LA STORIA DEI PATRIARCHI (Genesi 12-50)

Parte 6:
Il ritorno dei fratelli con Beniamino - Giuseppe si fa riconoscere - Il clan di Giacobbe si trasferisce in Egitto

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Capoverso l ritorno dei fratelli con Beniamino

Prima che i nove fratelli ripartano per Canaan, Giuseppe ordina alle guardie di riempire i loro sacchi di grano e di rimettere il denaro che ciascuno aveva versato per l'acquisto nel rispettivo sacco. I figli di Giacobbe caricano i sacchi sugli asinelli e partono. Dopo una giornata di cammino si fermano in un luogo per passare la notte. Uno dei fratelli apre il proprio sacco per dare il foraggio all'asinello e vede il denaro alla bocca del sacco. Anche gli altri aprono i sacchi e ognuno vi trova il proprio denaro. Allora spaventati si domandano: - Che significa questo? Giunti da Giacobbe riferiscono agitati tutto l'accaduto. Il vecchio, sentito il racconto dei figli, dice piangendo: - Voi mi avete privato dei figli! Giuseppe non c'è più. Simeone è prigioniero e Beniamino, il mio piccolo Beniamino, me lo volete prendere. Allora Ruben, il maggiore, dice: - Padre, affida a me Beniamino. Io ti prometto che te lo restituirò. Finalmente Giacobbe acconsente e lascia partire Beniamino. Per la seconda volta i dieci fratelli si avviano con i loro asinelli verso la terra d'Egitto. Quando Giuseppe vede con loro Beniamino, un nodo di pianto gli sale in gola. Ma finge ancora la massima indifferenza: - Questo sarebbe il fratello più piccolo di cui mi avete parlato? - domanda. - Sì, mio signore - rispondono i fratelli prostrati con la faccia a terra. Giuseppe fa servire ai fratelli un abbondante pasto. Poi fa riempire di grano i loro sacchi e, in quello di Beniamino, fa nascondere dai suoi servi una preziosa coppa d'argento. Al mattino i dieci fratelli ripartono. Sono appena usciti dalla città, quando Giuseppe dice al capo delle guardie: - Presto, insegui quegli uomini. Accusali di furto e riportali qui. Il capo delle guardie raggiunge i fratelli e li accusa di furto. Allora essi, dichiarandosi innocenti, si affrettano ad aprire i loro sacchi. E la coppa è trovata nel sacco di Beniamino. Riportati davanti a Giuseppe, essi piangendo si gettano a terra. Giuseppe dice loro: - Che azione avete commesso? Beniamino rimarrà mio prigioniero. Allora Giuda alza il capo da terra e dice a Giuseppe con voce tremante: - Mio signore, non possiamo tornare da nostro padre senza Beniamino. Già ha subìto il dolore di un altro figlio sbranato da una bestia feroce... un altro dolore così grande lo ucciderà.


Capoverso iuseppe si fa riconoscere

A quelle parole Giuseppe non riesce più a trattenere le lacrime. Dimentica tutti i torti subiti dai fratelli, dimentica il pozzo dove essi l'avevano gettato, dimentica il tempo passato in schiavitù e in prigione... Getta le braccia al collo dei fratelli e con la voce rotta dal pianto dice: - Io sono Giuseppe. Vive ancora mio padre? I fratelli non credono ai propri occhi. Ancora non sono convinti di essere alla presenza del loro fratello. Sono costernati e temono un altro tranello. Ma Giuseppe continua: - Sono proprio vostro fratello... che voi avete venduto per venti denari d'argento. Riferite a mio padre la gloria che io ho in Egitto e portatelo qui. Poi stringe al petto Beniamino e lo ricopre di baci. Allora finalmente i fratelli si convincono e, scoppiando in lacrime, abbracciano Giuseppe. Chiedono perdono, ridono, piangono, parlano del vecchio Giacobbe... Giuseppe che accoglie e perdona i fratelli, nonostante il male che essi gli hanno fatto, assomiglia a Gesù. Anche Gesù sarà venduto, sarà trattato dagli uomini come uno schiavo, sarà messo in prigione e sarà crocifisso. Ma dalla croce Gesù perdonerà i suoi crocifissori e tutti gli uomini. Dio, nel suo progetto di salvezza, volendo preparare la venuta di Gesù, presenta all'umanità la figura di Giuseppe affinché si capisca fin d'ora come si comporterà il vero salvatore.


Capoverso l clan di Giacobbe si trasferisce in Egitto

Dopo essersi fatto riconoscere, Giuseppe rimanda a Canaan gli undici fratelli con abbondanti provviste e doni. Appena essi vedono Giacobbe gli dicono eccitatissimi: - Padre, Giuseppe è vivo, anzi governa l'Egitto! Ma il cuore del vecchio Giacobbe rimane freddo. Non può credere, non vuole credere alle parole dei figli... Solo dopo aver visto gli asinelli carichi di grano e i doni, Giacobbe si convince. Al culmine della gioia esclama: - Basta! Giuseppe, mio figlio, è vivo. Andrò a vederlo prima di morire. Quella notte stessa Giacobbe sente ancora la voce ferma e dolcissima del suo Dio: - Giacobbe, Giacobbe! - dice la voce. - Eccomi, - risponde il vecchio con la stessa prontezza di Isacco suo padre e di Abramo, padre di suo padre. Riprende la voce: - Io sono il Dio di tuo padre e del padre di tuo padre. Non temere di andare in Egitto perché laggiù io farò di te un grande popolo. Giuseppe viene a sapere che il padre sta dirigendosi con una carovana verso l'Egitto. Allora fa attaccare il suo carro e gli corre incontro. Appena se lo vede davanti gli getta le braccia al collo e piange a lungo con la testa sulla spalla del vecchio. Giacobbe accarezza il capo del figlio e dice: - Ora posso anche morire perché ho visto la tua faccia. Nella storia di Giuseppe non vi sono interventi diretti di Dio. Dio non parla a Giuseppe come aveva parlato ai suoi padri. Sembra che in questa storia tutto si svolga secondo una logica umana. Ma Dio si serve indirettamente anche dei fatti umani per portare avanti il suo progetto di salvezza. A causa di Giuseppe, il clan di Giacobbe si stabilisce definitivamente in Egitto, lasciando la terra di Canaan. In Egitto gli ebrei sono accolti con tutti gli onori e il faraone concede loro vaste terre a est del Nilo per i pascoli. In Egitto muoiono Giacobbe, Giuseppe e i suoi fratelli. Ma i discendenti di Giacobbe e dei suoi figli si moltiplicano. Il popolo d'Israele diventa «numeroso come le stelle». Ma Dio in questo modo ha realizzato solo una delle promesse... Israele è ancora in terra straniera. Quando Dio concederà al suo popolo in possesso perenne la terra di Canaan, la terra promessa? Gli anni passano. I faraoni si succedono sul trono d'Egitto. Gli ebrei che erano stati accolti a est del Nilo, nella terra di Gosen, come ospiti di onore, ora sono trattati come schiavi... Sta per aprirsi una nuova era per il popolo eletto e per l'umanità. Finisce la storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe. Inizia la storia del più grande personaggio dell'antico testamento: Mosè, il profeta, il condottiero, il liberatore, il legislatore. Mosè, colui che parlava faccia a faccia con Dio. Con il racconto della morte di Giuseppe termina il primo libro della Bibbia intitolato Genesi. La storia di Mosè è narrata nei quattro libri successivi: Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Questi libri, assieme al Genesi, formano un unico blocco intitolato Pentateuco (= cinque libri).


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