LA STORIA DEI RE – (1 e 2 Samuele – 1 Re 1-13) – Parte 4

La saggezza di Salomone

All’inizio del regno, Salomone si mostra degno della scelta paterna. Davide aveva unificato Israele e aveva stabilito Gerusalemme capitale portandovi l’Arca dell’alleanza. La gloria di Salomone è legata invece alla costruzione in Gerusalemme della «casa di Jahvè», il tempio. Prima di accingersi alla costruzione del tempio, Salomone offre a Jahvè numerosi sacrifici presso le alture di Gàbaon. In Gàbaon il Signore appare in sogno a Salomone durante la notte e gli dice: – Chiedimi ciò che devo concederti. E Salomone dice: – Signore, tu mi hai fatto regnare al posto di Davide, mio padre. Ebbene, io sono un ragazzo, non so come regolarmi… Concedimi un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male. Al Signore piace che Salomone abbia chiesto la saggezza e gli dice: – Perché hai domandato la saggezza e non hai domandato per te una lunga vita, né la ricchezza, ecco, io ti concedo un cuore saggio e intelligente. E ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria e prolungherò anche la tua vita.
In numerose circostanze Salomone mostra di possedere un cuore saggio e intelligente. Un giorno, ad esempio, si presentano dal re due madri che vantano lo stesso diritto su un bambino. Una delle due dice: – Ascoltami, signore. Io e quest’altra donna abbiamo avuto un figlio. Ma il figlio di questa donna è morto durante la notte perché essa gli si è coricata sopra e lo ha soffocato. Essa si è alzata nel cuore della notte, ha preso mio figlio dal mio fianco e mi ha messo accanto il suo figlio morto. L’altra donna dice: – Non è vero! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto. Il re ordina: – Prendetemi una spada! Portano una spada alla presenza del re. Quindi Salomone comanda: – Tagliate in due il figlio vivo e datene una metà all’una e una metà all’altra donna. Allora la madre del figlio vivo dice tutta spaventata: – Signore, date a lei il bambino vivo, ma non uccidetelo! L’altra dice con indifferenza: – Non sia né mio, né tuo. Dividetelo pure in due. Salomone prende allora la parola e conclude: – Date alla prima donna il bambino vivo. Quella è sua madre.

Il tempio

Verso l’anno 960 avanti Cristo, dopo circa 250 anni dall’entrata di Israele nella terra di Canaan, Salomone inizia la costruzione del tempio di Gerusalemme. La pianta del tempio ricalca quella della tenda mobile che Jahvè si era fatto innalzare nel deserto al tempo di Mosè. Il tempio è lungo circa 40 metri, largo 10 e alto 15. Davanti c’è un ampio atrio dove si innalzano due magnifiche colonne di bronzo. Segue un cortile interno denominato il Santo. Nel cortile si elevano dieci candelabri d’oro purissimo. Sempre nel cortile si trova una conca di bronzo con l’acqua per le abluzioni. Inoltre vi è un altare dove viene bruciato l’incenso. Sopra una tavola sono perennemente collocati dodici pani rappresentanti le dodici tribù di Israele. Ogni tanto i pani vengono rinnovati. La camera più interna del tempio è il Santo dei santi. Un prezioso velo divide il Santo dal Santo dei santi. Nel Santo dei santi, dove può entrare solo il sommo sacerdote, è posta l’Arca dell’alleanza che contiene le tavole della legge. Le mura del tempio all’interno sono tutte rivestite di legno di cedro laminato d’oro. La costruzione del tempio dura venti anni. Al termine, Salomone procede alla dedicazione solenne a Jahvè. Per quella circostanza Salomone rivolge a Dio una preghiera: – Signore, Dio di Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli, né quaggiù sulla terra. Tu mantieni l’alleanza e la misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te. Ascolta, o Dio, la mia preghiera. Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa che oggi io dedico a te. Dal giorno della dedicazione il tempio diventa il centro del culto, il cuore di Gerusalemme, come la città santa è il cuore del regno di Israele.

La divisione del regno

Purtroppo il re Salomone non si mostra molto saggio durante gli anni della sua vecchiaia. Egli si invaghisce di alcune donne straniere che lo attirano verso le loro divinità. Salomone per accontentare le donne di cui è innamorato, segue e onora la dea della città di Sidone e il dio del popolo degli ammoniti e il dio dei moabiti. Il Signore perciò si sdegna contro Salomone e gli dice con voce ferma: – Poiché ti sei comportato così e non hai osservato la mia alleanza, strapperò via da te il regno e lo consegnerò a un tuo suddito. Ma non tutto il regno ti strapperò. Una parte la darò a tuo figlio Roboamo per amore di Davide mio servo e per amore di Gerusalemme città da me eletta. Poco dopo, un funzionario di corte di nome Geroboamo, della tribù di Efraim, insorge contro il re. E Dio è con lui. Geroboamo un giorno incontra per strada il profeta Achia che indossa un mantello nuovo. Sono soltanto loro due in aperta campagna. Achia afferra il mantello nuovo che indossa e lo lacera in dodici pezzi. Quindi dice a Geroboamo: – Prendine dieci pezzi, perché il Signore dà a te dieci tribù del regno. A Salomone e alla sua discendenza rimarranno solo due tribù.
Il glorioso regno di Salomone si spezza in due alla morte del re che, nonostante la sua saggezza, era stato infedele all’alleanza. Roboamo, figlio di Salomone, regnerà su due tribù: Giuda e Beniamino. Geroboamo regnerà sulle restanti dieci. Il regno di Roboamo, o regno di Giuda, o regno del sud, ha per capitale Gerusalemme. Il regno di Geroboamo, o regno di Efraim, o regno del nord, ha per capitale Samaria. Anche la storia di Israele da questo momento si divide in due. La monarchia è fallíta. Jahvè ha fatto toccare con mano a Israele che i regni umani non possono resistere se si allontanano dalla giustizia, dalla verità, dalla fede. Ma proprio quando tutto sembra perduto, Dio, nella sua infinita pazienza, tenta ancora di ricuperare alla sua alleanza tanto il regno del nord che quello del sud. Dio invierà nei due regni i suoi profeti perché, parlando a suo nome, ammoniscano i re e il popolo e li riconducano a lui.