«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’» (Mc 6,31)

Dell’albero ammiriamo fronde e fiori e ne attendiamo i frutti, ma vi sono le radici da cui l’albero trae vita. Così è di ognuno di noi. Siamo chiamati a donare, ad amare, a servire, a creare rapporti di fraternità, a lavorare per costruire un mondo più giusto. Ma occorrono le radici, ossia la vita interiore dell’unione con Dio, il nostro personale rapporto d’amore con lui che motiva e alimenta la vita di comunione fraterna e l’impegno nel sociale.
È ugualmente vero che l’amore verso l’altro nutre a sua volta l’amore per Dio e lo rende più vivo e concreto, così come è vero che la luce e il calore, attraverso le foglie, irrobustiscono le radici. Amore di Dio e amore del prossimo sono espressioni di un unico amore. Vita intima e vita esterna sono l’una dell’altra radice.
La Parola di vita scelta ci invita tuttavia a coltivare con particolare cura la vita intima, soprattutto mediante il raccoglimento, la solitudine, il silenzio, così da andare in profondità nel rapporto personale con Dio. Anche a noi Gesù ripete quello che disse un giorno ai suoi discepoli vedendoli affaticati per il molto donarsi agli altri: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’».

Gesù stesso ogni tanto si allontanava dalle sue molte occupazioni. C’erano malati da guarire, folle da istruire e da sfamare, peccatori da convertire, poveri da aiutare e da consolare, discepoli da guidare... Eppure, benché tutti lo cercassero, egli sapeva ritirarsi, fuori dall’abitato, sulla montagna, per stare solo col Padre. Era come se tornasse a casa. Nel suo colloquio personale e silenzioso trovava le parole che avrebbe poi detto alla sua gente, comprendeva meglio la sua missione, riprendeva le forze per affrontare il nuovo giorno. Così vuole che facciamo anche noi.

Non è facile fermarsi. A volte siamo presi dal vortice del lavoro e delle attività, come in un ingranaggio di cui abbiamo perduto il controllo. La società ci impone spesso un ritmo di vita frenetico: produrre sempre di più, avanzare nella carriera, primeggiare... Non è facile affrontare la solitudine e il silenzio fuori e dentro di noi; eppure sono condizioni necessarie per ascoltare la voce di Dio, per confrontare la nostra vita con la sua Parola, per coltivare e approfondire il rapporto d’amore con lui. Senza questa linfa interiore rischiamo di girare a vuoto e il nostro molto daffare può rimanere infruttuoso.
Ecco allora la necessità di periodi, se pur brevi, di riposo fisico e mentale anche per evitare lo stress. A volte ci sembrerà di perdere tempo, eppure anche in questo dobbiamo fidarci dell’invito di Gesù.

Gesù si portò i discepoli in disparte perché stessero con lui e in lui trovassero riposo: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. (…) e troverete ristoro per le vostre anime» . Il miglior riposo è prendersi il tempo per "stare" con Gesù, vivere in grazia, nell’amore, lasciandosi plasmare e guidare dalla sua Parola. Specialmente prima della preghiera, momento privilegiato dello "stare con lui", è bene staccarsi da tutto, riposare un po’, raccogliersi, entrare nel segreto e nel silenzio della nostra stanza interiore. Non dobbiamo misurare il tempo nella preghiera. Lì più ne perdiamo più ne guadagniamo. Sarà come un tuffarci nell’unione con Dio e troveremo la pace. Potremo così arrivare al colloquio ininterrotto con lui, ad un raccoglimento costante, anche al di là del tempo riservato alla preghiera. È la mia esperienza di tanti anni.

Una volta scrissi:
"… Signore!
Nel cuore ti tengo
è il tesoro che deve informar le mie mosse.
Tu seguimi, guardami, è tuo
l’amare: gioire e patire.
Nessuno raccolga un sospiro.
Nascosta nel tuo tabernacolo
vivo, lavoro per tutti.
Il tocco della mia mano sia tuo,
sol tuo l’accento della mia voce...".

Pure quando non ci è possibile allontanarci dal chiasso e dal vortice del mondo che ci circonda, possiamo andare in fondo al cuore, in cerca di Dio, ed egli è sempre lì. Basterà a volte dire: "È per te, Gesù", prima di ogni attività o di un incontro. È anche questo un modo per ritirarsi un po’ in disparte e dare a tutto un motivo, un’intonazione soprannaturale. E offrirgli ogni dolore, piccolo o grande.
La comunione con lui si perfezionerà. Anche il fisico ne troverà beneficio e sarà possibile tornare rinfrancati alla nostra attività, e amare con maggiore slancio.

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