MEDITAZIONE QUOTIDIANA


Venerdì- XXII Tempo Ordinario






Parola - Prima lettura 1 Cor 4, 1-5
Fratelli, ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio... A me però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso... Il mio giudice è il Signore! Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore.

Riflessione
Noi pure, in un certo senso, possiamo considerarci «amministratori dei misteri di Dio»; ora, quanto si chiede a ciascuno di loro, è che risulti fedele al «ministero» ricevuto da Dio. Ogni persona riceve, in modo misterioso, una misura particolare della donazione di Cristo; nessuno è cosciente della reale consistenza del dono divino. Solamente il Signore conosce il numero dei talenti che ci ha dato in amministrazione, le difficoltà oggettive che ciascuno incontra nel trafficarli, il valore del guadagno personale. Gesù sarà in grado di giudicare con oggettività: «Egli metterà in luce i segreti delle tenebre... e manifesterà le intenzioni dei cuori: allora ciascuno avrà la sua lode da Dio». Un giudice di prima istanza, che in cassazione si vedesse cambiare sistematicamente le sentenze da lui emesse, si creerebbe una pessima fama, al punto da vergognarsi di indossare la toga. Tratteniamoci dal giudicare i fratelli e dall'emettere sentenze di condanna contro di loro; potrebbe capitarci di vederle tutte modificate da Cristo giudice supremo. La vergogna e la pessima fama acquisite, potrebbero accompagnarci per tutta l'eternità.


Parola - Vangelo Lc 5, 33-39
In quel tempo... Gesù diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio... E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi... Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi».

Riflessione
La necessità di conversione radicale è sempre attuale; essa ha come obiettivo principale la virtù della carità. Gesù, in modo semplice e profondo nel medesimo tempo, ci sollecita a non commettere l'errore di mettere una pezza nuova in un vestito vecchio, poiché lo strappo sarebbe peggiore del primo; a non porre vino nuovo in otri vecchi, giacché perderemmo l'uno e l'altro. Fuori di metafora, siamo invitati ad evitare l'ipocrisia dei gesti di conversione, che ci costano tanto poco, da risultare inutili; o di porre anche azioni molto impegnative, ma in un contesto di vita vecchio stampo, che vanifica ogni sforzo. Si tratta di metterci decisamente alla scuola di Cristo, unico maestro e sola forza che ci permette di concludere qualcosa. Egli ci fissa appuntamento all'eucaristia. Essa è vino nuovo, generoso e spumeggiante, che ci permette un rinnovamento continuo e proporzionato alle nostre forze spirituali; il sacrificio della messa, contemporaneamente, ci fa «otri» nuovi, capaci di trattenere in noi l'amore straripante di Cristo e di proiettarlo nel servizio ai fratelli.