28. Congedo

E così si fece sera.
Ed Almitra la veggente disse: Siano benedetti questo giorno, questo luogo e questa anima che ha parlato.
Ed egli rispose: Forse che son stato a parlarvi?
Non ero anch’io un uditore?

Allora scese i gradini del tempio e tutta la gente lo seguì.
Raggiunse la sua nave e restò in piedi sul ponte.
E volgendosi nuovamente alle persone disse, alzando la voce:
Popolo di Orphalese, il vento m’impone di lasciarvi.
Io sono meno impaziente del vento ma è d’uopo andare.
Noi viandanti, sempre in cerca della via più solitaria, non iniziamo il giorno ove abbiamo terminato quello precedente; e non v’è alba che ci veda là ove ci lasciò il tramonto.
Anche quando la terra dorme noi viaggiamo.
Siamo i semi della pianta tenace, e quando raggiungiamo la piena maturazione veniamo presi dal vento e dispersi.

Brevi furono i miei giorni fra di voi, ed ancora più brevi le parole che vi ho indirizzato.
Ma se mai la mia voce dovesse affievolirsi nelle vostre orecchie ed il mio amore perdersi nei ricordi, allora tornerò
E con cuore più ricco e labbra più arrendevoli allo spirito vi parlerò.
Sì, tornerò con la marea,
E sebbene la morte potrà cogliermi ed il grande silenzio avvolgermi, ancora cercherò la vostra attenzione.
E non cercherò invano.
Se quello che ho detto è verità, allora quella verità si rivelerà con voce più limpida e con parole più comprensibili per voi.
Me ne vado con il vento, popolo di Orphalese, ma non sparisco nel nulla;
E se in questo giorno non vengono appagati i vostri bisogni ed il vostro amore, allora fate che questa sia la promessa per un altro giorno.
Le necessità dell’uomo mutano, ma non il suo amore, non il desiderio che il suo amore possa soddisfare le sue necessità.
Sappiate, quindi, che dal grande silenzio io ritornerò.
La bruma che all’alba si disperde lasciando solo rugiada nei campi, si leverà e si raccoglierà in nuvola per poi ricadere come pioggia.
Ed io non sono stato diverso dalla bruma.
Nella quiete della notte ho camminato per le vostre strade e la mia anima è entrata nelle vostre case
Ed i battiti del vostro cuore li sentivo nel mio, ed il vostro respiro alitava sul mio viso, ed io vi conoscevo tutti indistintamente.
Sì, conoscevo la vostra gioia ed il vostro dolore, e nel sonno i vostri sogni erano i miei.
E spesso ero fra di voi come un lago fra le montagne.
E riflettevo le vostre vette ed i vostri dolci pendii, e le greggi dei vostri desideri e delle vostre idee.
Ed al mio silenzio giungevano le risa dei vostri figli e come fiumi le aspirazioni ardenti dei vostri giovani.
E raggiunto il mio profondo le correnti dei fiumi non smettevano di cantare.
Ma mi giungevano ancora più dolci delle risa e più alte delle aspirazioni.
Era l’infinito che è in voi;
L’uomo immenso di cui non siete che cellule e nervi;
E nel cui salmodiare il vostro canto non è altro che un tacito singhiozzare.
E’ nell’uomo immenso che voi siete immensi,
Ed è guardando lui che io ho guardato ed amato voi.
Infatti a quali altre distanze, al di là di questa sfera immensa può giungere l’amore?
Quali visioni, quali attese e quali speranze possono librarsi più in alto di quel volo?
L’uomo immenso che è in voi è come una quercia gigantesca colma di fiori.
La sua forza vi lega alla terra, il suo profumo vi solleva nello spazio e nella sua continuità siete immortali.
Vi è stato detto che siete simili ad una catena e deboli come la sua maglia più debole.
Ma questa è una verità parziale. Siete anche forti come la sua maglia più resistente.
Misurarvi dalla vostra azione più meschina è come calcolare la forza dell’oceano dalla fragilità della sua schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti è come biasimare le stagioni per la loro mutevolezza.

Sì, siete come l’oceano,
E, sebbene navi dal carico pesante attendano la marea sulle vostre sponde, voi, benché oceano, non potete affrettare la marea.
Siete pure come le stagioni,
E benché in inverno rinneghiate la primavera,
Tuttavia la primavera che riposa in voi, sorride sonnolenta e non si offende.
Non pensate che dica queste cose perché vi ripetiate l’un l’altro: «Ci ha molto lodato. Egli ha visto in noi solo il bene».
Vi ho solo detto a parole ciò che voi avete in mente.
E che cos’è la parola conoscenza se non un’ombra dell’inesprimibile conoscenza?
I vostri pensieri e le mie parole sono onde di una memoria sigillata che conserva i ricordi del nostro passato,
E dei giorni trascorsi quando la terra non conosceva ancora né noi, né se stessa,
E delle notti in cui la terra era sconvolta dal caos.

Dei savi sono venuti a portarvi la loro saggezza. Io sono venuto ad impossessarmi della vostra saggezza:
Ed ho trovato ciò che è ancor più grande della saggezza.
E’ la fiamma dello spirito che è in voi che si autoalimenta,
Mentre voi incuranti del suo crescere, lamentate il passare dei giorni.
E’ la vita in cerca di vita in corpi che tremano al pensiero della tomba.
Non vi sono tombe qui.
Queste montagne e queste pianure sono una culla ed una pietra per il guado.
Ogni qual volta passate dal campo ove avete sepolto i vostri antenati, guardate con attenzione, e vi scorgerete voi stessi ed i vostri figli danzare mano nella mano.
In verità a volte fate festa inconsciamente.

Altri sono venuti a voi, ai quali in cambio di auree promesse fatte sulla vostra fede, avete reso solo ricchezze, potere e gloria.
Vi ho dato meno di una promessa, ma voi siete stati più generosi con me.
Mi avete trasmesso un desiderio più profondo per la vita.
Certo che per un uomo non v’è regalo più grande che trasformare tutti i suoi desideri in labbra disidratate e tutta la sua vita in sorgente.
Ed in ciò sta il mio onore e la mia ricompensa:
Trovare la stessa acqua vivificatrice ed assetata ogni qual volta mi reco alla sorgente per dissetarmi,
E questa mi beve mentre io la bevo.

Alcuni di voi mi hanno giudicato presuntuoso o troppo schivo per ricevere doni.
Troppo presuntuoso di certo per ricevere compensi, ma non doni.
E benché mi sia nutrito di bacche sulle colline, quando mi avreste voluto alla vostra mensa,
E dormito sotto il portico del tempio, quando con gioia mi avreste offerto riparo,
Nonostante ciò non era forse la vostra amabile attenzione verso i miei giorni e le mie notti a rendere il cibo dolce alle mie labbra ed a circondare il mio sonno di visioni?
Per queste ragioni vi benedico ancor di più:
Voi date molto e non vi rendete conto di dare.
In realtà la generosità che si rimira allo specchio diventa una pietra,
Ed una buona azione che si compiace di se stessa diventa parente della maledizione.
Ed alcuni di voi mi hanno giudicato arrogante ed ebbro della mia stessa solitudine,
E voi avete detto: «Tiene consiglio con gli alberi della foresta ma non con gli uomini.
Sta seduto tutto solo in cima alla collina ed osserva la città».
E’ vero che ho salito le colline ed ho vagato in luoghi appartati.
Ma come avrei potuto vedervi, se non da un’altezza elevata o da una grande distanza?
Come si può essere vicini se non si è lontani?

Ed altri di voi senza servirsi delle parole si sono rivolti a me in questo modo:
«Straniero, straniero, amante delle cime irraggiungibili, perché dimori sulle vette dove nidificano le aquile?
Perché cerchi l’impossibile?
Quali tempeste catturerai nella tua rete,
Quali chimere caccerai in cielo?
Vieni tra noi.
Scendi e sazia la tua fame con il nostro pane e placa la tua sete con il nostro vino».
Nella solitudine dell’anima hanno detto queste cose;
Ma se la loro solitudine fosse stata più profonda avrebbero capito che non cercavo altro che il segreto della gioia e del dolore,
E cercavo di catturare solo la vostra anima più vasta che cammina nel cielo.
Ma il cacciatore è stato anche la preda; infatti molti dei miei dardi hanno lasciato l’arco per ritornare al mio petto.
Ed il volatile è stato anche un rettile;
Infatti quando le mie ali si libravano in aria verso il sole la loro ombra sulla terra era una tartaruga.
Ed io, il credente, sono stato anche lo scettico;
Infatti spesse volte ho messo il dito nella mia piaga, per aver più fede in voi e per conoscervi meglio.
Ed è con questa fede e con questa conoscenza che dico,
Voi non siete chiusi nei vostri corpi, né confinati nelle case o nei campi.
Ciò che voi siete veramente dimora sulle montagne e vaga con il vento.
Non è un qualcosa che striscia al sole per scaldarsi, o che scava buche nell’oscurità per mettersi al sicuro,
Ma è qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e si muove nell’etere.

Se queste parole vi sembrano confuse, non state a cercarne una spiegazione.
L’inizio di tutte le cose è confuso e nebuloso, ma non la loro fine,
Ed io gradirei essere ricordato come un inizio.
La vita e tutto ciò che vive è concepito nella nebbia e non nel cristallo.
E chi ci dice che il cristallo non è nebbia in disfacimento?

Questo vorrei che voi ricordaste di me:
Ciò che sembra più debole e confuso in voi è il più resistente ed il più sicuro.
Non è forse il respiro che ha tenuto eretta e temprata la vostra struttura ossea?
E non è forse un sogno, che nessuno di voi ricorda di aver mai sognato, quello che ha costruito la vostra città e dato forma a tutto ciò che contiene?
Se solo vi fosse possibile vedere le maree di quel respiro non vedreste nient’altro,
E se vi fosse possibile udire il mormorio del sogno non percepireste più nessun altro suono.

Ma voi non vedete e non sentite, e questo per voi è un bene.
Il velo che vi copre gli occhi sarà sollevato dalle mani che lo tessero,
E l’argilla che vi tura le orecchie sarà perforata da quelle dita che la impastarono.
Ed allora vedrete.
Ed allora udrete.
Tuttavia non rimpiangerete la cecità né vi rammaricherete per la vostra sordità.
Poiché quel giorno verrete a conoscenza del filo nascosto di ogni cosa.
E benedirete l’oscurità come avreste benedetto la luce.
Dopo queste parole si guardò intorno e vide il navigatore in piedi vicino al timone che scrutava prima le vele gonfie e poi l’orizzonte.
Ed egli disse:
E’ paziente, troppo paziente, il capitano della mia nave.
Il vento soffia e le vele s’agitano;
Anche il timone chiede ansioso di conoscere la rotta;
Tuttavia il capitano tranquillo attende il mio silenzio.
M’hanno ora pazientemente ascoltato questi miei marinai che prima hanno ascoltato il coro del mare immenso.
Ora non attenderanno più.
Sono pronto.
La corrente ha raggiunto il mare ed ancora una volta la grande madre stringe al petto il figlio.

Addio, popolo di Orphalese.
La giornata è giunta al termine.
Si chiude su di noi come il giglio acquatico sul proprio domani.
Conserveremo ciò che ci è stato dato qui.
E se ciò non bastasse allora ci ritroveremo per tendere le mani verso il donatore.
Non dimenticate che tornerò.
Tra poco, ed il mio desiderio raccoglierà polvere e schiuma per un altro corpo.
Tra poco, un momento di quiete nel vento, ed un’altra donna mi partorirà.

Addio a voi ed alla giovinezza che con voi ho trascorso.
Solo ieri ci siamo incontrati in sogno.
Nella mia solitudine avete cantato per me, ed io con i vostri desideri ho costruito una torre in cielo.
Ma ora il sonno se n’è andato ed il sognar è svanito, or non è più l’alba.
Il meriggio incalza ed il nostro dormiveglia si è trasformato nella pienezza del risveglio ed è ormai l’ora di separarci.
Se nel crepuscolo della memoria ci dovessimo reincontrare, parleremo ancora e voi intonerete un canto più profondo.
E se le nostre mani si dovessero incontrare in un altro sogno costruiremo una nuova torre in cielo.
Così dicendo fece un cenno ai marinai che subito levarono l’àncora, sciolsero gli ormeggi e salparono verso oriente.
Un grido venne emesso dalla gente come da un sol cuore, si levò nel crepuscolo e si propagò nell’aria come uno squillo di tromba.
Solo Almitra tacque, seguendo con lo sguardo la nave sino a che non scomparve nella nebbia.
E quando tutti si furono allontanati, lei da sola stette lì sul molo riflettendo sulle sue parole:

«Tra poco, un momento di quiete nel vento, ed un’altra donna mi partorirà».

27. Della morte

Allora Almitra disse: Ora vorremmo chiederti della Morte.
Ed egli disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete trovarlo se non lo cercate nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi amici della notte sono ciechi durante il giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se volete proprio guardare in faccia allo spirito della morte, spalancate il cuore al corpo della vita.
Infatti la vita e la morte sono una cosa sola, come una cosa sola sono il fiume ed il mare.

Nel profondo delle vostre speranze e dei vostri desideri giace la vostra tacita conoscenza dell’aldilà;
E come semi che sognano sotto la neve, così il vostro cuore sogna la primavera.
Fidatevi dei sogni perché in loro si nasconde la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è altro che il tremito che coglie il pastore di fronte al re quando questi posa su di lui la mano in segno di onore.
Non è forse felice il pastore, anche se tremante, di portare su di sé l’impronta regale?
Tuttavia non si preoccupa forse maggiormente del proprio tremore?

Infatti che cos’è morire se non restare nudi in balia del vento e sciogliersi al sole?
E che cos’è smettere di respirare se non liberare il respiro dalla schiavitù dell’incessante fluire, affinché possa levarsi e librarsi in cielo a cercare Dio in tutta libertà?

Solo quando berrete dal fiume del silenzio potrete cantare.
E quando avrete raggiunto la cima della montagna potrete iniziare ad arrampicarvi.
E quando la terra esigerà le vostre membra potrete danzare veramente.

26. Della Religione

Ed un vecchio sacerdote disse: Parlaci della Religione.
Ed egli disse:
Ho forse oggi parlato di qualcos’altro?
Non è forse religione ogni atto ed ogni pensiero,
E ciò che non è né atto né pensiero non è forse altro che stupore e sorpresa che sgorgano sempre dall’anima, anche quando le mani spaccano la pietra o tendono il telaio?
Chi può separare la propria fede dalle proprie azioni o il proprio credo dal proprio lavoro?
Chi può distribuire le ore davanti a sé dicendo: «Questa è per Dio e questa è per me; questa per la mia anima e questa per il mio corpo»?
Tutte le vostre ore sono ali che si dibattono nello spazio passando da un essere all’altro.

Colui che indossa la propria moralità come il vestito migliore farebbe bene a starsene nudo.
Il vento ed il sole squarceranno la sua pelle.
E colui che si comporta secondo i dettami dell’etica è come se imprigionasse il proprio uccello canterino in una gabbia.
Il canto più libero non passa attraverso sbarre e fili.
E colui per il quale l’adorazione è una finestra da aprire ma anche da chiudere, non ha ancora visitato la dimora della sua anima le cui finestre sono aperte da alba ad alba.

La vostra vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
Ogni volta che vi entrate portate con voi tutti voi stessi.
Portate l’aratro, la fucina, il martello ed il liuto,
Gli oggetti che avete costruito nella necessità e per piacere.
Infatti nella devozione non potete né innalzarvi al di sopra delle vostre conquiste né cadere più in basso dei vostri fallimenti.
E portate con voi tutti gli uomini:
Infatti nell’adorazione non potete volare più in alto delle loro speranze né umiliarvi oltre la loro disperazione.
E se volete conoscere Dio, non cercate di essere solutori di enigmi.
Piuttosto guardatevi intorno e Lo vedrete che gioca con i vostri figli.
Guardate il cielo; Lo vedrete camminare su di una nuvola, stendere le Sue braccia nel lampo e scendere con la pioggia.
Lo vedrete sorridere nei fiori, per poi levarsi tra gli alberi a salutarvi con la mano.

25. Della Bellezza

Ed un poeta disse: Parlaci della Bellezza.
Ed egli rispose:
Dove cercherete e come potrete trovare la bellezza, se questa non sarà il vostro sentiero e la vostra guida?
E come potrete parlarne, se questa non intesserà il vostro discorso?

L’afflitto e l’offeso dicono: «La bellezza è gentile e nobile.
Come una giovane madre confusa dalla sua stessa gloria cammina tra di noi».
Ed il passionale dice: «No, la bellezza è possente e temibile.
Come una tempesta scuote la terra sotto di noi ed il cielo sopra di noi».

Lo stanco e l’annoiato dicono: «La bellezza è spesso come un sussurro. Parla alla nostra anima.
La sua voce ferisce i nostri silenzi, come una luce debole che trema impaurita dall’ombra».
Ma l’irrequieto dice: «L’abbiamo sentita urlare sulle montagne,
E con le sue grida ci è giunto anche un rumore di zoccoli, uno sbattere di ali ed un ruggito di leone».

Di notte i guardiani della città dicono: «La bellezza verrà con l’alba da oriente».
E nel meriggio i lavoratori ed i viandanti dicono: «L’abbiamo vista affacciarsi sulla terra dalle finestre del tramonto».

D’inverno chi è isolato dalla neve dice: «Verrà con la primavera saltellando di collina in collina».
E nella calura estiva i mietitori dicono: «L’abbiamo vista danzare con le foglie dell’autunno e nei suoi capelli abbiamo visto fiocchi di neve».
Tutte queste cose avete detto della bellezza,
Tuttavia non avete parlato di lei, ma di vostri bisogni insoddisfatti,
E la bellezza non è una necessità, ma un’estasi.
Non è una bocca assetata, né una mano vuota protesa,
Ma piuttosto un cuore infuocato ed un’anima incantata.
Non è l’immagine che vorreste vedere, né il canto che vorreste udire,
Ma piuttosto un’immagine che vedete anche ad occhi chiusi ed un canto che udite anche ad orecchie tappate.
Non è la linfa che scorre sotto la corteccia, né un’altra attaccata all’artiglio,
Ma piuttosto un giardino sempre in fioritura ed una schiera d’angeli sempre in volo.

Popolo di Orphalese, la bellezza è la vita stessa che rivela il suo sacro volto.
Ma voi siete la vita ed il velo.
La bellezza è l’eternità che si rimira allo specchio.
Ma voi siete l’eternità e lo specchio.

24. Del Piacere

Allora un eremita, che si recava in città una volta all’anno, si fece avanti e disse: Parlaci del Piacere.
Ed egli rispose:
Il piacere è un canto di libertà,
Ma non è la libertà.
E’ la fioritura dei vostri desideri,
Ma non è il loro frutto.
E’ un abisso che invoca un’altura,
Ma non è né la profondità né l’altezza.
E’ un uccello in gabbia che spicca il volo,
Ma non è lo spazio conquistato.
Sì, in verità il piacere è un canto di libertà.
E vorrei tanto che voi lo intonaste con tutto il cuore, tuttavia non vorrei che perdiate il cuore per cantarlo.

Alcuni dei vostri giovani ricercano il piacere come se questo fosse tutto e vengono giudicati e biasimati.
Io non li giudicherei, né li biasimerei. Li lascerei liberi di cercare.
Infatti troverebbero il piacere, ma non da solo,
Sette sono i suoi fratelli ed il minore è più bello del piacere.
Non avete mai sentito narrare di quell’uomo che stava scavando la terra in cerca di radici e vi trovò un tesoro?

Ed alcuni dei vostri anziani ricordano il piacere con rimpianto come un peccato commesso a causa dell’ebbrezza.
Ma il rimpianto è l’offuscamento della mente, non il suo castigo.
Dovrebbero ricordare il piacere con gratitudine come farebbero ricordando il raccolto di un’estate.
Tuttavia, se il rimpianto li conforta, che si confortino.
E tra di voi vi sono alcuni che non sono più giovani per ricercare né anziani per ricordare;
E nella paura di ricercare o di ricordare, rifuggono da tutti i piaceri, temendo di trascurare o di offendere lo spirito.
Ma proprio in questo sta il loro piacere.
E così anche loro trovano un tesoro benché stiano scavando con mani tremanti in cerca di radici.
Ma ditemi chi può offendere lo spirito?
Forse che l’usignolo offende la quiete della notte o la lucciola il chiarore delle stelle?
Forse che la vostra fiamma od il vostro fumo appesantiscono il vento?
Pensate forse che lo spirito sia come uno stagno tranquillo da poter agitare con un bastone?

Spesso privandovi del piacere non fate altro che accumulare il desiderio nei recessi del vostro essere.
Chi può sapere se ciò che sembra tralasciato oggi, aspetterà il domani?
Anche il vostro corpo conosce la sua eredità ed il suo legittimo bisogno e non sarà ingannato.
Ed il corpo è l’arpa della vostra anima,
E sta a voi arricchirlo di dolci melodie o di suoni confusi.
Ed ora chiedetevi: «Come faremo nel piacere a distinguere il bene dal male?»
Tornate ai vostri campi ed ai vostri giardini ed imparerete che il piacere dell’ape sta nel cogliere il nettare dal fiore,
Ma pure per il fiore è un piacere concedere il proprio nettare all’ape.
Infatti per l’ape il fiore è sorgente di vita,
E per il fiore l’ape è un messaggero d’amore,
E per entrambi, l’ape ed il fiore, il dare ed il ricevere piacere è una necessità ed un’estasi.

Popolo di Orphalese, siate dunque nel piacere simili all’ape ed al fiore.

23. Della Preghiera

Allora una sacerdotessa disse: Parlaci della Preghiera.
Ed egli disse:
Pregate nella disperazione e nel bisogno; ma vorrei che riusciste a pregare anche nella pienezza della gioia e nei giorni dell’abbondanza.

Infatti che cosa è la preghiera se non il prolungamento di voi nell’etere vivente?
E se vi è di consolazione riversare il vostro tramonto nello spazio, vi è pure di gioia dare libero corso all’alba del vostro cuore.
E se non potete far altro che piangere quando il vostro animo vi chiama alla preghiera, questa dovrebbe continuare a spronarvi, nonostante il vostro pianto, sino a farvi ritrovare il sorriso.
Quando pregate vi innalzate nell’aria per incontrare coloro che stanno in quel momento pregando e che altrimenti non incontrereste mai.

Quindi fate che la visita a quel tempio invisibile sia solo estasi ed una dolce comunione.
Infatti se doveste entrare nel tempio con la sola intenzione di chiedere non ricevereste nulla:
E se doveste entrare per umiliarvi non verreste innalzati:
O se doveste entrarvi per supplicare il bene altrui non verreste ascoltati.
E’ sufficiente che entriate nel tempio invisibile.

Non posso insegnarvi le parole per pregare.
Dio non ascolta mai le vostre parole, tranne quando è Lui stesso che ve le mette sulle labbra.
Ed io non posso insegnarvi la preghiera dei mari, delle montagne e delle foreste.
Ma voi che siete nati dalle montagne, dalle foreste e dai mari potete trovare nel vostro cuore le loro preghiere.
E se solo tenderete l’orecchio nella quiete della notte li udrete recitare nel silenzio:
«Dio nostro, che sei il nostro essere alato, noi vogliamo secondo la tua volontà.
Desideriamo secondo il tuo desiderio.
E’ il tuo comando che vorrebbe trasformare le nostre notti, che sono tue, in giorni che sono altrettanto tuoi.
Non possiamo chiederti nulla perché tu conosci le nostre necessità prima che queste si manifestino in noi:
Tu sei ciò di cui noi abbiamo sempre bisogno; e donandoci più di te stesso ci doni tutto».

22. Il Bene e il Male

Ed uno degli anziani della città disse: Parlaci del Bene e del Male.
Ed egli rispose:
Del bene che è in voi posso parlare, ma non del male.
Infatti che cosa è il male se non il bene torturato dalla fame e dalla sete?
In verità il buono quando ha fame cerca il cibo anche negli angoli più bui e quando ha sete beve anche acque stagnanti.

Siete buoni quando siete in armonia con voi stessi.
Tuttavia quando non siete in armonia con voi stessi non siete cattivi.
Infatti una casa divisa non è un covo di ladri, è semplicemente una casa divisa.
Ed una nave senza timone può vagare alla cieca per lidi pericolosi senza però affondare.
Siete buoni quando vi sforzate di donare voi stessi.
Tuttavia non siete cattivi quando cercate di guadagnare per voi stessi.
Infatti quando lottate per guadagnare, non siete altro che una radice che penetra nel terreno per succhiarvi il seno.
Certamente il frutto non può dire alla radice: «Sii come me, maturo e pieno e sempre generoso della tua abbondanza».
Infatti per il frutto donare è una necessità, come per la radice il ricevere.

Siete buoni quando siete totalmente consci di ciò che dite.
Tuttavia non siete cattivi nemmeno quando nel sogno la vostra lingua vaneggia.
Ed anche un discorso confuso può rafforzare una lingua debole.

Siete buoni quando andate verso la vostra meta decisi e con passo sicuro.
Tuttavia non siete cattivi quando la raggiungete zoppicando.
Anche gli zoppi vanno avanti.
Ma voi che siete forti e veloci, guardatevi bene dallo zoppicare davanti allo zoppo pensando di fargli una gentilezza.

Siete buoni in modi infiniti e non siete cattivi se non siete buoni,
Siete solo pigri ed indolenti.
Peccato che i cervi non possano insegnare a correre alle tartarughe.

Nel desiderio del gigante che è in voi risiede la vostra bontà: e quel desiderio è in tutti voi.
Ma in alcuni di voi quel desiderio è un torrente che irrompe nel mare, portando con sé i segreti delle colline e i canti della foresta.
Ed in altri di voi è un tranquillo ruscello che si perde nei meandri, erra ed indugia prima di arrivare alla foce.
Ma fate che chi desidera troppo non si rivolga a chi desidera poco dicendo: «Perché t’attardi ed indugi?»
Infatti il vero buono non chiede a chi è nudo: «Dove hai messo il tuo vestito?», ed a chi è senza casa: «Che fine ha fatto la tua dimora?».

21. Del Tempo

Ed un astronomo disse: Maestro, parlaci del Tempo.
Ed egli rispose:
Vorreste misurare il tempo, incommensurabile ed infinito.
Vorreste regolare il vostro comportamento ed anche dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Vorreste fare del tempo un ruscello per poi sedervi sulle sue rive a vederlo scorrere.

Tuttavia l’eterno che è in voi sa che la vita non ha tempo,
E sa che ieri non è altro che un ricordo di oggi e che domani non è altro che un sogno di oggi.
E ciò che canta e contempla in voi abita ancora entro i confini di quel primo momento che sparso ha le stelle in cielo.
Chi di voi non sente che la sua forza d’amare è infinita?
E chi di voi non sente che quello stesso amore, sebbene infinito, è costretto al centro del proprio essere e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da gesti d’amore a gesti d’amore?
Ed il tempo non è forse come l’amore indivisibile ed inamovibile?
Ma se pensate di dover misurare il tempo in stagioni, lasciate che ogni stagione comprenda tutte le altre,
E lasciate che l’oggi tenga in sé il passato con il ricordo ed il futuro con il desiderio.

20. Del Discorrere

Allora uno studioso disse: Parlaci della Parola.
Ed egli rispose:
Voi parlate quando cessate di essere in pace con i vostri pensieri;
E quando non potete più abitare nella solitudine del vostro cuore vivete sulle vostre labbra, ed il suono diventa per voi distrazione e passatempo.
Ed in molte delle vostre parole il pensiero è quasi ucciso.
Infatti il pensiero è un uccello leggero che in una gabbia di parole può spiegare le ali, ma non può volare.

Vi sono alcuni fra voi che cercano colui che parla volentieri per timore di rimaner soli.
Il silenzio dello star soli mostra loro il loro essere nudo, cui vorrebbero sfuggire.
E vi sono alcuni che parlano a vanvera e mostrano una verità che loro stessi ignorano.
E vi sono altri che posseggono la verità, ma non la esternano a parole.
Nel petto di costoro lo spirito dimora in un melodioso silenzio.
Quando incontrate l’amico sulla piazza del mercato e per strada, lasciate che lo spirito che è in voi muova le vostre labbra e guidi la vostra lingua.
Lasciate la voce della vostra voce parlare all’orecchio del suo orecchio;
Infatti la sua anima conserverà la verità del vostro cuore, come si ricorda il sapore del vino, quando se n’è dimenticato il colore e la bottiglia è stata gettata.

19. L’Amicizia

Ed un giovane disse: Parlaci dell’Amicizia.
Ed egli rispose:
L’amico è la risposta alle vostre necessità.
E’ il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E’ la mensa ed il focolare.
Infatti se affamati, ricorrete a lui e da lui andate a cercare la vostra pace.

Quando un amico vi dice il proprio parere, non abbiate timore di contraddirlo, né esitazione nell’approvarlo.
E quando tace, il vostro cuore non cessi mai di ascoltare il suo;
Infatti nell’amicizia tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le speranze nascono e si condividono con inesprimibile gioia senza alcun bisogno di parole.
Quando vi separate dall’amico non rattristatevi;
Infatti ciò che più amate in lui può diventare più chiaro in sua assenza, come allo scalatore la montagna appare più chiara dalla pianura.
E che l’amicizia non abbia altro scopo che l’approfondimento dello spirito.
Infatti l’amore che non cerca di svelare il proprio mistero non è amore, bensì una rete lanciata in avanti a catturare solo ciò che non serve.

E date il meglio di voi stessi per l’amico.
Se deve conoscere il riflusso della vostra marea, che ne conosca anche la piena.
Infatti che amico è il vostro per cercarlo solo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Infatti è lui che può colmare le vostre necessità, ma non il vostro vuoto.
E che nella dolcezza dell’amicizia vi siano sempre risa e piaceri condivisi.
Infatti nella rugiada delle piccole cose il cuore trova il proprio mattino e si ristora.