«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6)

Sono le parole della Scrittura proposte alla riflessione dei cristiani nella Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che si celebra nel mese di gennaio in molti Paesi.
Non c'è forse nei Vangeli una forma più alta e più completa della definizione che Gesù dà di se stesso. E' una sintesi della sua missione e della sua identità. Ed è detta per noi, perché possiamo trovare in lui l'unica e la più sicura via al Padre. Termina infatti il versetto con le parole: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.
Gesù ci rivela con le sue parole ciò che egli è in se stesso, e per ogni uomo e donna di questa terra.
In che modo Gesù ci rivela che egli è la verità? Dandone testimonianza con la sua vita e il suo insegnamento.
“Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37). Verità che, attribuita da Gesù a se stesso, significa la sua persona, la sua Parola, la sua opera. Noi viviamo secondo la verità, noi siamo verità tanto in quanto siamo la Parola di Gesù. Ma se Gesù è la via nel senso che egli è la verità, egli è la via anche essendo per noi vita. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Nutrendoci di lui, che si è fatto pane nell'Eucaristia, oltre che con la sua Parola, cresce in noi Cristo.
A nostra volta, questa vita che è in noi dobbiamo comunicarla, per non farla spegnere, con l'unico modo che Gesù ci ha insegnato: facendone dono ai nostri prossimi.
“Preparate la via del Signore” (Lc 3,4), gridava il Battista nel deserto di Giuda, riecheggiando il profeta Isaia. Ed ecco colui che si presenta come il Signore-Via, come Dio fattosi uomo perché noi accedessimo al Padre attraverso la sua umanità.
Ma che via ha intrapreso Gesù?
Figlio di Dio, che è Amore, è venuto su questa terra per amore, è vissuto per amore, irradiando amore, donando amore, portando la legge dell'amore, ed è morto per amore. Poi è risuscitato e salito al Cielo, compiendo il suo disegno d'amore. Si può dire che la via percorsa da Gesù ha un solo nome: amore. E che noi, per seguirlo, dobbiamo camminare per questa via: la via dell'amore.
Ma l'amore che Gesù ha vissuto e portato è un amore speciale, unico. Non è filantropia, né semplicemente solidarietà o benevolenza; neanche pura amicizia o affetto; e non è nemmeno solo non-violenza. E' qualcosa di eccezionale, di divino: è l'amore stesso che arde in Dio. A noi Gesù ha donato una fiamma di quell'infinito incendio, un raggio di quell'immenso sole: amore divino, acceso nel nostro cuore col battesimo e con la fede, alimentato dagli altri sacramenti, dono di Dio, che domanda però tutta la nostra parte, la nostra corrispondenza.
Dobbiamo far fruttare questo amore. In che modo? Amando. Non siamo pienamente cristiani senza questo nostro sicuro contributo. Amando seguiremo Gesù-Via, e saremo, come lui, via al Padre per tanti dei nostri fratelli e sorelle.
Saremo cristiani più convincenti se questo comandamento dell'amore che Gesù ci ha dato lo vivremo insieme. Nonostante non ci sia ancora la piena unità fra noi, seguaci di Gesù, possiamo dimostrare con la vita l'amore reciproco. Con ciò abbiamo la possibilità di vedere verificarsi una promessa di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome – che alcuni Padri della Chiesa interpretano 'nel mio amore' – io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20).
Questo dono della presenza di Gesù lo possiamo già godere noi cristiani, ad esempio fra un cattolico e un anglicano, fra una ortodossa e una metodista, fra un valdese e un armeno. Gesù in mezzo ai suoi! E così sarà egli a dire al mondo che non lo conosce ancora: “Io sono la via, la verità e la vita”. Cerchiamo di essere più coscienti che prima di tutto l'unità dei cristiani è una grazia e che quindi bisogna chiedere questo dono. Facciamo calcolo della preghiera fatta insieme, perché Gesù ha detto: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà” (Mt 18,19).

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