«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16, 10)

Hai mai sentito nel tuo cuore il desiderio di compiere grandi azioni? Penso di sì. Hai mai avvertito un’attrattiva verso persone che hanno saputo emergere dalla normalità perché hanno compiuto opere di rilievo, nobili, degne di ammirazione, come gli eroi o i grandi testimoni del Vangelo? Credo di sì. È un’aspirazione comune all’uomo e alla donna perché il destino loro è grande. Purtroppo però il più delle volte si è incapaci di realizzarlo, perché non si trova la via per poter essere all’altezza nei momenti particolarmente impegnativi e difficili della vita. Se non ti dispiace, ti suggerisco un modo. Senti Gesù: «Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto» Queste parole esistevano prima di Cristo ed erano probabilmente un proverbio. Gesù le ha assunte nel suo insegnamento, dando loro un’importanza nuova. Le troviamo nel Vangelo di Luca, in un brano in cui Gesù parla del denaro. Hanno quindi anzitutto significato sul piano dell’amministrazione, ma si possono applicare alle molteplici situazioni della vita. Gesù sottolinea con esse che l’essere fedeli nelle piccole cose è un test efficace per sapere che si sarà altrettanto fedeli nelle cose grandi. Inoltre se Gesù richiede la fedeltà nel poco vuol dire che niente è piccolo di ciò che la vita domanda. Niente è piccolo di ciò che si fa per compiere la sua volontà. Niente è piccolo di quello che si fa per amore.

Quante piccole cose nelle tue giornate! C’è la tavola da sparecchiare, quella risposta da dare, quel lavoro noioso e sempre uguale da compiere, quella macchina da guidare, quello studio da terminare, quel pasto da preparare, quell’attività da organizzare, quello strumento da suonare, quell’indumento da riporre, quella carta da raccogliere, quel sorriso da offrire, quell’articolo da scrivere, quell’avvenimento lieto da condividere. Come devi compiere queste piccole azioni? Non lasciandoti mai prendere dalla fretta. Compiendo tutto con perfezione. Essendo proiettato con tutto il tuo essere in quella cosa da fare. La fedeltà nelle piccole cose si identifica col vivere bene il momento presente della vita.

Il molto? Sì, gli avvenimenti inconsueti della vita: un grave incidente, una calamità naturale che ti tocca, la morte d’una persona cara, un successo che può darti alla testa, un’eredità impensata, un grosso dispiacere che non immaginavi, una responsabilità che ti piomba addosso… E, in certe nazioni, tutti gli imprevisti della guerra. Come il caso di quel giovane libanese ventunenne. Il suo nome è Fuad. Aveva imparato a vivere bene nell’amore, le circostanze comuni della vita, le piccole cose. Ritornato, dopo un convegno a Roma, nel Libano, dove ancora infuriava la guerra civile, viene fermato da alcuni uomini armati a tre chilometri dall’aeroporto sulla strada per Beirut. Il momento è difficile. Sulla carta di identità gli uomini leggono: cristiano-maronita. «Sì, sono cristiano-maronita – ammette Fuad – e sto tornando a casa». «Tu vieni con noi» gli rispondono. Interrogatorio. Alla fine: «Tu sai quello che ti aspetta?» Il ragazzo capisce che per lui è tutto finito. Uno dei miliziani lo preleva e lo porta verso un ponte dove erano stati uccisi parecchi cristiani. Mentre cammina cerca di calmare l’agitazione interiore e pensa che cosa Dio può voler da lui in quel momento. Amare questo prossimo, gli viene in mente. Cerca dunque di far sentire a quell’uomo tutto l’amore. Parla: «Deve essere difficile, brutto, questo mestiere… fare la guerra…». Arrivato in vista del ponte, il miliziano si ferma, lo guarda ed esclama: «Torniamo indietro». Al commando poi parla con altri. Uno di questi si avvicina al giovane e gli dice: «Sei stato fortunato, perché a quello hanno ammazzato il fratello pochi giorni fa». Come per dire: se c’era uno che ti poteva ammazzare volentieri, era proprio lui. Così Fuad, che era stato in Dio nei piccoli avvenimenti della vita, lo è stato anche in questo.
E Dio lo ha salvato!

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