Meditazione sul Vangelo di Gv 17,11b-19

Mercoledì 7.a – Tempo di Pasqua

 

Vangelo – Gv 17,11b-19

 

E siano una cosa soia, come noi.

Talmente uniti da formare una cosa sola: questo è il rapporto tra Gesù e il Padre. L’unità è il punto di arrivo di un’esperienza di amore, la manifestazione e il compimento di essa. Essa non annienta le differenze, ma le fonde in una realtà nuova, perché l’amore che unisce è creativo. L’amore del Padre in Gesù per l’umanità genera una storia nuova. Amore è il nome e l’identità di Dio; nella sua prima lettera, Giovanni dice che Dio è amore e chi vive nell’amore sta in comunione con lui e genera un mondo unito, in pace: un mondo fraterno. Questa è la vera rivoluzione che cambia il mondo. Quanti pensano che credere in Dio non contribuisca a cambiare il mondo, forse non sanno che cosa significhi effettivamente amare e non conoscono quanta forza e quanta carica di cambiamento vi sia nella vita e nelle scelte di chi ama. Dio ama perché esprime ciò che è, e in Gesù questo amore si fa a portata di mano anche per noi, in un’esperienza in cui noi stessi siamo coinvolti. Anche i discepoli sono destinati all’unità e alla comunione: in Gesù, con il Padre; in Gesù e nel Padre, tra loro e con ogni persona. ln questa preghiera tende a sfuggire che la chiamata all‘unità coinvolge i discepoli, ma non solo loro; attraverso loro, coinvolge tutta l’umanità, quelli che credono nel Padre anche senza riconoscere Gesù: misteriosamente, anche loro saranno coinvolti e accolti nell’unità del Padre con Gesù. Al di là di ogni gelosia religiosa, la grandezza liberante di questa pagina di vera benedizione è che tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nell’amore, nell’abbraccio del Padre e del Figlio. Perché nel Figlio ormai tutti siamo figli. Padre santo, conserva anche noi nel tuo amore. Fa‘ che la forza che ti unisce al Figlio unisca anche tutti noi, donne e uomini di oggi, per realizzare un mondo fraterno che possa mostrare che tu sei l’Amore.

Mercoledì della 7.a del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Mercoledì 5 Giugno 2019
S. Bonifacio; S. Pietro Spanò; S. Franco
7.a di Pasqua
At 20,28-38; Sal 67; Gv 17,11b-19
Regni della terra, cantate a Dio.

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre buono, accolgo questo giorno dalle tue mani, con la fiducia di un bambino. Solo per te, per te presente nei miei prossimi, siano i pensieri e le opere. E aiutaci, come Gesù ci ha insegnato, a sentirci con lui tutti figli tuoi e a comportarci da fratelli gli uni degli altri. La mia preghiera si unisce a quella del tuo Figlio Gesù, per chiederti, con lui e in lui, quella unità di tutti che è un riflesso della sua unità con te. E che io possa essere nel mondo, oggi, un raggio del tuo amore che illumina e riscalda i cuori degli uomini.

ANTIFONA D’INGRESSO
Popoli tutti, battete le mani, acclamate Dio con voci di gioia. Alleluia.

COLLETTA
Padre misericordioso, fa’ che la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
Vi affido a Dio, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità.
Dagli Atti degli Apostoli 20,28-38
In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”“. Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 67)
R: Regni della terra, cantate a Dio.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni. R.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!
Riconoscete a Dio la sua potenza. R.
La sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario.
È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo.
Sia benedetto Dio! R.

CANTO AL VANGELO (cf. Gv 17,17)
Alleluia, alleluia.
La tua parola, Signore, è verità:
consacraci nella verità.
Alleluia.

VANGELO 
Siano una cosa sola, come noi.
+Dal Vangelo secondo Giovanni 17,11b-19
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.
Parola del Signore.

OMELIA
Gesù, “alzati gli occhi al cielo” prega per i suoi, prega per il futuro della sua chiesa nascente. Gli apostoli, come inviati e messaggeri dello stesso Cristo e annunciatori del suo vangelo, debbono vivere con lui una intimità di comunione come quella che unisce il Figlio al Padre. Debbo essere, per tutti e per sempre, segno visibile di unità. Li ha mantenuti sotto la sua personale custodia durante la sua esperienza terrena, ora però dovranno affrontare il mondo, immergersi nella storia travagliata degli uomini, spesso contrassegnata da divisioni, persecuzioni e discordie. L’unità è la via privilegiata della pace, è la forza che per realizzare i migliori progetti umani, è il segno visibile e convincente della presenza di Dio nel mondo. La preghiera perenne di Cristo al Padre è la garanzia che rende possibile l’unità nell’amore, è la fonte della vera gioia, è “la pienezza della gioia”, quella che scaturisce dalla certezza della verità, che ci rende consapevoli del trionfo del bene partecipato a tutti. Per questo Gesù chiede al Padre: “Conservali nella verità”. La divisione più scandalosa deriva dalla mancanza di fedeltà alla Parola e alle verità rivelate, deriva dalla colpevole mancanza dello Spirito Santo, che illumina ed unisce nell’unica verità e nell’amore. Costatiamo ancora continuamente che, quando si vogliono vedere e definire le verità di Dio per noi, se non le guardiamo con la stessa luce divina, vengono inevitabilmente deformate e confuse e diventano causa di scismi e divisioni. È quanto è accaduto ripetutamente nella nostra santa Madre Chiesa. È vero che quella parola che ci è stata data, sin dall’inizio ha generato odio da parte del mondo, ma ciò non giustifica le nostre divisioni interne, quelle causate da coloro che s’identificano nello stesso Cristo ed hanno in custodia lo stesso vangelo. Il difficile compito da adempiere è fare la verità nella carità, come afferma San Paolo: “Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo”. La proposta paolina è diventata da sempre l’impegno primario della sua chiesa, anche se soffre ancora divisioni antiche e nuove. Il Signore Gesù ci fa chiaramente intendere che la via dell’unità, non può essere percorsa con strumenti giuridici e confronti e scontri di potere, ma solo mediante l’affermazione del primato nell’amore. A Pietro, chiamato ad essere il primo papa, Gesù chiederà per tre volte se è animato da un amore più grande degli altri undici e solo dopo la triplice confessione gli affiderà definitivamente il compito di guidare la sua chiesa. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Accogli, o Padre, le nostre offerte e preghiere, e fa’ che, partecipando al memoriale della Pasqua, riceviamo il dono dello Spirito, per divenire testimoni del Signore risorto. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Quando verrà il Paraclito, che io vi manderò, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza, e anche voi mi darete testimonianza». Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
La partecipazione a questo santo mistero ci dia grazia su grazia, Signore, e con la sua forza rinnovatrice ci renda sempre più degni di così grande dono. Per Cristo nostro Signore.


PREGHIERA DELLA SERA
Padre buono, accogli la nostra lode e gratitudine per l’amore che hai riversato su di noi in questo giorno. Tutto, gioie e dolori, sono stati un dono del tuo amore di Padre. Ti affido i tuoi figli nei quali ho riconosciuto la tua presenza, perché tu li custodisca nell’amore che in Gesù, tuo Figlio, ci hai dato. Come lui, abbiamo consacrato noi stessi per l’umanità. Ti rinnoviamo, Padre, alla fine della giornata, questa nostra consacrazione e tu mantieni sempre acceso nei nostri cuori quel fuoco dello Spirito che ci purifica e ci fonde in un unico
Corpo.

Mercoledì della 7.a Settimana di Pasqua

SAN BONIFACIO, vescovo e martire

Memoria

Le parti mancanti del proprio sono prese dal comune dei pastori (per un missionario)

Nato verso il 673 in Inghilterra, Winfrido fu formato alla vita religiosa nel monastero di Exeter.
Mosso dal desiderio di annunciare il vangelo ai pagani, nel 719 partì dalla sua patria.
A Roma, Gregorio II gli diede con le istruzioni pastorali anche il nome di Bonifacio, affidandogli l’evangelizzazione delle popolazioni germaniche, e nel 722 lo elevò alla dignità episcopale.
Il santo si dedicò con infaticabile zelo a questa grande impresa: battezzò migliaia di pagani, eresse o ricostruì molte chiese in Baviera, Turingia e Franconia, organizzò il clero, fondò numerose abbazie.
In qualità di legato pontificio, attese alla riforma della Chiesa di Francia.
Convocò diversi concili e con provvedimenti saltuari fece rifiorire la vita religiosa e la disciplina ecclesiastica.
Ormai vecchio, dopo aver trascorso gli ultimi anni nella sede arcivescovile di Magonza, volle ritornare nella Frisia, suo primo campo di lavoro, e qui coronò la vita con il martirio.
Il 5 giugno 754 (o 755) una banda di fanatici pagani assalì Bonifacio, che fu massacrato con cinquantadue compagni.
Il suo corpo fu portato nel monastero di Fulda, che divenne il centro spirituale della Germania cattolica.

ALL’INGRESSO
Is 52, 7

Come sono belli sui monti
i passi del messaggero
che annunzia la pace,
che reca la buona novella,
che proclama la salvezza.Alleluia.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio, che scegliesti san Bonifacio
perché con la forza dello Spirito Santo
rivelasse ai popoli il mistero della salvezza,
dona a noi di rispondere con animo generoso alla tua chiamata
ogni giorno della nostra vita.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 1, 5-6b. 7-8b
Dimmi dove vai.

Lettura del Cantico dei Cantici.

Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come le cortine di Salomone.
Non state a guardare se sono bruna,
perché il sole mi ha abbronzato.
Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare le greggi,
dove le fai riposare al meriggio,
perché io non debba vagare
dietro le greggi dei tuoi compagni.
Se non lo sai tu, bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge.

Parola di Dio.

SALMO
Sal 22 (23), 1-6

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome. R.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni. R.

EPISTOLA
Ef 2, 1-10
Dio ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare la straordinaria ricchezza della sua grazia.

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.

Fratelli, anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO
Cfr. Gv 15, 15

Alleluia.
Vi ho chiamato amici, dice il Signore,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio
l’ho fatto conoscere a voi.
Alleluia.

VANGELO
Gv 15, 12-17
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

 
DOPO IL VANGELO
Sal 95 (96), 3-4a

Annunziate tra le genti la potenza del Signore,
in mezzo ai popoli narrate la sua gloria;
grande è il Signore e degno di ogni lode. Alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Dio, che per mezzo di san Bonifacio
hai chiamato i popoli non credenti
dalle tenebre alla luce,
donaci per sua intercessione
di cooperare attivamente alla diffusione del vangelo
e di perseverare nella fede
e nella speranza dei beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI

Accogli, o Dio onnipotente, questo sacrificio
che ti offriamo nella festa di san Bonifacio;
donaci di celebrare degnamente nel mistero
e di manifestare operosamente nella vita
la passione e la risurrezione di Gesù, tuo Figlio,
che vive e regna nei secoli dei secoli.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta
renderti grazie, o Dio di infinita misericordia.
Gesù Signore nostro
fondò la sua Chiesa, sacramento di salvezza,
e inviò gli apostoli
a predicare il vangelo a tutte le genti.
San Bonifacio, seguendo con ardore l’esempio apostolico,
manifestò agli uomini e alle nazioni
il mistero della Chiesa
che apre a tutti la via sicura
per giungere alla comunione di vita con Cristo.
Uniti a questo tuo servo
e a tutti i cori degli angeli e dei santi,
eleviamo con voce unanime l’inno di lode:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Gv 15, 4. 5

«Rimanete in me e io in voi – dice il Signore –;
chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto». Alleluia.

ALLA COMUNIONE
Gv 15, 15

«Non voi avete scelto me – dice il Signore –,
ma io ho scelto voi
e vi ho costituito perché andiate
e portiate frutto,
e il vostro frutto rimanga». Alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

La potenza misteriosa di questi sacramenti
ci confermi, o Padre, nella fede
e ci doni di testimoniare la verità evangelica
che san Bonifacio annunziò instancabilmente
fino alla morte.
Per Cristo nostro Signore.

Proposta del 06/05/2019

Prima di criticare il lavoro di un’ altra persona, osserva le tue braccia: può darsi se ne stiano inerti.
Fa’ un esame di coscienza e cerca di osservare il contributo che per la tua piccola parte dai al miglioramento dell’umanità.
Solamente quelli che agiscono possono esigere azioni dagli altri.

Breviario Laico, MAI

Mai. Una parola tremenda. La più tremenda di tutte le parole usate dagli uomini. Non ci sono più «forse», né «chissa?». lo non salirò mai sull’Everest. Non ci saranno tappe intermedie né montagne grandi e piccole. Non
ci sarà nulla.

Rubén Gallego

Il libro, Bianco su nero, si compone di quarantuno brevi scene, affidate a una scrittura asciutta, sobria, restia a ogni sentimentalismo. Eppure la storia è drammatica: un ragazzo paralizzato negli arti, tranne che nelle due dita con cui scrive, viene abbandonato in un orfanotrofio sovietico. La madre, una comunista spagnola, è esule a Mosca durante il franchismo: ha avuto Rubén Gallego, l’autore del libro, da un compagno venezuelano ed è proprio questo figlio a raccontare la sua vicenda dalla quale uscirà vincitore perché potrà laurearsi, sposarsi, avere due figlie e ritornare in Spagna.

È per questo che ha grande significato la considerazione sopra citata. «Mai» è l’avverbio più pericoloso perché scandisce la sconfitta, la rassegnazione, lo scoraggiamento, l’inerzia. Purtroppo si tratta di una parola che spesso suggella tante vite, anche di giovani, sopraffatte fino a lasciarsi andare alla deriva (emblematica è la caduta nella droga dalla quale spesso non si vuole risalire, convinti di un «mai» fatto di impossibilità). «Mai dire mai» recita una battuta popolare: eppure in tante circostanze abbiamo pronunciato quella parolina così tremenda e abbiamo perso amori, abbandonato attività, dimenticato dignità, spento le forze. Ritroviamo, allora, la capacità di affidarci ad altri avverbi come «chissà?» e «forse», riprendendo a lottare e a sperare in ciò «che non si può esprimere a parole», come scrive ancora Gallego, «non si calcola al computer e non si misura».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

O grande Spirito…

O grande Spirito,
la cui voce sento nei venti
e il cui respiro dà vita a tutto il mondo,
ascoltami.
Vengo davanti a Te,
come uno dei tuoi tanti figli.
Sono piccolo e debole,
ho bisogno della Tua forza e della Tua saggezza.
Fammi camminare tra le cose belle,
fa che i miei occhi rispettino ciò che Tu hai creato
e le mie orecchie siano acute nell’udire la Tua voce.
Fammi saggio,
così che io conosca le cose che tu hai insegnato al mio popolo,
le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia.
Cerco forza non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico:
me stesso.

Preghiera di un capo Sioux