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Proverbi dal mondo:

Una proposta per ..."vivere"... la Parola!

Sii certo che la felicità delle tua vita non può venire da fuori.
Solamente tu potrai trovare la felicità, quando saprai farla nascere all'interno del tuo cuore, quando apprenderai ad aiutare tutti indistintamente con le tue azioni, le tue parole e i tuoi pensieri.
Pensa positivamente, scusando tutti, e sentirai la maggior felicità della tua vita nella gioia di vivere bene.

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Meditazione di domani

Mercoledì 33.a – Tempo Ordinario

 

Vangelo - Lc 19,11-28

 

Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?

Luca chiosa in modo molto personale un testo già utilizzato da Matteo, richiama ancora una volta delle sentenze di Gesù, e mette il tutto dopo l’episodio che vede coprotagonista Zaccheo: il trafficone piccolo di statura incuriosito da Gesù e che si ritrova scelto da lui, e subito si converte affrontando anche gli aspetti più concreti del pentimento. Zaccheo, appunto, è uno che sa cogliere al volo le occasioni, quando si presentano, senza rinviare. Lo sapeva fare negli affari, sa farlo nella fede. Gesù sta andando "a muso duro" verso Gerusalemme, verso il compimento drammatico della sua fedeltà, e si accorge che intorno a lui ci si aspetta invece il gran finale, l’happy end: la vittoria e gli onori da godere e condividere. Gesù dedica allora questa parabola agli “illusi” che aspettano ingenui o famelici il trionfo religioso, prossimo o remoto che sia. La fedeltà - li striglia Gesù - è una questione che riguarda il presente e le scelte che in esso si compiono. La fedeltà, inoltre, è una questione che riguarda non solo ciò che mi manca e che chiedo al Dio di Gesù Cristo, e non a qualche altro dio, ma è una questione che riguarda a pari titolo ciò che ho e come lo impiego, le occasioni che mi sono date e come so coglierle e non rinviarle. (Sapresti dire, in questo momento, quali sono le tue “mine”?). Il giovane ricco sarà stato senz’altro religiosamente scrupoloso e zelante, ma, al dunque, a Gesù non ha detto “sì”. Zaccheo sarà stato uno squallido truffatore, ma al dunque a Gesù ha detto “sì”. Come quel giorno seppe fare il buon samaritano, come quasi ogni momento può capitarci di fare o di non fare. Attenzione! Quando siamo al dunque, è la paura che può fregarci, o anche solo la confusione tra “paura” e “timor di Dio”. La “paura” che frega è quella per cui cerchiamo di non fare sbagli con Dio;  dargli quello che chiede, non farci coinvolgere troppo, trovare una misura, sperare che confermi il nostro modo di accomodarci in una certa routine religiosa intensa o leggera. In fondo - a differenza di quell’amministratore infedele ma furbo, e per questo lodato da Gesù -- il terzo servo del vangelo di oggi la sua unica mina non se l’era mica intascata, l’aveva solo sotterrata per restituirla! Il “timor di Dio", al contrario della “paura”, e il coraggio di mettersi dal punto di vista di Gesù, guardare le cose come le guarda lui, e scegliere di conseguenza. Costi quel che costi, senza lasciarsi condizionare dal proprio passato, credendo che Gesù stesso - con il suo Spirito - sosterrà la nostra disponibilità a ricominciare e la porterà lui

a compimento. Tu hai timor di Dio? O hai paura di Dio?

 

 

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