Venerdì della 7.a del Tempo di Pasqua – Anno Dispari

Venerdì 7 Giugno 2019
S. Antonio M. Gianelli; S. Colman; B. Anna di San Bartolomeo
7.a di Pasqua
At 25,13-21; Sal 102; Gv 21,15-19
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli.

PREGHIERA DEL MATTINO

Padre santo, ti ringrazio per avermi donato questo giorno concedendomi di continuare la celebrazione del mistero della risurrezione del tuo Figlio. Concedimi oggi di incontrarmi col Signore risorto: nell’ascolto della sua parola, nella partecipazione alla divina Eucaristia, nel fratello col quale condivido la mia giornata. Te lo chiedo per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA D’INGRESSO
Cristo ci ha amati, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, e ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre. Alleluia.

COLLETTA
O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
Si trattava di un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo.
Dagli Atti degli Apostoli 25,13-21
In quei giorni, arrivarono a Cesarèa il re Agrippa e Berenìce e vennero a salutare Festo. E poiché si trattennero parecchi giorni, Festo espose al re le accuse contro Paolo, dicendo: «C’è un uomo, lasciato qui prigioniero da Felice, contro il quale, durante la mia visita a Gerusalemme, si presentarono i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei per chiederne la condanna. Risposi loro che i Romani non usano consegnare una persona, prima che l’accusato sia messo a confronto con i suoi accusatori e possa aver modo di difendersi dall’accusa. Allora essi vennero qui e io, senza indugi, il giorno seguente sedetti in tribunale e ordinai che vi fosse condotto quell’uomo. Quelli che lo incolpavano gli si misero attorno, ma non portarono alcuna accusa di quei crimini che io immaginavo; avevano con lui alcune questioni relative alla loro religione e a un certo Gesù, morto, che Paolo sosteneva essere vivo. Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 102)
R: Il Signore ha posto il suo trono nei cieli.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe. R.
Il Signore ha posto il suo trono nei cieli
e il suo regno dòmina l’universo.
Benedite il Signore, angeli suoi,
potenti esecutori dei suoi comandi. R.

CANTO AL VANGELO (Gv 14,26)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa;
vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Alleluia.

VANGELO
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,15-19)
In quel tempo, essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.

OMELIA
L’apostolo Pietro, definito dallo stesso Cristo «pietra» e «roccia», su cui egli voleva poggiare la sua chiesa, nell’ora della prova ha mostrato tutta la sua umana fragilità, rinnegando per ben tre volte il suo maestro. La paura di essere coinvolto nella tragica vicenda che stava per abbattersi su Gesù, gli aveva giocato in brutto scherzo. Quando poi ha preso coscienza del suo peccato ha pianto lacrime amare di pentimento. Oggi Gesù lo sottopone ad vero e proprio esame rivolgendogli per tre volte la stessa domanda: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Egli vuole così fargli comprendere dove vuole poggiare principalmente il primato che intende confermargli. Gesù aveva detto a tutti i suoi apostoli: «Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti». Pietro risponde con estrema sincerità e umiltà. La virtù che talvolta gli era mancata in passato: «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo». Più che alla sua personale valutazione, si affida alla interiore conoscenza che attribuisce al suo maestro. Questa è la condizione per assumere il compito di primo dei pastori nella chiesa di Cristo. Questa è la dote indispensabile di cui deve essere adorno chi viene chiamato ad essere guida delle pecorelle del Signore. Con l’intensità dell’amore di Cristo deve essere pronto a difendere, a ricercare le smarrite sui monti e a dare la vita per le sue pecorelle. È per questo che il Signore, dopo aver confermato a Pietro il primato su tutti e sulla chiesa, gli predice il martirio. «Ti porteranno dove tu non vuoi» e aggiunge: «Seguimi». La sequela comporta la perfetta imitazione di Cristo, prima sulla via della croce e del martirio e poi nella gloria. Questa è la via privilegiata del prescelto da Dio, diventare frumento di Cristo per essere triturato e diventare pane per tutti. A questo conduce il sacerdozio, quando è vissuto nella continua e crescente comunione con Cristo. Se costatiamo debolezze e scandali anche da parte dei ministri dobbiamo solo umilmente riconoscere che non sempre siamo consapevoli della dignità e della sublimità della missione a cui siamo chiamati. Non sempre la preghiera occupa il primo posto nella nostra vita e di conseguenza ci ritroviamo immersi in faccende e compiti che non ci appartengono, dimenticando la missione primaria per cui siamo stati chiamati. Come è meschino allora pensare e credere che il rimedio alle debolezze dei ministri risieda nel celibato! No, la vera causa è la nostra solitudine e la colpevole distanza che li separa da Cristo. (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Guarda con bontà, Signore, le offerte che ti presentiamo, e perché ti siano pienamente gradite manda il tuo Spirito a purificare i nostri cuori. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Quando verrà lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutta intera». Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che ci santifichi e ci nutri con i tuoi santi misteri, concedi che i doni di questa tua mensa ci ottengano la vita senza fine. Per Cristo nostro Signore.

PREGHIERA DELLA SERA
Padre santo: il giorno è finito e si appressa l’ora di passare da questo mondo a te. Fa’ che io possa glorificarti nella mia morte, poiché sia che vegliamo sia che dormiamo siamo del Signore nostro Gesù, il quale è morto ed è risorto per essere il Signore dei vivi e dei morti. Donaci il tuo Santo Spirito che ci guidi a seguire sempre più fedelmente il tuo Figlio Unigenito.

Venerdì della 7.a Settimana di Pasqua

VII SETTIMANA DI PASQUA
VENERDI
ALL’INGRESSO
Ap 1, 5-6

Cristo ci ha amato,
ha lavato nel suo sangue i nostri peccati
e ci ha fatto regno e sacerdoti per Dio suo Padre, alleluia.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio nostro Padre,
che nella glorificazione del Salvatore
e con l’effusione dello Spirito
ci hai aperto il passaggio alla vita eterna,
fa’ che, partecipi di così grandi doni,
possiamo crescere nella fede e nella testimonianza della tua carità.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
Ct 7, 13a-d. 14; 8, 10c-d
Vieni, amato mio!

Lettura del Cantico dei Cantici.

Di buon mattino andremo nelle vigne;
vedremo se germoglia la vite,
se le gemme si schiudono,
se fioriscono i melograni.
Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi:
amato mio, li ho conservati per te.
Così io sono ai suoi occhi
come colei che procura pace!

Parola di Dio.

SALMO
Sal 44 (45), 11-12. 14-18

La figlia del re è tutta splendore.

oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio. R.

Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate. R.

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre. R.

EPISTOLA
Rm 8, 24-27
Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza.

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani.

Fratelli, nella speranza siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO
Cfr. Gv 16, 7. 13

Alleluia.
Manderò a voi lo Spirito della verità, dice il Signore;
egli vi guiderà a tutta la verità.
Alleluia.

VANGELO
Gv 16, 5-11
È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

Parola del Signore.


 
DOPO IL VANGELO
Sal 116 (117), 1

Popoli tutti, lodate il Signore;
nazioni tutte, dategli lode, alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Discenda sulla tua famiglia, o Padre,
una nuova effusione dello Spirito Santo
perché rifioriscano nella grazia i cuori dei credenti,
e le loro preghiere si elevino a te gradite.
Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI

Guarda con bontà, o Dio vivo e santo,
le offerte che ti presentiamo;
e perché tu benevolmente le accolga
manda il tuo Spirito a rinnovare le nostre coscienze.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
renderti grazie, o Dio di infinita potenza.
Compiuto il suo sacrificio,
il Signore Gesù, vero agnello pasquale,
è asceso, o Padre, al tuo trono
dove siede alla tua destra,
per effondere lo Spirito Santo
sugli apostoli e su tutto il popolo dei credenti
e proclamare che si è avverato il disegno di grazia,
preannunziato dalla legge antica,
e che un’alleanza nuova si è conclusa in eterno.
Nella gioia di questo mistero di amore e di gloria
ti esaltano gli angeli e i santi;
al loro canto si unisce la nostra voce
e ti eleva senza fine l’inno di lode:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Cfr. Rm 14, 17

Il regno di Dio è pace e giustizia
e gioia nello Spirito Santo, alleluia.

ALLA COMUNIONE
Gv 16, 13

Quando verrà lo Spirito Santo
vi insegnerà tutta la verità, alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

O Dio, che ci purifichi e ci nutri
con i tuoi santi misteri,
concedi che i doni di questa tua mensa
ci ottengano la vita immortale.
Per Cristo nostro Signore.

 

Proposta del 06/07/2019

Pratica degli sport che siano adatti alla tue condizioni fisiche.
Lo sport sarà sempre il miglior rimedio contro la rabbia e la depressione.
Solleva lo spirito e diminuisce l’eccesso del nostro peso.

Breviario Laico, UN PICCOLO VERSO

Dammi un piccolo verso al giorno, mio Dio, e se non potrò più scriverlo perché non ci sarà più carta e mancherà la luce, allora, lo dirò piano, alla sera, al tuo gran cielo. Ma dammi un piccolo verso di tanto in tanto.

Etty Hillesum

È una figura femminile che ha suscitato in questi ultimi anni un grande fascino: Etty Hillesum, ebrea olandese assassinata dai nazisti ad Auschwitz, il 30 novembre 1943, a soli 29 anni. Dal suo Diario 1941-1943 abbiamo estratto una breve nota che esalta la misteriosa capacità della creatura umana di cantare anche nel giorno più oscuro e infelice (anzi, «i canti più belli sono i più disperati» osava dire il poeta francese Alfred de Musset). Certe volte mi pento di essere troppo duro dentro di me nel giudicare i molti che mi inviano le loro poesie, normalmente modeste o brutte, convinti come sono che scrivere poesie sia la cosa più facile e «spontanea».

Dovrei, infatti, ricordare che quel «piccolo verso» è forse il desiderio di dire la propria vita, di segnalare il dolore, di festeggiare l’amore non più in isolamento e solitudine, è l’aspirazione a rompere la prigione dell’io e della quotidianità per comunicare agli altri la propria anima. In questa luce – naturalmente a livello ben più alto e tragico – Etty ci ricorda che è necessario tenere dentro di sé sempre la fiammella della poesia, la scintilla della fiducia, il germe della speranza, anche quando si è immersi in un’esistenza grigia, in un lavoro non amato, in difficoltà economiche, in problemi familiari. Il «piccolo verso» è la capacità di essere veramente persone che non vivono di solo pane ma anche di parole tenere, di affetti, di bellezza, di spiritualità.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Padre Nostro

Non dire Padre
se ogni giorno non ti comporti come suo figlio.
Non dire nostro
se vivi isolato nel tuo egoismo.
Non dire che sei nei cieli
se pensi solo alle cose terrene.
Non dire sia santificato il tuo nome
se non lo onori.
Non dire venga il tuo regno
se lo confondi con il successo materiale.
Non dire sia fatta la tua volontà
se non la accetti quando è dolorosa.
Non dire dacci oggi il nostro pane quotidiano
se non ti curi della gente che ha fame.
Non dire rimetti a noi le nostre colpe
se porti rancore verso tuo fratello.
Non dire non ci indurre in tentazione
se ha intenzione di continuare a peccare.
Non dire liberaci dal male
se non prendi posizione contro il male.
Non dire amen
se non hai preso sul serio le parole di questa preghiera.

Anonimo