Se pertanto noi che cerchiamo la giustificazione in Cristo siamo trovati peccatori come gli altri, Cristo è forse ministro del peccato? Impossibile! [18] Infatti se torno a costruire quello che ho distrutto, mi denuncio come trasgressore. [19] In realtà mediante la Legge io sono morto alla Legge, affinché io viva per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo, [20] e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. [21] Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano.

Necessità della fede in Cristo

Capitolo 3

La giustificazione viene dalla fede e non dalle opere della Legge - [1] O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso! [2] Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? [3] Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? [4] Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano! [5] Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?
[6] Come Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato come giustizia, [7] riconoscete dunque che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. [8] E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: In te saranno benedette tutte le nazioni. [9] Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette. [10] Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica. [11] E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. [12] Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse. [13] Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno, [14] perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.
La promulgazione della Legge non ha abrogate le promesse
- [15] Fratelli, ecco, vi parlo da uomo: un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa. [16] Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura: «E ai discendenti», come se si trattasse di molti, ma: E alla tua discendenza, come a uno solo, cioè Cristo. [17] Ora io dico: un testamento stabilito in precedenza da Dio stesso, non può dichiararlo nullo una Legge che è venuta quattrocentotrenta anni dopo, annullando così la promessa. [18] Se infatti l’eredità si ottenesse in base alla Legge, non sarebbe più in base alla promessa; Dio invece ha fatto grazia ad Abramo mediante la promessa.
La Legge ebbe l'ufficio di preparare gli Ebrei a Cristo - [19] Perché allora la Legge? Essa fu aggiunta a motivo delle trasgressioni, fino alla venuta della discendenza per la quale era stata fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. [20] Ma non si dà mediatore per una sola persona: ora, Dio è uno solo. [21] La Legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una Legge capace di dare la vita, la giustizia verrebbe davvero dalla Legge; [22] la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.
La fede libera dalla Legge - [23] Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. [24] Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo giustificati per la fede. [25] Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo. [26] Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, [27] poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. [28] Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. [29] Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Capitolo 4

Come il maggiorenne esce di tutela, così i Cristiani di sotto la Legge - [1] Dico ancora: per tutto il tempo che l’erede è fanciullo, non è per nulla differente da uno schiavo, benché sia padrone di tutto, ma [2] dipende da tutori e amministratori fino al termine prestabilito dal padre. [3] Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo schiavi degli elementi del mondo. [4] Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, [5] per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. [6] E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». [7] Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
I Cristiani non devono ritornare alla servitù della Legge
- [8] Ma un tempo, per la vostra ignoranza di Dio, voi eravate sottomessi a divinità che in realtà non lo sono. [9] Ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? [10] Voi infatti osservate scrupolosamente giorni, mesi, stagioni e anni! [11] Temo per voi di essermi affaticato invano a vostro riguardo.
Esorta i Galati ad imitarlo - [12] Siate come me – ve ne prego, fratelli –, poiché anch’io sono stato come voi. Non mi avete offeso in nulla. [13] Sapete che durante una malattia del corpo vi annunciai il Vangelo la prima volta; [14] quella che, nella mia carne, era per voi una prova, non l’avete disprezzata né respinta, ma mi avete accolto come un angelo di Dio, come Cristo Gesù.
[15] Dove sono dunque le vostre manifestazioni di gioia? Vi do testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati anche gli occhi per darli a me. [16] Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? [17] Costoro sono premurosi verso di voi, ma non onestamente; vogliono invece tagliarvi fuori, perché vi interessiate di loro. [18] È bello invece essere circondati di premure nel bene sempre, e non solo quando io mi trovo presso di voi, [19] figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi! [20] Vorrei essere vicino a voi in questo momento e cambiare il tono della mia voce, perché sono perplesso a vostro riguardo.
L'inutilità della Legge provata dalla storia figurativa dei due figli di Abramo - [21] Ditemi, voi che volete essere sotto la Legge: non sentite che cosa dice la Legge? [22] Sta scritto infatti che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. [23] Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa. [24] Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar [25] – il Sinai è un monte dell’Arabia –; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. [26] Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. [27] Sta scritto infatti:
Rallégrati, sterile, tu che non partorisci,
grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell’abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito.
[28] E voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. [29] Ma come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. [30] Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. [31] Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Norme di vita pratica

Capitolo 5

Inutilità e danno del giudaismo per il cristiano - [1] Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. [2] Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. [3] E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. [4] Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia. [5] Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. [6] Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.
Il castigo dei seduttori giudaizzanti
- [7] Correvate così bene! Chi vi ha tagliato la strada, voi che non obbedite più alla verità? [8] Questa persuasione non viene sicuramente da colui che vi chiama! [9] Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta. [10] Io sono fiducioso per voi, nel Signore, che non penserete diversamente; ma chi vi turba subirà la condanna, chiunque egli sia. [11] Quanto a me, fratelli, se predico ancora la circoncisione, perché sono tuttora perseguitato? Infatti, sarebbe annullato lo scandalo della croce. [12] Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio!
La libertà deve mantenersi nell'ambito della carità - [13] Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. [14] Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. [15] Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
La carne e lo spirito - [16] Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. [17] La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
[18] Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. [19] Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, [20] idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, [21] invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. [22] Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; [23] contro queste cose non c’è Legge.
[24] Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. [25] Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. [26] Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.

Capitolo 6

Esortazioni ad essere caritatevoli ed umili - [1] Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu. [2] Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo. [3] Se infatti uno pensa di essere qualcosa, mentre non è nulla, inganna se stesso. [4] Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso e non in rapporto agli altri. [5] Ciascuno infatti porterà il proprio fardello.[6] Chi viene istruito nella Parola, condivida tutti i suoi beni con chi lo istruisce.
Chi ben semina ben raccoglie -
[7] Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. [8] Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. [9] E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. [10] Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

Epilogo

Conclusione polemica e dogmatica della lettera - [11] Vedete con che grossi caratteri vi scrivo, di mia mano. [12] Quelli che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere, solo per non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. [13] Infatti neanche gli stessi circoncisi osservano la Legge, ma vogliono la vostra circoncisione per trarre vanto dalla vostra carne. [14] Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. [15] Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.
Auguri e saluti - [16] E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
[17] D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
[18] La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.