13. «Al di là delle vostre Parole»

Ed un discepolo che aveva servito al tempio lo supplicò dicendo: «Maestro, insegnaci a far sì che le nostre parole siano come le tue, un canto ed un incenso per la gente».
Ed Almustafa rispose dicendo: «Vi innalzerete oltre le vostre parole, ma il vostro sentiero manterrà un ritmo ed una fragranza, un ritmo per gli amanti e per tutti coloro che sono amati ed una fragranza per coloro che vorrebbero trascorrere la vita in un giardino».
«Ma voi vi innalzerete oltre le vostre parole su una vetta ove cade la polvere delle stelle ed aprirete le mani sino a che non le avrete piene; poi vi sdraierete e dormirete come un piccolo in un bianco nido, e sognerete il vostro futuro come le bianche viole sognano la primavera».
«Sì, e vi calerete più a fondo delle vostre parole. Cercherete le sorgenti perdute dei ruscelli e sarete una spelonca nascosta che farà da eco alle flebili voci che vengon dal profondo che ora non potete nemmeno udire».
«E vi calerete più a fondo delle vostre parole, sì, più a fondo di tutti i suoni, fino al cuore stesso della terra, e lì rimarrete soli con Lui che pure cammina sulla Via Lattea».
Ed un momento dopo uno dei discepoli gli chiese: «Maestro, parlaci dell’Essere. Che cosa significa Esistere?».
Ed Almustafa lo guardò a lungo e provò per lui un grande affetto. Si alzò per un breve tratto e ritornando sui suoi passi disse: «In questo Giardino riposano mio padre e mia madre sepolti dalle mani dei viventi; in questo Giardino sono sepolti i semi degli anni trascorsi trasportati sin qui sulle ali del vento. Migliaia di volte verranno qui sepolti mio padre e mia madre, e migliaia di volte i semi saranno sepolti dalle ali; e tra un migliaio d’anni voi, io e questi fiori ci ritroveremo in questo Giardino come ora, ed esisteremo, amando la vita, ed esisteremo, sognando lo spazio, ed esisteremo, risorgendo verso il sole».
«Ma oggi esistere significa essere saggi, anche se non estranei ai folli; significa essere forti ma non per distruggere i deboli; giocare con i bambini ma non come padri, piuttosto come compagni di gioco che vogliono imparare i loro giochi»;
«Essere semplici ed innocenti con gli anziani e le donne e sedervi con loro all’ombra delle antiche querce, sebbene camminiate ancora con la Primavera»;
«Cercare un poeta sebbene viva oltre i sette fiumi, e sentirsi in pace davanti a lui senza voler nulla, senza dubitare nulla, senza nessuna domanda sulle labbra;
«Sapere che il santo ed il peccatore sono gemelli, il cui padre è nostra Maestà il Re e che l’uno è nato solo un istante prima dell’altro, e che perciò lo consideriamo Principe Ereditario»;
«Seguire la Bellezza anche se questa vi dovesse portare sull’orlo di un precipizio; anche se lei ha le ali e voi no ed anche se lei varcherà il precipizio, seguitela, perché ove non v’è bellezza non v’è nulla»;
«Essere un giardino senza muro di cinta, una vigna senza custode, una tesoreria sempre aperta ai viandanti»;
«Essere derubati, traditi, ingannati, sì, fuorviati ed intrappolati e poi derisi, ma nonostante ciò guardare dall’alto del vostro essere e sorridere, consapevoli che v’è una primavera che giungerà al vostro giardino a danzare tra le foglie ed un autunno che verrà a maturare l’uva; consapevoli che se almeno una delle vostre finestre volge ad oriente, non sarete mai vuoti; consapevoli che tutti coloro ritenuti malfattori e ladri, imbroglioni e disonesti sono vostri fratelli nel bisogno, e che forse voi siete uno di loro agli occhi degli abitanti benedetti della Città Invisibile, che si erge al di sopra di questa città».
«Ed ora, a voi anche, le cui mani modellano e trovano tutte le cose necessarie al conforto dei nostri giorni e delle nostre notti:
«Esistere significa essere un tessitore con dita che vedono, un costruttore attento alla luce ed allo spazio; essere un aratore e sentire che ogni seme che piantate è un tesoro; essere un pescatore ed un cacciatore che provano pietà per il pesce e per la preda, ma che ancor più pietà provano per la fame e le necessità dell’uomo».
«E soprattutto dico ciò: Vorrei che ognuno di voi e tutti voi partecipaste allo scopo di ogni uomo, poiché solo così potrete sperare di raggiungere il vostro buon scopo».
«Miei compagni, miei amati, siate audaci, non mansueti; siate aperti, non limitati; e sino alla mia ultima ora ed alla vostra siate il più possibile voi stessi».
E come smise di parlare una profonda tristezza calò sui nove; ed i loro cuori si allontanarono da Lui perché non avevano capito le sue parole.
Ed ecco che i tre marinai furono colti dalla nostalgia per il mare; coloro che avevano servito al tempio anelarono la consolazione del santuario; e coloro che erano stati i suoi compagni di gioco desiderarono la piazza del mercato. Tutti restarono sordi alle sue parole, così che esse tornarono a lui come uccelli stanchi e randagi bisognosi di un rifugio.
Ed Almustafa si allontanò da loro nel Giardino senza dire nulla e senza guardarli.
Ed essi si misero a discutere tra di loro cercando di giustificare il desiderio di andarsene.
Ed ecco si voltarono ed ognuno si diresse alla propria casa, così che Almustafa l’eletto e l’amato rimase solo.