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Proverbi dal mondo:

Una proposta per ..."vivere"... la Parola!

Sii certo che la felicità delle tua vita non può venire da fuori.
Solamente tu potrai trovare la felicità, quando saprai farla nascere all'interno del tuo cuore, quando apprenderai ad aiutare tutti indistintamente con le tue azioni, le tue parole e i tuoi pensieri.
Pensa positivamente, scusando tutti, e sentirai la maggior felicità della tua vita nella gioia di vivere bene.

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La Parola di domani

Martedì 21 Novembre 2017      
Presentazione della B.V. Maria (m)
33.a Tempo Ordinario
Il Signore mi sostiene
Liturgia: 2Mac 6,18-31; Sal 3; Lc 19,1-10


PREGHIERA DEL MATTINO
"Oggi devo fermarmi a casa tua". Tu sei colui che bussa alla porta e mi invita, Dio delle sorprese, del sorgere, dei risvegli. Poiché la mia casa è la tua casa. Come mi troverai quando verrai, in quale disordine interiore? Fa' che mi prepari a ricevere il mio innamorato.

ANTIFONA D'INGRESSO
Dice il Signore: "Io ho progetti di pace e non di sventura; voi mi invocherete e io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi". (Ger 29,11.12.14)

COLLETTA
Il tuo aiuto, Signore, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA 
Lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte per le sante e venerande leggi.
Dal secondo libro dei Maccabei 2Mac 6,18-31
In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. Quelli che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità
in nome dell'antica amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant'anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell'Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un n! obile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia. Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui». In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 3)
R. Il Signore mi sostiene.
Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c'è salvezza in Dio!».
R. Il Signore mi sostiene.
Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.
R. Il Signore mi sostiene.
Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.
R. Il Signore mi sostiene.

CANTO AL VANGELO (cf. 1Gv 4,10)
R. Alleluia, alleluia.
Dio ha amato noi e ha mandato il suo Figlio
come vittima di espiazione per i nostri peccati.
R. Alleluia.

VANGELO

Il Figlio dell'uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.
+ Dal Vangelo secondo Luca 19,1-10
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Parola del Signore.

OMELIA
Il vangelo ci ripropone l'episodio del piccolo Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, che cercava di vedere Gesù. Fin quando egli rimane confuso tra la folla, per la sua piccola statura, e non solo per questo, non gli è consentito di vedere. Prima deve elevarsi arrampicandosi ad un albero e poi dovrà scendere in fretta per accogliere a casa sua Colui che cercava nascondendosi tra i rami. Voleva solo vedere Gesù ed ecco che si sente chiamare per nome, invitato da Gesù a scendere in fretta «perché oggi devo fermarmi a casa tua». Il Signore ci dà molto di più di quanto osiamo sperare da lui. Zaccheo, anche se ricco di soldi, sa di essere un povero peccatore, lo confesserà poi umilmente all'ospite divino. Il suo obiettivo era soltanto quello di vedere quale fosse Gesù. Mai e poi mai si sarebbe sognato di poterlo avere come ospite casa sua; ancor meno
poteva lontanamente sperare i frutti di grazia che poi sarebbero sgorgati da quell'incontro. La presenza del Signore smuoverà la sua coscienza a riconoscere i propri peccati e le ingiustizie commesse, sentirà poi il bisogno di affidare i suoi errori alla misericordia del Signore, si sentirà impegnato a riparare il malfatto e il maltolto, si sente interiormente smosso alla solidarietà
verso i poveri, poi ascolterà commosso il perdono e la completa assoluzione: «oggi la salvezza è entrata in questa casa». La conclusione del brano evangelico ci apre il cuore alla speranza: «Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Chi di noi non ha già sperimentato e rischia di sperimentare di perdersi? Gesù già ci sta cercando per salvarci! (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Quest'offerta che ti presentiamo, Dio onnipotente, ci ottenga la grazia di servirti fedelmente e ci prepari il frutto di un'eternità beata. Per Cristo nostro Signore.


ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Dice il Signore: "In verità vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato". (Mc 11,23.24)

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Padre, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
È stretta la porta, e sei tu la porta dell'unico ovile. Che ristrettezza si trova in te, più vasto dei cieli, se non questo rimpicciolirsi del tuo essere per comunicare con noi, questo passaggio stretto dalla divinità all'umanità per te che sei rimasto nove mesi nella notte del ventre materno; se non questo rimpicciolirsi dell'angoscia affinché tu possa cogliere la ristrettezza soffocante
dell'umanità decaduta? Il discepolo ben formato è simile al suo maestro, e se tu ci dilati e ci metti al largo noi possiamo fare l'economia di questa traversata nell'umanità sofferente, di questa attraversata del tuo cuore trafitto per la salvezza del genere umano.

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