LA STORIA DEI PATRIARCHI (Genesi 12-50)

Parte 3:
Esaù vende la primogenitura - La benedizione di Isacco - Il sogno di Giocobbe - I due matrimoni di Giocobbe

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Capoverso saù vende la primogenitura

Isacco, dopo la morte del padre, diventa il capo del clan. Dalla moglie Rebecca ha due figli gemelli. Il primo a nascere è Esaù e, subito dopo, vede la luce Giacobbe. L'eredità e la benedizione di Isacco sarebbero dunque toccate per diritto ad Esaù, secondo la legge della primogenitura. Passano gli anni. Esaù è ora un giovane alto e forte come una quercia. Ha il corpo ricoperto di un folto pelo rossiccio. Giacobbe invece è mingherlino e di carattere dolce. Esaù è un abile cacciatore, mentre Giacobbe preferisce rimanere nella tenda a fare compagnia alla madre. Un giorno Giacobbe ha cotto una minestra di lenticchie. Esaù arriva dalla campagna stanco e affamato. Dice al fratello: - Lasciami mangiare un po' di questa minestra, perché sono sfinito. Giacobbe approfitta della circostanza. Ci teneva alla primogenitura. Desiderava ardentemente ricevere la benedizione di Isacco. Allora dice al fratello: - Ti darò di questa minestra, se tu mi cedi subito la tua primogenitura. Esaù risponde: - Ecco, sto morendo di fame. A che mi serve allora la primogenitura? Esaù vende il proprio diritto sotto giuramento al fratello gemello per un piatto di minestra di lenticchie. Certo Giacobbe si dimostra in questa occasione un profittatore. Ma, tra i due fratelli, Esaù si comporta in modo peggiore. A tal punto disprezza la benedizione del padre, da barattarla per un piatto di minestra! Almeno Giacobbe dimostra di apprezzare la benedizione anche se usa un ricatto per ottenerla.


Capoverso a benedizione di Isacco

Passano ancora anni e anni. Isacco ormai è vecchio e i suoi occhi sono così indeboliti che non ci vede più. Anch'egli, come già suo padre Abramo, sentendosi vicino alla morte, intende trasmettere al figlio primogenito Esaù la benedizione che racchiude la promessa di Dio di una terra e di una discendenza numerosa come le stelle. Isacco ignora che Esaù, molti anni prima, ha venduto il diritto di primogenitura al fratello Giacobbe. Anche Esaù probabilmente si è dimenticato di quella minestra di lenticchie... Non se n'è scordato invece Giacobbe che, d'accordo con la madre Rebecca, ha desiderato da sempre la benedizione e l'eredità di Isacco. Il vecchio Isacco chiama dunque un giorno il figlio primogenito Esaù e gli dice: - Figlio mio, vedi, io sono vecchio. Prendi le tue armi, la tua faretra e il tuo arco, esci in campagna e cattura per me della selvaggina. Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire. Mentre Isacco parla al figlio, Rebecca ascolta di nascosto. Esaù va a caccia di selvaggina sicuro e baldanzoso. Rebecca intanto dice al figlio Giacobbe: - Presto, va' al gregge e prendi due teneri capretti. Io ne farò un piatto per tuo padre. Tu glielo porterai ed egli ti benedirà. Giacobbe obietta timidamente alla madre: - Esaù è peloso mentre io ho la pelle liscia. Forse mio padre mi palperà e si accorgerà dell'inganno... mi attirerò una maledizione invece che la benedizione. Rebecca taglia corto: - Tu obbedisci e vammi a prendere i capretti. Al resto penso io. Rebecca prende i vestiti di Esaù e li fa indossare a Giacobbe; poi, con le pelli dei due capretti, ricopre le braccia e il collo del figlio prediletto. Quando Giacobbe si presenta al vecchio e cieco Isacco, questi gli dice: - Come hai fatto presto a trovare e a cuocere la selvaggina, figlio mio! Avvicinati e lascia che ti palpi per sapere se sei proprio mio figlio Esaù. Giacobbe si avvicina tremando al vecchio padre. Isacco lo palpa sulle braccia e sul collo poi dice rassicurato: - La voce è quella di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù. Isacco aspira ancora l'odore degli abiti che Giacobbe indossa, poi dice: - L'odore di mio figlio è come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto. Dio ti conceda terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto. Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Io ti benedico e chi ti benedice sia benedetto e chi ti maledice sia maledetto. Isacco ha appena finito di parlare quando Esaù arriva dalla caccia con la selvaggina per il padre. Ma ormai è troppo tardi. La benedizione, una volta impartita, non si poteva più ritirare. Esaù non perdona al fratello questo inganno e cerca di vendicarsi. Vuole uccidere il fratello. Rebecca allora consiglia a Giacobbe: - Presto, fuggi nella città di Harran e rifugiati presso mio fratello Labano... Così, prima con il ricatto e poi con l'inganno, Giacobbe diventa il nuovo capo del clan ed eredita la promessa fatta da Dio ad Abramo. Dio, accettando l'azione non troppo limpida di Giacobbe, vuole dimostrare che il suo progetto di salvezza è affidato a chi lo apprezza e non a chi si basa solo sui propri diritti umani. La salvezza è un dono e come tutti i doni viene offerta a chi sa accoglierla.


Capoverso l sogno di Giocobbe

Giacobbe, per sfuggire alla vendetta del fratello, parte seguendo il consiglio della madre e si dirige verso la città di Harran a nord.
Una sera arriva in un luogo solitario e si accinge a passarvi la notte. Prende una pietra piatta, se la pone come un guanciale, si corica e s'addormenta. Durante quella notte Giacobbe fa uno strano sogno. Una scala è appoggiata sulla terra, mentre la sua cima raggiunge il cielo. Ed ecco degli angeli che salgono e scendono sopra di essa.
Sempre nel sogno Giacobbe sente una voce ferma e dolcissima: - Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco, tuo padre. La terra sulla quale ti sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà numerosa come i granelli di polvere della terra. E saranno benedette, attraverso te e la tua discendenza, tutte le nazioni. Io sono con te e ti proteggerò ovunque tu andrai.
Quando Giacobbe il mattino seguente si sveglia, ricordandosi del sogno fatto, capisce che Dio ha confermato la benedizione del vecchio Isacco. La terra e il cielo, uniti da una scala, sono d'accordo. Giacobbe è il sicuro erede della promessa fatta da Dio ad Abramo. Dalla sua discendenza verrà il salvatore di tutta l'umanità.
Per celebrare quell'evento Giacobbe erige, come una stele, la pietra usata durante la notte per guanciale, e chiama quel luogo solitario Betel, che significa «casa di Dio».


Capoverso due matrimoni di Giocobbe

Giacobbe, confortato dal sogno, si rimette in cammino dirigendosi verso la città di Harran. Prima di entrare in città, stanco e assetato, si ferma a bere accanto al pozzo dove già sua madre Rebecca veniva ad attingere acqua. In quel momento arriva al pozzo una bella ragazza di nome Rachele, figlia di Labano, fratello di Rebecca. Rachele è la cugina di Giacobbe. Il giovane si rivela a Rachele, la quale corre subito a riferire l'incontro al padre. Labano esce subito ad incontrare Giacobbe, lo bacia e lo conduce nella sua casa. Labano ha un'altra figlia, Lia, di qualche anno maggiore della bella Rachele. Lia però non è carina come la sorella. È come sfiorita e ha gli occhi smorti. Giacobbe si è innamorato di Rachele nel momento stesso che l'ha incontrata presso il pozzo. Chiede pertanto allo zio Labano il permesso di prenderla in moglie. Labano, che è ancora più astuto dello stesso Giacobbe, pensa di sfruttare la situazione. Promette Rachele al nipote innamorato a condizione che egli lavori presso di lui per almeno sette anni. Giacobbe, pur di avere Rachele, acconsente e serve lo zio per sette interminabili anni. Quando finalmente giunge al sospirato giorno del matrimonio, Labano concede a Giacobbe non Rachele, ma l'altra figlia Lia. Voleva infatti prima accasare la figlia maggiore, la quale altrimenti, così bruttina com'era, non avrebbe trovato facilmente marito. Giacobbe ovviamente ci rimane male, ma il suo proposito di sposare Rachele non muta. Labano tuttavia per concedere a Giacobbe anche Rachele pretende che il giovane lo serva per altri sette anni. Così Giacobbe, dopo quattordici anni di lavoro quasi forzato, si ritrova ormai uomo maturo e con due mogli. A quel tempo avere più di una moglie era abbastanza normale. Tutti i popoli del medioriente praticavano la poligamia. Dio nel portare avanti il suo progetto di salvezza, spesso si adegua alle usanze dei tempi perché vuole educare il suo popolo gradualmente. Più tardi Dio chiederà di abbandonare la poligamia, e con Gesù insegnerà che il matrimonio è un fatto sacro, un sacramento. Per il momento Giacobbe deve prendersi in casa le due sorelle. Con il tempo riuscirà persino ad amare Lia, la moglie dagli occhi smorti. Dalle due mogli e anche da alcune schiave, Giacobbe avrà ben dodici figli: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon, Dan, Neftali, Gad, Aser, Giuseppe e Beniamino. Solo gli ultimi due sono figli di Rachele e sono quelli che Giacobbe amerà più degli altri.


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