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Proverbi dal mondo:

Una proposta per ..."vivere"... la Parola!

Perché temere la morte?
Preoccupati piuttosto di vivere bene la tua vita.
Soccorri i bisognosi ... Conforta gli abbattuti ... Ama i non amati ...
Riservati degli spazi personali ... Confida nel Padre ...
La morte non sarà altro che la plenitudine di quella gioia che proverai già in quei momenti. Un portale di luce di cui varcare la soglia.

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Meditazione di ieri

Giovedì  – 15.a Tempo Ordinario

 

Vangelo  -  Mt 11,28-30

 

Io sono mite e umile di cuore.

Voglio imparare da Gesù che è mite e umile di cuore; perciò cerco nei vangeli episodi e situazioni che mi  offrano qualche esempio del suo comportamento mansueto e dimesso. Ma poi, come folgorato, mi viene in mente che la lezione che Gesù mi da è ben più radicale: il suo essere stesso, tutto il suo essere è un atto di umiltà perché, come dice san Paolo, lui che era Dio rinunciò alle sue prerogative e fu uomo uguale agli altri uomini e si umiliò al punto di sottomettersi all’obbedienza della morte, un’obbedienza umiliante come l'esecuzione capitale mediante Crocifissione, come si usava per i delinquenti. Procedendo nelle mie riflessioni scopro che l’umiltà e la mitezza di Gesù sono l’umiltà e la mitezza stesse della santissima Trinità (e questo mi meraviglia ancor più perché credevo che l’umiltà fosse virtù umana incompatibile con le prerogative divine); se l'umiltà ha infatti a che fare col non essere gelosi della propria grandezza e col rinunciare a tenere le distanze, allora quale abissale e sconvolgente umiltà non è esplosa nel cuore della Trinità nel momento in cui ha concepito l’idea di creare l'uomo al fine di coinvolgerlo nella sua vita eterna donandosi a lui mediante l’Incarnazione? Dal momento dell'Incarnazione, per tutta l'eternità Dio è e rimane il Verbo incarnato cioè il re che ha abdicato al trono. L’annullamento dell’infinita distanza non può non suscitare stupore per non dire incredulità e sgomento. L’abbassamento, anzi l’umiliazione che esso comporta contraddice ogni nozione che potevamo avere delle prerogative di Dio prima che Egli ci rivelasse qualcosa di sé. L’umiltà di Dio è un vero e proprio scandalo per la ragione umana; essa, che non può neppure concepire la possibilità e la convenienza che Dio parli all'uomo, a maggior ragione inorridisce all'idea che Dio stringa con lui un rapporto ben più stretto di quello della comunicazione verbale: addirittura la convivenza, la promiscuità. Davanti alla stupefacente umiltà di Dio sorge la domanda: “Ma come è possibile?". La risposta dà una spiegazione che anziché dissolvere lo stupore lo accresce: “Queste cose fa l'amore”. Se Dio è Colui che ama, non ci deve stupire l'eccesso di amore che si esprime nella sua umiltà perché l'amore trascende i criteri dì ciò che si dice ragionevole. E nella chenosi di Dio non c'è neppure l'ombra della ragionevolezza.

 

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