LA STORIA DEI PROFETI (1 Re 14-22 - 2 Re - Libri profetici)

Parte 2:
I profeti dell'esilio - Il ritorno dall'esilio - La restaurazione del tempio

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Capoverso profeti dell'esilio

E durante l'esilio di Babilonia, Dio che è fedele alle promesse non abbandona il suo popolo. Il castigo è stato necessario perché Israele prendesse coscienza delle proprie infedeltà e ritornasse al suo Dio. Il profeta Ezechiele, che è anche sacerdote, proclama dall'esilio di Babilonia che il tempio di Gerusalemme sarà restaurato e che Israele ritornerà in patria. Israele risorgerà. Ora è un mucchio di ossa aride, ma queste ossa si ricopriranno di carne e la vita riprenderà. Dice Ezechiele: - Così dice il Signore: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi. A voi darò di nuovo il paese d'Israele. Toglierò dal vostro petto il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne, perché seguiate i miei decreti e osserviate le mie leggi. Sarete di nuovo il mio popolo e io sarò il vostro Dio. Anche il profeta Geremia, che ha visto cadere Gerusalemme, preconizza al popolo esiliato una nuova alleanza fra Dio e il suo popolo: - Così dice il Signore Dio: Ecco, verranno giorni nei quali con il mio popolo io concluderò un'alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto: alleanza che essi hanno violato benché io fossi il loro Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con il mio popolo: porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore. Le speranze che i profeti Ezechiele e Geremia seminano nel cuore del popolo di Israele esiliato a Babilonia non riguardano solo il ritorno in patria e la restaurazione del tempio. Queste speranze si spingono molto più avanti nel tempo. Comprendono la restaurazione definitiva e l'alleanza nuova che il Salvatore, il Messia, il Figlio di Dio, Gesù di Nazaret, realizzerà nella pienezza dei tempi.


Capoverso l ritorno dall'esilio

Israele rimane in esilio a Babilonia dal 587 al 538 avanti Cristo. Durante questi cinquanta anni, mai il popolo eletto dimentica la patria lontana. Il salmo 137, composto da un esiliato in quel periodo, rivela i sentimenti di Israele: Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion. Ai salaci di quella terra appendemmo le nostre cetre. Là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato. Canzoni di gioia ci chiedevano i nostri oppressori: «Cantateci i canti di Gerusalemme!». Come cantare i canti del Signore in terra straniera? Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia. Nell'anno 538, l'imperatore persiano Ciro, che aveva sconfitto i babilonesi, concede ai giudei esiliati a Babilonia di ritornare a Gerusalemme. Ciro riconsegna ai giudei gli oggetti sacri asportati dall'esercito di Nabucodonosor dal tempio. L'imperatore acconsente anche che, tornati in patria, i giudei ricostruiscano il tempio di Gerusalemme. Una prima carovana di esiliati si mette in marcia verso la patria guidata da Sesbassar. Altri gruppi ritornano a Gerusalemme in ordine sparso. Certo, il ritorno nella terra promessa non è glorioso come gli esiliati si erano immaginati. Non è la marcia trionfale dei tempi di Giosuè. Anzi il liberatore non è neppure un figlio di Israele, ma un re pagano: Ciro. Jahvè ha mantenuto comunque la promessa fatta per bocca dei suoi profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele. Il progetto di salvezza riprende faticosamente l'avvio. Si sta avvicinando il tempo del salvatore.


Capoverso a restaurazione del tempio

Dopo il ritorno in Palestina, i componenti del piccolo resto di Israele, che hanno preso il nome di giudei appartenendo tutti alla tribù di Giuda, non godono di autonomia politica. Sono sottoposti al controllo dei persiani. Anzi la terra di Giuda è una provincia dell'impero di Ciro e dei suoi successori. I giudei tornati in patria devono affrontare due grossi problemi. Da un lato devono ricostruire il tempio di Gerusalemme e buona parte della città. Dall'altro devono riscoprire le proprie radici, rifarsi una cultura, ritrovare l'identità perduta come popolo di Jahvè. Al primo problema mettono mano due ferventi ebrei: Esdra e Neemia. Nel 515, vent'anni dopo il ritorno in patria, il tempio è ricostruito. Più difficile è invece ritrovare l'identità perduta. A questo compito provvedono i profeti del dopo esilio: Aggeo, Zaccaria, Malachia. Essi cercano di riaccendere nel cuore dei giudei la fede in Jahvè e la speranza nel messia venturo. Nel 331 avanti Cristo, Alessandro Magno, il macedone, conquista la Persia e, di conseguenza, anche la Palestina. Dopo la morte prematura del grande condottiero, l'impero macedone viene smembrato in due. La Palestina prima è contesa dal regno egiziano di Alessandria, poi dai Seleucidi di Siria. Ormai il regno di Giuda non sarà più autonomo. Tutti i tentativi dei giudei contro gli invasori stranieri, come quelli riportati nei due libri dei Maccabei, vengono soffocati nel sangue. Nel 63 avanti Cristo, Pompeo conquista la Palestina e la assoggetta al potere di Roma. Siamo alle soglie del nuovo testamento.


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