LA STORIA DEI PATRIARCHI (Genesi 12-50)

Parte 5:
Giuseppe venduto dai fratelli - Giuseppe in prigione - I sogni del Faraone - Giuseppe incontro i fratelli

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Capoverso iuseppe venduto dai fratelli

L'occasione si presenta quanto prima. Un giorno i fratelli di Giuseppe sono al pascolo. Giuseppe questa volta è rimasto a casa. Giacobbe dice al figlio: - Giuseppe, va' dai tuoi fratelli per vedere come stanno, poi torna a riferirmi. Giuseppe, obbediente, fa come il padre gli ha comandato. Quando i fratelli, accampati presso un pozzo poco profondo e asciutto, lo scorgono da lontano si dicono l'un l'altro: - Ecco, arriva il sognatore! Uccidiamolo e gettiamolo in questo pozzo. Poi racconteremo a nostro padre che una bestia feroce l'ha divorato. Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni! Ma Ruben, il maggiore, si oppone: - Fratelli miei, non versiamo il suo sangue. Gettiamolo vivo nel pozzo. Morirà di sete. Egli intendeva però salvarlo di nascosto e ricondurlo a suo padre. Quando Giuseppe arriva, i fratelli, seguendo il consiglio di Ruben, gli strappano di dosso la tunica dalle lunghe maniche e lo gettano vivo nel pozzo. Poi siedono per mangiare. Quand'ecco, alzano gli occhi e vedono arrivare una carovana di mercanti diretta in Egitto. Giuda, uno dei fratelli, suggerisce agli altri: - Che guadagno c'è a uccidere Giuseppe? Se lo lasciamo nel pozzo morirà certo di sete. Vendiamolo piuttosto a quei mercanti. La proposta piace e Giuseppe viene estratto dal pozzo e viene venduto come schiavo per venti monete d'argento ai mercanti. I fratelli poi prendono la tunica dalle lunghe maniche, la sporcano con il sangue di un capretto e la fanno pervenire a Giacobbe con queste parole: - L'abbiamo trovata. Riscontra se è la tunica di tuo figlio. Giacobbe la riconosce facilmente ed esclama pieno di angoscia: - È la tunica di mio figlio! Una bestia feroce l'ha divorato! Per molti giorni il vecchio Giacobbe piange la morte del figlio. E nessuno riesce a consolarlo.


Capoverso iuseppe in prigione

I mercanti arrivano in Egitto e vendono Giuseppe a Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie del palazzo. Potifar ha una moglie molto bella, ma anche infedele. La donna subito si innamora del giovane schiavo ebreo e cerca di sedurlo. Ma Giuseppe rifiuta scandalizzato la proposta. Allora la donna, punta nell'orgoglio, afferra Giuseppe per la veste e tenta di abbracciarlo con la forza. Giuseppe si divincola. La veste si strappa e resta tra le mani della donna. Giuseppe fugge via. La donna comincia a strillare con quanto fiato ha in gola: - Presto, accorrete servi! Vedete, l'ebreo ha tentato di violentarmi. Io ho gridato ed egli, lasciando accanto a me la veste, è fuggito. Quando Potifar ode il racconto della moglie, si accende d'ira. Fa cercare Giuseppe e lo fa rinchiudere in prigione. Nella stessa cella di Giuseppe sono rinchiusi anche il coppiere e il panettiere del faraone. Una notte, i due fanno ciascuno un sogno. La mattina lo raccontano al loro compagno di cella, Giuseppe. Dice il coppiere: - Mi trovavo davanti ad una pianta di vite dalla quale pendevano grappoli di uva matura. Io presi gli acini, li spremetti nella coppa del faraone e gliela offrii affinché bevesse. Giuseppe risponde: - Il sogno significa che presto tornerai libero e servirai ancora il faraone. Anche il panettiere racconta a Giuseppe il proprio sogno perché lo interpreti: - Io tenevo sulla testa dei canestri di pane. Ma mentre li portavo al faraone, alcuni uccelli beccavano il pane nei canestri. Giuseppe risponde: - Mi dispiace, amico, ma il tuo è un brutto sogno. Il faraone presto ti farà impiccare e gli uccelli verranno a beccare il tuo cadavere. In realtà avviene come Giuseppe aveva predetto.


Capoverso sogni del Faraone

Anche il faraone una notte fa uno strano sogno. Gli sembra di trovarsi presso il Nilo. Ed ecco salire dal fiume sette vacche belle e grasse che si mettono a pascolare fra i giunchi della riva. Dopo quelle, altre sette vacche salgono dal Nilo. Ma queste ultime sono brutte e magre. Anch'esse si fermano accanto alle prime sulla riva del Nilo. Ad un certo punto le vacche magre assalgono le grasse e in pochi istanti le divorano. In quel momento il faraone si sveglia tutto sudato e agitato. Piano piano si calma, si rigira nel letto e si riaddormenta. Ed ecco un secondo sogno molto simile al precedente. Sette spighe grosse e belle spuntano da un unico stelo. Dopo quelle spuntano altre sette spighe vuote e arse dal vento. E subito le spighe vuote inghiottono quelle grosse e belle. Di nuovo il faraone si sveglia, sempre più agitato e perplesso. A quel tempo si attribuiva molta importanza ai sogni e spesso la gente si regolava in base ad essi. - Cosa vorranno dire questi sogni? - si domanda il faraone d'Egitto. Appena si fa giorno egli convoca a palazzo tutti i suoi indovini. Ma nessuno sa dare una spiegazione convincente. Allora il capo dei coppieri che era stato in prigione assieme a Giuseppe, dice: - C'è in prigione un giovane ebreo che ha interpretato un mio sogno. E proprio come lui aveva predetto è avvenuto. Il faraone convoca Giuseppe e spedisce i suoi indovini. Subito le guardie fanno uscire di prigione Giuseppe. Egli si rade il capo come era costume presso gli egiziani, si cambia gli abiti e si presenta davanti al faraone. Dopo aver ascoltato il racconto dei sogni, Giuseppe spiega: - Le sette vacche grasse e le sette spighe piene vogliono significare questo: stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d'Egitto. Le sette vacche magre e le sette spighe vuote significano questo: vi saranno dopo l'abbondanza sette anni di carestia. Ora il faraone disponga le cose in modo tale che, durante l'abbondanza, si ammassi il grano in depositi nelle città. Questi viveri serviranno per gli anni di carestia. Così gli abitanti del paese non saranno decimati dalla fame. L'interpretazione dei sogni e i consigli di Giuseppe piacciono al faraone e ai suoi ministri. Anzi il faraone, colpito dalla saggezza di Giuseppe, lo mette a capo di tutta l'operazione di raccolta e distribuzione dei viveri durante gli anni di abbondanza e di carestia.


Capoverso iuseppe incontro i fratelli

Durante gli anni dell'abbondanza Giuseppe fa ammassare il grano nei depositi delle città. Quando cominciano gli anni di carestia e il popolo comincia a sentire i morsi della fame, il faraone dice agli egiziani: - Andate da Giuseppe e fate quello che vi dirà. Allora Giuseppe apre i depositi e vende il grano agli egiziani. Anche da altri paesi vengono carovane in Egitto per acquistare il grano perché la carestia ha colpito tutta la zona del medio-oriente, dal Nilo fino al fiume Eufrate. Il vecchio Giacobbe che abita con i figli nella terra di Canaan, viene a sapere che in Egitto c'è abbondanza di grano. Perciò un giorno dice ai figli: - Andate laggiù e comprate grano per noi, perché possiamo conservarci in vita e non morire. I dieci fratelli di Giuseppe, escluso Beniamino il più piccolo, si avviano con una carovana di asinelli verso la terra d'Egitto. Giungono davanti a Giuseppe che subito li riconosce. Essi, invece, non immaginano neppure lontanamente di avere davanti il fratello che avevano venduto come schiavo. Giuseppe finge la massima indifferenza. Anzi, usando un tono duro e sprezzante, chiede ai fratelli prostrati con la faccia a terra: - Da dove venite? - Veniamo dalla terra di Canaan - rispondono - per comperare viveri. - Voi siete spie! - li accusa Giuseppe -. Siete venuti per vedere i punti scoperti del mio paese. - No, signore, - si giustificano i fratelli spaventatissimi - siamo venuti per i viveri. Noi siamo fratelli, figli di un solo uomo. Siamo... eravamo in dodici. Ma il più giovane è ora presso nostro padre e uno... uno non c'è più. - Voglio mettervi alla prova - replica Giuseppe sempre con tono autoritario -. Mandate uno di voi a prendere il vostro fratello più giovane. Gli altri rimarranno miei prigionieri. Se avete davvero un altro fratello vi crederò. Se no, per la vita del faraone, voi siete spie! Per tre giorni Giuseppe trattiene in carcere i propri fratelli. Poi, preso da compassione, dice loro: - Andate a Canaan e portate qui il vostro fratello più piccolo. Ma uno di voi rimarrà qui. E, scelto tra loro Simeone, lo fa incatenare davanti ai loro occhi. Prostrati con la faccia a terra i fratelli di Giuseppe sono atterriti. Il sogno dei covoni che Giuseppe aveva fatto tanti anni prima si è ora avverato.


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