LA STORIA DEI PATRIARCHI (Genesi 12-50) – Parte 4

Giacobbe ritorna in Canaan

Durante gli anni che Giacobbe trascorre ad Harran presso lo zio Labano, muoiono sia Isacco che Rebecca. Il nuovo capo del clan è ora Giacobbe. Ma suo fratello Esaù nel frattempo non ha dimenticato i torti a suo parere subiti. Non riesce proprio a digerire quel famoso piatto di minestra di lenticchie. Giacobbe, dopo aver ottenuto Rachele in moglie, rientra nella terra di Canaan dove sono sepolti suo padre e il padre di suo padre. Ma viene a sapere che il fratello Esaù ha organizzato un piccolo esercito e sta dandogli la caccia proprio in quei luoghi. Giacobbe gioca ancora una volta d’astuzia. Manda avanti degli esploratori per conoscere dove sia esattamente Esaù. Gli esploratori ritornano e riferiscono a Giacobbe: – Ecco, tuo fratello ti viene incontro con quattrocento uomini. Giacobbe allora rivolge una preghiera al suo Dio: – Dio del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, tu mi hai detto: Ritorna nella tua patria. Salvami ora dalle mani di mio fratello Esaù perché tu mi hai promesso una discendenza numerosa come la sabbia del mare. Dopo aver rivolto a Dio questa preghiera, Giacobbe manda incontro al fratello una carovana di cinque servi, ognuno con un gregge di bestiame, per farne dono a Esaù. I servi dovevano dire a Esaù: – Ecco il dono che il tuo servo Giacobbe ti manda. Egli viene dietro di noi. Giacobbe pensava: «Lo placherò con questi doni e in seguito mi presenterò a lui. Forse mi accoglierà con benevolenza». Mentre i servi vanno incontro ad Esaù, Giacobbe trascorre una notte agitata nell’accampamento.

Giacobbe lotta con Dio

Durante quella notte Giacobbe fa passare alle due mogli e ai suoi undici figli (Beniamino non è ancora nato) il guado del torrente Iabbok per mettere tutti al sicuro. Lui rimane solo. Trema di paura. Teme la vendetta del fratello. All’improvviso un uomo si avvicina furtivamente e lo afferra per le spalle. Giacobbe al buio non capisce chi sia quello sconosciuto. Per non farsi sopraffare comincia a lottare accanitamente con quell’ombra. La lotta dura fino allo spuntare dell’aurora. Il lottatore sconosciuto, non riuscendo a vincere Giacobbe, lo colpisce all’anca e l’articolazione del femore di Giacobbe si sloga. Ma Giacobbe ancora non si arrende. Allora quella strana apparizione dice: – Lasciami perché è spuntata l’aurora. E la voce è ferma e dolcissima. Giacobbe capisce che quell’uomo è la personificazione stessa di Dio. Dio ha voluto convincere Giacobbe che ha le forze per affrontare il fratello Esaù. Dio ha lottato con Giacobbe per infondergli coraggio. Allora Giacobbe dice a quell’ombra: – Non ti lascerò, se prima non mi avrai benedetto. Il Signore gli chiede: – Come ti chiami? – Giacobbe – risponde. Allora il Signore dice: – Da questo momento non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini ed hai vinto. Israele infatti significa «colui che è forte davanti a Dio». Da quella notte Giacobbe prende anche il nome di Israele. E Israele si chiamerà anche il popolo eletto che discende da Giacobbe.

L’incontro fra Esaù e Giacobbe

Giacobbe, dopo aver combattuto con Dio, ritrova forza e coraggio. La paura del fratello è svanita assieme al buio della notte. Giacobbe si sente completamente trasformato. Spunta il sole e Giacobbe vede arrivare Esaù scortato dal piccolo esercito. Giacobbe gli va incontro e si prostra a terra in segno di amicizia e di riconciliazione. Esaù, già intenerito dai doni ed ora da quel segno di rispetto, abbraccia il fratello e lo bacia. Entrambi piangono di commozione. Ormai la pace è fatta. Poi i due fratelli si separano e ognuno si stabilisce in una zona diversa della terra di Canaan. Giacobbe si trasferisce a Sichem, presso la valle del fiume Giordano. Lì acquista un pezzo di terra, costruisce una casa per sé e i suoi familiari e alcuni rifugi per i greggi. La primavera successiva l’amata moglie Rachele muore dando alla luce l’ultimo figlio. Giacobbe gli mette nome Beniamino che significa «figlio di buon augurio».

I sogni di Giuseppe

Giacobbe si stabilisce definitivamente nella terra di Canaan. I suoi dodici figli crescono sani e robusti e pascolano i greggi del loro padre nella fertile vallata del Giordano. Anche Giuseppe, il primo figlio di Rachele, pascola il gregge con i fratelli. A casa, con il vecchio Giacobbe, resta solo Beniamino che è ancora un fanciullo. Giacobbe, fra tutti i figli, predilige gli ultimi due perché gli sono stati dati dalla sposa tanto amata. Al figlio Giuseppe, Giacobbe dona una tunica dalle lunghe maniche. E i fratelli maggiori sono gelosi di lui. Giuseppe ha ora 17 anni. Una notte fa un sogno e la mattina dopo lo racconta ai fratelli: – Noi stavamo legando i covoni in mezzo alla campagna, quand’ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio. Un’altra notte Giuseppe fa ancora un sogno e lo racconta al padre e ai fratelli: – Il sole, la luna e undici stelle si prostravano davanti a me. Giacobbe lo rimprovera e gli dice: – Che sogno è mai questo! dovremo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci davanti a te? E i fratelli dicono pieni di rabbia: – Vuoi forse regnare su di noi e ci vuoi dominare? E da allora i suoi fratelli prendono ad odiarlo sempre più e aspettano un’occasione propizia per vendicarsi sopra di lui.