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Proverbi dal mondo:

Una proposta per ..."vivere"... la Parola!

L'amore costante e silenzioso produce l'effetto di una minuta e soave pioggerella che, fedele nel suo insistere, fa straripare i ruscelli.
Ama concretamente quelli con cui vivi e li vedrai traboccare d'amore in breve tempo.
Energia misteriosa, l'amore è contagioso con la costanza del suo agire.

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La meditazione di oggi

MEDITAZIONE QUOTIDIANA

Venerdì - 2.a di Pasqua

Vangelo - Gv 6, 1-15

Il racconto di Giovanni corre sul filo di un doppio piano di lettura: se non vogliamo che Gesù si ritiri dinanzi alle nostre attese, utilitaristiche e interessate, dobbiamo imparare a leggere i segni e a non incoronare il messia sbagliato, paladino del benessere materiale. La Pasqua è vicina, ma tanta gente ha fame, ha visto dei segni straordinari ed è pronta a risalire la china. Sul nuovo monte non c’è un tempio monumentale; è un luogo fertile, non brullo e riarso, ma simile al pascolo annunciato dai profeti (Ez 34, 14). Qui si può incontrare il nuovo Mosè. L’importante è non sbagliare l’approccio: non illudetevi, il pane che estingue una fame cosi grande non si compra da nessuna parte. Filippo fa il primo passo: noi non possiamo offrire quello che non abbiamo. Andrea compie il secondo, decisivo, anche se umanamente è una follia: partiamo dalla solidarietà dei poveri. Alla grazia basta la generosità del cuore. Bisogna però sedersi, abbandonare ogni frenetica velleità di protagonismo, liberare persino la preghiera dall’ossessione dei risultati e abbandonarsi fiduciosamente alla volontà del Padre. L’evento straordinario avviene nel segno della gratuità e della gratitudine. La manna nel deserto era proporzionata ai bisogni (Es 16,26), il pane messianico è sovrabbondante e non devessere sprecato, ma portato ai lontani. Oltre la nostra fame saziata, ce ne sono ancora dodici canestri: un intero popolo, come le dodici tribù d’Israele, può essere sfamato. Qui torniamo al punto di partenza: cerchiamo il segno, oltre il miracolo. Quello che è accaduto, cancellando le distanze tra la fame e il pane, tra la domanda e la risposta, non è un episodio magico e deresponsabilizzante, che ci abbaglia con l’illusione del disimpegno. Oltre la superficie del miracolo, c’è la profondità del segno, che è promessa e compito: il cammino della salvezza è appena cominciato, non sprechiamo quelle dodici ceste, altrimenti il Signore s’inoltrerà da solo in una montagna che questa volta non saremo capaci di scalare.

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