LA STORIA DELLE ORIGINI (Genesi 1-11)

Parte 5:
La corruzione continua - Il diluvio universale - I discendenti di Noè - La torre di Babele

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Capoverso a corruzione continua

Gli abitatori delle città, quelli che la Bibbia chiama i discendenti di Caino, si moltiplicano sopra la terra e inventano arti e mestieri. Appaiono i primi strumenti musicali: la cetra, il flauto... Si apprendono le arti della filatura e della tessitura. Si abbandonano gli utensili di pietra e si comincia a lavorare il metallo. Anche l'arte del vasaio si sviluppa e i manufatti hanno ora forme pregevoli. Dalla preistoria l'umanità sta passando alla storia. Nonostante il progresso in tutti i campi, l'uomo è sempre lontano da Dio. Le violenze, le ingiustizie, le guerre, gli egoismi continuano. Solo un piccolissimo numero di uomini onora Dio, gli offre sacrifici, obbedisce alla sua legge. La legge di Dio è impressa nel cuore degli uomini, soprattutto la legge per il rispetto della vita. Ma nessuno sembra preoccuparsi del divieto di uccidere. Solo pochi giusti rispettano questa legge. Fra questi giusti ve n'è uno che la Bibbia presenta come il nuovo fondatore dell'umanità. L'uomo si chiama Noè. Egli rappresenta quella parte di umanità che si era mantenuta fedele al Signore. Il clan di Noè vive nel medio-oriente, in una regione chiamata Mesopotamia che significa «fra due fiumi». I due fiumi che circondano questa regione sono il Tigri e l'Eufrate. Spesso, dopo piogge abbondanti, questi fiumi straripano e allagano tutta la zona abitata. Dio si servì di una di queste alluvioni, durante la quale vi furono centinaia o forse migliaia di annegati, per far capire agli uomini superstiti tutta la gravità dei loro peccati. Questa alluvione è ricordata nella Bibbia con il nome di diluvio universale.


Capoverso l diluvio universale

In Mesopotamia vive dunque Noè con la sua famiglia. Noè ha tre figli: Sem, Cam e Iafet. Essi sono sposati ed anche Noè ha ancora la moglie. Secondo la Bibbia Dio stesso si rivolge a Noè per annunciargli il castigo del diluvio: - È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra per causa loro è piena di violenza. Dio poi suggerisce a Noè un modo per salvarsi dalla terribile alluvione: gli insegna a costruirsi un'arca, una specie di casa galleggiante. L'arca è lunga 156 metri, larga 26 e alta 15. Queste misure sembrano le più adatte per affrontare le onde e i vortici dell'alluvione. Dio impone a Noè di portare con sé nell'arca anche ogni specie di animali di quella zona della terra. Soprattutto gli animali domestici, una delle risorse principali di allora. Dopo il diluvio la terra sarebbe stata ricoperta di fango e per molti anni non avrebbe potuto sostentare l'uomo. Noè esegue fedelmente gli ordini del Signore e, fra le risate di scherno dei suoi vicini, si accinge con i suoi figli a costruire questa immensa casa galleggiante. Il lavoro dura molto tempo, ma finalmente la grande barca è pronta. Noè vi sale con i figli, la moglie, le nuore e una coppia degli animali da salvare. L'arca è rifornita di adeguate provviste. E subito inizia una pioggia fitta e incessante che dura molti giorni, sempre uguale, ossessiva. Le finestrelle o cateratte poste, secondo la mentalità del tempo, sulla volta del cielo sembra si siano tutte spalancate e per sempre. Anzi sembra che l'intera volta del firmamento sia crollata e che tutte le acque superiori si stiano riversando sulla terra. Il Tigri e l'Eufrate straripano travolgendo case e interi villaggi. L'arca sollevata dalle acque galleggia e Noè può salvarsi con la sua famiglia. L'arca è trasportata lontano e finalmente si posa sulla terraferma. Noè dopo essersi assicurato che non c'è più alcun pericolo, esce dall'arca per ringraziare il Signore con un sacrificio. Nel cielo risplende un meraviglioso arcobaleno. Gli uomini conoscevano già l'arco iridato che sembra un ponte gettato fra la terra e il cielo. Ma questa volta l'arcobaleno assume un significato del tutto particolare. L'arcobaleno sembra un elemento architettonico che sorregge la volta del cielo rinforzandola, chiudendo le cateratte, dividendo le acque che stanno sopra da quelle che stanno sulla terra. L'arcobaleno è il segno che Dio non permetterà più che le acque superiori si mescolino rovinosamente con quelle inferiori. L'arcobaleno è la prova gioiosa e sicura che Dio ha fatto pace con la nuova umanità rappresentata da Noè e dai suoi figli. Tutta la terra sembra fresca e innocente come il primo giorno della creazione. Dio rinnova a Noè il comando di rispettare la vita degli altri uomini e in cambio promette la sua benedizione e la sua protezione. Fra Dio e Noè si stabilisce una alleanza. Se Noè e i suoi discendenti rispetteranno la vita e non useranno più la violenza, Dio non castigherà mai più l'umanità. Dopo il diluvio è come se la storia umana ricominci da capo. Dio, dopo il fallimento di Adamo e dei suoi discendenti, ha ricreato una nuova umanità più obbediente a lui, più rispettosa della sua volontà.


Capoverso discendenti di Noè

Purtroppo anche questa «seconda umanità» fallisce. Già uno dei figli di Noè, Cam, si comporta in maniera poco rispettosa nei confronti del vecchio padre. Dopo il diluvio Noè e i suoi figli riprendono a coltivare la terra. Proprio in quel periodo si scopre la pianta della vite. Gli uomini imparano a preparare il vino schiacciando l'uva e facendo fermentare il mosto. Probabilmente le prime volte che bevono il succo dell'uva non si rendono conto dei suoi possibili effetti inebrianti. Così succede a Noè. Dopo aver bevuto un'abbondante dose di vino per dissetarsi, Noè si addormenta scompostamente all'interno della sua tenda. Mezzo nudo e buttato per terra, non offre certo uno spettacolo edificante! Cam entra per caso nella tenda e vede il padre in quello stato. Subito comincia a sghignazzare. Poi esce fuori per invitare i fratelli a godersi quella scena. Ma Sem e Iafet rimproverano severamente Cam. Poi prendono un mantello e, camminando all'indietro per non vedere il padre scomposto, lo ricoprono con molto rispetto. Quando Noè si sveglia, maledice Cam per la sua improntitudine e gli prospetta un futuro pieno di dolori e di difficoltà. Benedice invece Sem e Iafet per il rispetto che gli hanno dimostrato. Ancora una volta l'umanità si divide così in buoni e cattivi. Sembra che la lezione del diluvio non sia bastata a orientare gli uomini verso il bene, verso il rispetto degli altri... Passano gli anni. Ormai l'umanità si è diffusa in tutta la terra allora conosciuta. Ormai vi sono tanti popoli, ma tutti parlano ancora una lingua che ha un'origine comune. Ma presto gli uomini, per un nuovo peccato di orgoglio, non conserveranno più neppure questo ultimo segno di unità.


Capoverso a torre di Babele

Le città che i discendenti di Noè costruiscono lungo i fiumi della Mesopotamia, diventano sempre più grandi, popolose, splendide. L'architettura si è sviluppata e ormai le costruzioni si elevano ardite verso il cielo. In particolare lungo il fiume Eufrate sta sorgendo una città stupenda e ricchissima: Babilonia. Dentro le sue mura s'innalzano superbe piramidi fatte a gradini che sembrano, anche per la loro forma, immense scale che salgono verso la dimora degli dèi. Con la ricchezza e la potenza cresce anche in Babilonia la corruzione. Gli uomini, dimentichi dell'unico vero Dio, adorano assurdi e crudeli idoli fatti di pietra. Ad essi offrono persino sacrifici umani. La Bibbia prende lo spunto dal ricordo di una di queste piramidi rimasta incompiuta, per descrivere nell'undicesimo capitolo del Genesi, l'orgoglio degli uomini e il conseguente castigo di Dio. Gli abitanti di Babilonia si dicono dunque fra loro: - Venite, facciamo mattoni e cuciniamoli al fuoco. Costruiamoci una torre la cui cima tocchi il cielo. Ma il Signore punisce la loro presunzione. L'uomo nulla può costruire d'importante se dimentica Dio o, peggio, se sfida Dio. La piramide non è portata a termine perché gli uomini cominciano a litigare tra loro. È come se Dio abbia confuso le loro lingue perché non si comprendano più. In realtà il moltiplicarsi delle lingue fu un fenomeno naturale, dovuto al continuo spostarsi di quelle popolazioni. Ma certamente la dispersione dei popoli significa anche la volontà degli uomini di non collaborare fra loro, di agire ognuno secondo i propri interessi. Una nuova esperienza negativa dell'umanità è per la Bibbia un'ulteriore occasione per insegnare agli uomini che senza Dio non si può costruire la civiltà. Con l'esperienza della torre di Babele sembra ormai che Dio, spazientito per il comportamento orgoglioso degli uomini, debba abbandonarli al loro destino. Sembra che il progetto di ricuperare l'umanità peccatrice sia definitivamente fallito. Dio invece ricomincia tutto da capo. Ancora una volta il suo amore è più forte dell'orgoglio umano. Dio sceglierà un uomo nuovo per farlo capostipite di una nuova umanità. Quest'uomo sarà Abramo e dalla sua discendenza Dio farà nascere il salvatore. I primi undici capitoli del Genesi narrano la storia delle origini dell'umanità. Una storia che copre un periodo lunghissimo, durato millenni e millenni. Un periodo durante il quale gli uomini non avevano ancora inventato la scrittura. Un periodo perciò molto difficile da ricostruire storicamente. Con Abramo invece entriamo già nella storia. Abramo, vissuto circa nel 1800/1700 avanti Cristo, è il primo personaggio sicuramente storico che la Bibbia ci presenta.


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