Pentecoste – Anno C

Domenica 9 Giugno 2019
S. Efrem
PENTECOSTE  
At 2,1-11; Sal 103; Rm 8,8-17; Gv 14,15-16.23b-26
Manda il tuo spirito, Signore, a rinnovare la terra.

PREGHIERA DEL MATTINO

Gesù, nostro Salvatore, tu non ci hai lasciati soli, quando sei salito al cielo, poiché ci hai inviato lo Spirito Santo come dono ai credenti. Lo Spirito Santo ha la grazia della tua croce per salvarci e il potere del tuo sangue prezioso per liberarci dai peccati e dalle ferite da essi inflitte ai nostri cuori e ai nostri sentimenti. Ti chiediamo, Signore, di risvegliare in noi il dono dello Spirito, che abbiamo ricevuto nel battesimo e nella confermazione. Egli rinnovi le nostre vite, affinché impariamo ad ascoltare la sua voce in noi e a creare così un nuovo mondo attorno a noi. Rafforzi la nostra speranza all’inizio di questa giornata e ci dia il coraggio di superare tutti gli ostacoli che possono presentarsi sul nostro cammino. Vieni, Spirito Santo!

ANTIFONA D’INGRESSO
Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo, egli che tutto unisce, conosce ogni linguaggio. Alleluia.

COLLETTA
O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA 
Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Dagli Atti degli Apostoli 2,1-11
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 103)
R. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R.
Togli loro il respiro; muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore R.

SECONDA LETTURA
Il frutto dello Spirito.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 8,8-17
Fratelli, camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
Parola di Dio.

SEQUENZA
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto; ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

CANTO AL VANGELO
R. Alleluia, alleluia.
Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
R. Alleluia.

VANGELO 
Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23b-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.
Parola del Signore.

OMELIA
Dio è amore. È la sua essenza che ci viene rivelata come alito vivificante sin dalla creazione. Abbiamo scoperto che è fonte di vita, fonte di tutte le forme di vita, riempie di sé l’universo. Sappiamo che lo Spirito ci rende somiglianti a Dio. Sappiamo che nella pienezza dei tempi ha adombrato la vergine di Nazareth e l’ha resa madre di Gesù redentore conservando intatta la sua verginità. Sappiamo che è lo stesso Spirito a rivelare ad Elisabetta che colei che la sta salutando è “la madre del Signore”. Illumina nel tempio il santo Simeone e la profetessa Anna. Parla ai dottori per bocca del bambino Gesù. Rivela nelle acque del Giordano che il battezzato è il Figlio, l’Eletto. Viene ripetutamente annunciato e promesso dallo stesso Gesù agli Apostoli, inizialmente tristi alla notizia della sua prossima dipartita. Viene atteso e invocato nel cenacolo dagli undici, radunati in preghiera con la Madre Santissima. Oggi pentecoste scende sulla chiesa nascente: scende su tutta la chiesa per santificare, illuminare e fortificare. Scende affinché gli inviati nel mondo, quelli di allora e quelli di oggi, non si sentano soli, affinché non abbiano a temere, affinché sappiano superare le prove che li attendono, affinché siano pronti a dare la suprema testimonianza di fedeltà e di amore al loro maestro anche con il dono della vita. Scende sotto forma di lingue di fuoco: la Parola da annunciare ha in se un connaturale ardore divino e deve infuocare d’amore i cuori dei credenti. Sgorga dal cuore stesso di Dio, sgorga come un effluvio dalla croce di Cristo, sgorga dal suo costato trafitto dalla lancia. Sgorga dal cenacolo e dal sepolcro vuoto e dall’annuncio che ormai il mondo intero conosce: Egli è vivo, è risorto, ha vinto il peccato, ha vinto la morte, ci ha ridonato la vita. È l’Alito nuovo di Dio che fa rinascere le sue creature a vita nuova. Lo Spirito è entrato nella chiesa e i pavidi sono diventati araldi intrepidi del Vangelo. Anch’essi affrontano il “mondo” e vincono e cantano un canto nuovo, il canto dei risorti. I pescatori di pesci sono diventati pescatori di uomini e i tremanti e fuggitivi della passione, ora gridano nelle piazze e stanno cambiando il mondo. Pare che ora quello Spirito
non sia più desiderato, invocato ed accolto. Sta prendendo il sopravvento lo spirito del mondo, quella insana presunzione che ci fa credere di poter agire e vivere senza di Lui. Allo Spirito di Dio si vuol sostituire l’intelligenza e la superbia dell’uomo. Stiamo costatando con spavento quali sono le terrificanti conseguenze di questo peccato contro lo Spirito Santo. Freddo e buio stanno
calando sul mondo che trema. Che tristezza! (Padri Silvestrini)

PREGHIERA SULLE OFFERTE
Manda, o Padre, lo Spirito Santo promesso dal tuo Figlio, perché riveli pienamente ai nostri cuori il mistero di questo sacrificio, e ci apra alla conoscenza di tutta la verità. Per Cristo nostro Signore.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
Tutti furono ripieni di Spirito Santo e proclamarono le grandi opere di Dio.
Alleluia.

PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
O Dio, che hai dato alla tua Chiesa la comunione ai beni del cielo, custodisci in noi il tuo dono, perché in questo cibo spirituale che ci nutre per la vita eterna, sia sempre operante in noi la potenza del tuo Spirito. Per Cristo nostro Signore.

MEDITAZIONE
Quando l’opera che il Padre aveva affidato da fare sulla terra al Figlio fu compiuta, lo Spirito Santo fu inviato, il giorno della Pentecoste, per santificare la Chiesa in modo durevole, affinché i credenti avessero accesso al Padre attraverso il Cristo in un solo Spirito. È attraverso lo spirito di vita, o la fonte d’acqua che scaturisce sino alla vita eterna, che il Padre vivifica gli uomini morti in seguito al peccato fino a quando, infine, restituisce la vita in Cristo ai loro corpi mortali. Lo Spirito abita nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio, e in loro prega e rende testimonianza della loro adozione filiale. Colui che introduce la Chiesa nella verità intera, e l’unifica nella comunione e nel ministero, la istruisce e la dirige attraverso diversi doni di ordine gerarchico e di ordine carismatico, e l’orna dei suoi frutti. Mediante la forza del Vangelo, egli ringiovanisce la Chiesa, la rinnova perpetuamente e la conduce infine all’unione perfetta con il suo Sposo. Poiché lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Gesù: “Vieni!” (Ap 22,17). Così la Chiesa universale apparirà come un popolo unificato, nell’unità del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.
PAOLO VI

 

Domenica di Pentecoste

DOMENICA DI PENTECOSTE

Messa nel giorno

ALL’INGRESSO
Cfr. At 2, 2. 4. 11

Venne dal cielo improvviso il rombo d’un vento possente
sopra il luogo dov’erano riuniti, alleluia.
Tutti furono pieni di Spirito Santo
e inneggiavano alla gloria di Dio, alleluia.

Si dice il Gloria.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio, che hai mandato sui tuoi discepoli
il fuoco dello Spirito Santo Paràclito,
effusione ardente della tua vita d’amore,
da’ alla Chiesa di rinsaldarsi nell’unità della fede e,
serbandosi costante nella carità,
di perseverare e di crescere nelle opere di giustizia.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

LETTURA
At 2, 1-11
La Pentecoste.

Lettura degli Atti degli Apostoli.

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Parola di Dio

SALMO
Sal 103 (104), 1ab. 24a. 24c. 29b-31. 34

Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
La terra è piena delle tue creature. R.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra. R.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore. R.

EPISTOLA
1 Cor 12, 1-11
Nessuno può dire «Gesù è il Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia.
Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia.

VANGELO
Gv 14, 15-20
Lo Spirito della verità sarà in voi. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

Parola del Signore.

 
DOPO IL VANGELO
Cfr. Ez 36, 23. 24. 26

«Quando mostrerò la mia santità in voi
– dice il Signore – vi radunerò tra le genti
e vi darò un cuore nuovo», alleluia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

O Dio onnipotente ed eterno,
che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua
nel tempo sacro dei cinquanta giorni,
rinnova il prodigio della Pentecoste:
fa’ che i popoli dispersi si raccolgano
e le diverse lingue si uniscano a proclamare la gloria del tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

Si dice il Credo.

SUI DONI

Fa’, o Dio, che lo Spirito Santo
ci riveli sempre più apertamente
la realtà misteriosa e sublime di questo sacrificio
e ci guidi alla piena comprensione della verità
secondo la promessa di Cristo,
che vive e regna nei secoli dei secoli.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta
renderti grazie, o Dio di infinita potenza,
e allietarci in questo giorno solenne,
che, nel suo numero sacro e profetico,
ricorda arcanamente la raggiunta pienezza del mistero pasquale.
Oggi la confusione che la superbia aveva portato tra gli uomini
è ricomposta in unità dallo Spirito Santo.
Oggi gli apostoli, al fragore improvviso che viene dal cielo,
accolgono la professione di un’unica fede
e, con diversi linguaggi, a tutte le genti
annunziano la gloria del tuo vangelo di salvezza.
Per questa effusione dello Spirito esulta la Chiesa,
ardente di riconoscenza e d’amore,
e, unendo la sua voce di Sposa al coro senza fine del cielo,
eleva a te, o Padre, con tutte le creature felici
il suo inno di lode:
Santo…

Se si usa la Preghiera Eucaristica I, si dice il Communicantes proprio.

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Cfr. Gv 7, 37-39a

Nell’ultimo giorno della festa Gesù proclamava:
«Dal seno di chi crede in me
scaturiranno fiumi d’acqua viva».
Questo disse parlando dello Spirito
che avrebbero ricevuto i credenti in lui, alleluia, alleluia.

ALLA COMUNIONE

Cantate un inno, agnelli senza macchia,
rinati al lavacro del fonte,
saziati del corpo di Cristo, alleluia, alleluia.

DOPO LA COMUNIONE

O Padre, la partecipazione alla tua mensa
ci comunichi il fervore dello Spirito,
che animò visibilmente i tuoi apostoli
e li rese nel mondo testimoni del vangelo.
Per Cristo nostro Signore.

Meditazione sul Vangelo di Gv 14,15-16.23b-26

PENTECOSTE

 

Vangelo – Gv 14,15-16.23b-26

 

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

  1. “E apparvero loro lingue che si dividevano come di un fuoco che si posò su ciascuno di loro”: è questa la traduzione letterale del v. 3 della pagina lucana della pentecoste. All’inizio viene messo in evidenza il moltiplicarsi delle lingue di fuoco, ma poi si dice che è il fuoco (singolare) a prendere dimora nelle diverse persone. Il testo sembra tradire l’idea che, per quanto lo Spirito si posi in lingue di fuoco su ogni singolo credente, rimane unico. Lo Spirito, forza unica del Padre, si separa non per dividere ma per portare a unità i diversi. Il fuoco dell’amore divino ci divora non per distruggerci, ma per fonderci e unirci in un’anima sola.

Questo particolare tutt’altro che secondario della pentecoste lucana aiuta ad avviare una contemplazione della Chiesa come comunione, di cui il S. Padre Giovanni Paolo II affermava nella “Novo Millennio Ineunte”, la lettera programmatica per la Chiesa del III Millennio. ‘L’altro grande ambito in cui occorrerà esprimere un deciso impegno programmatico a livello di Chiesa universale e di Chiese particolari è quello della comunione che incarna e manifesta l’essenza stessa del mistero della Chiesa” (n. 42). Con queste parole quel grande Papa andava dritto al cuore del mistero della comunità cristiana: la Chiesa non è l’aggregato delle tante case di un territorio, non è nemmeno la serie delle tante cose da fare, cioè l’organizzazione delle attività e iniziative a carattere Pastorale; la Chiesa è la casa della comunione dei discepoli di Gesù Cristo. Sappiamo che non sempre e stato così. Per secoli ha prevalso della Chiesa l’immagine di una società piramidale con un’ enfasi pesante dell’aspetto visibile e sociale a svantaggio della dimensione interiore e carismatica. Il Vaticano II ha proposto una visione profondamente nuova della Chiesa, o meglio ha riproposto la visione profondamente antica, accentuando la fondamentale uguaglianza di tutti i membri del Popolo di Dio, in cui la comunione delle persone precede e fonda la distinzione dei ruoli e delle funzioni. Secondo la “Lumen Gentium” la Chiesa è “comunione gerarchica” in cui la dimensione istituzionale è  inseparabile da quella misterica, ma secondo un rapporto ben chiaro: la struttura è a servizio della comunione e non viceversa. Pertanto se la comunione senza l’istituzione sarebbe come un’anima senza il corpo, l’istituzione senza la comunione sarebbe un corpo senza l’anima. Per questo nella lettera già citata si afferma: “Se dunque la saggezza giuridica, ponendo precise regole alla partecipazione, manifesta la struttura gerarchica della Chiesa e scongiura tentazioni di arbitrio e pretese ingiustificate, la spiritualità della comunione conferisce un’anima al dato istituzionale con un’indicazione di fiducia e di apertura che pienamente risponde alla dignità e responsabilità di ogni membro del popolo di Dio” (NMI 45).

 

  1. Ma per capire la sorgente della comunione ecclesiale, dobbiamo prendere il largo e puntare alto: dobbiamo contemplare la Trinit, la fonte prima e il modello ultimo della comunione ecclesiale. Nella Santa Trinità vediamo le persone in un rapporto talmente ristretto tra di loro che possiamo affermare: ogni persona divina non ha una relazione con le altre, ma è in relazione, anzi è in se stessa relazione alle altre due. Il Padre infatti non si ripiega morbosamente su di sé, ma esce da sé per aprirsi totalmente al Figlio e così il Padre e il Figlio si aprono e si incontrano nello Spirito Santo. Possiamo quindi affermare che le tre Persone sono una con l’altra, una per l’altra, una nell’altra. Ecco quindi le tre preposizioni trinitarie: con-per-in. La riscoperta della Chiesa-comunione è andata di pari passo con la riscoperta della Trinità come mistero centrale della fede cristiana: essendo Dio una comunione di persone, la forma di vita che più esprime tale realtà non può che essere la vita di comunione nella comunità ecclesiale. Dunque non é tanto il triangolo, nè il trifoglio l’immagine più vera della Santa Trinità, ma la comunione tra due o tre fratelli (cfr. Mt 18,20) che vivono con un cuore solo e un’anima sola. C’è stato un tempo in cui la Trinità era adorata nei cieli e nell’intimo dei cuori, fatti sua abitazione. La inabitazione della Trinità è stata verità dolcissima e consolantissima, che ha sostenuto un’alta e ammirevole spiritualità. Ora è giunto il momento di passare dalla dimensione intrapersonale alla dimensione interpersonale, dall’intimo al comunitario, dall’io al noi, per mostrare la forza di comunione del Mistero sommo e sovrano.

 

  1. È da questa contemplazione del sole trinitario che discende quella spiritualità di comunione che deve caratterizzare il cammino delle nostre Chiese nel Millennio appena cominciato: “Prima di programmare iniziative concrete, occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità” (NMI 45). “Spiritualità della comunione” significa quindi concretamente instaurare con la grazia dello Spirito Santo relazioni improntate sul modello trinitario secondo le preposizioni già accennate: non gli uni senza gli altri, gli uni sopra o contro gli altri, ma gli uni con e per gli altri, gli uni negli altri. “Spiritualità della comunione – afferma ancora il Papa – è ‘fare spazio al fratello, portando ‘i pesi gli uni degli altri’ (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie” (NMI 45). “Spiritualità della comunione” è vivere una tale fraternità che essa non si potrebbe spiegare se Dio non fosse uno e trino. Alla auspicabile domanda: perché i cristiani si amano tanto?, dovrebbe sorgere spontanea la risposta: perché il nostro è un Dio di persone che si amano.

 

  1. Provare a declinare in modo più concreto questa spiritualità della comunione segnalando due patologie che possono insidiare la salute di quel “corpo dei Tre” qual è la Chiesa, come lo chiamava Tertulliano. Si tratta di due pericoli diametralmente contrapposti e hanno due nomi grigi e tristi: individualismo e centralismo. L’individualismo si ha quando ogni membro del corpo vuol essere il tutto; il centralismo quando invece un singolo membro del corpo vuol essere il tutto. Nel primo caso si rimarca talmente la diversità da far morire l’unità; nel secondo caso avviene il contrario. L’individualismo divide e separa; il centralismo soffoca e assorbe. Si tratta di veri e propri peccati contro lo Spirito della Pentecoste che invece unifica e diversifica, articola e raccoglie, apre e concentra. Solo una comunità che si lascia guidare dallo Spirito può superare questi opposti scogli e prendere il largo.  Del resto ogni comunità cristiana, di qualsiasi tipo essa sia, è chiamata a dire al mondo alcune importanti realtà. Le quali, se “parlate” o enunciate verbalmente, possono suscitare forme più o meno velate di scetticismo, ma se realizzate, acquistano una grande forza missionaria, una carica potente di segno, una capacità di esprimere realtà che spesso le parole hanno logorato e quindi non riescono più ad esprimere. La comunione è dunque la prima missione; scopo dell’ azione missionaria della Chiesa non è forse di riunire i ‘figli dispersi’ in una sola famiglia‘? E di creare delle comunità fraterna che testimonino l’amore del Dio-Trinità per il mondo, un amore che trasforma fin d’ora i rapporti umani? Ma c’è di più. Coloro che si allenano ad amare i fratelli e le sorelle con le quali condividono l’esistenza, trovano più facile la missione, dal momento che è lo stesso Spirito di donazione che agisce: “L’amore che unisce è Io stesso che spinge a comunicare anche agli altri l’esperienza di comunione con Dio e i fratelli. Crea cioè gli apostoli” (Vita fraterna, 56).

 

Proposta del 06/09/2019

Cerca «le cose di lassù» con i piedi ben saldi per terra.
Uno spirito elevato riuscirà a contemplare meglio l’orizzonte che ha davanti a sé.
Non attaccarti però alle altezze; le strade sono state fatte per camminarvi.

Breviario Laico, AMARE E ODIARE

Gli uomini amano in fretta, ma odiano con tutta calma.

George G. Byron

Questo, come tutti i veri aforismi, ha una dote indispensabile, la brevità incisiva. Essa rende la frase del famoso poeta inglese George G. Byron (1788-1824) particolarmente adatta alla riflessione. Essenzialità e icasticità caratterizzano dunque questo monito facilmente comprensibile e memorizzabile. Un po’ meno immediata ne è, invece, l’applicazione. Sì, perché come già diceva sant’Agostino, «la collera è un’erbaccia, ma l’odio è un albero». Con una variante, potremmo affermare, sulla scia di Byron, che l’amore è un fiore che presto appassisce, mentre l’odio è una gramigna sempre verde che attecchisce nel cuore e si ramifica nell’anima e persino nel corpo.

Non per nulla lo stesso Byron ha fatto precedere la frase iniziale, che si trova nel poema satirico Don Juan, da queste parole: «L’odio è di gran lunga il più durevole dei piaceri». Sì, purtroppo si riesce a distillare questo vizio radicale quasi come un’essenza preziosa o un liquore che si deve poi gustare goccia per goccia. E nella vita qualcosa di questo terribile sentimento si è depositato nello spirito di ciascuno di noi. Anzi, ci sono persone – bisogna riconoscerlo – che non riescono quasi a vivere se non ce l’hanno con qualcun altro. Forse dovremmo più spesso pensare a questa considerazione: quando odiamo qualcuno, probabilmente detestiamo qualcosa che abbiamo dentro di noi e che non osiamo confessare.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Per me Eterna

Una volta mia madre viveva
come in un sogno bellissimo,
non conosceva le parole:” è per me”
ma solo queste parole:” tutto per la famiglia!”
Presto è volata via
la colombella brizzolata.
E’ stata una colomba?
No, è stata mia mamma!

Tutti dobbiamo ricordarlo,
insegnare ai figli
che pure la terra è nostra madre
e non ci è lecito sporcarla,
perché ci darà da mangiare !
Terra , terra mia!
nella mia povertà ti ho lasciata. Perdona!…
Mi raccoglierai quando il tempo giungerà;
perché in questa terra io non ho lasciato,credimi,
dei peccati gravi!

Lyubov K. (Ucraina)