Meditazione sul Vangelo di Gv 17,1-11a

Martedì 7.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 17,1-11a

 

Padre, glorifica i] Figlio tuo“.

Il lungo discorso di addio si conclude con una preghiera, in cui echeggiano parole di benedizione. Gli occhi rivolti al cielo, Gesù entra nell’intimità del Padre di cui ritrova l’amore, il mistero, la trascendenza. Il Padre non si lascia racchiudere nella storia umana che pure lo contiene; egli resta in essa attraverso il Figlio e il cuore dell’uomo, e al tempo stesso la supera per darle compimento e pienezza. La preghiera di Gesù e particolarmente intensa, decisiva: l’ora è giunta. L’ora attesa e invocata anche da Maria a Cana, ora è giunta; ciò che andava compiuto, e stato compiuto. Ora può manifestarsi al mondo chi è veramente Gesù. Ma perché l’ora potesse manifestarsi, era necessario che Gesù avesse portato a termine quanto il Padre gli

aveva dato da fare; far conoscere al mondo che Dio non è un semplice principio perfetto e impassibile, ma e un Padre che ama, che si compromette nella storia degli uomini, che si dà preoccupazione e cura di loro.

Questo conoscere non è il sapere teorico e astratto, che genera una certezza della mente. Noi ora possiamo conoscere Dio per esperienza, per partecipazione, attraverso quella comunione con Lui che il Figlio ci ha reso possibile. Finalmente conosciamo la vita nella sua pienezza: quella che l’uomo aveva quando è uscito dalle mani di Dio e quella cui é chiamato, perché il soffio del Creatore che è stato posto in lui continua a sospingerlo al di là di se stesso. Questa vita è per sempre, piena, felice, amata, custodita dall’amore del Padre. L’ora è giunta, la missione è compiuta; ora il Padre può glorificare Gesù. La gloria è la manifestazione di Dio nella verità del suo essere: questa manifesterà la vita divina del Figlio. Ma questa gloria non sarà né nube luminosa né monte alto e stupendo; sarà il legno della croce innalzato sulla collina del Calvario. Lì si manifesterà la gloria vera e piena di Dio, quella che racconterà di lui non come di un Dio potente, ma come di un Dio che ama fino a soffrire e morire.

Martedì della 7.a del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Martedì 4 Giugno 2019
S. Francesco Caracciolo; S. Quirino; S. Filippo Smaldone
7.a di Pasqua
At 20,17-27; Sal 67; Gv 17,1-11a
Regni della terra, cantate a Dio.

PREGHIERA DEL MATTINO

Anch’io, o Padre, come il Figlio tuo, Gesù Cristo, innalzo a te la mia preghiera all’inizio di un nuovo giorno, dono del tuo amore. Fa’ che, oggi, come lui, io glorifichi te, compiendo l’opera che come uomo e come cristiano tu mi hai dato da fare. Che possa anch’io come lui far conoscere il tuo nome a quanti oggi incontrerò sul mio cammino, con il coraggio dell’annunzio e con la forza della testimonianza. Sono tuoi, ma in Cristo li hai dati anche a me.

ANTIFONA D’INGRESSO
“Io sono il primo e l’ultimo, il vivente; ero morto, ma ora sono vivo per tutti i secoli”. Alleluia.

COLLETTA
Padre onnipotente e misericordioso, fa’ che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tempio della sua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Conduco a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù.
Dagli Atti degli Apostoli 20,17-27
In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 67)
R: Regni della terra, cantate a Dio.
Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio. R.
Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte. R.

CANTO AL VANGELO (Gv 14,16)
Alleluia, alleluia.
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito
perché rimanga con voi per sempre.
Alleluia.

VANGELO
Padre, glorifica il Figlio tuo
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola del Signore.

OMELIA
Mentre Gesù sta per iniziare la sua crudelissima passione fa sgorgare dal suo cuore una intensissima preghiera al Padre. Egli parla della sua «ora» come di un momento di glorificazione per sé e per i suoi, ai quali sta per garantire la vita eterna. È difficile per noi comprendere come si possano conciliare gloria e passione, morte e vita. Cristo vuole farci intendere che la vera gloria coincide sempre e soltanto con l’adempimento della volontà del Padre, anche quando questa significa la via del Calvario, la passione, la morte ignominiosa della croce perché poi tutto converge e culmina nella gloriosa risurrezione, che è di Cristo e anche nostra. Tutta la vita di Cristo, tutta la sua missione, le sue stesse parole, le opere che ha compiuto per i suoi e per tutto il mondo hanno significato la glorificazione di Dio. Ora però è giunto il momento, l’ «ora» appunto, in cui quella gloria deve raggiungere il culmine. Lo dirà lo stesso Gesù morente sulla croce: «Tutto è compiuto». La preghiera di Cristo ha anche tutti i segni di un commiato: sta per lasciare i suoi e vuole perciò, nel dare loro la suprema testimonianza di amore con il dono della vita, affidarli al Padre celeste perché li custodisca dal maligno e perché siano capaci di dare una continua testimonianza di unità nella perfezione dell’amore. Siamo certi che quella accorata invocazione risuona continua in cielo per i suoi e per la sua Chiesa. Pur nelle inevitabili debolezze, la chiesa anela all’unità, i credenti in Cristo cercano di essere testimoni di amore vero, di reciproco perdono, di unità nell’unica fede. Resta comunque vero che questi grandissimi valori, queste divine ed umane aspirazioni passano inevitabilmente attraverso il travaglio della sofferenza e della croce. Accade così che i momenti di più intensa testimonianza della chiesa e dei fedeli, i richiami più forti all’unità, coincida sempre con le più feroci persecuzioni, con le più crudeli passioni e con le più marcate lacerazioni. Ecco perché quella preghiera di Cristo è incessante, il suo sacrificio è un memoriale. L’ «ora» di Cristo è quindi legata indissolubilmente alla nostra storia, è l’ora del suo amore per noi, che è inesauribile. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda, o Padre, il volto del Cristo tuo Figlio, che ha dato se stesso per salvare l’umanità, e fa’ che dall’Oriente all’Occidente si offra a te l’unico perfetto sacrificio. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
“Questa è la vita eterna: conoscere te, unico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo”. Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Padre santo, che ci hai nutriti di Cristo pane vivo, fa’ che il tuo Spirito, operante in questi misteri pasquali, ci guidi alla verità tutta intera, perché con la parola e con le opere edifichiamo la tua Chiesa. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Vengo a te, Padre santo, al tramonto di questa giornata, per ringraziarti dei doni con cui hai accompagnato il mio lavoro, come umile collaborazione all’opera di salvezza del Figlio tuo. Anche nel riposo io mi tenga unito a lui per restare unito a te nell’osservanza della tua parola come egli mi ha insegnato. E sarò nella pace.

Martedì della 7.a Settimana di Pasqua

VII SETTIMANA DI PASQUA
MARTEDI
ALL’INGRESSO
Ap 1, 17-18

«Io sono il primo e l’ultimo – dice il Signore –;
sono vivo e fui morto;
ecco, vivrò nei secoli dei secoli», alleluia.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio onnipotente e misericordioso,
fa’ che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi
e ci trasformi nel tempio della sua gloria.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 5, 6b-8
Ho cercato l’amato mio.

Lettura del Cantico dei Cantici.

L’amato mio se n’era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non mi ha risposto.
Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città;
mi hanno percossa, mi hanno ferita,
mi hanno tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate l’amato mio
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Parola di Dio.

SALMO
Sal 17 (18), 2-3. 32-33. 50-51

Ti amo, Signore, mio Dio.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo. R.

Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è roccia, se non il nostro Dio?
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino. R.

Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.

EPISTOLA
Fil 3, 17 – 4, 1
La nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo.

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi.

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia.
Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore:
io le conosco ed esse mi seguono.
Alleluia.

VANGELO
Gv 15, 9-11
Rimanete nel mio amore.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Parola del Signore.

 
DOPO IL VANGELO
Sal 116 (117), 1

Popoli tutti, lodate il Signore;
nazioni tutte, dategli lode, alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Discenda su noi, o Dio,
la forza dello Spirito Santo;
purifichi benignamente i nostri cuori
e ci protegga da ogni avverso potere.
Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI

Santifica, o Padre, i doni che ti offriamo
e rischiara i nostri cuori
con la luce dello Spirito Santo.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta
che tutte le creature si uniscano nella tua lode,
o Dio di infinita potenza.
Gesù, tuo Figlio, re dell’universo,
vincitore del peccato e della morte,
è salito al di sopra dei cieli
tra il coro festoso degli angeli.
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non ci ha abbandonato nella povertà
della nostra condizione umana,
ma ci ha preceduto nella dimora eterna
per darci la sicura speranza
che dove è lui, capo e primogenito,
saremo anche noi, sue membra,
uniti nella stessa gloria.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta in coro l’inno perenne:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Gv 14, 26

«Il Consolatore, lo Spirito Santo,
che il Padre manderà nel mio nome,
vi insegnerà ogni cosa – dice il Signore –
e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto», alleluia.

ALLA COMUNIONE
Cfr. Ef 4, 3-4

Conserviamo l’unità dello spirito
nel vincolo della pace,
così come siamo un solo corpo
e un solo spirito, alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

O Dio, che ci hai saziato con questo sacramento,
ascolta la nostra umile preghiera:
il memoriale della Pasqua,
che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare,
ci edifichi sempre nel vincolo della tua carità.
Per lui che vive e regna nei secoli dei secoli.

Proposta del 06/04/2019

Non è bene prendere medicine senza prima consultare un medico.
La maggior parte delle nostre malattie sono di origine psicosomatica, provocate cioè da noi stessi.
Per tali malattie la soluzione sta dunque nella nostra mente.

Breviario Laico, ITALIANI

Quando sento parlare italiano, mi sciolgo come la neve al sole, ne sono sconvolto, perché risento mio padre. Mi sento francese, ma il fatto di essere nato in Toscana, di essere legato alla civiltà di quella terra, la civiltà di Michelangelo, di Leonardo da Vinci, non mi dispiace, tutt’altro. Amo la cortesia, la gentilezza, l’eleganza degli italiani … Sotto il loro aspetto «maschilista», strafottente, scorrono un’autenticità, un calore vero.

Yves Montand

Il suo vero nome era Ivo Livi ed era nato a Monsummano (Pistoia), la patria del poeta Giuseppe Giusti, nel 1921. Noi, però, lo conosciamo tutti come Yves Montand, cantante e attore di grande intensità umana. Nel 1991, l’anno della sua morte, sotto il titolo Vedi, non ho dimenticato, usciva una sua testimonianza autobiografica dalla quale abbiamo estratto questo ritratto affettuoso (e un po’ generoso, forse perché nostalgico) degli italiani. Lo voglio rievocare in questa giornata di festa nazionale con una punta di riserva perché, se siamo sinceri, si è un po’ in difficoltà ad ammirare, almeno oggi, «la cortesia, la gentilezza, l’eleganza degli italiani».

Si potrebbe andar avanti elencando tanti altri vizi che Leopardi, marcando una certa indifferenza etica, riassumeva nel suo Zibaldone così: «Gl’italiani non hanno costumi; essi hanno usanze», mentre Prezzolini andava giù in modo duro: «L’Italia non è né democratica né aristocratica; è anarchica». Fatto il nostro bravo mea culpa, soprattutto per l’attuale disprezzo della nostra grande eredità culturale e spirituale, non dobbiamo cadere però nell’autolesionismo o nel vittimismo, altro difetto nazionale. Abbiamo, infatti, tante risorse di creatività, di genialità, di passione; sappiamo essere più costanti di quanto s’immagini; conosciamo la libertà dei sentimenti e ignoriamo la rigidità cruda e crudele di altri popoli; siamo pronti alla generosità, se ben illuminati. Ritroviamo, allora, con dignità la nostra grande tradizione nazionale.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Ogni istante…

Ogni istante che Dio ti dona è un tesoro immenso.
Non buttarlo.
Non correre sempre, alla ricerca di chissà quale domani.
Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi.
Perché l’oggi sarà presto il domani e il domani sarà presto l’eterno”.

A. P. Gouthey