LA STORIA DI MOSÈ (Esodo - Levitico - Numeri - Deuteronomio)

Parte 1:
Oppressione del popolo d'Israele - Mosè salvato dal Nilo - La fuga di Mosè - Il roveto ardente

| Parte 1 | Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 |


Capoverso ppressione del popolo d'Israele

Il popolo d'Israele è ormai in Egitto da 400 anni. Durante questo lungo periodo di tempo si sono succedute numerose dinastie di faraoni. Nuovi monumenti s'innalzano accanto alle antiche piramidi costruite mille anni prima di Abramo. Siamo circa nell'anno 1250 avanti Cristo. Sul trono d'Egitto siede ora il faraone Ramses II. Ormai la storia di Giuseppe è stata dimenticata. Il nuovo faraone è preoccupato per la crescita d'Israele che occupa la terra di Gosen a est del Nilo. Gli ebrei sono un popolo dentro un popolo. Un giorno il nuovo faraone dice ai suoi sudditi: - Ecco, il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti per impedire che accresca la sua potenza. Altrimenti, in caso di guerra, Israele si unirà ai nostri nemici e occuperanno il nostro paese. Da quel giorno gli ebrei non hanno più la libertà di spostarsi con i loro greggi, né di coltivare la terra che era stata loro donata. Sono costretti, invece, con la forza, a fare i muratori, un mestiere che non avevano mai esercitato. Impastano l'argilla per farne mattoni che poi cuociono al sole. Devono costruire, sotto la sferza dei sorveglianti egiziani, mura di difesa e canali per l'irrigazione. Per un popolo abituato alla libertà dei grandi spazi, alla mobilità, questa condizione è insopportabile. A questa prima restrizione si aggiunge presto una più grave decisione del faraone. Alle levatrici ebree viene ordinato di uccidere, al momento della nascita, tutti i maschi d'Israele.


Capoverso osè salvato dal Nilo

Una famiglia ebrea che aveva già due figli, Maria ed Aronne, è allietata da un terzo figlio. La mamma, che aveva partorito senza l'aiuto della levatrice, pensa di nasconderlo per salvargli la vita. La cosa le riesce per circa tre mesi. Ma ogni tanto le case ebree sono perquisite dalle guardie egiziane. Quella mamma allora rinchiude il bambino in un cestello impermeabile di vimini che poi affida alle acque del Nilo. La sorella del bambino, Maria, si nasconde fra i giunchi sulla riva del fiume per osservare da lontano cosa succede al fratellino. Ed ecco la figlia del faraone scendere al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle passeggiano lungo la riva. Il cestello si è impigliato fra i giunchi. La figlia del faraone manda una schiava a raccoglierlo. L'apre e vede un bellissimo bimbo che piange con i piccoli pugni sugli occhi. La figlia del faraone prova una grande tenerezza e dice: - Dev'essere un bambino ebreo. Maria allora esce dal nascondiglio e suggerisce alla principessa: - Se vuoi, posso trovare una donna ebrea che allatti il bambino per te. - Va bene - risponde la figlia del faraone che si è subito affezionata a quel fanciullino. Maria naturalmente chiama la madre, la quale può riavere così il suo figlioletto. Quando il bambino è cresciuto ed è diventato un giovinetto, la madre lo conduce alla figlia del faraone. E il ragazzo diventa come un figlio per lei ed ella lo chiama Mosè che significa «salvato dalle acque».


Capoverso a fuga di Mosè

Mosè è allevato alla corte del faraone in mezzo agli agi e alle ricchezze. Tuttavia egli sa di essere ebreo e non dimentica il suo popolo. Un giorno egli si reca nella terra di Gosen dove risiede Israele e nota i lavori pesanti che il popolo è costretto a compiere. Mosè vede un sorvegliante egiziano che colpisce con una frusta un operaio ebreo. Subito si accende di sdegno. Si guarda attorno. Non vede altri sorveglianti. Mosè allora colpisce a morte l'egiziano e lo seppellisce nella sabbia. Il giorno dopo Mosè osserva due ebrei che stanno bisticciando. Interviene per dividerli ed uno di essi gli dice: - Con quale diritto vuoi fare il giudice fra noi due? Vuoi forse uccidermi come hai ucciso ieri l'egiziano? Mosè allora capisce che il fatto del giorno precedente è già di dominio pubblico. Il faraone stesso è stato avvertito ed ora cerca Mosè per metterlo a morte. Mosè, preso dalla paura, abbandona l'Egitto e si rifugia nel paese di Madian, a est della penisola del Sinai, oltre il golfo di Aqaba. In quel territorio abitano degli ebrei discendenti anch'essi del patriarca Abramo. Questi ebrei non si erano recati in Egitto al tempo di Giuseppe, figlio di Giacobbe, ma erano rimasti liberi pastori nel deserto. A differenza degli ebrei che stavano in Egitto, i madianiti avevano conservato un certo ricordo del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Mosè dunque vaga come un fuggiasco per le terre di Madian. Un giorno, affranto e sconsolato, siede presso un pozzo. Nei paraggi abita un uomo di nome Ietro che ha sette figlie. Ed ecco queste giovani vengono al pozzo dove siede Mosè per attingere acqua e far bere il gregge del loro padre. Proprio in quel momento arrivano alcuni pastori villani che scacciano le figlie di Ietro. Mosè, di fronte a questo sopruso, ritrova il suo vigore. Si alza in tutta la sua imponente statura e, a forza di spintoni, allontana quei prepotenti. Le ragazze, tornate a casa, raccontano l'intervento di Mosè al loro padre e questi, per ricompensare il difensore delle figlie, lo ospita in casa e gli dà in moglie la propria figlia Zippora.


Capoverso l roveto ardente

Passano alcuni anni. Mosè ormai fa parte del clan di Ietro e porta al pascolo i greggi del suocero. Il faraone Ramses II nel frattempo muore e a lui succede Mernepta. Il nuovo faraone è ancora più crudele e deciso del precedente e continua ad opprimere il popolo d'Israele. Un giorno Mosè, che ora ha circa quaranta anni, conduce il gregge di Ietro presso le falde del monte Sinai, a sud della penisola che porta lo stesso nome. Ed ecco che Mosè vede delle lingue di fuoco uscire da un roveto. A debita distanza, Mosè osserva quell'incendio aspettando che esso si spenga dopo aver consumato i rovi. Ma il fuoco continua e il roveto non si consuma. Allora Mosè pensa: «Voglio avvicinarmi perché questo è uno spettacolo davvero eccezionale. Come mai il roveto non brucia?». Mosè sta per accostarsi al roveto ardente quando sente una voce. È la stessa voce, ferma e dolcissima, che aveva parlato ad Abramo, ad Isacco e a Giacobbe. - Mosè, Mosè! - dice la voce. E Mosè, come Abramo, come Isacco e come Giacobbe, risponde prontamente: - Eccomi! La voce riprende: - Non avvicinarti. Togliti i sandali dai piedi perché il luogo dove sei è santo. Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Ho osservato la condizione del mio popolo in Egitto e ho deciso di liberarlo e di dargli la terra che ho promesso ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Perciò, fa' uscire Israele dall'Egitto. Io sarò con te.


| Parte 1 | Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 |


| |