Lunedì della 7.a Settimana di Pasqua

SANTI CARLO LWANGA E COMPAGNI

Martiri
Festa

In Uganda, verso la fine del sec. XIX, l’azione missionaria dei Padri Bianchi aveva suscitato una vivace e promettente comunità di cristiani.
Nel novembre del 1883 il giovane re Mwanga, che all’inizio si era dimostrato ben disposto, suscitò una terribile persecuzione, che durò tre anni.
Influenzato da alcuni notabili e irritato dalla purezza di costumi dei paggi cristiani, che contrastava con i suoi vizi, ordinò la condanna a morte di tutti i neofiti.
Oltre cento cristiani furono sacrificati, tra i quali eccellono Carlo Lwanga e suoi ventun compagni.
Morirono per Cristo fra atroci supplizi, il 3 giugno 1886, festa dell’Ascensione del Signore.

Messa dal comune dei martiri (per più martiri)

ALL’INGRESSO
Cfr. Eb 11, 33

Questi discepoli fedeli di Cristo
sono giunti alla palma del martirio,
morendo per il Signore.
I santi nella fede conquistarono i regni,
operarono la giustizia,
conseguirono i beni promessi.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio, che nel sangue dei martiri
hai posto il seme di nuovi cristiani,
concedi che il mistico campo della Chiesa,
fecondato dal sacrificio di san Carlo Lwanga
e dei suoi compagni,
produca una messe sempre più abbondante,
a gloria del tuo nome.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 5, 2a. 5-6b
L’amato mio se n’era andato, era scomparso.

Lettura del Cantico dei Cantici.

Mi sono addormentata, ma veglia il mio cuore.
Mi sono alzata per aprire al mio amato
e le mie mani stillavano mirra;
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
Ho aperto allora all’amato mio,
ma l’amato mio se n’era andato, era scomparso.

Parola di Dio.

SALMO
Sal 41 (42), 2-6

L’anima mia ha sete del Dio vivente.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:
quando verrò e vedrò il volto di Dio?
Le lacrime sono il mio pane giorno e notte,
mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?». R.

Questo io ricordo e l’anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla,
la precedevo fino alla casa di Dio,
fra canti di gioia e di lode
di una moltitudine in festa. R.

Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
lui, salvezza del mio volto e mio Dio. R.

EPISTOLA
1 Cor 10, 23. 27-33
Sia che mangiate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Fratelli, «Tutto è lecito!». Sì, ma non tutto giova. «Tutto è lecito!». Sì, ma non tutto edifica.
Se un non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza. Ma se qualcuno vi dicesse: «È carne immolata in sacrificio», non mangiatela, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivo di coscienza; della coscienza, dico, non tua, ma dell’altro. Per quale motivo, infatti, questa mia libertà dovrebbe essere sottoposta al giudizio della coscienza altrui? Se io partecipo alla mensa rendendo grazie, perché dovrei essere rimproverato per ciò di cui rendo grazie?
Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO
Cfr. Mc 2, 20

Alleluia.
Verranno giorni quando lo sposo sarà tolto,
dice il Signore.
Alleluia.

VANGELO
Mt 9, 14-15
Quando lo sposo sarà tolto.

Lettura del Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Parola del Signore.

 

DOPO IL VANGELO
Cfr. Sap 3, 1. 4

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
e non le vincerà nessun tormento.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono oppressioni,
la loro speranza è piena di immortalità.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Irrorata dal sangue di nuovi martiri,
la tua Chiesa, o Dio, rinasca più forte e più prospera
e con la tua protezione possa fruire di perpetua libertà,
perseverando nell’annunzio del vangelo,
a salvezza dei popoli.
Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI

O Padre, che hai dato ai tuoi santi martiri
la forza di preferire la morte al peccato,
accogli le nostre offerte
e fa’ che serviamo al tuo altare
con la piena dedizione del nostro spirito.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
qui e in ogni luogo,
a te, Padre santo,
e celebrare le meraviglie da te compiute
nei martiri Carlo Lwanga e compagni.
Prima di fondare l’universo
per la tua gloria eterna,
tu li predestinasti a manifestare agli uomini
il tuo amore che salva.
Su questi tuoi santi
effondesti in tale misura lo Spirito
che superarono la fragilità della carne
e affrontarono con serena fortezza la morte.
Uniti a questi tuoi servi beati
e a tutte le creature felici del cielo,
eleviamo a te, o Padre,
unico Dio col Figlio e con lo Spirito Santo,
l’inno della lode perenne:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Cfr. Ap 7, 14; 14, 4

Ecco i vincitori, gli amici di Dio,
che sprezzando i comandi dei tiranni
meritarono il premio eterno
e ora, coronati, ricevono la palma della vittoria.
Hanno lavato le loro vesti
nel sangue dell’Agnello
e lo seguono dovunque egli vada.

ALLA COMUNIONE
Cfr. Mt 5, 12

Rallegratevi, martiri di Cristo,
rallegratevi ed esultate
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

DOPO LA COMUNIONE

Abbiamo partecipato ai tuoi misteri, o Dio,
nel glorioso ricordo dei tuoi martiri;
questo sacramento, che li sostenne nella passione,
ci renda forti nella fede e nell’amore per te,
in mezzo ai rischi e alle prove della vita.
Per Cristo nostro Signore.

Meditazione sul Vangelo di Gv 16,99-53

Lunedì 7.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 16, 99-53

 

È questa la sorgente della vera pace.

A conclusione del discorso di addio, Gesù riassume la sua missione: è venuto dal Padre, ora torna al Padre. Ai discepoli pare finalmente di aver capito il senso della vita e delle parole di Gesù e di poterne riconoscere l’identità. Commenta la loro ingenua pretesa Gesù, tra ironia e amarezza. Ironia: solo ora credono? Allora non era chiaro il suo essere Figlio di Dio quando compiva miracoli, quando aveva compassione della folla, quando li ha chiamati a seguirlo, con quella parola autorevole che non poteva appartenere a un qualsiasi rabbì umano. Amarezza: loro se ne andranno, impauriti dalla bufera che si sta abbattendo su di lui, che resterà solo. Ma è un’amarezza senza risentimento, quella di Gesù: lui sa che ha vinto il mondo. Ha già vinto il mondo. Nel linguaggio di Gesù le parole cambiano il loro significato ordinario, e ne acquistano uno nuovo.

C’è un modo di vincere il mondo con il suo corredo di potere, di ricchezze, di lusinghe, che e il riconoscerne implicitamente il valore. Non vince veramente il mondo chi usa il suo potere, ad esempio, per arricchire: riconosce così il valore della ricchezza… Gesù vince il mondo perché non accetta che il mondo abbia la regia  della sua vita. Il mondo è già stato vinto e nella vita delle persone può entrare finalmente quella felicità che nasce nella libertà e che e generata dall’amore. Le beatitudini che Gesù ha proclamato, ora in lui prendono carne, diventano visibili e permettono di vedere dove sta la vera felicità. Che non è senza prezzo. Gesù ha vinto il mondo anche a prezzo della morte e l’amore può entrare nella storia come la vera anima delle cose. Per questo i discepoli devono avere fiducia e vivere nella pace. La vittoria sul mondo è già avvenuta. Ora deve solo manifestarsi.

 

Lunedì della 7a. del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Lunedì 3 Giugno 2019
Ss. C. Lwanga e c.; S. Clotilde; S. Giovanni XXIII
7.a di Pasqua
At 19,1-8; Sal 67; Gv 16,29-33
Regni della terra, cantate a Dio.

PREGHIERA DEL MATTINO

Mio amato e buon Gesù, eccomi prostrato alla tua santissima presenza; ti prego, accendi il mio cuore di sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati, e di proponimento di non offenderti. Con tutto l’amore e tutta la compassione considero le tue cinque Piaghe cominciando, o Gesù mio, da ciò che disse di te il santo profeta Davide: “Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa”.

ANTIFONA D’INGRESSO
“Riceverete la forza dello Spirito Santo, che scenderà su di voi, e mi sarete testimoni sino agli estremi confini della terra”. Alleluia. (At 1,8)

COLLETTA
Venga su di noi, o Padre, la potenza dello Spirito Santo, perché aderiamo pienamente alla tua volontà, per testimoniarla con amore di figli. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?
Dagli Atti degli Apostoli 19,1-8
Mentre Apollo era a Corìnto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini. Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 67)
R: Regni della terra, cantate a Dio.
Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R.
I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome. R.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R.

CANTO AL VANGELO (Gv 3,1)
Alleluia, alleluia.
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù,
dove è Cristo, seduto alla destra di Dio.
Alleluia.

VANGELO
Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 16,29-33
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Parola del Signore.

OMELIA
Gli antichi romani, che non erano santi perché pagani, ma spesso sapevano essere saggi, dicevano che l’amico sincero lo si riconosce nel momento della prova. Professare amicizie e garantire fedeltà, quando tutto va per il verso giusto, è fin troppo facile. Gesù ci ha rivelato che la prova suprema della fedeltà, quando è animata da amore sincero, è la disponibilità piena a dare la vita per la persona amata. Proprio come ha fatto Lui. Gli apostoli credono di aver capito il messaggio del loro maestro, egli però deve ancora ribadire un concetto ch’è di difficile assimilazione e riguarda proprio la loro fedeltà nel momento della prova. Sembra che il Signore voglia parlarci dei fervori facili e superficiali, che spesso ci convincono erroneamente di aver raggiunto una fede e una sicurezza incrollabili, che poi però vengono clamorosamente smentiti quando il prezzo da pagare ci sembra troppo alto. È la storia vera di tanti di noi che presumono e confidano nelle proprie forze, anche quando sono chiamati a realizzare progetti divini. C’è per ognuno di noi un «ora» in cui siamo chiamati a testimoniare a caro prezzo la verità e troppo spesso siamo colti di sorpresa, perché non siamo in grado di portarne il peso. Dal primo peccato fino ad oggi, sono innumerevoli le vittime della presunzione. Gli stessi apostoli sperimenteranno con delusione e sofferenza, Pietro ne sarà la vittima più illustre. Dinanzi alla tragedia della croce, si disperderanno tutti e lasceranno solo il Signore. Quante fughe, quanti tradimenti dopo quell’episodio: fughe da responsabilità e da impegni, fughe dopo solenni promesse di fedeltà, fughe da responsabilità e da testimonianze, tradimenti nei confronti delle persone amate, tradimenti di consacrati e di consacrate, di ministri e di pastori. La causa unica per tutti è sempre la stessa: lontani dalla linfa vitale della vite, tralci secchi, uomini e donne, carichi di pesi e lontani da Cristo, privi del dono dello Spirito. Poi inevitabilmente stramazzano uno sull’altro sotto quei pesi e si creano, con le proprie mani, ciascuno una tomba: li muore il cristiano, lì muore il sacerdote, lì lo sposo, lì la consorte, lì i figli: lì è il sepolcro dell’amore. A pensare che sono ancora pienamente valide tutte le promesse di Cristo: «Non vi lascio soli, vi manderò un nuovo Consolatore, abbiate fiducia, io ho vinto il mondo». Perché allora tanta solitudine e tanta presunzione? Dobbiamo riscoprire tutti insieme il dono della fedeltà appoggiandoci totalmente a Cristo. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Signore, questo sacrificio senza macchia ci liberi dal peccato, e infonda nel nostro cuore il vigore della tua grazia. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Non vi lascerò orfani», dice il Signore; «verrò di nuovo a voi, e si allieterà il vostro cuore».

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Assisti il tuo popolo, Dio onnipotente, e poiché lo hai colmato della grazia di questi santi misteri, donagli di passare dalla nativa fragilità umana alla vita nuova nel Cristo risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

PREGHIERA DELLA SERA
Nella notte del mondo, Signore, tu sei la nostra pace. Noi non avevamo saputo restare con te nell’Eden e tu eri rimasto solo con il Padre. Ora, tu hai sconfitto il male ma noi siamo ancora deboli e impauriti di fronte alla durezza del mondo. Vegliamo allora con Maria e aspettiamo pregando il Padre dei poveri, lo Spirito Santo. Riempirà le nostre lampade di coraggio perché possiamo passare, con te e come te, attraverso le sofferenze del nostro tempo. Volgendo il nostro sguardo al cielo, ti vedremo venire nella gloria sulle nubi.

Proposta del 06/03/2019

Conserva l’entusiasmo in ogni cosa.
Le persone disanimate si limitano a vivere ripiegate su di sé, sui propri sentimenti egoistici.
Conserva l’entusiasmo, solo esso infatti ti darà la forza necessaria a risollevarti dopo una caduta.
Ricorda sempre che una caduta non significa la fine di tutto un cammino.

Breviario Laico, ESEMPIO

Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che cambi in esempio.

Albert Camus

Così annotava nei suoi Taccuini Albert Camus e le sue sono parole che meritano riflessione. Certo, ai nostri giorni bisognerebbe dire che è necessario cominciare ad avere un pensiero, tanto grande è la vacuità che alberga in molte scatole craniche e in una massa che si accontenta di slogan e di luoghi comuni. Se fosse vero il celebre motto cartesiano (come lo è per certi versi) del Cogito ergo sum, dovremmo dire di trovarci spesso di fronte a spettri più che a creature umane, a larve che vagano senza la consistenza della consapevolezza e quindi del pensiero.

Ribadito questo, bisogna però riconoscere che non basta avere idee, anche giuste, se esse rimangono solo come uno sfarfallio della mente, un gioco di progetti e non guidano all’agire, all’amare, al creare. Soprattutto il pensiero autentico, vagliato, calibrato, insomma «pensato» seriamente, deve diventare principio di vita e di testimonianza. In questa luce mi sembra suggestivo proporre il monito evangelico contro quelli che sono ipocriti, «dicono e non fanno», come i due figli della parabola narrata in Matteo 21,28-31. Essi ben sanno quale sia il loro dovere, per altro ricordato loro dal padre, eppure ecco i due esiti contraddittori: da un lato, il figlio che lascia tutto nel limbo del pensiero e delle apparenze e, d’altro lato, il figlio che traduce il monito non in parole ma in obbedienza al padre, in lavoro, in impegno. Il pensiero costituisce la vera grandezza dell’uomo solo quando si fa esempio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Preziosità del silenzio

Poni, Signore, una custodia alla mia bocca,
sorveglia le porte delle mie labbra (Sal 140). Ma Gesùtaceva (Mt 26,63).
Il silenzio è mitezza.
Quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci a Dio la difesa del tuo onore,
il silenzio è mitezza.

Il silenzio è misericordia.
Quando non sveli le colpe dei tuoi fratelli,
quando perdoni senza indagare nel passato,
quando non condanni, ma intercedei nell’intimo,
il silenzio è misericordia.

Il silenzio è pazienza.
Quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi consolazione dagli uomini,
quando non intervieni, ma attendi che il seme germoglilentamente,
il silenzio è pazienza.

Il silenzio è umiltà.
Quando taci per lasciare emergere i fratelli,
quando celi nel riserbo i doni di Dio,
quando lasci che il tuo agire sia interpretato male,
quando lasci ad altri la gloria dell’impresa,
il silenzio è umiltà.

Il silenzio è fede.
Quando taci perché è Lui che agisce,
quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo per starealla Sua presenza,
quando non cerchi comprensione, perché ti basta essereconosciuto da Lui,
il silenzio è fede.

Il silenzio è adorazione.
Quando abbracci la Croce senza chiedere: Perché?
Il silenzio è adorazione.
“Ma Gesù taceva”.