LA STORIA DELLA CHIESA (Atti degli apostoli – Lettere apostoliche – Apocalisse) – Parte 2

Le prime persecuzioni

I sacerdoti del tempio pensavano che, con la morte di Gesù, anche i suoi seguaci si sarebbero dispersi. Ora vengono a sapere che gli apostoli predicano in Gerusalemme e insegnano al popolo: annunciano la risurrezione di Gesù e anche la risurrezione di quelli che credono in lui. Ormai il numero dei cristiani in Gerusalemme è di circa cinquemila. Un giorno Pietro e Giovanni stanno parlando al popolo quando sopraggiungono le guardie inviate dai sacerdoti del tempio. I soldati arrestano i due apostoli e li conducono davanti al sommo sacerdote. Questi li interroga, ma non reputandoli pericolosi, li rilascia ingiungendo loro di non insegnare nel nome di Gesù. Ma gli apostoli obbediscono più al Signore che al sommo sacerdote e continuano nella loro predicazione. Seguono altri arresti e altre persecuzioni. Ma i sacerdoti del tempio non possono fermare il cammino della chiesa. I seguaci di Gesù aumentano ogni giorno di numero. Nuove comunità fioriscono in Giudea e nell’intera Palestina. Gli apostoli, per potersi dedicare a tempo pieno a diffondere il vangelo, eleggono alcuni uomini perché si occupino dell’assistenza ai poveri, alle vedove e agli orfani. Fra essi vi è Stefano, un giovane ardente e pieno di zelo per il Signore.

Il primo martire della chiesa

Stefano compie grandi prodigi tra il popolo. I sacerdoti del tempio temono che egli sovverta la religione e i costumi tramandati da Mosè. Lo fanno arrestare e lo interrogano. Stefano, ispirato dallo Spirito Santo, davanti al sommo sacerdote afferma: – Dio non ha legato la sua presenza al tempio di Gerusalemme. L’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo. Il cielo è il suo trono e la terra lo sgabello per i suoi piedi. Ecco, io contemplo i cieli aperti e Gesù sta alla destra di Dio. Quando i sacerdoti del tempio odono queste parole digrignano i denti per la rabbia, poi prorompono in grida altissime e si turano le orecchie per non sentire oltre. La folla, sobillata dai sacerdoti, trascina Stefano fuori della città. Molti, tra la folla, depongono i mantelli ai piedi di un giovane di Tarso in Cilicia, chiamato Saulo, poi cominciano a lapidare Stefano. Mentre Stefano è colpito dalle pietre scagliate contro di lui, prega con gli occhi rivolti al cielo: – Signore Gesù, accogli il mio spirito. Poi piega le ginocchia e grida forte: – Signore, non imputare loro questo peccato. E pronunciate queste parole Stefano muore. Ma il primo sangue versato da un seguace di Gesù è seme di nuovi cristiani.

La conversione di Saulo

Saulo, ai piedi del quale i lapidatori di Stefano avevano deposto i mantelli perché li custodisse, è un fervente fariseo. Anch’egli è sinceramente convinto che i cristiani siano un pericolo per la religione di Mosè. Saulo approva l’uccisione di Stefano e infuria contro la chiesa. Chiede ai sacerdoti del tempio l’autorizzazione di perseguitare i seguaci di Gesù. Le comunità cristiane si vanno moltiplicando. Una comunità fiorente è nella città di Damasco. Saulo, con l’autorizzazione del sommo sacerdote, cavalca con una scorta di soldati verso Damasco per mettere in catene i cristiani di quella città. Ed avviene che durante il viaggio, all’improvviso, una luce abbagliante avvolge Saulo. Egli cade a terra con la faccia nella polvere. Ode una voce ferma e dolcissima che gli dice: – Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Risponde: – Chi sei, o Signore? E la voce: – Io sono Gesù, che tu perseguiti! Saulo, di colpo, capisce di aver sbagliato tutto. Perseguitando i cristiani, era convinto in buona fede di rendere un servizio a Dio, al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Ora, con la faccia nella polvere, è certo che Gesù è il Figlio di Dio, il Salvatore promesso ai patriarchi e annunziato dai profeti. Saulo, improvvisamente, è trasformato in un uomo nuovo dalla grazia di Dio. Da persecutore diventa un ardente apostolo. A Damasco Saulo viene battezzato.

I viaggi di Paolo apostolo

Saulo, chiamato con il nome romano Paolo, trascorre un periodo di preghiera e di riflessione nel deserto. Poi si presenta agli apostoli nella comunità di Gerusalemme e da essi riceve l’incarico di diffondere il vangelo presso il mondo pagano. Paolo diventa «l’apostolo delle genti». Iniziano i lunghi viaggi di Paolo in Turchia, in Grecia, nella Macedonia. Durante i suoi viaggi apostolici Paolo fonda comunità di cristiani in Galazia e nelle città di Efeso, Corinto, Filippi, Colossi. Ai cristiani di queste comunità invia in seguito lettere ricche di dottrina e appassionate. In esse espone il vangelo che Gesù gli ha rivelato, rafforza le comunità nella fede, risolve dubbi, ammonisce, corregge errori e deviazioni. Le lettere attribuite a Paolo e contenute nel nuovo testamento sono in tutto tredici. Durante i suoi viaggi, Paolo soffre persecuzioni e affronta disagi di ogni genere. Nella seconda lettera ai cristiani di Corinto, Paolo sintetizza le difficoltà incontrate e i sacrifici compiuti per diffondere il vangelo tra le genti. «Cinque volte dai giudei ho ricevuto trentanove colpi di frusta. Tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato e creduto morto, tre volte ho fatto naufragio. Ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nelle città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli. Fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità». Nonostante queste sofferenze, Paolo è nella gioia. Per lui ora «vivere è Cristo e morire un guadagno». Egli si gloria della croce di Cristo «scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che credono, potenza e sapienza di Dio». «Perciò – scrive Paolo ai cristiani di Corinto – mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo. Quando sono debole, è allora che sono forte».