LA STORIA DI GESÙ (Vangeli di Matteo - Marco - Luca - Giovanni)

Parte 4:
La preghiera di Gesù - Nell'orto del Getsemani - Arresto di Gesù e rinnegamento di Pietro - Gesù è condannato a morte

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Capoverso a preghiera di Gesù

Quindi, alzati gli occhi al cielo, Gesù dice: - Padre, è giunta l'ora. Glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Perché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato. Erano tuoi e li hai dati a me. Le parole che hai dato a me io le ho date a loro. La tua parola è verità. Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola, come io e te, Padre, siamo una cosa sola. Padre, voglio che quelli che mi hai dato possano un giorno contemplare la mia gloria. Tu mi hai amato prima della creazione del mondo. L'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.


Capoverso ell'orto del Getsemani

Gesù esce dalla sala con i suoi undici apostoli e si incammina verso un podere poco distante chiamato Getsemani. Si fermano sotto alcuni alberi di olivo. Gesù dice agli apostoli: - Sedetevi qui mentre io prego. Poi prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e con essi si allontana di qualche passo. Dice loro: - La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate. Andato avanti quanto un tiro di sasso, Gesù si getta a terra e dice: - Padre mio! Allontana da me questo calice. Però non ciò che voglio io si compia, ma ciò che vuoi tu. Tornato indietro, trova addormentati i tre apostoli prediletti. Scuote Pietro e gli dice: - Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Tre volte Gesù si allontana e tre volte, tornando, trova gli apostoli addormentati. Gesù è solo in quella notte. I suoi amici più cari sono indifferenti alla sua angoscia.


Capoverso rresto di Gesù e rinnegamento di Pietro

E subito arriva Giuda Iscariota e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dai farisei. Giuda si accosta a Gesù, gli getta le braccia al collo e gli dice: - Maestro. Poi lo bacia. Un bacio viscido come quello di un serpente. È il segnale convenuto. - Quello che bacerò, è Gesù. Arrestatelo! - aveva detto Giuda alla folla. Quelli mettono le mani addosso a Gesù e lo arrestano. Tutti gli apostoli fuggono spaventati e abbandonano l'amico e il maestro. Gesù è condotto dal sommo sacerdote Caifa per essere interrogato. Pietro segue da lontano Gesù ed entra nel cortile del palazzo di Caifa. La portinaia gli domanda: - Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo? Pietro risponde: - Non lo sono. Mentre Caifa interroga Gesù, Pietro si scalda accanto ad un fuoco acceso nel cortile. Per due volte gli chiedono: - Sei uno dei suoi discepoli? Pietro nega dicendo: - Non ho mai visto quell'uomo. Il gallo canta e Pietro ricorda le parole di Gesù: Prima che il gallo canti mi avrai rinnegato tre volte. Esce dal cortile e piange amaramente. Anche Giuda Iscariota si pente di aver tradito il maestro. Ma, a differenza di Pietro, ha il cuore troppo orgoglioso per piangere. Quella stessa notte getta le trenta monete d'argento nel tempio, poi si allontana e si impicca ad un albero.


Capoverso esù è condannato a morte

I sacerdoti del tempio non possono condannare a morte perché in Giudea comanda il procuratore romano Ponzio Pilato. Soltanto lui ha potere di vita e di morte sui giudei. Perciò i sacerdoti fanno condurre Gesù da Pilato. Davanti al procuratore i sacerdoti accusano falsamente Gesù: - Abbiamo trovato costui che sobillava il popolo e impediva alla gente di pagare le tasse a Cesare. Inoltre costui afferma di essere il re dei giudei. Pilato interroga Gesù: - Sei tu il re dei giudei? Gesù risponde: - Tu lo dici. Pilato alza le spalle e dice ai sacerdoti e alla folla radunata: - Non trovo nessuna colpa in quest'uomo. Ma essi insistono: - Se non fosse un malfattore non te lo avremmo consegnato. Pilato allora invia Gesù dal re Erode Antipa, ma neppure Erode può condannare Gesù. Gesù viene ricondotto da Pilato. Il procuratore tenta nuovamente di salvare Gesù. Lo interroga: - Dunque tu sei re? E Gesù per la seconda volta risponde: - Tu lo dici: io sono re. Ma il mio regno non è di quaggiù. Io sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce. Pilato è spazientito. Tirando un profondo sospiro dice: - Che cos'è la verità? Pilato non aspetta la risposta. Propone alla folla di scambiare la vita di Gesù con quella di un vero malfattore, Barabba. Ma la folla, sobillata dai sacerdoti, urla: - Crocifiggi Gesù, altrimenti non sei amico di Cesare. Pilato, vedendo che il tumulto cresce, si lava le mani davanti alla folla e dice rassegnato: - Non sono responsabile del sangue di quest'uomo. Vedetevela voi. Poi lascia libero Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegna ai soldati perché sia crocifisso.


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