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Proverbi dal mondo:

Una proposta per ..."vivere"... la Parola!

Sii certo che la felicità delle tua vita non può venire da fuori.
Solamente tu potrai trovare la felicità, quando saprai farla nascere all'interno del tuo cuore, quando apprenderai ad aiutare tutti indistintamente con le tue azioni, le tue parole e i tuoi pensieri.
Pensa positivamente, scusando tutti, e sentirai la maggior felicità della tua vita nella gioia di vivere bene.

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Meditazione di ieri

Lunedì 33.a – Tempo Ordinario

 

Vangelo - Lc 18,35-43

 

Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.

“Potessi vedere, potessi vedere almeno un volta Gesù, potessi vedere un miracolo, crederei”.  Quante volte abbiamo detto o abbiamo sentito dire qualcosa del genere. Mentre l’anno liturgico si avvia alla fine e si guarda verso le cose ultime e decisive, la Chiesa ci propone un vangelo in cui tra vista e udito si manifesta una relazione strana. Siamo messi di fronte al rischio che corrono coloro che “possono vedere”. Il vangelo ci presenta due condizioni rispetto a Gesù. Seduto in seconda fila, dietro un muro di persone, c’è un tizio, per giunta cieco (bando agli equivoci!), che può solo udire che sta passando Gesù. Di fronte a lui ci sono altri che gli “camminavano avanti" (ed in cui forse potremmo vedere coloro che si sentono anche “avanti nel cammino"), i quali, rispetto al cieco - per condizioni di salute e per posizione -, hanno maggiori possibilità di vedere Gesù. Il racconto è chiaro: ci mostra la fede di chi ascolta Gesù e non di chi vede Gesù. Semmai, nel finale, l'istinto a lodare Dio scatta nel popolo che vede cosa succede a colui che ascolta. Che ci vuol dire questo primato assegnato all'ascolto sulla vista? Forse è un richiamo a non essere superficiali, a non sbagliare oggetto quando in questione è il credere. Per la propria struttura interna il vedere tende a rappresentarsi il proprio oggetto come esterno e permanente indipendentemente dall’osservatore. L’udire, invece, è udire di qualcosa (un suono) che non ha una sua permanenza esterna e indipendente  dall’ascoltatore. Nella vita normale servono entrambi: nella vita ci sono cose da vedere ed altre da sentire. La differenza tra vedere e udire sta nel fatto che l'interrogativo che ti trasmette ciò che odi si trasferisce completamente dentro di te e sopravvive solo lì. Ecco, da questo punto di vista, il credere è qualcosa di più simile all’udire che al vedere, è qualcosa che si decide all'interno del nostro cuore, della nostra libertà. E tu, cerchi di vedere o cerchi di ascoltare Gesù? Perseveri e sempre ricominci ad ascoltare o ti sei messo davanti per vedere Gesù, e magari non lo ascolti più ed il tuo amore di un tempo si è raffreddato?

 

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