Il Regno di Dio

C'era nel deserto una donna povera...


regno di DioHo una grande notizia da darti: abbiamo ricevuto la benedizione del papa, qui a Roma! Ora sto tornando ad Assisi, assieme ai miei compagni.

Siamo seduti in riva a un ruscello, nelle vicinanze della capitale; Bernardo si è buttato in acqua e sta letteralmente inzuppandoci con spruzzi che sembrano ondate! Abbiamo appena festeggiato l'avvenimento mangiando del buon pane e cantando a squarciagola. Siamo veramente grati al Signore per il dono che ha voluto farci!

Il desiderio di incontrare il successore di Pietro era nato tempo fa, quando la nostra fraternità era composta da dodici persone. Molti avevano chiesto di unirsi a noi e io volevo che ciò che il Signore aveva iniziato a fare per mezzo nostro fosse riferito al sommo pontefice, per continuare la nostra mis­sione secondo il suo volere. Feci scrivere una Regola con poche parole sem­plici, parlai con i miei compagni e loro, entusiasti, accettarono la mia pro­posta. Occorreva tuttavia eleggere un capo, una persona che decidesse come comportarci durante il lungo viaggio. Fu scelto Bernardo, il mio primo fra­tello e, come un capo che si rispetti, fu sollevato da terra e lanciato in aria due o tre volte, tra il vociare festoso di tutti.

Partimmo per Roma subito dopo, e ti assicuro che fu un viaggio splen­dido. Era primavera, i prati erano coperti di fiori profumati. A volte il vento faceva ondeggiare l'erba alta. Pareva di essere immersi in un oceano verde, e la notte, quando non venivamo ospitati da persone generose, loda­vamo il Signore sotto il cielo stellato. Giunti a destinazione, fummo infor­mati che il nostro vescovo era a Roma, così lo raggiungemmo subito. Gli esponemmo il motivo del nostro viaggio ed egli, felice, promise di aiutarci a essere ricevuti dal papa. Ne parlò a un suo amico, il cardinale Giovanni di S. Paolo, il quale ci ospitò per qualche tempo nella sua abitazione.

Finalmente venne il giorno dell'udienza. La notte precedente nessuno di noi riuscì a dormire, e al mattino di buonora eravamo tutti pronti e tirati a lucido, se così si può dire, per il grande evento. Non ti dico i commenti e le espressioni dei volti di chi ci incrociava mentre attraversavamo quelle enormi stanze decorate! Sembravamo un branco di pezzenti intrufolati in un banchetto nuziale! Giunti al cospetto del santo padre ci inginocchiammo; i miei occhi per un attimo incrociarono quelli di Bernardo, nostro capo, e capii allora che dovevo parlare io. Esposi il nostro proposito, quello cioè di seguire alla lettera il Vangelo, e al termine il pontefice disse: “Cari figlioli, il vostro genere di vita ci pare troppo duro e penoso, è nostro dovere preoccuparci di quelli che in futuro saranno vostri seguaci, affinché non trovino troppo ardua la vostra vita!".

Pregai Dio che illuminasse la mia mente e risposi con questa parabola: "C'era nel deserto una donna povera e bellissima. Preso dal fascino di lei, un grande re bramò di prenderla in sposa, sperando di avere dei figli molto belli. Il matrimonio fu celebrato e nacquero diversi figli. Quando furono cre­sciuti, la madre rivolse loro queste parole: “Cari ragazzi, non vergognatevi della vostra umile condizione, perché in realtà siete figli del re. Andate alla sua corte ed egli vi darà tutto quello che vi abbisogna”. Giunti alla presenza del sovrano, questi ammirò la loro bellezza e notando che gli somigliavano, domandò: “Di chi siete figli?”. I ragazzi risposero di essere figli di una donna povera, che viveva nel deserto. Allora il re li abbracciò tutto esultante e disse: “State tranquilli, perché siete figli miei. Se prendono cibo alla mia mensa gli estranei, tanto più ne avete diritto voi, che siete mio sangue”. E ordinò a quella donna d'inviare a corte i figli avuti dal re, per essere allevati secondo il loro rango". Poi aggiunsi: "Sono io quella donna poverella che Dio ama e per sua misericordia ha reso bella, e dalla quale si compiacque di avere dei figli. Il Re dei re mi ha promesso che alleverà tutti i figli avuti da me, poiché se elargisce i beni temporali ai peccatori e agli indegni, molto più sarà ge­neroso con gli uomini evangelici". Il papa rimase molto colpito dalle mie parole, poi, avvicinatosi, mi abbracciò. Così approvò la nostra Regola e ci diede il permesso di predicare dovunque la penitenza.

Bernardo mi dice che dobbiamo ripartire, per cui ora ti lascio. Chissà, for­se anche a te è capitato di essere felice, quando le tue scelte di vita, col tempo, si sono dimostrate valide. Scrivimi se vuoi, ciao

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regno di Dio

Il regno di Dio
Le grandi speranze, le mete per le quali vale la pena di faticare e di rischiare, non sono quelle che il mondo propone. Il successo nella carriera o nello sport, il benessere e il potere politico o economico, l'applauso delle folle e le schiere di ammiratori sono risultati che non soddisfano mai in pienezza il cuore dell'uomo.

Gesù chiama beati i poveri, gli afflitti, i miti, i puri di cuore, gli operatori di pace (Mt 5,1-11).

Egli ci indica che l'obiettivo della nostra vita è quello di non lasciarci scappare il regno di Dio: possiamo raggiungere qualsiasi altra cosa, ma se perdiamo questa siamo completamente a mani vuote.

Per raggiungere la gioia del regno di Dio occorre il coraggio di essere piccoli, di abbandonarsi a Dio con la fiducia con cui un bambino si abbandona tra le braccia della propria madre: «Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà» (Lc 18,17).

Il coraggio di essere piccoli è la vera grandezza agli occhi di Dio, perché quando siamo piccoli e umili allora siamo davvero suoi figli. Solo allora siamo al sicuro dall'insuccesso, perché egli ci riveste delle sue ricchezze senza misura.

  • Quali sono i tuoi sogni e le tue speranze?
  • Che cosa vuoi dirci Gesù quando ci invita a cercare prima di ogni altra cosa il regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,34)?

Francesco Nella mia vita vorrei realizzare...


Comments 2

2. idafiorella , Saturday, March 29, 2014, 21:03:

Il regno di Dio e la sua giustizia che significano per la mia persona?Quando iniziai il mio cammino di conversione cercavo soprattutto l'incontro con Dio e comprendevo che l'unico cammino era che mi impegnassi sulla via delle virtù.Una strada tanto difficile allora come ora!Mi sembrava e mi sembra che solo sforzandomi a crescere in virtù io sia giusta e pratichi concretamente la giustizia. Tra le tante quella che ho amato da subito, istintivamente, ci sta proprio la semplicità. Amo abbandonarmi nelle sue braccia, amo che si prenda cura di me e mi chiami 'cara figliola'. Progetti non ne ho più fatti, perchè mi ricordano tanto il passato, vivo giorno per giorno offrendogli la mia piccola volontà nella speranza di essere in sintonia con la Sua volontà.

1. francesco , Monday, December 17, 2012, 10:01:

Caro Francesco,
intanto che leggo il cuore si espande..e vi vedo con gli occhi.
Se posso confidarti anche un mio segreto mi sono sentito un pò così il 1° maggio dell'anno scorso quando, ad un anno della beatificazione di Giovanni Paolo II, alla messa delle 17 abbiamo cantato in San Pietro, all'altare della Cattedra. Accompagnavo un gruppo di preghiera del mio paese a cantare..
Ecco, lì, proprio lì, ho avuto la gioia di avere la certezza che ciò che la Madre del Signore aveva desiderato si compisse per quel piccolo gruppetto di giovani sconosciuti, di un piccolo paesino, che non erano neanche un coro - ma di un gruppo di preghiera .... e non solo!
Ci era stata prepotentemente aperta la strada..eravamo voluti in quel posto..in cima...
Tu sai, Francesco, tutta la storia....anche se non sono troppo esplicito....
Ora so che, quando il dubbio si ripresenterà, quando mi chiederò ancora una volta: ma cosa faremo adesso? dovrò ripensare a quello che il Signore ha fatto per noi...
Ti abbraccio fortissimo!