La scelta di Dio

"Stattene lì, zotico araldo di Dio!"


scelta di DioTi scrivo da Gubbio, una cittadina nelle vicinanze di Assisi. Un amico mi ha ospitato per qualche tempo a casa sua, e ora che sto per partire come regalo mi ha donato una vecchia tonaca. Ti chiederai perché mai il figlio di Pietro di Bernardone abbia bisogno di indumenti usati, lui che un tempo si vestiva con stoffe pregiate sempre all'ultimo grido. Semplice: Pietro di Bernardone non è più mio padre! Ma lascia che ti racconti tutto con ordine.

Dopo aver trascorso parecchio tempo rintanato nella caverna di cui ti ho parlato la volta scorsa, una mattina decisi di tornare in città. Presi il coraggio a due mani e mi incamminai verso Assisi. Quando varcai le mura successe il putiferio. La gente che mi incontrava, vedendomi così stravolto, credeva che fossi impazzito. In effetti il mio aspetto non era dei migliori; dopo quello che avevo passato ero magro a tal punto che a stento riuscivo a camminare, per non parlare dei vestiti, o meglio degli stracci che indossavo. Per finire, non ero quello che si suol dire un esempio di pulizia personale. Alcuni giovani mi lanciarono dei sassi, altri presero del fango e me lo cosparsero addosso. Chi rideva sguaiatamente e chi, vedendomi, cambiava strada facendo finta di non conoscermi. Quel vociare increscioso si sparse per le vie della città e raggiunse, alla fine, anche le orecchie di mio padre. Alla notizia del mio rientro e del modo in cui ero stato accolto, il mio genitore si precipitò fuori dal negozio e correndo come un forsennato, mi raggiunse proprio mentre dei miei vecchi amici mi tiravano la tonaca e mi deridevano fragorosamente. Alla vista di tutto ciò, per poco non gli venne un infarto!

Superato il primo momento di panico, mi agguantò per una manica e mi trascinò a casa. Era veramente fuori di sé e, nonostante le suppliche di mia madre, mi rinchiuse in un bugigattolo e, sprangata la porta, disse che da lì non sarei più uscito fino a quando non avessi ritrovato quel po' di giudizio che, secondo lui, mi era rimasto. Passai parecchio tempo incatenato in quella cella. Un giorno mio padre dovette allontanarsi per lavoro e mia madre, approfittando della sua assenza, dopo aver cercato invano di dissuadermi dai miei “strani" propositi, decise di liberarmi e, aperte le catene, mi baciò e mi lasciò libero. Me ne tornai a S. Damiano. Ero più sicuro delle mie azioni grazie alle esperienze vissute e, di conseguenza, ero sereno. Mio padre rincasò, e quando seppe che ero fuggito con la complicità della sua sposa, dopo averla rimproverata, mi venne a cercare deciso più che mai a farla finita una volta per tutte. Quando lo vidi arrivare gli andai incontro, dissi che ero pronto a subire le sue percosse per amore di Cristo e, trovato il denaro ricavato dalla vendita delle stoffe a Foligno, glielo restituii. Egli allora si calmò, ma mi impose di seguirlo davanti al vescovo di Assisi perché rinunciassi a quello che possedevo. Così ci ritrovammo al suo cospetto.

Mio padre, fregandosi le mani, era sicuro che avrei ricevuto una pubblica lezione, una volta per sempre. Ma le cose non andarono precisamente come si aspettava. Infatti quando il rappresentante di Cristo mi disse di restituire tutto ciò che avevo sottratto alla mia famiglia, andai in una stanza, e obbedendo fedelmente all'ordine ricevuto, mi tolsi tutti i vestiti e, nudo come un venne, li andai a consegnare al mio genitore, dicendogli che d'ora in poi il mio unico vero Padre era quello che è nei cieli, non più Pietro di Bernardone. Fra lo sgomento dei presenti e l'imbarazzo dei familiari, il vescovo mi avvolse con il suo mantello e io me ne andai... Quel gesto fu una benedizione, poiché avevo deciso di seguire le orme di Cristo.

Lasciai Assisi e raggiunsi un monastero dove rimasi per un po' di tempo a fare lo sguattero in cucina. Un giorno mentre cantavo le lodi a Dio in un bosco, fui anche assalito da dei briganti che mi bastonarono e mi gettarono in un fosso dicendo: “Stattene lì, zotico araldo di Dio!". Ma appena se ne furono andati, balzai fuori e ripresi a lodare il Signore. La mia voce riempiva quel bosco silenzioso, e assieme a lui, anche il mio cuore.

Ora sono a Gubbio, e mentre ti scrivo ripenso a mio padre, che sicuramente sta soffrendo per quanto è accaduto, e a mia madre, che farà di tutto per consolarlo. Fare delle scelte significa rinunciare a tante cose. Vorrei che tu mi scrivessi per dirmi che cosa ne pensi del mio comportamento, del mio modo di agire. Ciao,

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La scelta di Dio
Forse ti è capitato di rinunciare a scelte importanti perché temevi che non fossero comprese, anche se personalmente eri convinto che fossero giuste.

A volte siamo così vigliacchi che ci importa più la «figura» che facciamo davanti agli altri piuttosto che impegnarci per gli ideali in cui crediamo.

Gesù ci ha dimostrato che si è davvero uomini quando si preferisce il disprezzo della gente al rinnegamento delle proprie idee. Se amiamo davvero un ideale, una causa, non importa se non siamo compresi.

E se questa causa è nientemeno che la scelta di Dio come il valore assoluto e la persona più importante da amare, allora vale la pena di lasciare tutto per lui. Così hanno fatto i discepoli di Gesù; così hanno fatto tutti i grandi santi della chiesa.

«Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me» (Mt 10,37).

Dio è geloso della nostra amicizia e vuole essere il primo nel nostro cuore. Il suo amore è così affascinante e così forte che vince l'amore verso qualsiasi altra cosa.

  • Dio ha il primo posto nella tua vita?
  • Quanto spazio riservi per lui?
  • Quali scelte puoi fare per rispondere all'amore di Dio per te?

Francesco Questa è la mia scelta...


Comments 4

4. Stefania , Thursday, December 04, 2014, 09:01:

Quando la vita ci mette davanti a situazioni "spiacevoli",che ci smuovono dalle nostre certezze, che faticosamente ci siamo creati non senza rinucie e sacrifici,è proprio li che vediamo quanto Dio sia per noi Padre.
Un cristiano è tale se quando i fiumi straripano, la sua casa si tiene su nonostante la furia delle acque e dopo un momento di sgomento che è umano,torna a confidare nell'amore del padre che affligge ma non abbandona,anzi è li in quella burrasca che aspetta di incontrarti.
Davanti agli eventi o alle scelte della vita ci si può sentire sconfitti oppure amati,come Francesco che deriso e umiliato perfino dai suoi amici e incompreso dal padre,non ha smesso i lodare Dio.
Il Signore ci infonda la certezza della sua costante presenza rendendo umili e liberi i nostri cuori ,così da poterlo accogliere e riconoscere in ogni fatto della nostra storia e unirci a Francesco nel cantico delle creature
"laudato sii o mi Signore".

3. graziano , Tuesday, November 11, 2014, 19:12:

lasciare tutto per amore questo è il comandamento che Gesù ci chiede di fare rispondere alla propria coscienza affinché ogni uomo sia libero di decidere la cosa giusta da fare seguire Gesù per me significa saper ascoltare la voce del pastore e avere nel proprio cuore due cose importanti relazione con Dio e
missione vivere la propria missione per essere conforme alla santa volontà di Dio Padre .

2. idafiorella , Friday, March 28, 2014, 20:28:

'fare delle scelte significa rinunciare'Ogni vocazione, come la mia di madre, chiede di rinunciare a qualcosa. Pur di restare accanto ai figli ho lasciato un buon lavoro e questo ha comportato delle rinunce sotto l'aspetto economico. Dio mi ha donato tre figli e gliene sono immensamente grata, perchè volevo con tutto il cuore essere madre. Divenuti adulti tutti si sono allontanati, anche all'estero, e ci si ritrova soli. La casa è vuota e spesso mi dico che forse Lui ha voluto proprio così, per avermi più vicino, per distaccarmi da ciò che più prende il mio cuore: i miei figli. Ci sono momenti nei quali il 'fiat' è davvero penoso, ci sono momenti speciali con Lui nei quali la rinuncia ha un senso.

1. francesco , Monday, December 10, 2012, 12:53:

Carissimo Francesco,
so (purtroppo.. o per grazia?)che fare delle scelte, costa.Per te che ti guardavi in giro tra le ricche stoffe di tuo padre..o per me che sono stato al lavoro impiegato in ruoli che non sempre condividevo...per giustizia e umanità...fino al punto di decidermi di lasciare, di andarmene, di fidarmi solo di quello che mi avrebbe donato Dio. Quante lacrime! Quanto costa separarsi dalle sicurezze! Ma poi, fatto il passo, (perchè vivi in un tormento che ti mangia anche fisicamente)torni a respirare..libero da ogni catena..e canti! Sì, come gli Ebrei al passaggio del Mar Rosso!
Grazie Francesco...hai agito bene. Ti sei fidato e adesso.... guarda.....