LA STORIA DELLE ORIGINI (Genesi 1-11)

Parte 4:
Le conseguenze del peccato - Agricoltori e pastori - Caino e Abele

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Capoverso e conseguenze del peccato

Dopo essersi rivoltato contro Dio, l'uomo capisce di essersi ingannato. Invece di sentirsi come Dio, si sente debole, incapace di procurarsi da solo la felicità. I suoi bassi istinti lo dominano. L'immagine di Dio che l'uomo portava dentro di sé sembra essersi offuscata. La sua innocenza, la sua gioia di vivere, il rapporto armonioso con la natura, tutto ciò sembra essersi infranto. L'uomo si scopre nudo, si vergogna dei propri simili e copre le parti intime del proprio corpo. L'uomo ha interrotto la comunicazione con il Creatore e diventa ostile nei confronti dei propri simili. L'uomo ora teme il dolore e la morte. La morte sembra ora la fine di tutto. Non c'è più speranza per quelli che muoiono. L'uomo deve faticare per vivere. La terra che prima produceva spontaneamente i propri frutti ora deve essere lavorata. L'uomo impara l'agricoltura. Deve arare, seminare se vuole raccogliere. Questa nuova condizione dell'umanità è espressa nella Bibbia con un racconto ancora simbolico, ma che compendia e spiega tutte le conseguenze del peccato. L'uomo si sente accusato da Dio e prova nei confronti del Creatore un grande senso di colpa. Non si rivolge più a lui con la preghiera, anzi cerca di nascondersi, cioè di scacciare Dio dai propri pensieri. Ma Dio sembra tormentarlo nel profondo della sua coscienza. Il rimorso rode il cuore dell'uomo. Invano egli tenta di scaricare il proprio senso di colpa sopra la donna. E invano la donna, a sua volta, tenta di addossare tutta la colpa al serpente tentatore. Questi tentativi di scaricare le proprie responsabilità sugli altri dimostrano le lacerazioni che sono avvenute all'interno dell'uomo. Rifiutando la dipendenza dal Creatore, l'uomo si è rovinato con le proprie mani. Non voleva sentirsi figlio di Dio ed è diventato schiavo del proprio egoismo. Ma Dio non abbandona la sua creatura prediletta. Dopo aver condannato gli uomini alla fatica del lavoro, dopo aver suscitato nel loro cuore quel senso di colpa, promette una salvezza. Promette che il male non avrà la vittoria definitiva sul bene. L'uomo sarà sempre più forte del male. Un giorno, con l'aiuto di Dio, l'uomo schiaccerà definitivamente la testa al serpente, ossia il male non potrà più nuocere all'uomo. L'uomo tornerà ad essere il figlio di Dio. Ma prima l'uomo dovrà risalire faticosamente la china di quel burrone dove il peccato l'ha precipitato. L'uomo dovrà imparare ad essere più umile, a obbedire a Dio, a fidarsi di lui solo, a rispettare la sua legge. Dio con infinita pazienza, poiché è amore infinito, rinnoverà l'uomo, lo avvicinerà ancora a sé, invierà il salvatore... Subito dopo il peccato delle origini, Dio mette in moto un nuovo progetto, un piano per ricuperare l'umanità smarrita, senza senso e senza futuro. Come gesto simbolico dell'attenzione e dell'amore per l'umanità peccatrice, la Bibbia dice che Dio, con tenerezza di padre, fa all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li veste. Il progetto di salvezza prevede tempi lunghi. Per il momento Dio vuole convincere l'uomo della gravità del peccato. Ci vorranno secoli e secoli perché l'uomo si persuada che da solo non può farcela, che da solo non può procurarsi la felicità. Per il momento dovrà soffrire, lottare, morire senza speranza. Tutto ciò è descritto nella Bibbia con un'immagine davvero terrificante e triste per l'uomo. Dio scaccia Adamo ed Eva dal giardino dov'erano stati felici. Poi Dio mette a guardia del giardino i suoi angeli con in mano una spada folgorante.


Capoverso gricoltori e pastori

Dopo il peccato di orgoglio commesso dai primi uomini, rappresentati simbolicamente da Adamo ed Eva, l'umanità continua nella sua degradazione. Il peccato contro Dio si traduce necessariamente in peccato contro gli uomini. Gli uomini diventano violenti. Per sopravvivere si combattono fra loro uccidendosi. Si uccidono i nemici e si uccidono persino i fratelli... L'uomo per sostentarsi si dedica all'agricoltura e alla pastorizia. Intanto si vanno formando i primi insediamenti stabili. Il pastore, costretto a condurre i propri greggi ai pascoli, non ha una dimora fissa. Vive sotto la tenda e fa il nomade. Quando in un pascolo l'erba per il caldo si secca, il pastore si sposta in zone più verdeggianti. I coltivatori della terra, invece, si costruiscono dimore fisse, di pietra e di mattoni. Sorgono i primi villaggi e le prime città. Gli agricoltori si sentono padroni delle terre che coltivano. Raccolgono grano e orzo nei depositi. Non temono il futuro perché hanno da parte queste provviste. Si sentono ancora più autonomi rispetto a Dio. Il pastore, al contrario, non possiede terre, non possiede case, non ha provviste da parte. Ha solo il gregge, spesso soggetto a malattie e alla decimazione per mancanza di pascoli. Se non piove, il pastore è perduto. Il pastore si sente più dipendente da Dio. Per propiziarsi il favore di Dio, sia i pastori che gli agricoltori offrono sacrifici. Avvertono Dio come un padrone severo e cercano di tenerselo buono, bruciando sull'altare una parte dei frutti del loro lavoro. Ma i sacrifici degli agricoltori sono meno spontanei e sinceri di quelli dei pastori. In fondo gli agricoltori hanno le loro provviste... possono benissimo fare a meno della protezione e della provvidenza di Dio... Fra agricoltori e pastori esistono molte tensioni e spesso avvengono scontri cruenti: i primi non vogliono che i secondi passino con i loro greggi attraverso i campi coltivati. La città, abitata dagli agricoltori, e la steppa, dove vivono i pastori, diventano nemiche inconciliabili.


Capoverso aino e Abele

Questa situazione di rivalità e di scontro fra i due modi di vita è descritta nel quarto capitolo del Genesi. Anche in questo caso la Bibbia introduce due personaggi simbolici, due fratelli, Caino e Abele che rappresentano le due categorie: gli agricoltori e i pastori. I due fratelli fanno sacrifici a Dio, ma Dio gradisce solo quelli di Abele, il pastore, perché li trova più sinceri, più umili. Caino offre orzo, grano e frutta, ma quasi di malavoglia. Abele offre gli agnellini più teneri e più belli del proprio gregge. Caino non si cura troppo dell'aiuto di Dio. Inoltre disprezza e invidia il fratello che considera un fannullone. Nel cuore di Caino si insinua una passione terribile: l'odio verso il fratello. Caino è libero e potrebbe vincere questa passione. Ma non sa dominare l'istinto, che come una belva sta accovacciato alla porta del suo cuore... Caino un giorno dice al fratello: - Andiamo in campagna. Mentre sono in campagna, lontani da testimoni, Caino alza la mano contro il fratello Abele e lo uccide. È il primo delitto descritto dalla Bibbia. Un assassinio che simboleggia tutte le violenze dei prepotenti contro i deboli. Un delitto orrendo perché ogni uomo è fratello di ogni altro uomo. Anche quando l'uomo uccide un estraneo o un nemico è come se uccidesse un proprio fratello. Nel cuore di Caino, pur così duro e crudele, nasce subito il rimorso. Ma Caino è orgoglioso. Non ammette di aver sbagliato. E tuttavia il sangue del fratello assassinato gli sta sempre davanti. Non avrà più tranquillità. Si sente rifiutato da Dio. Le sue terre, la sua casa, non gli danno più sicurezza. Andrà in giro per il mondo cercando pace e tentando di dimenticare il suo grave delitto. E ancora una volta Dio si mostra buono e paziente con l'uomo. Dio fa provare a Caino il rimorso, ma al tempo stesso lo protegge dalla vendetta degli altri uomini. Dio odia il male, non vuole che l'uomo sia violento contro il fratello, ma non vuole neppure la vendetta. Anche la vendetta, che sembra giustificata dall'offesa ricevuta, è un male davanti agli occhi di Dio. Solo Dio è padrone della vita e solo Dio ha il diritto di fare giustizia. Ma Dio non si vendica mai. Dio perdona. Quando castiga non è per vendicarsi, ma per far capire all'uomo il suo errore. Perché l'uomo impari a comportarsi da fratello con ogni altro uomo.


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