Se riesci..

Se riesci a mantenere la calma
quando tutti attorno a te stanno perdendo;
Se sai avere fiducia in te stesso
quando tutti dubitano di te
tenendo conto però dei loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare
o essendo calunniato non rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio all’odio
senta tuttavia sembrare troppo buono
né parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare
senza fare di pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta
e trattare questi due impostori
proprio nello stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità
che tu hai detto,
distorta da imbroglioni
che ne fanno una trappola per gli ingenui;
Se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita,
distrutte e sai umiliarti a ricostruirle
con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo a testa o croce
e perdere e ricominciare dall’inizio
senza mai lasciarti sfuggire una sola parola
su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore,
i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti
anche dopo molto tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te non c’è più nulla
tranne la volontà che dice loro : “Resistete!”
Se sai parlare con i disonesti
senza perdere la tua onestà
o passeggiare con i re
senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferire né i nemici
né gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini,
ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa:
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e – quel che più conta –
tu sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

Sabato della 6.a Settimana di Pasqua

SAN GIUSTINO, MARTIRE

Memoria

Nato nei primi anni del sec. II in Samaria da una famiglia pagana, Giustino fu attratto fin dalla giovinezza dagli studi filosofici.
Passò da una scuola all’altra, desideroso di verità, ma sempre continuamente deluso dalle diverse filosofie.
A circa trent’anni incontrò «la sola sapienza certa e fonte di salvezza».
E tanto lo entusiasmò la scoperta di Cristo, che si propose di annunziare a tutti la sublime follia della croce.
Dopo un soggiorno a Efeso, si stabilì a Roma, dove aprì una scuola e tenne pubbliche dispute.
Verso l’anno 150 compose le due Apologie, dedicate all’imperatore Antonino Pio e a Marco Aurelio, per esporre le ragioni dei cristiani perseguitati.
Denunziato da un filosofo rivale, Giustino fu condannato alla pena capitale con altri sei compagni.
La sua passione, narrata dagli atti autentici del martirio, avvenne al tempo di Marco Aurelio, probabilmente nell’anno 163.

ALL’INGRESSO
Cfr. Sal 118, 85. 46

I superbi mi hanno narrato cose vane,
ignorando la tua parola;
io invece proclamavo la tua legge
davanti al re senza arrossire. Alleluia.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio, che hai donato al santo martire Giustino
una mirabile conoscenza di Cristo,
attraverso la sublime follia della croce,
allontana da noi le tenebre dell’errore
e confermaci nella professione della vera fede
in Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 5, 9-14. 15c-d. 16c-d
L’amato mio è riconoscibile fra una miriade.

Lettura del Cantico dei Cantici.

Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro,
tu che sei bellissima tra le donne?
Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro,
perché così ci scongiuri?
L’amato mio è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra una miriade.
Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli sono grappoli di palma,
neri come il corvo.
I suoi occhi sono come colombe
su ruscelli d’acqua;
i suoi denti si bagnano nel latte,
si posano sui bordi.
Le sue guance sono come aiuole di balsamo
dove crescono piante aromatiche,
le sue labbra sono gigli
che stillano fluida mirra.
Le sue mani sono anelli d’oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo ventre è tutto d’avorio,
tempestato di zaffiri.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
Questo è l’amato mio, questo l’amico mio,
o figlie di Gerusalemme.

Parola di Dio.

SALMO
Sal 18 (19), 2-6

Della gloria di Dio risplende l’universo.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. R.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio. R.

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via. R.

EPISTOLA
1 Cor 15, 53-58
È necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità.

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Fratelli, è necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO
Cfr. Gv 15, 1. 8

Alleluia.
Io sono la vite vera e voi i tralci, dice il Signore.
Alleluia.

VANGELO
Gv 15, 1-8

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.


 
DOPO IL VANGELO
At 20, 21-24

Professando la fede nel Signore nostro Gesù,
non ho timore;
né ritengo la mia vita più cara della mia salvezza
purché conduca a termine la mia corsa
e il servizio, che mi fu affidato,
di rendere testimonianza
al vangelo della grazia di Dio. Alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

O Dio, che tra gli errori del suo tempo,
guidasti il martire san Giustino alla verità della tua conoscenza,
la sua intercessione ci ottenga di perseverare nell’integrità della fede
in mezzo alle tentazioni e alle menzogne del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
qui e in ogni luogo,
a te, Padre di infinita sapienza.
Nei primi tempi della tua Chiesa scegliesti il martire Giustino
perché coi suoi scritti esponesse ai giudei e ai pagani
i misteri delle profezie e la dottrina degli apostoli,
difendendo senza timore il vangelo di Cristo al cospetto dei prìncipi.
Egli compì fedelmente il suo ministero,
dopo averti reso testimonianza davanti a molti testimoni,
e tu gli donasti di versare il suo sangue
per ricevere la corona di gloria eterna
nella schiera luminosa dei martiri.
A lui e a tutte le creature beate del cielo
ci associamo a cantare, o Padre, le tue lodi,
elevando con gioia l’inno perenne:
Santo…

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
qui e in ogni luogo,
a te, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Il Signore Gesù, morendo sulla croce,
compì e superò nel suo sangue l’antica alleanza
e ci chiamò a condividere con lui
l’eredità della vita del cielo.
Per questo dono, o Padre,
nella pienezza della gioia pasquale
l’umanità esulta su tutta la terra
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta in coro l’inno della tua gloria:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
1 Cor 2, 7

Parliamo di una sapienza divina,
che è rimasta nascostanel mistero
preordinato da Dio prima dei secoli
per la nostra gloria. Alleluia.

ALLA COMUNIONE
1 Cor 2, 2

Ritengo di non sapere altro in mezzo a voi,
se non Cristo, e Cristo crocifisso. Alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

Concedi, o Dio, ai tuoi figli,
ristoràti dal Pane del cielo,
di essere fedeli alla tua verità
che san Giustino custodì fino alla morte e professò col suo sangue.
Per Cristo nostro Signore.

 

Sabato della 6a. del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Sabato 1 Giugno 2019
S. Giustino; S. Annibale M. Di Francia; B. Giovanni B. Scalabrini
6.a di Pasqua
At 18,23-28; Sal 46; Gv 16,23b-28
Dio è re di tutta la terra

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre Nostro! Voglio vivere questo giorno come tuo vero figlio. Perché so che tu sei mio Padre, e che mi ami; guardami e amami come il tuo proprio Figlio. Il tuo amore cambierà il mio cuore, lo renderà più simile a quello del tuo Figlio unigenito e tu potrai amare in me quello che ami in lui. Con lui, per lui, ed in lui voglio darti tutto l’onore, la lode e la riconoscenza che tu meriti. Il tuo Figlio mi ispira questa preghiera all’alba di questo nuovo giorno. Sono sicuro che sarà ascoltata perché Gesù te la presenta e tu stesso mi conosci e mi ami.

ANTIFONA D’INGRESSO
I superbi mi hanno narrato cose vane, ignorando la tua legge; io invece parlavo della tua legge davanti ai re senza arrossire.


COLLETTA
O Dio, che hai donato al santo martire Giustino una mirabile conoscenza del mistero del Cristo, attraverso la sublime follia della Croce, per la sua intercessione allontana da noi le tenebre dell’errore e confermaci nella professione della vera fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Apollo dimostrava attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.
Dagli Atti degli Apostoli 18,23-28
Trascorso ad Antiòchia un po’ di tempo, Paolo partì: percorreva di seguito la regione della Galàzia e la Frìgia, confermando tutti i discepoli. Arrivò a Èfeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli cominciò a parlare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare in Acàia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto là, fu molto utile a quelli che, per opera della grazia, erano divenuti credenti. Confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 46)
R: Dio è re di tutta la terra.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.
Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.
I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. R.

CANTO AL VANGELO (Gv 16,28)
Alleluia, alleluia.
Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo;
ora lascio il mondo e vado al Padre.
Alleluia.

VANGELO 
Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 16,23b-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre”.
Parola del Signore.

OMELIA
Un giorno gli Apostoli, dopo essere stati ripetutamente testimoni delle preghiere che Gesù faceva spesso durante intere notti, chiesero al loro maestro: “Signore insegnaci a pregare”. Fu allora che sgorgò dal cuore di Cristo la più bella preghiera che mai si sia potuta recitare sulla terra. Più e più volte Gesù tornerà sul tema della preghiera fino a dire di pregare sempre, senza stancarsi. Oggi l’insegnamento di Cristo ci indica in “nome” di chi dobbiamo rivolgere le nostre richieste al Padre nostro che è nei cieli. “In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Egli è il nostro mediatore presso Dio, “abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo”. Il nome di Cristo sarà usato anche come strumento d’inganno: “Molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno”. Quello stesso nome però darà valore anche alle nostre azioni apparentemente insignificanti: “Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa”. I suoi sacramenti saranno amministrati nel nome di Gesù: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo”. L’annuncio del Vangelo e i prodigi che l’accompagnano avverranno sempre nello stesso nome: “Pietro gli disse: ‘Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!”. La chiesa di oggi prosegue ancora la sua missione evangelizzatrice nel mondo traendo forza dal nome di Cristo. Le nostre preghiere e le nostre azioni ne traggono efficacia e motivo di santificazione. Non mancano purtroppo coloro che bestemmiano e profanano quel nome santo e benedetto. Saremo noi, davanti al Santo Volto, a riparare questi peccati. Santo Volto di Gesù guardaci con misericordia. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, i nostri doni e fa’ che i tuoi figli, riuniti nel tuo nome, si offrano a te in sacrificio di lode. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Ritengo di non saper altro in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.


PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che in questo sacramento ci hai dato il cibo della vita eterna, fa’ che, seguendo gli insegnamenti del martire san Giustino, viviamo in perenne rendimento di grazie per i tuoi benefici. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Tutte le volte che oggi ti ho trattato come Padre e ho trattato gli altri come fratelli, mi sono sentito felice. Grazie. Perdonami di averlo spesso dimenticato: non ho avuto fiducia nella tua bontà di Padre tra le sofferenze e la tristezza di questo giorno, ho avuto paura e mi sono sentito solo; ho perso la pace e non ho visto il tuo volto nei miei fratelli. Più che come fratello, talvolta ho vissuto come uno straniero. Perdonami. Grazie, Padre, perché so che malgrado tutto tu aspetti la mia preghiera della sera e la ascolti con amore. Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore.

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,23b-28

Sabato 6.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 16,23b-28

 

Il Padre vi ama perché mi avete amato e avete creduto.

Il testo che la liturgia di questo giorno ci propone è così carico di motivi e di suggestioni che verrebbe da fermarsi su ogni parola: ciascuna di esse conduce il nostro pensiero lontano, e ci fa ripercorrere tutto il vangelo, ma anche tutta la nostra vita con il Signore. In questo testo c’è il cuore del vangelo: il Padre vi ama.

Il discorso che Gesù fa ai suoi prima di lasciarli è pieno di calore, carico di tensione affettiva, pervaso di amicizia. La sollecitudine per i suoi nel momento dell’addio gli fa dire le parole più calde, più affettuose e più commosse. Ci sentiamo coinvolti in questa relazione di intenso affetto e ascoltiamo anche noi, con i discepoli, quella parola che non ci stanchiamo mai di ascoltare: il Padre vi ama. Quale parola è più dolce per una persona che sentirsi dire che qualcuno le vuole bene? Siamo gratificati quando ci viene detto che qualcuno ci stima, ci apprezza. Sentirci dire che qualcuno ci vuole bene ci fa sentire raggiunti da un sentimento che è più della stima, della considerazione. Chi ci vuole bene sceglie di legarsi a noi; ci esprime una fiducia che va oltre il valore di ciascuno: si prende a cuore la nostra vita, si prende cura di noi. Anche a noi il Signore oggi dice: il Padre v1’ ama. Il Padre ti ama, e dunque non sei mai solo. Chi ti ama è il Padre della misericordia, che ti attende anche quando te ne vai di casa. Chi ti ama è il Padre che sa il numero dei tuoi capelli e provvede a te, che vali ben più dei gigli del campo. Il Padre ti ama, e dunque sei figlio, sei persona libera, fai parte della sua famiglia. Il Padre ti ama, per questo ha dato alla morte il suo Figlio prediletto: perché tutti i suoi figli fossero coinvolti in questo amore. Il Padre ti ama e non ti abbandona mai; nell’ora del dolore ti è a fianco e sostiene il tuo passo. Oggi forse non lo vedi, ma domani, guardando indietro, ti accorgerai che le orme dei suoi passi camminavano a fianco delle tue.

Proposta del 06/01/2019

Non criticare i tuoi simili perché non sono della tua stessa fede.
Al termine della nostra vita, Dio non ci chiederà se apparteniamo a questo o a quel gruppo religioso. Ci chiederà invece cosa abbiamo fatto della nostra vita, quali gesti d’amore abbiamo compiuto nel nostro passaggio sulla terra.

Breviario Laico, TI AMO

Il marito deve dire a sua moglie: «Il tuo amore è per me più dolce e più caro di tutto il resto. Se dovessi perdere tutto, se dovessi soffrire, non avrò paura se solo conservo il tuo amore».

San Giovanni Crisostomo

Era vescovo nel IV secolo in una metropoli, anzi, in una capitale, Costantinopoli, e perciò – come ancor oggi avviene nelle grandi città – vedeva dispiegarsi davanti ai suoi occhi la gamma oscura delle crisi matrimoniali e familiari. Così san Giovanni Crisostomo in una sua omelia sul capitolo 5 della Lettera agli Efesini, in cui san Paolo celebrava la grandezza del matrimonio cristiano, si abbandonava a questa intensa esaltazione dell’amore coniugale. Non so quanti lettori e lettrici possono ripetere queste stesse parole alla loro moglie o alloro marito. Eppure questo è l’ideale che già la Genesi delineava quando affermava che i due devono essere «una sola carne», cioè una sola esistenza e persona. E Paolo commentava: «Nessuno prende in odio la sua carne, ma la nutre e la cura» (Efesini 5,29).

Certo, la fragilità umana conosce anche il momento della crisi: nello stesso Cantico dei cantici, che è un luminoso poema d’amore, ci sono ben due «notti oscure» in cui i due sono lontani e tra loro cala il gelo dell’incomprensione. Ma l’amore non è come un oggetto che, una volta perso, lo si è smarrito o distrutto per sempre. È una realtà vivente che può rinascere, come un tronco arido può ancora gettare germogli. Basta aver fiducia e pazienza e non affrettarsi – come spesso oggi accade – a seppellire il matrimonio. Aveva ragione lo scrittore francese François Mauriac a dire: «L’amore coniugale, che persiste attraverso mille vicissitudini, mi sembra il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori