Breviario Laico, IL VECCHIO E LA SPERANZA

La vecchiaia è triste non perché cessano le gioie, ma perché finiscono le speranze.

Jean Paul

È una persona molto anziana; eppure non ha perso il gusto della lettura, della ricerca, della vita. Ogni tanto vado a trovarla e quasi sempre torno a casa con un rimando a libri diversi che questo signore legge ogni giorno e talora commenta scrivendomi. Un giorno, lasciandomi, mi ha parlato della sua vecchiaia ormai molto avanzata, mi ha ripetuto una «massima» di La Rochefoucauld che già conoscevo – «pochi sanno essere vecchi» (sì, invecchiare bene è un’arte e un impegno morale) – e ha aggiunto un’altra frase, quella che ho sopra citato. Ha anche cercato l’autore, lo scrittore francese Jean Paul, e l’opera da cui è estratta, Titano.

La considerazione è illuminante. Si è vecchi non quando si è solo avanti negli anni, ma soprattutto quando si perde ogni speranza e attesa. In questa prospettiva si riesce a scombinare le carte della cronologia, perché ci possono essere giovani precocemente invecchiati proprio per la loro aridità: hanno piaceri, corpi sani, membra agili, possibilità di vita, eppure non trovano più nessun senso, non hanno progetti, puntano solo a tirar mattina tra una discoteca e l’altra, per poi piombare in una sorta di atonia totale. Ecco perché è necessario sorvegliare sempre questa malattia dell’anima, più che del corpo, che rende vecchi. Ricordo ancora dal liceo un verso della canzone Spirto gentil di Petrarca: «I vecchi stanchi ch’ànno sé in odio e la soverchia vita». È il ritratto icastico di una nausea interiore che già aveva provato un sapiente biblico, il Qohelet: «Verranno gli anni in cui dirai: Non ci provo alcun gusto!» (12,1).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Proposta del 07/19/2019

L’ottimismo genera la forza necessaria perché ogni amore che si trova custodito nel tuo cuore si manifesti in pienezza.
Se lo vorrai, esso cambierà la tua vita.
E amare non è forse il desiderio di ogni cuore umano?!
Credi nell’amore che c’è in te!

Breviario Laico, INSIGNIFICANTE

La cosa più insignificante racchiude in sé un po’ di ignoto. Dovremmo solo provare a scoprirlo.

Guy de Maupassant

«Ma il mio mistero è chiuso in me … »: la radio sta trasmettendo la Turandot di Puccini e ora il Principe ignoto (Calaf per chi conosce la trama e lo svelamento finale del terzo atto) intona la celebre aria che contiene queste parole. Al di là della fantasia narrativa, c’è una verità profonda in questa frase così semplice: noi tutti siamo ignoti per una parte, più o meno vasta, a chi ci vive accanto. Ad esempio, quanti dolori abbiamo tenuto nascosti, quante umiliazioni abbiamo trangugiato in silenzio, quanti peccati sono rimasti sepolti in noi, quanti desideri abbiamo lasciato inespressi e così via.

È per questo che, allora, ha valore la dichiarazione che avevo annotato tempo fa, suggeritami da un docente di francese che mi aveva rimandato a un’opera a me ignota, Pietro e Giovanni, dello scrittore francese ottocentesco Guy de Maupassant. Avevo successivamente letto quel romanzo che mi aveva colpito perché scavava nella cupa rivalità di due fratelli, non solo alimentata da gelosie ma da una sconvolgente verità familiare. Ciò che a prima vista può sembrare insignificante e quotidiano spesso cela sotto una superficie banale segreti, enigmi, lacerazioni ma anche grandezze, splendore e dignità. Proprio per questo è necessario essere cauti e rispettosi anche nei confronti di chi appare un po’ scontato, irrilevante e marginale. È un atteggiamento non solo umano ma anche cristiano perché ogni persona è «immagine e somiglianza di Dio», eterno, infinito e misterioso.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Proposta del 07/18/2019

Elimina qualsiasi forma di vizio dalla tua vita.
I vizi provocano l’alienazione della tua mente e del tuo cuore, impedendoti di camminare in direzione della vera luce.
Volere è il primo passo. Quello successivo è cercare aiuto dagli altri.

Breviario Laico, LA BARCHETTA DI DIO

Laggiù all’orizzonte sulle acque amare, deserte, naviga certe sere Dio con una sua barchetta, invisibile passerà accanto a te che nuoti disperato e ti toccherà con la sua mano.

Dino Buzzati

È un rimpianto che mi è sempre rimasto: anche per ragioni cronologiche (è morto nel 1972), non sono riuscito a conoscere personalmente Dino Buzzati, uno scrittore che ho tanto amato e, con me, credo non pochi lettori (e non solo per il suo Deserto dei Tartari … ). Lo voglio ora far parlare attraverso queste sue righe che trovo citate nel suggestivo ritratto spirituale e umano che Lucia Bellaspiga ha delineato nel volume dal titolo buzzatiano emblematico, Dio che non esisti ti prego. Delicata eppur intensa è l’immagine della barchetta di Dio.

Egli, nonostante le folgori del Sinai e la tempesta di Giona o il diluvio di Noè, non ama né le corazzate né i transatlantici che, alloro passaggio, sconvolgono le acque e affogano chi si trova sulla loro rotta. Dio ama le piccole imbarcazioni dei pescatori di lago che lievemente trapassano di onda in onda: se c’è un uomo in acqua che è in difficoltà, lo possono accostare agevolmente, prenderlo per mano e issarlo a bordo. Forse era questo il Dio che Buzzati sperava di incontrare e che avrà scoperto oltre l’estuario della sua vita terrena. Il Dio che stende la mano per toccarti e far rifiorire la speranza. Proprio come cantava il re Davide, quando si sentiva naufrago tra onde tempestose: «Il Signore stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, mi portò allargo, mi liberò perché mi vuol bene» (Salmo 18,17.20).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Proposta del 07/17/2019

L’adolescenza è uno dei periodi più belli della nostra vita.
Sappi apprezzarla come il vigore di una vita che comincia a sbocciare.
Inquieto per natura, l’adolescente ci ricorda che ogni pigro rassegnarsi è una morte.

Breviario Laico, CACCIA ALLA LEPRE

Chi è coinvolto in una contesa aspra si preoccupa della verità tanto quanto il cacciatore si preoccupa della lepre che sta inseguendo.

Alexander Pope

È una bella battuta questo aforisma tratto dai Thoughts on various subjects del poeta inglese Alexander Pope (1688-1744), il traduttore dell’Iliade in inglese. Quando si sta discutendo con veemenza (il pensiero corre spontaneamente a certi dibattiti televisivi), la ricerca della verità e la sua affermazione costituiscono l’ultimo dei pensieri dei contendenti. Anzi, se vuoi veramente spuntarla sull’altro, devi impallinare la verità, spesso scomoda, proprio come fa il cacciatore che insegue la lepre. La verità, infatti, non può mai essere piegata al proprio interesse; solo la menzogna è flessibile e ha mille volti possibili.

Per questo, un conto è il dialogo che con rispetto si intesse con l’altro per penetrare in profondità nella realtà delle cose. In questo caso si ascolta prima l’altro e tutto quello che l’altro dice e lo si sottopone a confronto e verifica con la propria visione e convinzione. Un altro conto è, invece, lo scontro il quale non cerca la verità ma unicamente la vittoria sull’altro, usando ogni strumento e spesso chi ne esce più malconcia è proprio la verità. Confessiamo un po’ tutti di essere caduti nella tentazione di riuscire a prevaricare sull’altro che ci ostacolava, non di rado ricorrendo al falso, allo stravolgimento della realtà. Scriveva Anatole France: «L’umanità ha bisogno della verità. Ma ha un bisogno ancor più grande della menzogna che la lusinga, la consola, le dà sicurezza e speranza senza limite».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Proposta del 07/16/2019

Respingi lontano da te il cattivo umore. Esso impedisce che il vero essere umano che abita dentro il tuo cuore si manifesti nella sua interezza.
Ciò che salta fuori col cattivo umore non è che un’ ombra dell’essere umano che tu sei.

Breviario Laico, LE PICCOLE GIOIE

Un grande ostacolo alla felicità è di aspettarsi una felicità troppo grande. / Non può far nulla per la felicità altrui chi non sa essere felice egli stesso.

Bernard de Fontanelle / André Gide

Consapevole che essere felici è una situazione esistenziale non propriamente comune, tratto con una certa cautela comune questo tema che pure batte nel cuore di tutti. Lo spunto per parlarne mi viene offerto da un vecchio voi umetto tedesco che ritrovo tra i miei libri: è una raccolta di massime e detti proprio sulla felicità che, come scriveva il romanziere russo Ivan Turgenev, è «simile alla salute: te ne accorgi solo quando non c’è». Ma ritorniamo alle due frasi che sopra ho tradotto e proposto. La prima, sacrosanta, è del francese Bernard de Fontanelle, morto centenario nel 1757: sì, tante volte non riusciamo a essere felici perché ignoriamo o disprezziamo le piccole gioie quotidiane che pure la vita ci riserva.

Si vorrebbe, infatti, avere sempre di più, nella convinzione che è solo quando sei all’apice del Successo che sboccia la vera felicità. In realtà, la beatitudine somma è trascendente e va oltre il tempo e il nostro limite ed è, perciò, possibile solo nell’eternità. Sono, invece, i dolci e modesti fremiti di serenità a darci pace e a sostenere le nostre giornate, senza la tensione che crea la felicità strepitosa e spesso simile a una meteora. Se si riesce a delibare pacatamente queste piccole gioie, allora diventa vera al positivo la seconda frase, che è di un altro scrittore francese, André Gide (1869-1951). Solo se tu sei sereno e pacificato con te stesso, riesci a irradiare anche negli altri la luce della gioia, la letizia dell’anima, la festa della vita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

Proposta del 07/15/2019

Siamo tutti come il seme: un potenziale di vita da risvegliare.
Come accade per il seme, è necessario morire a se stessi perché la vita in pienezza possa sorgere in tutta la sua bellezza e vigore.
Semi egoisti non germogliano; marciscono e muoiono.