LA STORIA DEI PROFETI (1 Re 14-22 - 2 Re - Libri profetici)

Parte 1:
Jahvè è Dio - Nessuno ascolta i profeti - Amos e Osea - I profeti del regno di Giuda

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Capoverso ahvè è Dio

Nel regno di Efraim si succedono diciotto re e uno è più corrotto dell'altro. Essi allontanano il popolo dal culto e dalla legge di Jahvè. Al tempo del re Acab diventa addirittura ufficiale il culto di Baal. Nel regno non vi sono più sacerdoti di Jahvè, ma solo sacerdoti di Baal. Dio allora suscita nel regno del nord un suo appassionato difensore: Elia, il profeta del fuoco. Il nome di Elia significa «Jahvè è Dio». Elia incontra il re Acab, infedele e sacrilego, e gli dice: - Tu sei la rovina di Israele! E la voce del profeta assomiglia al sibilo di una frusta. Acab è pieno di orgoglio e di presunzione, ma il profeta di Jahvè non teme: - Il vero Dio è Jahvè e io te lo dimostrerò. Ti lancio una sfida davanti a tutto il popolo. Raduna sul monte Carmelo i tuoi 450 sacerdoti di Baal. Essi invocheranno Baal, ma egli non ascolterà. Mentre il Dio di Israele, il mio Dio, non rimarrà muto e si manifesterà. Sul monte Carmelo è radunato il popolo del regno di Efraim. Da un lato vi sono 450 sacerdoti di Baal, sorridenti, sicuri. Si pavoneggiano nei preziosi paramenti del loro culto. Dall'altro c'è il profeta Elia, solo. Indossa un lungo manto. Ha lo sguardo corrucciato e i lunghi capelli scompigliati dal vento. Elia si accosta al popolo e dice con voce tagliente: - Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se Jahvè è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui! Il popolo imbarazzato rimane in silenzio. Elia continua: - Sono rimasto solo come profeta di Jahvè, mentre i profeti di Baal sono 450. Ebbene, dateci due giovenchi. Essi ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello di Jahvè. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio! Tutto il popolo risponde: - La proposta è buona. I sacerdoti di Baal preparano l'altare con il giovenco squartato. Poi invocano il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno. Girano attorno all'altare, saltano, gridano a squarciagola: - Baal, rispondici! Rispondici, Baal! Ma non si sente un alito, né una risposta. Quelli continuano a saltare sempre più eccitati e gridano sempre più forte. Elia, a braccia incrociate, si beffa di loro e dice: - Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è sovrappensiero, oppure è occupato in qualche faccenda, o forse è in viaggio... Caso mai sia addormentato, si sveglierà. Gridate, gridate più forte. Ma da Baal non viene alcuna risposta, né un segno di attenzione. Elia allora comanda a tutto il popolo: - Avvicinatevi! E la sua voce assomiglia al sibilo di una frusta. Elia erige l'altare, scava intorno un canaletto, dispone la legna e il giovenco squartato. Quindi dice: - Riempite quattro brocche d'acqua e versatele sulla vittima e sulla legna. Fate questo per tre volte. L'acqua scorre intorno all'altare ed anche il canaletto si riempie d'acqua. Poi Elia, con voce squillante, la veste e i capelli scompigliati dal vento, dice: - Jahvè, Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe! Oggi si sappia che tu sei il Dio di Israele e che io sono il tuo profeta! Rispondimi, Signore, e il popolo sappia che tu sei l'unico vero Dio! Converti, o Signore, il loro cuore! Appena Elia termina questa preghiera, un globo di fuoco cade sull'altare e consuma in un istante la vittima e la legna e le pietre e asciuga tutta l'acqua del canaletto. A tal vista tutti si prostrano con la faccia a terra ed esclamano: - Jahvè è Dio! Jahvè è Dio!


Capoverso essuno ascolta i profeti

Purtroppo la sfida vinta da Elia non convince il re Acab, che tenta di uccidere il profeta del fuoco. Elia allora è costretto a rifugiarsi sul monte Sinai, dove già Dio aveva parlato al suo profeta Mosè. Sulla montagna Dio si manifesta al profeta. E la voce di Dio è simile al mormorio di un vento leggero. Dio conforta il suo profeta, gli assicura la protezione e lo esorta a continuare nella missione di ammonire il popolo perché si ravveda e torni alla fede di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. A Elia, presto, si unisce un discepolo fedele: Eliseo. Anche Eliseo compie prodigi e tenta di riconquistare a Jahvè il popolo infedele. Ma tutto è inutile. Nessuno ascolta i profeti. Il re Acab, però, è severamente punito da Dio. Elia annuncia al re questa terribile condanna: - Hai fatto ciò che è male davanti agli occhi del Signore. Ecco, Jahvè ti farà piombare addosso una sciagura. Ti spazzerà via. Sterminerà nella tua casa ogni maschio. Perché tu lo hai irritato e hai fatto peccare Israele. Poco tempo dopo, un mattino, durante una battaglia, Acab è colpito da un dardo nemico. La punta del dardo penetra fra le maglie dell'armatura. Il re dice al suo cocchiere: - Gira, portami fuori della mischia, perché sono ferito. Alla sera muore dissanguato. Il sangue della sua ferita, goccia dopo goccia, è colato tutto sul fondo del carro. Anche la missione di Elia è terminata. Dio chiama a sé il suo profeta. Un globo di fuoco lo avvolge e lo porta in cielo come su un carro. Eliseo contempla pieno di sgomento e di tristezza la scomparsa del padre e del maestro. - Padre mio, padre mio! - grida Eliseo. E non lo vede più. Eliseo cerca di portare avanti la missione di Elia, ma ormai il cuore del popolo e dei re di Efraim si è indurito. Nessuno ascolta la voce dei profeti di Jahvè.


Capoverso mos e Osea

Dopo la morte di Eliseo, Dio invia altri due profeti nel regno del nord perché ammoniscano il popolo e lo riconducano all'osservanza della legge di Mosè. Il primo di questi profeti è Amos, un rozzo pastore di Tekoa, che Dio chiama al suo servizio con voce simile al ruggito di un leone. Amos si scaglia, con voce altrettanto terribile, contro i re di Samaria e i corrotti frequentatori di corte. Scacciato per ordine del re Geroboamo II, Amos ritorna ai suoi greggi. Ma prima minaccia al re e al popolo la fine del regno e dei suoi capi. Il secondo profeta che tenta la conversione del regno del nord è Osea. Egli, al contrario di Amos, è il profeta della dolcezza, della tenerezza. Dio prova a prendere il suo popolo con le buone maniere, usando tutta la sua misericordia. Osea paragona il popolo d'Israele a una donna che ha tradito il marito. - Dio è lo sposo d'Israele - predica il profeta -. Dio è disposto a perdonare il suo popolo, come uno sposo che ama infinitamente la sposa è pronto ad accoglierla in casa dopo che essa si è concessa agli amanti. Ma anche la predicazione di Osea è inutile. Il popolo non ascolta più parole di minaccia, né espressioni di tenerezza. Il regno del nord, nel 721 avanti Cristo, viene occupato da Sargon II, re di Assiria. La capitale Samaria è devastata e quasi tutti gli abitanti vengono deportati. Il regno di Efraim è definitivamente cancellato dalla storia e dalla geografia. Il territorio delle dieci tribù di Israele è occupato dagli assiri e diventa una colonia dell'impero.


Capoverso profeti del regno di Giuda

Nel regno di Giuda, o del sud, le cose non vanno molto diversamente. Anche i re di Giuda sono corrotti e si allontanano dalla legge di Mosè. Onorano le divinità cananee ed arrivano persino ad offrire a quegli dèi, falsi e crudeli, vittime umane. Verso l'anno 740 avanti Cristo, Dio suscita nel regno del sud il più grande profeta di Israele: Isaia. La missione di Isaia è di annunciare a Israele il castigo di Dio per le infedeltà del popolo. Per quaranta anni Isaia predice sventure e castighi. Ma anch'egli è inascoltato. Isaia, però, non si limita ad annunciare catastrofi. Egli lascia aperta una speranza. Dopo il castigo terribile che Dio prepara al suo popolo, un resto di Israele sopravviverà e il regno di Giuda si riprenderà, secondo la promessa fatta da Dio al re Davide. Nel libro di Isaia sono descritte in tutti i particolari la passione e la morte del futuro messia. Sembra quasi che il profeta contempli il Calvario e la croce dove sarà inchiodato Gesù. Anche il profeta Geremia, che inizia a svolgere la sua missione verso il 620 avanti Cristo, annuncia la fine del regno di Giuda. Geremia non minaccia. Si lamenta della corruzione di Gerusalemme e contempla la rovina della città di Davide, la città santa, la città che Dio aveva scelto come sua dimora. - Gerusalemme ha peccato gravemente, - piange il profeta Geremia - ma Dio punirà i suoi peccati. Ah! come sta solitaria la città un tempo ricca di popolo! È divenuta come una vedova, la grande fra le nazioni. Le minacce di Isaia e le lamentazioni di Geremia non servono a nulla. La corruzione del regno di Giuda è totale. Anche altri profeti annunciano il castigo ormai imminente. Israele, percorrendo la china, ha raggiunto il fondo del baratro. Nell'anno 587 avanti Cristo, il re babilonese Nabucodonosor con un potente esercito conquista la città santa. L'assedio dura molto tempo. Quando ormai la fame domina la città e non c'è più pane per la popolazione, viene aperta una breccia nelle mura. L'esercito babilonese entra in Gerusalemme, distrugge il tempio, la reggia e rade al suolo quasi tutte le case. I soldati fanno a pezzi le colonne di bronzo del tempio, distruggono l'Arca dell'alleanza e rubano tutti gli arredi e i vasi sacri. La maggior parte della popolazione viene deportata a Babilonia. Anche il regno di Giuda sparisce dalla storia e dalla geografia. Il progetto salvifico di Dio sembra miseramente fallito. Inizia per il popolo eletto un periodo di dolore, ma anche di riflessione. Israele, piano piano, si rende conto che la catastrofe è stata causata dalle infedeltà dei re e del popolo. Durante l'esilio di Babilonia, altri profeti tengono accesa la fiaccola della speranza. - Non è possibile - pregano gli israeliti che si sono conservati fedeli alla legge di Mosè - che tu, o Dio, abbandoni definitivamente il tuo popolo.


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