11. «Che dici tu di Dio?»

Ed il primo giorno della settimana, quando il suono delle campane del tempio cercò le loro orecchie, uno dei discepoli disse: «Maestro, sentiamo molto parlare di Dio da queste parti. E tu che cosa ce ne dici, chi è realmente Dio?».
Si alzò in piedi in mezzo a loro, come un albero giovane che non teme né vento né tempesta, e rispose dicendo: «Miei compagni ed amati, pensate ad un cuore che contenga tutti i vostri cuori, ad un amore che comprenda tutti i vostri amori, ad uno spirito che avvolga tutti i vostri spiriti, ad una voce che abbracci tutte le vostre voci e ad un silenzio più profondo di tutti i vostri silenzi e senza tempo».
«Cercate ora di percepire nella pienezza del vostro essere una bellezza più affascinante di tutte le cose belle, un canto più immenso del canto del mare e della foresta, una maestà assisa su un trono rispetto al quale Orione non è che uno sgabello, che regge uno scettro rispetto al quale le Pleiadi non sono altro che un luccichio di gocce di rugiada».
«Se avete sempre e solo cercato cibo e riparo, un vestito ed un bastone; cercate ora Uno che non è né un bersaglio per le vostre frecce, né una spelonca rocciosa per proteggervi dalle intemperie».
«Se le mie parole sono per voi una roccia ed un enigma, allora cercate perlomeno che i vostri cuori si possano spezzare e che il vostro domandare vi possa condurre all’amore ed alla saggezza dell’Altissimo, che gli uomini chiamano Dio».
Confusi, tutti tacquero; ed Almustafa mosso a compassione li fissò teneramente e disse: «Non parliamo più di Dio, il Padre. Parliamo piuttosto degli dei, vostri vicini, e dei vostri fratelli, gli elementi, che si muovono attorno alle vostre case ed ai vostri campi».
«Potreste salire con la fantasia su di una nuvola e pensare di aver raggiunto il punto più alto; e potreste sorvolare l’immenso mare e pensare di aver di fronte l’incommensurabile vastità. Ma io vi dico che quando mettete a dimora un seme raggiungete una vetta più alta; e quando esaltate al vostro vicino la bellezza del mattino, sorvolate un mare ancor più vasto».
«Troppo spesso cantate Dio, l’Infinito, ma in verità non udite il canto. Come vorrei che voi poteste ascoltare il canto degli uccelli e delle foglie che lasciano il ramo al passar del vento, e non dimenticate mai, amici miei, che queste cantano solamente quando sono staccate dal ramo!»
«Di nuovo vi invito a non parlare così liberamente di Dio, che è il vostro Tutto, ma parlate piuttosto e comprendetevi l’un l’altro, vicino con vicino, dio con dio».
«Infatti chi nutrirà il piccolo nel nido se la madre spicca il volo verso il cielo? E quale anemone nel campo sboccerà se non verrà unito in matrimonio con un altro anemone da un’ape?»
«Solo quando siete smarriti nella vostra piccolezza cercate il cielo, che chiamate Dio. Come vorrei che trovaste dei sentieri nella vostra immensità; come vorrei che foste meno pigri e lastricaste le vie!»
«Miei marinai ed amici, sarebbe più saggio parlare meno di Dio, che non possiamo comprendere, e più di noi stessi, che possiamo comprenderci a vicenda. Ma vorrei che sapeste che siamo il respiro e la fragranza di Dio. Siamo Dio sotto forma di foglia, di fiore e spesso di frutto».