Il Perdono

Il perdono è sorgente di guarigione,
guarisce infatti le ferite provocate dal risentimento,
rinnova le persone, i matrimoni, le famiglie, le comunità, la vita sociale.
Il perdono è la chiave dei nostri rapporti con Dio,
col prossimo e con noi stessi.
Il perdono è una necessità:
non possiamo fare a meno di perdonare.
Se non perdono non posso essere perdonato!
Il perdono è una decisione:
non è un sentimento, ma un atto della nostra volontà.
Decido di perdonare anche se non me la sento.
E’ la scelta di amare gli altri così come sono.
Il perdono è uno stile di vita:
è lo stile di vita del cristiano che accetta di perdonare sempre, chiunque e per ogni cosa.
Il perdono è un processo,
cioè una continua crescita verso la libertà interiore.
Non dimentichiamo che alcune esperienze sono così dolorose
da richiedere molto tempo trascorso nel perdono.

Da una meditazione quaresimale di C.M. Martini

Chiesi a Dio

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:
Mi ha fatto povero per non essere egoista.
Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:
Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per godere la vita:
Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.
Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci furono esaudite.
Sii lodato; o mio Signore,
fra tutti gli uomini nessuno possiede quello che ho io!

Kirk Kilgour

I Figli

Le canzoni restano in testa alle classifiche per una sola stagione,
il mondo corre talmente in fretta che non riusciamo più a stare al passo con i tempi,
eallora, soltanto poche cose restano nell’estrema sintesi dei valori chequest’epoca impone: la famiglia, gli amici, quelli veri, e l’amore,quello che non si venderà mai…
Se avessi dei bambini insegnerei loro a essere se stessi,
spiegherei che ogni essere umano è unico e irripetibile,
che nessuno è tanto povero da non dare niente, perché anche la povertà è dono.
Affermereiche la cattiveria non esiste, esiste soltanto la tristezza e la povertàdel bisogno di sembrare cattivi per difendersi da altri che ci hannoferiti…
Insegnerei il coraggio di dire il proprio pensiero anche quando lo si grida contro il mondo intero…
Insegnereiche basta aspettare, perché ciò che è di Dio torna a Dio e il benefatto non fa mai rumore, ma è una candela accesa davanti al tronodell’Altissimo…
Se avessi dei bambini insegnerei loro la bellezzadella diversità, perché nel confronto c’è sempre la possibilità dicrescere e, di crescere insieme…
Se avessi dei bambini cerchereidi insegnare a far tutto giocando, perché la vita è il più bel giocoche Dio ci ha regalato e, nel gioco c’è sempre una rivincita….
Se avessi dei bambini insegnerei loro ad andare sempre avanti,
perché domani è sempre un giorno migliore…
Insegnereia non credere alla morte, perché esiste soltanto nella misura in cuinoi ci crediamo e, perché Gesù Cristo l’ha vinta…

Paola Zoia

Beatitudini per il nostro tempo

BEATI quelli che sanno ridere di se stessi:
non finiranno mai di divertirsi.

BEATI quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.

BEATI quelli che sanno ascoltare e tacere:
impareranno molte cose nuove.

BEATI quelli che sono attenti alle richieste degli altri:
saranno dispensatori di gioia.

BEATI sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose piccole e serenamente quelle importanti:
andrete lontano nella vita.

BEATI voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

BEATI voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui, ma questo è il prezzo dell’amore.

BEATI quelli che pensano prima di agire e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.

BEATI soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate:
avete trovato la vera luce e la vera pace.

Anonimo

Il denaro non compra tutto

Compra tutte le creme, ma non la bellezza
Compra tutte le enciclopedie, ma non la scienza
Compra tutte le comodità, ma non il buon cervello
Compra tanti buoni letti, ma non il bel sonno
Compra tanti cibi prelibati, ma non l’appetito
Compra tanti grandi palazzi, ma non un caldo focolare
Compra tutte le cure, ma non la buona salute
Compra gli elisir di lunga vita, ma non la vita
Compra opere d’arte, ma non la cultura
Compra tutti gli svaghi, ma non la vera felicità
Compra tutti i passatempi, ma non la vera pace
Compra crocifissi d’oro, ma non Gesù Salvatore
Compra un banco in chiesa, ma non il paradiso
Compra abiti lussuosi, ma non la giusta morale
Compra ornamenti ricchi, ma non la simpatia
Compra barche lussuose, ma non il remare sicuro
Compra lo sport spavaldo, ma non la gara onesta
Compra molti soldi, ma non il vero progresso
Compra molte TV e Radio, ma non la verità
Compra molti aerei, ma non la giusta rotta
Compra molti giornali, ma non la vera onestà

Conclusione: chi più ne ha, più ne vuole avere e davvero il ricco, che non sa donare, è un povero infelice.

a cura di D. Mario Gatti

A volte..

A volte ho il cuore pesante e la dolcezza di un sorriso non mi tocca.
Il mio sguardo è a volte offuscato e sono cieco di fronte alla fresca bellezza di un albero.
I miei pensieri sono a volte prigionieri ed io sono sordo alla dolcezza delle parole.
Apri il mio cuore, i miei occhi, le mie orecchie perché tutti questi doni possano in me dare frutto.

Anonimo

Il Crocifisso

(Scritto il Venerdì Santo)

Oggi, come ogni anno in questo stesso giorno, l’uomo si risveglia dal suo sonno profondo e si leva in piedi di fronte ai fantasmi dei Secoli, guardando con occhi colmi di lacrime verso il monte Calvario per assistere alla crocifissione di Gesù il Nazareno… Ma quando il giorno è finito e giunge la sera, gli esseri umani tornano ad inginocchiarsi in preghiera davanti agli idoli eretti sulla cima di ogni colle, in ogni prateria e in ogni baratto di grano.
Oggi le anime cristiane volano sulle ali dei ricordi fino a Gerusalemme, dove si radunano in massa a battersi il petto e a fissare Gesù, che porta sul capo una corona di spine e tende le braccia verso il cielo e, da dietro il velo della Morte, guarda nelle profondità della Vita…
Ma quando cala il sipario della notte sul palcoscenico del giorno e il breve dramma è concluso, i cristiani se ne tornano a gruppi e vanno a coricarsi all’ombra dell’oblio, tra le coltri dell’ignoranza e dell’indolenza.
Ogni anno in questo giorno, i filosofi abbandonano le loro oscure grotte; i pensatori le loro fredde celle, i poeti i loro alberi immaginari, e tutti, su quel monte silenzioso, s’alzano in piedi con riverenza ad ascoltare la voce di un giovane che dice dei suoi assassini: “O Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno”.
Ma mentre l’oscuro silenzio soffoca le voci.della luce, i filosofi e i pensatori tornano ai loro angusti rifugi e avvolgono le loro anime in insignificanti fogli di pergamena.
Le donne, indaffarate nello splendore della vita, oggi si muoveranno dai loro cuscini per vedere la donna addolorata che sta ai piedi della Croce come un tenero arboscello, investito dalla furia della tempesta; e avvicinandosi a lei udranno un profondo gemito di dolore.
Oggi i giovani e le donne che seguono la corsa del torrente della civiltà moderna si fermeranno per un momento e si volteranno a guardare la giovane Maddalena che lava via con le sue lacrime le macchie di sangue dai piedi del Santo sospeso tra il Cielo e la Terra; e quando i loro occhi vacui si stancheranno della scena, se ne andranno e presto si rimetteranno a ridere.
Ogni anno in questo giorno, l’Umanità intera si sveglia insieme alla primavera, e si mette a piangere ai piedi del Nazareno che soffre; poi chiude gli occhi e si abbandona ad un sonno profondo. Ma la Primavera rimarrà desta, sorridendo e procedendo fino a fondersi con l’Estate, ornata di profumate vesti dorate. L’umanità è come una prefica a cui piace piangere sui ricordi e sugli eroi che si sono succeduti nel corso dei Secoli… Se l’umanità fosse in grado di comprendere, gioirebbe della loro gloria. L’umanità è come un bambino che se ne sta allegro accanto ad un animale ferito. L’Umanità ride di fronte al torrente che si fa sempre più impetuoso e conduce all’oblio i rami secchi degli alberi, e spazza via ogni cosa che non sia saldamente ancorata a qualcosa.
L’Umanità considera Gesù il Nazareno come un uomo nato povero che ha sofferto la miseria e l’umiliazione insieme a tutte le persone deboli, e lo compatisce perché crede che la sua crocifissione sia stata dolorosa… E l’Umanità non sa offrirGli altro che pianti, gemiti e lamenti. Per secoli l’Umanità ha venerato la debolezza nella persona del Salvatore.
Il Nazareno non era debole! Era forte e lo è ancora! Ma la gente rifiuta di prestare attenzione al vero significato della forza.
Gesù non ha mai vissuto una vita di paura, ne morì soffrendo o lamentandosi… Visse come un capo, fu crocifisso come un crociato e, morendo, diede prova di un eroismo che spaventò i suoi stessi assassini e torturatori.
Gesù; non era un uccello dalle ali rotte; era una violenta tempesta che spezzava tutte le ali deformi. Non temeva i Suoi persecutori né i Suoi nemici. Non soffrì davanti ai suoi assassini. Era libero, coraggioso e audace. Sfidò tutti i despoti e gli oppressori. Vide le pustole contagiose e le amputò… Indebolì il Male, schiacciò la Falsità e soffocò il Tradimento.
Gesù non venne dal cuore del cerchio di Luce per distruggere le case e costruire sulle loro macerie i conventi e i monasteri. Non convinse l’uomo forte a farsi monaco o prete, bensì venne per portare su questa terra un nuovo spirito, in grado di sgretolare le fondamenta di qualsiasi monarchia costruita su ossa e teschi umani… Venne per demolire i maestosi palazzi costruiti sulle tombe dei deboli, e per frantumare gli idoli eretti sul corpo dei poveri. Gesù non fu inviato qui per insegnare alla gente a costruire chiese e templi splendidi in mezzo a capanne fredde e squallide e a lugubri tuguri… Venne per fare del cuore umano un tempio, dell’anima un altare e della mente un sacerdote.
Era questa la missione di Gesù il Nazareno, e questi sono gli insegnamenti che provocarono la sua crocifissione. E se l’Umanità fosse saggia, oggi si alzerebbe in piedi a cantare con forza il canto della conquista e l’inno del trionfo.
O Gesù crocifisso, che guardi con dolore dal monte Calvario la mesta processione dei Secoli, ascolti il clamore delle nazioni oscure e comprendi i sogni dell’Eternità… Tu possiedi, sulla Croce, più gloria e più dignità di mille re assisi su mille troni in mille imperi…
Tu sei, nell’agonia della morte, più potente di mille generali in mille guerre…
Nonostante le tue pene, sei più gioioso della primavera con i suoi fiori…
Nonostante la tua sofferenza, sei più coraggioso, nel tuo silenzio, degli angeli che piangono in cielo…
Davanti a chi ti flagella, sei più risoluto della rocciosa montagna…
La tua corona di spine è più luminosa e sublime della corona di Bahran… I chiodi che ti trafiggono le mani sono più belli dello scettro di Giove…
Gli schizzi di sangue sui Tuoi piedi sono più splendenti della collana di Ishtar.
Perdona i deboli che oggi Ti compiangono, poiché non sanno compiangere se stessi…
Perdonali, poiché non sanno che, con la Tua morte. Tu hai sconfitto la morte e hai ridato la vita ai morti…
Perdonali, perché non sanno che la Tua forza ancora li attende…
Perdonali, poiché non sanno che ogni giorno è il Tuo giorno.

Gibran

Ama l’Anziano

Ama l’Anziano

Lascialo parlare
perché nel suo passato ci sono tante storie vere.

Lascialo vincere
nelle discussioni, perché ha bisogno di sentirsi sicuro di sé.

Lascialo andare
tra i suoi vecchi amici, perché è lì che si sente rivivere.

Lascialo raccontare
storie già ripetute, perché lui vuole vedere se stai alla sua compagnia.

Lascialo vivere
tra le cose che ha amato, perché soffre di sentirsi spiantato dalla propria vita.

Lascialo gridare
quando ha torto, perché lui e i bambini hanno diritto alla comprensione.

Lascialo salire
nell’auto di famiglia quando vai in vacanza, perché l’anno prossimo avrai rimorso se lui non ci sarà più.

Lascialo invecchiare
con lo stesso paziente amore con cui lasci crescere i tuoi bambini, perché tutto fa parte della natura.

Lascialo pregare
come vuole, perché l’anziano è uno che avverte l’ombra di Dio sulla strada che gli resta da compiere.

Lascialo morire
tra le braccia pietose, perché l’amore dei fratelli sulla terra fa meglio presentire quello del Padre nel cielo.

Fa questo e sarai in pace!

Da: “Vivere”, rivista di promozione e partecipazione dei pensionati e anziani, n. 294 (2002)

Il Chirurgo

Supponiamo che Carlo scopra di avere un cancro che deve essere operato al più presto. Decide di rivolgersi al migliore chirurgo della città. Questo gli dice: “Il suo caso è urgente. Io potrei operare con ottime possibilità di successo, però sono troppo occupato. Si rivolga a mia mamma o a un mio cugino”.
“E sono bravi quanto lei?” chiede Carlo impensierito.
“Veramente non sono neppure laureati”.
Carlo accetterebbe? Solo se fosse un incosciente totale.
Eppure la gente accetta costantemente l’offerta di chirurghi ingannatori. E lo fa non per curare il cancro del corpo,ma il cancro spirituale del peccato, che è ben più grave.
La Bibbia dice che, per mezzo della fede in Cristo, unico mediatore fra Dio e gli uomini, possiamo rivolgerci direttamente a Dio per essere salvati, aiutati, custoditi.
Invece, la maggior parte dell’umanità che fa? Preferisce ricorrere a maghi e fattucchiere, da capi di religioni inventate, si unisce a sette anche diaboliche e prega tutti, fuorché il Signore Gesù Cristo, che è l’unico che è morto per i peccatori ed è risuscitato gloriosamente,vincendo il peccato.

m.t.s.

I Corvi (storia di pace)

Svolazzando tra le case in cerca di cibo, un corvo trovò un bel pezzo di carne nel bidone della spazzatura di un ristorante.
Lo afferrò con il becco e poi si alzò in volo con l’intenzione di cercare un angolo tranquillo per fare il suo pasto.
Con un frenetico gracchiare decine di corvi, intenzionati a portargli via la preda, gli piombarono addosso, colpendolo con i becchi e le zampe.
Ne nacque un furibondo parapiglia volante. Ma il corvo non vi partecipò.
Aprì il becco e abbandonò il pezzo di carne alla voracità dei suoi compagni.
Poi si alzò in volo e disse : “Ora finalmente il cielo è tutto mio!”

A. Pon.