La missione

Qui vivo tra i soldati


missioneTi scrivo dalla città di Damiata, in Egitto. Probabilmente ti chiederai che cosa ci faccio in questo posto, così lontano da Assisi. Sai, la parola di Dio non è un'esclusiva riservata a pochi eletti, tutti devono conoscere il Vangelo, dai popoli nordici a quelli che vivono tra la sabbia del deserto ... Per questo, tempo fa, la nostra fraternità decise di spingersi al di fuori dei confini italiani e di raggiungere la Germania, la Francia, la Spagna e il Marocco. La maggioranza di noi - ormai eravamo numerosi - non conosceva nessuna lingua straniera, per cui puoi immaginarti che peripezie dovettero affrontare i miei compagni nel percorrere quelle regioni. Alcuni di loro furono persino pre­si a bastonate perché, interrogati dalle autorità locali, alla domanda se fossero o no degli eretici risposero candidamente di sì! Poveretti, quella era l'unica pa­rola che conoscevano e, non capendo i loro accusatori, da veri fratelli umili e sottomessi a qualsiasi domanda rispettosamente rispondevano sì! Lascio a te il piacere di immaginare in quali altre tragiche avventure furono coinvolti que­sti poveri missionari. Davvero la loro fede è grande! Così anch'io mi sono uni­to a loro, poiché volevo essere d'esempio per tutto l'Ordine.

Feci due tentativi; il primo fu quello di raggiungere la Siria, ma le avver­sità del tempo costrinsero la nave ad attraccare in un porto di fortuna. Dopo qualche tempo, non riuscendo a trovare il mezzo per raggiungere la so­spirata meta, fui costretto a rientrare in Italia, ad Ancona. Ma il mio spirito missionario non demordeva, così decisi di arrivare in Marocco, con l'intento di annunciare il Vangelo a quella gente. Purtroppo, giunto in Spagna, una malattia gravissima mi impedì di continuare il viaggio e dovetti, per la seconda volta, tornare ad Assisi. Lasciato passare il tempo necessario per ristabilirmi, ritentai nuovamente di uscire dal confine italiano, questa volta accompagnato da un fedele compagno di nome Illuminato. E finalmente riuscimmo a rag­giungere prima la Siria, poi la città di Damiata, in Egitto, da dove ti scrivo.

Qui vivo tra i soldati, mercenari di ogni genere, che si sono accampati nei dintorni di questa cittadina, tenuta da tempo in assedio. Tra questa puzza di cavalli e questo lerciume di rifiuti di ogni sorta non ho trovato la guerra eroica ed emozionante che sognavo quando ero giovinetto, le gesta nobili di cavalieri in cerca di onore e gloria! Ho trovato però il modo di con­solare i feriti, le persone che stanno morendo. Per loro l’avventura bellica è terminata, il loro tesoro è tutto in qualche soldo che non potranno mai spen­dere in donne o in vino. Io do loro la speranza certa che al di là della morte, la vita continua. Quegli ultimi miseri soldi che hanno tra le mani, se spesi bene, possono fruttare un tesoro immenso, incalcolabile: la gioia eterna...

Ma un'altra missione mi aspettava in queste terre lontane: incontrare il sultano Melek-el-Kamel per portargli due grandi doni: la parola di Dio e la pace!... Ottenuto il permesso dal comandante dell’esercito crociato, sotto la mia sola responsabilità, mi diressi verso la sua reggia. Dopo qualche inevitabile scaramuccia con le sentinelle, finalmente fui ricevuto. Fu un in­contro edificante, il sultano era un uomo veramente disponibile, di animo ge­neroso. Dissi che ero stato inviato non da uomini ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità. Melek-el-Kamel non abbracciò la nostra religione, ma mi offrì doni preziosi da distribuire ai cristiani poveri e alle chiese, in segno della sua benevolenza. Io non accettai, perché volevo mantenermi libero dal peso del de­naro ed egli mi stimò ancora maggiormente.

Ora, purtroppo, devo abbandonare velocemente queste terre e ritornare ad Assisi, poiché sono venuto a conoscenza che dei disordini, nati all'interno del nostro Ordine, stanno creando grossi problemi alla comunità. Un ricordo porterò da queste terre lontane: un piccolo corno da caccia d'avorio in­tarsiato, che il sultano d'Egitto ha voluto donarmi e quando lo guarderò, ri­vedrò quelle case bianche e sentirò il profumo del mare... La mia missione apparentemente è fallita, ma sono sicuro che in fondo a quel nobile cuore qualcosa di me e del mio Dio è rimasto. Basterà attendere ...

Essere missionari non significa però fare sempre lunghi viaggi o affrontare mille pericoli, lo puoi essere anche tu nel tuo mondo, non pensi? ...

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La missione
Qualche volta noi cristiani siamo come coloro che avendo trovato un grande tesoro, anziché fare festa con i propri amici, lo nascondono sotto terra. Spesso non abbiamo la consapevolezza che la fede che il Signore ci ha donato è il tesoro più prezioso che possediamo. E non ci accorgiamo che sono molti coloro che sono privi di questa ricchezza e attendono da noi che mettiamo a loro disposizione questo tesoro.

Sappiamo anche che quando non condividiamo questo tesoro lo perdiamo. La fede, infatti, è un tesoro che più viene speso e più cresce. Quando invece ne facciamo una cosa solo nostra, da non condividere con gli altri, essa deperisce e pian piano ne rimaniamo privi.

Gesù invita i suoi discepoli a diffondere il tesoro che egli ha donato loro. Li invia in missione e li istruisce sul comportamento da tenere (Mt 10,1-13). Tutti gli uomini devono ricevere l'annuncio del Vangelo, perché nel Vangelo è nascosto tutto il bene che Dio vuole offrire a noi.

  • Qualcuno ti ha donato la fede: ti senti responsabile di donarla a tua volta?
  • Forse il Signore ti vuole scegliere per una missione speciale. Quale vocazione egli avrà in mente per te?

Francesco Questo è il mio tesoro...


Comments 5

5. Fabrizia Cantoni , Tuesday, December 26, 2017, 06:55:

Io vorrei tanto capire, come posso riuscire a vedere quale è la mia missione?

4. rossella , Tuesday, August 19, 2014, 14:19:

Ciao Francesco,il Signore mi ha scelta.Questo è quello che penso quando sono un po' spenta.Ma Lui sa sempre come accendersi,infatti la mia missione è quella di occuparmi della catechesi ai ragazzi.Io stessa mi sorprendono x il modo in cui riesco a relazionarsi con questi ometti. Considero questo un grande dono xche nonostante i problemi familiari trovo il tempo x il Signore.È lui che mi guida che mi riempie di gioia quando devo occuparmi delle sue cose.È questo il mio tesoro e la mia missione.Baci.

3. idafiorella , Sunday, March 30, 2014, 19:46:

Condividere il proprio tesoro è una verità sacrosanta che aiuta te stesso ed il prossimo. E' come quando si ama qualcuno, l'amore si riversa nell'altro e ritorna a te ricco di doni.In questo momento ricordo l'esempio della goccia che va a irrigare la terra e poi ritorna al suo punto di partenza.
E' l'amore vero, quello con la A maiuscola che regge questo nostro mondo. Che sarebbe la vita senza amore? Non avrebbe senso, la mia vita non avrebbe senso. Amare è la più grande missione che conosco.

2. francesco , Tuesday, January 15, 2013, 12:58:

Caro Francesco,
sto pensando al mio "tesoro"...
Penso che il mio tesoro sono io.
Io sono il "tesoro" di Dio, sono molto prezioso ai suoi occhi...
Lui è il mio "tesoro".
Un tesoro che, trovato, invita a scavare per trovarne il fondo, la fine....
Ma... l'Amore non ha fine. Non mi resterà altro che l'Amore che avrò cercato e trovato alla fine della mia vita e in quel Grande Amore mi discioglierò......

1. cesare murtas , Monday, September 24, 2012, 15:30:

sono un uomo che da poco ha avuto il dono della Fede piena,all'inizio ero un po confuso come se mi fossi innamorato ma non capivo non sapevo cosa mi stesse succedendo, poi ho realizato e Dio che mi sta chiamando, ho incominciato a capire la parola, farla mia e nello stesso tempo si modificavano i miei comportamenti e il modo di pensare ora vedo le persone come Fratelli e cerco nel mio piccolo di evangelizare chi mi sta intorno e molto difficile perche il mondo non crede in Dio ma solo nell'uomo e scoraggiante ma penso che con l'aiuto di Gesu sara piu semplice poiche Lui ci prende per mano