7.a Domenica di Pasqua

VII DOMENICA DI PASQUA
ALL’INGRESSO
Cfr. Gv 14, 27-28

«Vi lascio la pace, – dice il Signore – alleluia;
vi do la mia pace, alleluia.
Il vostro cuore non si turbi e non abbia timore,
finché ritornerò», alleluia.

Si dice il Gloria.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

Donaci, o Dio, sentimenti di adorazione
e di amore per il tuo nome santo,
poiché tu non desisti dal prenderti cura di quanti sostieni
e rianimi con la certezza del tuo affetto di padre.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
At 7, 48-57
Stefano disse: ecco contemplo il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio.

Lettura degli Atti degli Apostoli.

In quei giorni. Stefano disse: «L’Altissimo tuttavia non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il profeta:
Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello dei miei piedi.
Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?
Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata».
All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui.

Parola di Dio.

SALMO
Sal 26 (27), 1. 4. 7-9a

Nella casa del Signore contempleremo il suo volto.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R.

EPISTOLA
Ef 1, 17-23
Il Padre della gloria risuscitò Cristo dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli.

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Parola di Dio.

VANGELO
Gv 17, 1b. 20-26
Quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Parola del Signore.


 
 
 
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DOPO IL VANGELO
Cfr. Gv 20, 17; 16, 7

Io salgo al Padre mio e Padre vostro,
al Dio mio e Dio vostro,
e vi manderò lo Spirito Santo,
alleluia, alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Volgi, o Dio, il tuo sguardo di bontà
al popolo dei credenti che implora misericordia;
possano sempre gloriarsi dei tuoi benefici
poiché te solo riconoscono come salvatore e come padre.
Per Cristo nostro Signore.

Si dice il Credo.

SUI DONI

Ci purifichi, o Padre, l’offerta che dedichiamo al tuo nome,
e la grazia di questo sacrificio
ci porti a vivere in modo ogni giorno più degno
della nostra dignità di figli di Dio.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
qui e in ogni luogo,
a te, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Per riscattare la famiglia umana
il Signore Gesù si degnò di nascere in mezzo a noi
e vinse il mondo con il suo dolore e la sua morte.
Risorgendo nella gloria, ci riaprì il cammino della vita eterna
e nel mistero della sua ascensione ci ridonò la speranza
di entrare nel regno dei cieli.
Riconoscenti e ammiràti per questo disegno d’amore,
uniti agli angeli e ai santi,
eleviamo a te, o Padre, l’inno di lode:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Gv 15, 26; 16, 8

Quando verrà il Difensore, lo Spirito di verità,
dimostrerà il peccato del mondo,
il giudizio e la giustizia, alleluia, alleluia.

ALLA COMUNIONE
Gv 14, 15; 13, 34

«Se mi amate, osservate i miei precetti, alleluia.
Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate tra voi, come io vi ho amato»,
– dice il Signore – alleluia, alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

Fa’, o Dio, che il mistero di grazia
cui ci siamo accostati in questi riti
operi efficacia nel segreto della nostra coscienza.
Per Cristo nostro Signore.

Ascensione del Signore – Anno C

Domenica 2 Giugno 2019
Ss. Marcellino e Pietro
ASCENSIONE
At 1,1-11; Sal 46; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24,46-53
Ascende il Signore tra canti di gioia.

PREGHIERA DEL MATTINO

Signore Gesù, ti rendiamo grazie perché, dopo aver realizzato la purificazione dei peccati, sei salito alla destra del Padre. La tua gloria è la speranza e il pegno della nostra gloria. Il tuo corpo, diventato spirito che dà la vita, è la pietra angolare del tempio di pietre vive – la Chiesa – che si eleva verso di te dalla terra. Dacci lo Spirito che ci spinge a confessarti come Signore! Accordaci la grazia di saperti incontrare nei tuoi sacramenti, di ascoltarti nella tua Parola, di amarti e rispettarti nei tuoi fratelli, che sono anche nostri fratelli.

ANTIFONA D’INGRESSO
“Uomini di Galilea, perché fissate nel cielo lo sguardo? Come l’avete visto salire al cielo, così il Signore ritornerà”. Alleluia.

COLLETTA
Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Egli è Dio, e vive e regna con te…

PRIMA LETTURA 
Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Dagli Atti degli Apostoli 1,1-11
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 46)
R: Ascende il Signore tra canti di gioia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R.
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R.
Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R.

SECONDA LETTURA 
Cristo è entrato nel cielo stesso.
Dalla lettera agli Ebrei 9,24-28; 10,19-23
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza. Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (Mt 28,19.20)
Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Alleluia.

VANGELO 
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.
+ Dal Vangelo secondo Luca 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Parola del Signore.

OMELIA
«Esulti di santa gioia, la tua chiesa, o Padre per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te». Così ci fa pregare le liturgia in questo giorno solenne. Siamo sollecitati alla gioia, a dare lode a Dio perché Cristo ascende vittorioso e perché anche la nostra umanità è innalzata nella gloria. Il cielo che si riapre per accogliere il Figlio di Dio, si riapre anche per tutti noi. Il primo dei martiri, Santo Stefano, ci conferma in questa visione e in questa nuova speranza: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Gli apostoli sono testimoni oculari dell’ascensione del Signore. Era stato fissato loro un appuntamento in Galilea, dopo che ripetutamente, lo stesso Signore li aveva preventivamente avvertiti della sua prossima dipartita. Il loro cuore aveva sperimentato angoscia e timore a quell’annuncio. Gesù li aveva rassicurati fino a dire loro: «È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò». Ciò nonostante alcuni di loro dubitano ancora. Per secoli di storia il cielo era rimasto chiuso agli uomini, quella distanza, stabilita dal peccato, sembrava ormai incolmabile per noi legati alla terra. Gesù deve fugare ogni dubbio e non vuole nemmeno che i suoi rimangano incantati a fissare il cielo che lo sta per avvolgere e nascondere ai loro occhi. Vuole invece che nasca nel cuore di tutti la certezza che egli va a prepararci un posto e che ritornerà a prenderci. Questo è il potere che il Padre gli ha conferito, salire al cielo senza lasciarci orfani, anzi con la reale possibilità di restare con noi sempre fino alla fine dei tempi. La fede degli apostoli, così alimentata, dovrà poi essere annunciata e testimoniata al mondo intero: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Da quel giorno, da quel monte della Galilea, è sorta per il mondo una fede e una fiducia nuova: veramente ci sentiamo innalzati anche noi con Cristo, anche noi abbiamo riscoperto la nostra vera patria, l’ultimo approdo a cui tendere, dopo aver osservato gli insegnamenti di Cristo, nostra via. Ecco perché la chiesa ci ha invitati tutti a godere di santa gioia, ecco perché cielo e terra hanno ritrovato il punto di congiunzione e gli uomini hanno visto rinascere la migliore speranza. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, il sacrificio che ti offriamo nella mirabile ascensione del tuo Figlio, e per questo santo scambio di doni fa’ che il nostro spirito si innalzi alla gioia del cielo. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Nel nome del Signore Gesù predicate a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”. Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
Nella solennità pasquale, la risurrezione del Signore era causa della nostra gioia; oggi è la sua ascensione al cielo che ci dà modo di esultare, affinché noi commemoriamo e veneriamo come si conviene il giorno in cui l’umiltà della nostra natura è stata innalzata in Cristo più in alto di tutto l’esercito del cielo, più in alto di tutti gli ordini angelici, ed oltre la sublimità di ogni potenza, fino a condividere il trono di Dio Padre. È su questo ordinamento delle opere divine che noi siamo stabiliti, che noi siamo edificati: la grazia di Dio diviene, infatti, più meravigliosa nel momento in cui fa che la fede non dubiti, che la speranza non vacilli, che la carità non si affievolisca quando è scomparso alla vista degli uomini ciò che a buon diritto doveva loro ispirare rispetto. Tale è, infatti, la forza propria ai grandi spiriti, tale è la luce propria alle anime particolarmente fedeli: essa consiste nel credere instancabilmente a ciò che gli occhi del corpo non vedono, e a fissare il proprio desiderio là dove lo sguardo non può arrivare.
SAN LEONE MAGNO

Meditazione sul Vangelo di Lc 24,46-53

Domenica 7.a di Pasqua – ASCENSIONE del SIGNORE

 

Vangelo – Lc 24,46-53

 

Mentre li benediceva, Gesù fu portato verso il cielo.

L’ascensione di Cristo reca in sé una simbologia che dai più è ignorata. I grandi ingegni sogghignano, i bambini fanno domande sui viaggi spaziali, i sostenitori del new age evocano la visita e la successiva dipartita di un extraterrestre. Ciò che accade, in realtà, è che Gesù esce dal nostro spazio per fare ingresso nella pienezza della gloria di Dio, portando con sé la nostra umanità e il cosmo di cui essa è responsabile. (…) Gesù è associato alla sovranità divina (…) Certo, già lo era, ma ora lo è con noi, che siamo tutti in lui” (O. Clement). Dentro questa interpretazione è comprensibile anche la reazione dei discepoli davanti al Signore Gesù che “si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Non ci fu in loro una reazione di dolore, di smarrimento, di nostalgia, ma – come scrive l’evangelista Luca – “dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia”. E’ il ritorno di chi non teme più la città che ha rifiutato il loro Maestro e Signore. La città di Gerusalemme che ha visto il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, la fuga di quasi tutti i discepoli e la violenza di un potere che si sentiva minacciato nella propria autorità. È ormai possibile abitare a Gerusalemme e in tutte le città del mondo, anche in quelle più travagliate dall’ingiustizia e dalla violenza, perché sopra ogni città c’è Io stesso cielo ed ogni abitante può levare il capo e guardarlo con speranza. In questo cielo abita quel Dio che si è rivelato cosi vicino da prendere il volto di un uomo, Gesù di Nazaret. Egli rimane il Dio con noi e non ci lascia soli! È possibile guardare in alto per riconoscere davanti a noi il nostro futuro. Nell’ascensione di Gesù, il crocifisso risorto, c’è la promessa della nostra partecipazione alla pienezza di vita che sta presso Dio; “Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono” (Ap 3,21).

 

  1. “Mi sarete testimoni.”

Con l’ascensione del Signore Gesù, si ritorna in città con grande gioia e come testimoni. Si potrebbe dire come testimoni che con gioia raccontano a tutti nella città il compimento delle promesse di Dio. Non solo con le parole, ma anche con la vita quotidiana si comunica alla propria famiglia e al vicino di casa, al collega di ufficio e all’amico sportivo che la nostra umanità è stata abitata da Dio. Non c’è condizione umana che il Signore Gesù non abbia assunto nella propria carne per plasmarla di nuovo con l’amore vero, quello che dona tutto fino alla fine e che vince perfino la morte. Questa umanità nuova è il dono che il Padre intende regalare a tutti e per questo chiede ai discepoli del suo Figlio Gesù di andare e “predicare nel suo nome a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. Abitare la città testimoniando la vita nuova che viene dal Crocifisso Risorto è la “predica” che ogni domenica dovrebbe uscire dalla nostre chiese per entrare lungo tutta la settimana nelle case, negli uffici, a scuola, sui campi di calcio, negli ospedali, nelle carceri, nelle banche, nelle case di risposo per gli anziani, negli appartamenti affollati degli immigrati, nei campi Rom delle periferia della città.

 

  1. “Sarete rivestiti di potenza dall’alto.”

Il segreto di questo annuncio-testimonianza è la presenza tra noi del Signore risorto, che con il dono dello Spirito continua ad aprire la nostra mente per la comprensione delle Scritture (Lc 24,44) e il nostro cuore al dono del suo amore nella Pasqua domenicale. In particolare è lo Spirito il vero artefice di quella multiforme testimonianza di cui ha parlato Benedetto XVI nel Convegno ecclesiale nazionale di Verona. Oltre ad essere segno di comunione ecclesiale, la testimonianza cristiana è annuncio di quel “grande sì che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo”. Nel rientrare a Gerusalemme, nelle nostre città, i discepoli non possono trascurare il  accoglimento nella preghiera per lodare Dio e per invocare il dono dello Spirito. Nel cenacolo in questa settimana siamo invitati tutti, insieme a Maria, per attendere lo Spirito che il Padre ha promesso di mandare. È lui che renderà viva la speranza di raggiungere quel posto che il Signore Gesù è andato a preparaci in cielo.

 

  1. “Fu portato verso il cielo.”

Il ritorno di Gesù al Padre non contiene l’invito a separarsi dal mondo, a dimenticare la propria storia, ad abbandonare l’impegno per la vita delle persone. Gesù nella sua risurrezione non ritorna alla vita di prima, ma entra nella condizione nuova di chi in modo pieno e definitivo è Signore e Redentore degli uomini e di tutta la storia. Una salvezza che è già operativa dentro questo mondo e che richiede occhi nuovi per vedere la sua presenza e la sua azione. Nello sguardo verso il cielo il discepolo impara a valutare questo mondo e nell’amore del Signore risorto s’impegna a costruirlo secondo il suo progetto di vita nuova. Si può dire, con l’espressione usata da don Franco Giulio Brambilla al Convegno nazionale di Verona per descrivere il cristiano laico, che il discepolo di Gesù è un “credente che non abbandona la terra per guardare le cose di lassù, ma vede quelle di lassù abitando la terra”. Vedere il Signore Gesù nella sua gloria, vedere la dignità altissima dell’uomo chiamato ad essere figlio di Dio, vedere l’umanità chiamata ad essere la sua unica famiglia, vedere che nel futuro di ogni persona non c‘è la morte ma la vita per sempre… È questo lo sguardo che l’ascensione del Signore Gesù ci sollecita a coltivare nella nostra vita quotidiana. Nella luce dello Spirito è possibile ormai aprire i nostri occhi guariti dall’amore di Cristo, anche se rimangono ancora deboli, fragili e bisognosi di tempo per abituarsi a questa luce intensissima.

 

Proposta del 06/02/2019

Non aver paura di nessuna cosa!
Tu sei più grande dei tuoi timori. Dominali!
Non lasciare che la paura offuschi con la sua ombra la luce che splende nella tua vita.
Il tuo coraggio e la tua forza di vincere sono più grandi della paura che tenta di minacciarti.
Siine convinto … sempre!

Breviario Laico, MARIA E L’ATEO

Sono giunto fino all’ateismo intellettuale, fino a immaginare un mondo senza Dio. Eppure vedo che ho sempre conservato una segreta fiducia in Maria. Nei momenti di angoscia mi esce spontaneamente dal petto questa esclamazione: «Madre di misericordia, aiutami!».

Miguel de Unamuno

Eccoci all’ultimo giorno di maggio, col calendario che ricorda la visita di Maria alla madre del Battista, la parente Elisabetta. È, allora, l’occasione per un canto alla madre di Cristo, scelto non all’interno della sterminata letteratura mariana ma in un passo autobiografico abbastanza sorprendente di un famoso scrittore e filosofo spagnolo, Miguel de Unamuno (1864-1936), un personaggio dall’esperienza molto tormentata, oscillante appunto tra l’ateismo e la mistica. La sua è una testimonianza che spesso è confermata in modo inatteso anche da altre figure della cultura che hanno cercato di cancellare ogni impronta religiosa dalla loro anima, estirpandovi soprattutto le radici dell’infanzia quando la spiritualità era quasi spontanea.

Ebbene, talora molte di queste persone, come tanti altri personaggi più o meno noti, confessano di aver conservato una stilla di fiducia religiosa soprattutto – nei momenti più oscuri – attraverso l’invocazione a Maria. E forse un modo per non scomodare Dio, presenza più ardua e impegnativa, ma è un’ultima, piccola via verso la fede. Anche ai credenti, però, vorrei dire – sempre sulla scia delle parole di Unamuno – che non si deve esitare a conservare un fondo di fiducia «infantile»: non dimentichiamo che la stessa Bibbia rappresenta l’atteggiamento emblematico del credente nel «bimbo svezzato in braccio a sua madre» (Salmo 131). Certo, la fede non dev’essere solo sentimento, ma è anche serenità, dolcezza, abbandono, pace e quiete interiore.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Preghiera di San Francesco

Signore,
fa di me uno strumento della tua pace,
dove c’è odio, io porti l’amore.
Dove c’è offesa, io porti l’unione.
Dove c’è errore, io porti la verità.
Dove c’è dubbio, io porti la fede.
Dove c’è disperazione, io porti la speranza.
Dove ci sono le tenebre, io porti la luce.
Dove c’è tristezza, io porti la gioia.
O Divino Maestro, che io non cerchi tanto
Di essere consolato, quanto di consolare.
Di essere compreso, quanto di comprendere.
Di essere amato, quanto di amare.
Infatti:
dando, si riceve.
Dimenticandosi, si trova comprensione.
Perdonando, si è perdonati.
Morendo, si resuscita alla vita.

San Francesco