22 Marzo 2016


Tre anni di omelie a Santa Marta, il Vangelo portato a tutti!

Il 22 marzo di tre anni fa, Papa Francesco celebrava la sua prima Messa con omelia a Casa Santa Marta, davanti ad un gruppo di operai e netturbini del Servizio Giardino Vaticano. In quella mattinata, a giudizio di molti osservatori, iniziava dunque a palpitare il cuore pulsante del Pontificato. Alessandro Gisotti ne ha parlato con Elisabetta Piqué, vaticanista argentina de “La Nacion” e biografa di Jorge Mario Bergoglio, che conosce da molti anni:

R. – Secondo me, il successo è in questo modo straordinario del Papa di comunicare: tutti riescono a capire quello che lui dice, e sono seguite in tutto il mondo! Sono seguite in tutto il mondo, e non solo dai fedeli, ma anche dalla diplomazia. Lui fa vivere il Vangelo, cioè torna all’essenziale e lo spiega in un modo comprensibile, molto facile da capire per tutti, e lo collega al mondo di oggi e così arriva al cuore della gente. In questo senso è bene ricordare che sono diventate libri pubblicati in tutto il mondo, queste omelie, che sono il cuore di questo pontificato: questo “tornare all’essenziale”.

D. – Molti dei contenuti del pontificato di Francesco, anche alcune idee, nascono proprio nelle omelie della mattina a Santa Marta …

R. – Sì, sì: tutto questo conferma perché tutti noi giornalisti, ma non solo i giornalisti, anche chi segue il Vaticano, sa che deve seguire prima di tutto queste omelie mattutine da Santa Marta, in cui c’è proprio l’essenza del messaggio di questo Papa.

D. – Le omelie di Santa Marta sono anche un grande esempio di comunicazione e di condivisione, hanno anche una grande popolarità sui “social network” …

R. – Questo credo che sia anche un riflesso dei tempi in cui viviamo e in questo senso credo che questo Papa sappia benissimo, nei tempi in cui vive, e per questo credo che lo dimostri anche il fatto di essere sbarcato pochi giorni fa su Instagram … Anche se ricordo che lui, tornando da uno dei viaggi, in aereo, ha detto: “Ah, io mi sento un preistorico davanti a tutti questi ‘social’, ‘tweet’ …”, eccetera: sa che viviamo comunque in un mondo dove esiste il “social” e dove, appunto, il Papa capisce che il suo messaggio dev’essere anche “capibile”, questo Papa che anche un bambino deve poter capire. E questo riflette anche perché anche nel “social” questo Papa ha successo.

D. – Tu conosci Jorge Mario Bergoglio da molto prima che fosse eletto Papa. Che ricordo hai delle sue omelie a Buenos Aires? Trovi delle differenze, o invece c’è proprio una continuità nelle espressioni, nelle immagini – anche – che viene a utilizzare?

R. – Credo che ci sia una enorme continuità, perché devo dire che sempre lui ha avuto questa caratteristica di essere un prete che predicava in un modo veramente attraente, e questo lo ricorda anche gente che adesso ha 40 anni ma che ha conosciuto padre Jorge quando faceva catechismo, o a chi ha dato la comunione: che ricordano questo maestro enorme nel predicare, che fa sì che la Parola, cioè il Vangelo, che possa essere totalmente comprensibile e totalmente attuale. Credo che questo sia un dono che ha avuto sempre e che è questo dono di comunicare e che è quello che parlando di lui, prima ancora di essere perfino ordinato sacerdote, quando era maestro di letteratura e di psicologia, al Colegio de la Inmaculada Concepción de Santa Fe, bè, gli alunni lo ricordano come un grandissimo maestro che faceva crescere, che faceva pensare. Bè, credo che questa sia un'abilità che ha sempre avuto. Ovviamente, da Papa avrà sicuramente più ispirazione dallo Spirito Santo e questo lo aiuterà; ma è una dota, un’abilità, questo saper comunicare, saper spiegare, saper arrivare al cuore della gente, che credo abbia sempre avuto.


Comments 1

1. Cristina , Wednesday, March 23, 2016, 14:34:

È una grazia avere a disposizione i social network: possiamo sentire Papa Francesco ancora piu vicino.
Preghiamo tutti insieme per la pace nel mondo.