Visitazione della Beata Vergine Maria

VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Festa del Signore

Festa del «Magnificat», la Visitazione prolunga ed espande la gioia messianica della salvezza.Maria, arca della nuova alleanza, è «teofora» e viene salutata da Elisabetta come Madre del Signore.La Visitazione è l’incontro fra la giovane madre, Maria, l’ancella del Signore, e l’anziana Elisabetta, simbolo degli aspettanti di Israele.La premura affettuosa di Maria, con il suo cammino solerte (cfr Lc 1, 39), esprime insieme con il gesto di carità anche l’annuncio che i tempi si sono compiuti.Giovanni che sussulta nel grembo materno inizia già la sua missione di precursore.Il calendario liturgico tiene conto della narrazione evangelica che colloca la Visitazione entro i tre mesi fra l’annunciazione e la nascita del Battista (cfr Lc 1, 56).

ALL’INGRESSO
Cfr. Lc 1, 43

Elisabetta dice a Maria:
«Perché a me sei venuta, Madre del mio Signore?
Se l’avessi saputo, sarei uscita a te incontro.
Tu porti in grembo il Re dell’universo,
io solamente un profeta;
tu colui che dà la legge, io colui che la osserva;
tu la Parola che salva,
io la voce che ne proclama l’avvento».

Si dice il Gloria

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di grazia
hai ispirato alla beata Vergine, divenuta madre del Redentore,
di visitare santa Elisabetta,
donaci di essere docili all’azione del tuo Spirito
e di magnificare con Maria il tuo santo nome.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 2, 8-14
Il mio amato viene saltando per i monti.

Lettura del Cantico dei Cantici.

Una voce! L’amato mio!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L’amato mio somiglia a una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia dalle inferriate.
Ora l’amato mio prende a dirmi:
«Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Àlzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
O mia colomba,
che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole».

Parola di Dio.

SALMO
Sal 44 (45), 2. 4. 14-15. 17.18

La tua visita, Signore, ci colma di gioia.

oppure (nel Tempo Pasquale):

Alleluia, alleluia, alleluia.

Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce. R.

O prode, avanza trionfante,
cavalca per la causa della verità,
della mitezza e della giustizia. R.

Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate in gioia ed esultanza. R.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. R.

EPISTOLA
Rm 8, 3-13
Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

Fratelli, ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito.
Quelli infatti che vivono secondo la carne, tendono verso ciò che è carnale; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, tendono verso ciò che è spirituale. Ora, la carne tende alla morte, mentre lo Spirito tende alla vita e alla pace. Ciò a cui tende la carne è contrario a Dio, perché non si sottomette alla legge di Dio, e neanche lo potrebbe. Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Parola di Dio.

Cfr. Lc 1, 39. 44

Alleluia.
Maria si mise in viaggio,
sollecita, verso la montagna;
alla voce del suo saluto,
Giovanni sussultò di gioia
Elisabetta trasalì di gioia.
Alleluia.

VANGELO
Lc 1, 39-56
La visitazione.

Lettura del Vangelo secondo Luca.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore.

DOPO IL VANGELO
Lc 1, 45-46

Beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore.
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore».

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Verbo eterno di Dio,
che hai scelto per tua dimora il grembo verginale di Maria,
donaci di contemplare il mistero della sua visitazione
e di seguire l’esempio della sua carità operosa,
o Figlio di Dio e nostro fratello,
che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Si dice il Credo

SUI DONI

O Dio onnipotente, che hai gradito
la carità sollecita di Maria, madre del tuo unico Figlio,
accetta i doni che ti offriamo e trasformali in sacrificio di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta
renderti grazie,
o Dio di misericordia infinita.
Il profetico saluto di Elisabetta,
dettato dallo Spirito Santo,
manifesta la grandezza di Maria.
Giustamente fu detta beata
per aver creduto alla parola di salvezza;
e nel gesto di carità
la madre del Precursore
la riconobbe come madre di Dio.
Noi ora ci uniamo esultanti al cantico della Vergine,
magnificando umilmente il tuo nome
con le schiere degli angeli e dei santi,
nell’inno della lode perenne:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Gl 2, 27

«Io sono in mezzo a Israele, – dice il Signore –
sono il vostro Dio, e non ce ne sono altri;
il mio popolo non sarà più umiliato».

ALLA COMUNIONE
Lc 1, 48-49

Tutte le generazioni mi chiameranno beata
perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente,
e santo è il suo nome.

DOPO LA COMUNIONE

Con il cuore e la voce di Maria
ti magnifichi, o Dio, la tua Chiesa
perché hai preparato grandi cose
a coloro che credono alla tua parola;
e come Giovanni sentì
la presenza nascosta di Cristo tuo Figlio,
così il popolo esultante
riconosca in questo sacramento
il suo Redentore e Signore,
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Meditazione sul Vangelo di Lc 1,39-56

Venerdì 6.a – Tempo di Pasqua – VISITAZIONE della BEATA VERGINE MARIA

 

Vangelo – Lc 1,39-56

 

A che debbo chela madre del mio Signore venga a me?

L’angelo Gabriele ha appena dato a Maria il segno del suo prossimo concepimento – Elisabetta, anziana e sterile, e già al sesto mese di gravidanza – e Maria subito, in tutta fretta, si mette in viaggio, decisa e spedita, per andare ad incontrare l’anziana parente. Maria si comporta subito da quello che ha detto di essere e di voler essere: una “serva del Signore”, e va da Elisabetta non per verificare una “prova” dell’affidabilità di Dio, ma per accogliere nella fede una rivelazione del suo grande amore e per esaltare le sue meraviglie, come infatti farà subito, una volta arrivata a destinazione. Il viaggio di Maria è una semplice cornice, mentre al centro del quadro non c’è né Elisabetta né Maria, ma la rivelazione del bambino, che Maria porta in grembo. Quel bambino è “il Signore”. Appena udito il saluto di Maria, il bimbo di Elisabetta ha un sobbalzo di gioia nel suo grembo; prima ancora di nascere, Giovanni già rinvia a Gesù: il vecchio mondo può trasalire di gioia. E anche se a parlare ora è Elisabetta, è di Maria che si parla, e di lei si dicono tre cose: è la donna più benedetta da Dio, è la madre del Signore, è beata perché ha creduto. Le prime due qualifiche riguardano solo Maria, ma vista ancora una volta dalla parte di Dio; difatti l’essere la “benedetta fra le donne” e il diventare la madre del Signore non dice ciò che fa Maria; dice le “grandi cose che ha fatto in lei l’Onnipotente”. Il canto gioioso di Maria – il Magnificat – è il primo cantico del vangelo di Luca. Elisabetta aveva appena finito di esaltare Maria, decantandola come la donna più benedetta della storia, la madre del suo Signore, e proclamandola beata per aver creduto. Maria non nega questi elogi, ma riconosce che tutto è opera di Dio in lei. S. Ireneo, commentando questa pagina evangelica, dice che “Maria, piena di esultanza, gridò profeticamente in nome della Chiesa: L’anima mia magnifica il Signore…”. Il Magnificat non è solo il cantico di Maria, ma anche di tutta la Chiesa. La santa Vergine è come la voce solista che intona per

prima un’antifona che poi deve essere ripetuta da tutto il coro. Chiediamo a Maria la nota del Magnificat e preghiamo perché noi non siamo solo tra coloro che la proclamano beata, ma possiamo sperimentare la sua stessa beatitudine di magnificare con lei il Signore.

Venerdì della 6a. del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Venerdì 31 Maggio 2019
S. Silvio di Tolosa; S. Petronilla
VISITAZIONE B. V. MARIA
Sof 3,14-17 opp. Rm 12,9-16b; Cant. Is 12,2-6; Lc 1,39-56
Grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

PREGHIERA DEL MATTINO

O Maria, fin dall’inizio di questo giorno che la Chiesa dedica alla contemplazione del mistero della tua visitazione, noi ci rivolgiamo a te per chiederti di accompagnarci con la tua grazia e con la tua protezione. Fa’ che ti conosciamo, ti comprendiamo, che accogliamo la tua azione corredentrice. Donaci di essere capaci di quella comunicazione attenta, discreta, sincera, autentica che è il desiderio forse più vivo del cuore dell’uomo e della donna di oggi. Donaci di partecipare, anche in questo giorno, al tuo “sì”, che rimane tale nella gioia e nel dolore, fino al momento della croce e della risurrezione.

ANTIFONA D’INGRESSO
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio: vi racconterò quanto ha fatto il Signore per l’anima mia.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore hai ispirato alla beata Vergine Maria, che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta, concedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito, per magnificare con Maria il tuo santo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Il re d’Israele è il Signore in mezzo a te.
Dal libro del profeta Sofonia 3,14-18
Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Is 12,2-6)
R: Grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.
Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.
Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è sublime. R.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse,
le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in Sion,
perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. R.

CANTO AL VANGELO (cf. Lc 1,39.44)
Alleluia, alleluia.
Beata sei tu, o Vergine Maria, che hai creduto:
in te si è adempiuta la parola del Signore.
Alleluia.

VANGELO 
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.
+ Dal Vangelo secondo Luca 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore.

OMELIA
L'”Ave Maria”, la preghiera con cui salutiamo ed invochiamo la Vergine, iniziata dall’Angelo Gabriele, è oggi proseguita e completata da Elisabetta. La prescelta da Dio per essere la madre del Signore, colei che concepirà il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, ha saputo dal messo divino che anche Elisabetta, che tutti dicevano sterile, è ormai prossima alla maternità. La Madre di Dio, che si era professata “la serva del Signore”, ora la vediamo salire in fretta verso la montagna per raggiungere la sua parente e diventare la sua serva. Splende l’umiltà di Maria, brilla di luce vera nel suo cuore purissimo l’amore del Signore; è piena di grazia, lo Spirito Santo è sceso su di lei, la potenza dell’Altissimo l’ha adombrata, ora sollecita e quasi ignara della sublime dignità a cui Dio stesso l’ha innalzata, deve testimoniare lo stesso amore ad Elisabetta, deve prestare a lei quegli umili servizi di cui ogni mamma ha bisogno prima del parto. Proprio da questa testimonianza è della completa disponibilità di Maria, proprio nel dare gratuitamente amore, anche ciò che è arcano, velato nel mistero e chiuso nel segreto del cuore, si svela in un incontro di due anime votate a Dio e illuminate dallo steso Spirito. Al saluto di Maria esulta il bambino nel grembo di Elisabetta. Lei, piena di Spirito Santo, riconosce nella giovane parente “la madre del Signore” e la proclama “benedetta fra tutte le donne” perché ha creduto alla parola del Signore. Esplode in un canto di lode e di ringraziamento la vergine Maria: canta e magnifica il Signore, esulta in Dio salvatore, perché ha posato il suo sguardo di compiacenza sulla sua povertà. Ora più nulla può nascondere Maria e la sua “beatitudine” dovrà essere proclamata nei secoli futuri. La misericordia divina sta per espandersi sul nostro mondo per tutti coloro che, con la stessa umiltà di Maria, accoglieranno i doni di Dio. L’incarnazione del Verbo viene a cancellare la superbia degli uomini e ad esaltare gli umili. La grande promessa di salvezza definitiva ed universale, scandita da Dio sin dal principio, ora si compie, sta per nascere nel grembo della vergine Maria. I motivi della gioia vengono lanciati dal quel canto a tutta l’umanità, l’esultanza di Maria si trasferisce alla Chiesa del suo Bambino, che ancora ogni giorno al calar del sole, con le stesse parole, con la stessa gioia canta il suo “Magnìficat”. Abbiamo imparato da lei e ci verrà confermato da Cristo stesso che i privilegi divini non vengono dati per una personale esaltazione, ma per la gloria di Dio e per l’edificazione del nostro prossimo. Maria, la benedetta fra tutte le donne, la Madre del Signore, prima del suo Gesù, insieme a lui, portato in grembo, sale la montagna per essere la serva di Elisabetta e la nostra serva, assumendo così il suo ruolo di Madre della Chiesa, prima ancora che il suo Figlio, morente sulla croce, la proclamerà tale. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Dio onnipotente, che hai accolto e benedetto il gesto di carità  di Maria, Madre del tuo unico Figlio, accetta i doni che ti offriamo e trasformali per noi in sacrificio di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, e santo è il suo nome. Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Ti magnifichi, o Padre, la tua Chiesa, perché hai operato grandi cose per coloro che, sull’esempio di Maria, credono nella tua parola, e come Giovanni sentì la presenza nascosta di Cristo tuo Figlio, così il popolo esultante riconosca in questo sacramento la presenza del suo Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

PREGHIERA DELLA SERA
Dio d’amore, tu riveli la tua presenza quando due persone si accolgono reciprocamente in un’ospitalità genuina. Maria ha visitato Elisabetta ed è stata accolta con sincerità, amore ed affetto. Donaci lo spirito dell’ospitalità genuina per cui ci accogliamo sempre nel nostro circolo interno e conosciamo la tua presenza nella nostra vita. Te lo chiediamo per il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Proposta del 05/31/2019

Cerca di sentirti utile tutti i giorni della tua vita.
Crea, inventa situazioni che facciano sì che la tua vita non sia un passaggio sterile sulla terra.
Dà un senso alla tua esistenza, scoprendo gesti di gratuità verso coloro che ti circondano.

Breviario Laico, MENZOGNA E VERITÀ

In molti casi la menzogna riesce a svelare meglio della verità ciò che avviene nell’anima di una persona.

Maksim Gor’kij

Gli aveva insegnato a scrivere il cuoco di un vaporetto sul Volga, dove faceva lo sguattero: lo scrittore russo Maksim Gor’kij (1868-1936) si schierò dalla parte della rivoluzione sovietica, anche per questa sua esperienza giovanile di miseria (farà, tra l’altro, lo scaricatore portuale), iniziando però molto prima del 1917 a manifestare il suo anelito di giustizia sociale. Da una sua opera minore, I vagabondi, traggo questa considerazione che punta, invece, sull’etica personale. Se non vogliamo mentire a noi stessi, dobbiamo riconoscere che c’è in questa frase un’anima di verità, nonostante il paradosso. Sì, lo specchio più trasparente per illustrare ciò che siamo realmente è proprio la menzogna.

Non solo perché essa ha sempre una certa fragilità che ben presto appare, squarciando la tela ingannevole tessuta, ma anche perché si riesce a intuire attraverso essa quali siano i valori a cui veramente ci dedichiamo. Ad esempio, la bugia è il manto per salvare la nostra superbia che la verità colpirebbe. Oppure è lo strumento di attacco per ferire chi ci è di inciampo nel cammino del successo. O ancora è la lastra imbiancata che deponiamo sul sepolcro dei nostri vizi perché nessuno li veda. Dietro la menzogna c’è, dunque, la verità scomoda che si vuole occultare. C’è, però, un «ma» da non dimenticare. Lo notava ironicamente il presidente americano Abraham Lincoln a cui si attribuiva questa frase: «Potete ingannare tutti per qualche tempo, alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per il naso tutti per tutto il tempo».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,16-20

Giovedì 6.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 16,16-20

 

La vostra afflizione si cambierà in gioia.

È piena di mistero questa parola con cui Gesù si rivolge ai suoi, ma la promessa che contiene è chiara e inequivocabile: è quella della gioia. Gesù lo afferma senza incertezza e senza dubbi: i discepoli vivranno nella gioia. La gioia che Gesù promette non è quella spensierata e facilona di chi non si pone domande, non ha difficoltà, non incontra ostacoli. Essa è legata alla sofferenza, al senso di abbandono e di lontananza, alla persecuzione, al rifiuto, all’ostilità. Questo i discepoli lo hanno capito, nonostante l’oscurità delle parole di Gesù; vorrebbero aver capito male, ma si sono resi conto che qualcosa sta cambiando, e che il tempo che si prepara per loro è difficile. Ma per loro l’ultima parola sarà la gioia. Gesù deve dirlo chiaro ora, anche se occorrerà sperimentarlo per capire quanto è vero che il dolore, vissuto in comunione con lui, non è l’ultima parola sulla realtà. La gioia che Gesù promette è molto diversa da quella del mondo, che gioirà delle loro lacrime; loro potranno sperimentare che la gioia può stare insieme alle lacrime e addirittura nascere da esse e contenere la fecondità di una vita nuova, alla quale nessuno potrà attentare; la gioia è la libertà della coscienza che si sa amata da Dio e da lui sempre accompagnata, anche quando il mondo e persino i familiari e gli amici volteranno le spalle. La gioia che Gesù promette è quella che viene dopo il dolore e passa attraverso il dolore, come quella indicibile di una madre che dà alla luce il suo bambino. Questa gioia non è l’appagamento per come vanno le cose della nostra vita, successo, sicurezza…, ma il senso di pienezza di chi si sa avvolto in un mistero di amore. Come possiamo essere tristi se il Signore cammina accanto a noi e continua a restare dentro di noi? Ma perché dal dolore possa sbocciare questo pensiero, occorre che lo Spirito, nella profondità del nostro cuore, lo susciti, lo tenga vivo, ce lo suggerisca di continuo.

 

Giovedì della 6a. del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Giovedì 30 Maggio 2019
S. Giovanna d’Arco; S. Ferdinando III; S. Giuseppe Marello
6.a di Pasqua
At 18,1-8; Sal 97; Gv 16,16-20
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre, che hai rallegrato i discepoli del tuo Figlio con la gioia della sua risurrezione, fa’ che durante questa giornata sappiamo riconoscere i segni della sua presenza nel mondo. Donaci occhi per vedere quanta testimonianza della risurrezione viene data continuamente attorno a noi e per costatare che il lieto messaggio del vangelo si diffonde ogni giorno più e, come sale e lievito, dà senso e orientamento all’immensa operosità umana. Il tuo Spirito conservi sempre la tua gioia sul nostro volto e su quello dei nostri cari, perché, con il tuo aiuto, ci illuminiamo e ci sosteniamo gli uni gli altri durante questo giorno.

ANTIFONA D’INGRESSO
Quando avanzavi, o Dio, davanti al tuo popolo, e ad essi aprivi la via e abitavi con loro, la terra tremò e stillarono i cieli. Alleluia.

COLLETTA
O Dio, nostro Padre, che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza, fa’ che professiamo con la fede e testimoniamo con le opere la gioia della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Paolo si stabilì in casa loro e lavorava, e discuteva nella sinagoga.
Dagli Atti degli Apostoli 18,1-8
In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani». Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 97)
R: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R.

CANTO AL VANGELO (cf. Gv 14,18)
Alleluia, alleluia.
Non vi lascerò orfani, dice il Signore;
vado e ritorno a voi, e il vostro cuore sarà nella gioia.
Alleluia.

VANGELO 
Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 16,16-20
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».
Parola del Signore.

OMELIA
Quanto ci occupa, ci preoccupa e talvolta ci spaventa, il tempo! Ha un ritmo inarrestabile che ci conduce alla fine; crea così distacchi dolorosi ed inevitabili perdite. È in vista di ciò che ne percepiamo meglio il valore, ma sappiamo che spesso ci sfugge, ci ingoia e ci affligge. Nella visione di Dio «Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte». È evidente che presso Dio il calcolo del tempo viene valutato con parametri diversi dai nostri. Per questo gli apostoli non comprendono le parole di Gesù quando dice loro: «Ancora un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete». «Che cos’è mai questo «un poco» di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». È una cronologia davvero difficile da comprendere, anche perché non è solo tempo quello di cui parla Gesù, ma piuttosto di eventi nuovi, di situazioni nuove che consentiranno di vederlo. Quel «poco» riguarda la fede dei discepoli e la luce dello Spirito Santo, le due lampade che splenderanno nei loro cuori e consentiranno di vederlo realmente. Solo allora la tristezza si cambierà in gioia. Tutti noi siamo nell’attesa di vedere. Il velo che ci offusca è ancora determinato dalla pochezza della nostra fede nel risorto e dalla non piena accoglienza dello Spirito. Per questo il «poco» che abbiamo ancora da vivere e il «poco» che ci separa dalla mèta è spesso cosparso di pianto e di tristezza. Voglia Dio che sia il desiderio di Lui e l’essere incapaci di una risposta adeguata al suo infinito amore a renderci tristi e a far sgorgare il nostro pianto. Tutti noi sappiamo come colmare quel «poco» e sconfiggere definitivamente la sensazione di un distacco doloroso da Cristo: è la nostra comunione con noi, è la nostra vita modellata al suo Vangelo, è la nostra preghiera che ce lo rende vivo, presente e partecipe della nostra storia. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, l’offerta del nostro sacrificio, perché, rinnovati nello spirito, possiamo rispondere sempre meglio all’opera della tua redenzione. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo». Alleuia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio grande e misericordioso, che nel Signore risorto riporti l’umanità alla speranza eterna, accresci in noi l’efficacia del mistero pasquale, con la forza di questo sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Padre onnipotente e misericordioso, nelle nostre giornate ci sono momenti nei quali pensiamo che siano pochi gli uomini che hanno il diritto di gioire, tanta è la miseria, il dolore, l’ingiustizia che ci attornia e che sembra impedire la gioia a gran parte dell’umanità. Eppure tu hai detto: “Beati i poveri, beati gli afflitti, beati i perseguitati…”. Sì, è vero, al di là delle apparenze e oltre alla gioia che dà il mondo e dalla quale a volte mi sono lasciato attrarre, tu oggi hai donato tanta gioia e tanta serenità a coloro che si sono affidati a te. Ripensandoci ora, nel silenzio della sera, posso anch’io ricordare il nome di molte persone sul volto delle quali erano riconoscibili i segni della fortezza, della serenità, della generosità, della laboriosità che soltanto tu puoi donare. Dammi la capacità di giudicare come tu giudichi. Fa’ che anch’io cerchi sempre la gioia che tu dai.

Proposta del 05/30/2019

La solitudine …
Hai tante volte voluto sfogarti, confidare a qualcuno il tuo mondo interiore e non hai avuto con chi farlo?
In tali momenti, fissa lo sguardo sul tuo Dio ed esclama col cuore: «Tu sai tutto di me, tu sai che ti amo, vedi di liberarmi anche questa voltai».
Sarà la tua miglior preghiera.

Breviario Laico, OTTO DIFETTI

Gli uomini hanno questi otto difetti: occuparsi degli affari altrui significa impicciarsi; farsi avanti senza che nessuno ti abbia invitato significa ingerirsi; pronunciare parole secondo i desideri altrui significa voler sedurre; parlare senza distinguere tra vero e falso significa adulare; criticare i difetti altrui significa maldicenza; separare gli amici e dividere i parenti significa perfidia; rovinare la persona odiata con gli elogi e l’ipocrisia significa malignità; cercare di ottenere ciò che si desidera senza scegliere tra bene e male significa depravazione.

Chuang-tzu

Da un’antologia di testi riferiti a quel grande e un po’ leggendario maestro del taoismo cinese che è Chuang-tzu («maestro Chuang»), vissuto nel IV secolo a.c., estraggo questo elenco ottonario di vizi umani sui quali invito i miei lettori a meditare. Il saggio cinese consigliava, infatti, la quiete riflessiva che non è inerzia ma accoglienza della luce che penetra nella nostra coscienza. Io vorrei fermarmi solo sul primo dei difetti elencati, quello dell’«impicciarsi», che ha come parallelo anche il secondo, l’«ingerirsi».

In una società come la nostra che è sempre più fondata sulla superficialità, sull’ostentazione e sull’esibizionismo (si pensi solo a certi infami programmi televisivi di sfoggio di sé negli aspetti più intimi e spesso ignominiosi), il ficcare il naso nelle vicende altrui è una prassi che si adotta senza pudore. È un intrufolarsi un po’ sadico e un po’ becero nelle vicende riservate e nelle miserie personali: basti solo sfogliare una delle tante riviste di gossip o vedere con quale gusto i giornali – con allegro sfregio della tanto conclamata privacy – pubblicano le intercettazioni telefoniche. C’è bisogno, allora, di un po’ più di riserbo, di rispetto, di ritegno!

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,12-15

Mercoledì 6.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 16,12-15

 

Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera.

Questo testo del vangelo di Giovanni, come tutto il discorso dell’addio di Gesù prima della sua Passione, non è facile; esso affronta infatti il mistero della vita dopo la risurrezione di Gesù, nella prospettiva di essa. Lo fa con un linguaggio reso complesso sia dal riferimento alla cultura e alle correnti religiose del tempo sia dalla sensibilità teologica dell’evangelista. Non è dunque inutile lo sforzo di capire meglio. In questo breve testo Giovanni parla per la quinta volta della promessa che Gesù fa dello Spirito. Il versetto 13, che è il cuore della promessa, parla di “Spirito di verità”, per questo la sua funzione è quella di svelare, rivelare, manifestare. Che cosa deve essere svelato? Il senso delle cose e degli eventi, dal punto di vista di Dio. La verità che lo Spirito ci renderà accessibile non è semplice svelamento di una realtà ora nascosta, ma la possibilità di partecipare alla Verità di Dio. Una verità conosciuta per partecipazione, perché essa è dentro di noi attraverso lo Spirito che è interiore, misterioso e profondo. “ Vi guiderà alla verità tutta intera”. Qui ci conduce lo Spirito: alla possibilità di vedere le cose con gli occhi di Dio; il passato, illuminato dal fine verso cui è incamminato il mondo; il futuro, aperto sul compimento della storia, quando sarà chiaro che l’amore, apparentemente sconfitto sulla croce, è la vera vittoria della storia e dà un senso nuovo alla vita di tutti. La verità verso cui lo Spirito guiderà i suoi è dunque la fede in Gesù: non un’adesione intellettuale ad una verità astratta, ma adesione personale a Gesù, superando nell’amore lo scandalo che la sua croce susciterà nella coscienza di tanti. Il mondo, visto con occhi puramente umani, sembra destinato al disastro, il mondo

nuovo in cui i discepoli hanno creduto sembra destinato alla sconfitta. Senza lo Spirito, questo è ciò che vediamo; ma questa non è la verità del mondo. Senza lo Spirito, noi non siamo in grado di portare  il peso del mistero: “per il momento non siete capaci di portare il peso” di queste cose, perché si può essere schiacciati più dal peso del mistero che dall’oscurità che prende il cuore quando ci si interroga di fronte alla vita e al rapporto che Dio ha con essa e con ciascuno di noi. Per questo Gesù ci fa dono dello sguardo di Dio dentro di noi.