LA STORIA DI GIOSUÈ E DEI GIUDICI (Giosuè – Giudici – Rut) – Parte 1

Il passaggio dei Giordano

Con Giosuè si realizza l’antica promessa fatta da Dio ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Dopo quaranta anni di privazioni e di stenti nel deserto, Israele ha ora davanti agli occhi «la terra dove scorre latte e miele». Il fiume Giordano, come già il Mar Rosso, non è solo un confine geografico. Una frontiera religiosa, una dimensione dello spirito. Il Giordano segna la fine di una vita senza senso e l’inizio di una vita nuova piena di prospettive esaltanti. L’attraversamento del Giordano è una replica del passaggio del Mar Rosso. Le acque si aprono e il popolo attraversa il fiume a «piedi asciutti». I sacerdoti, rivestiti dei paramenti sacri, in mezzo al fiume sorreggono l’Arca dell’alleanza, mentre il popolo entra solennemente come in una processione nella terra promessa. La descrizione dell’attraversamento del fiume è simbolica. Dio stesso, raffigurato dalle acque del Giordano, accoglie il suo popolo a braccia aperte. Il popolo che entra nella terra di Canaan è un popolo giovane. Una generazione nata, temprata e purificata dalle difficoltà del deserto. Non è più un’accozzaglia di schiavi senza legge. Ora Israele ha la coscienza di essere un popolo privilegiato. Israele è diviso in dodici tribù, ma tutte legate da una stessa fede. Uno solo è il loro Dio: Jahvè. Uno solo è il loro condottiero: Giosuè, figlio di Nun, della tribù di Efraim. Dopo che il popolo ha attraversato il Giordano, Giosuè fa raccogliere dal letto del fiume dodici lastroni di pietra e li fa erigere presso la località Gàlgala, a est di Gerico. Poi, rivolgendosi al popolo con la sua voce squillante, dice: – Popolo d’Israele! Quando i vostri figli vi chiederanno il significato di queste dodici pietre voi direte: All’asciutto Israele ha attraversato questo Giordano. Jahvè ha prosciugato le acque come ha fatto al Mar Rosso. Perché tutti i popoli della terra sappiano quanto è forte la mano del Signore. Giosuè fa circoncidere tutti i maschi d’Israele. E anch’egli, come già era avvenuto per Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè, ode la voce ferma e dolcissima di Jahvè: – Oggi – dice la voce – ho allontanato definitivamente da voi l’infamia d’Egitto.

La terra di Canaan

Israele entra nella terra di Canaan attorno all’anno 1200 avanti Cristo. A quel tempo diversi popoli abitavano quella fascia di terra. Il paese è molto piccolo. Da nord a sud misura meno di 230 chilometri e circa 80 di larghezza. Assomiglia al tetto di una casa. Si eleva gradualmente dal Mediterraneo, raggiunge circa mille metri di altitudine e poi scende rapidamente fino alla valle del Giordano, che inizia a nord oltre il mare di Galilea e termina a sud con il Mar Morto. Al tempo di Giosuè la costa del Mediterraneo è occupata a nord dai fenici e a sud dai filistei. I fenici sono commercianti, mentre i filistei, che già conoscono l’uso del ferro, sono un popolo guerriero proveniente dalle isole del Mediterraneo. Al centro del paese, da secoli, abitano i cananei. I cananei sono prevalentemente agricoltori, ma non coltivano tutta la terra. Si erano insediati in alcune località strategiche e vi avevano costruito città fortificate. Attorno a queste città, indipendenti politicamente e militarmente l’una dall’altra, i contadini lavorano qualche appezzamento di terra. I cananei adorano numerose divinità. In particolare onore tengono la dea Ascera e il dio Baal. Per propiziarsi queste divinità, durante i loro riti, sacrificano persino vittime umane. I loro santuari sono costruiti sopra le alture. Entrando nella terra di Canaan, Israele deve dunque scontrarsi necessariamente contro gli interessi di questi popoli. Il popolo eletto dovrà soprattutto affrontare i cananei e i filistei. Le lotte dureranno secoli e saranno crudeli e all’ultimo sangue. Cesseranno con le ultime vittorie del re Davide sui filistei attorno al 1000 avanti Cristo. La conquista di Canaan è descritta dalla Bibbia in forma epica, con toni di esagerazione. Sono tempi eroici per Israele e l’insediamento in Canaan è descritto in modo eroico. In realtà esso è stato più pacifico e meno spietato di quanto non appaia dal racconto delle battaglie e degli stermìni narrati nei libri di Giosuè e dei Giudici.

La caduta di Gerico

Un esempio di stile epico la Bibbia lo fornisce quando descrive la presa di Gerico, una delle città fortificate dei cananei, la prima che Israele incontra appena attraversato il Giordano. Giosuè è un geniale stratega, ma soprattutto è un uomo di fede. Mentre le donne e i bambini attendono accampati in Gàlgala, Giosuè con i suoi uomini e accompagnato dai sacerdoti che trasportano l’Arca, giunge sotto le mura di Gerico. L’esercito di Giosuè per sei giorni marcia attorno alle mura della città suonando le trombe e portando l’Arca. Gli abitanti di Gerico odono il rumore della marcia cadenzata e il suono terrificante delle trombe d’Israele. Al settimo giorno le mura di Gerico crollano e Israele occupa trionfalmente la città. In realtà, al tempo di Giosuè le mura di Gerico erano già in rovina. Ma dentro il loro perimetro si erano insediati i cananei. Essi fuggono atterrìti davanti all’esercito di Giosuè. Gli israeliti scavalcano le mura già diroccate e distruggono completamente la città. Lo sterminio di Gerico, e di altre future città cananee, è ordinato da Giosuè per volere di Dio. Giosuè teme che Israele si amalgami con i cananei adottandone i costumi e la religione. Lo sterminio delle città conquistate può sembrare crudele per un popolo che professa il comandamento di non uccidere. Ma, in certe circostanze, Giosuè lo esige per evitare pericolose contaminazioni al suo popolo. Tali contaminazioni si rivelano un rischio reale nei tempi successivi. Israele infatti, nonostante gli ammonimenti dei suoi capi, nonostante la legge dell’Alleanza, adotterà spesso usi e consuetudini dei cananei. Israele arriverà persino ad assumere come proprie alcune divinità pagane, ad adorare Ascera e Baal. Dio allora sarà molto severo e castigherà il suo popolo. Per il momento Jahvè, il Dio degli eserciti, è con Israele e combatte al suo fianco. Jahvè, si può dire, che occupa per il suo popolo la terra promessa.

La sconfitta di Ai

Solo in una circostanza l’esercito di Giosuè subisce un’amara sconfitta. Durante l’assedio alla città di Ai, i cananei resistono eroicamente, contrattaccano e annientano un distaccamento dell’esercito di Israele composto di tremila uomini. La disfatta risulta incomprensibile a Giosuè. Ma subito si scopre la causa. Un israelita, Acan, si è impossessato di una parte del bottino destinato al tesoro del santuario mobile di Jahvè. Giosuè punisce con la morte il trasgressore e dal quel momento riprende a vincere contro i suoi nemici. La punizione che Dio impartisce a Israele a causa del peccato di un solo uomo, indica come Dio consideri in blocco la responsabilità del suo popolo. Il peccato di uno ricade su tutti. Il peccato di Acan è un po’ la «riedizione» del peccato di Adamo, ma è anche l’«anticipazione» di ciò che avverrà al tempo di Gesù. Come il peccato di Adamo ricade su tutta l’umanità e il peccato di Acan ricade su tutto Israele, così la morte di Gesù salverà tutto il nuovo popolo di Dio.