14. «La mia Anima è sovraccarica…»

E quando la notte fu scesa completamente, andò a far visita alla tomba di sua madre e si sedette sotto il cedro, che lì s’ergeva. Ed ecco che su nel cielo comparve l’ombra di una grande luce, ed il Giardino brillò come un gioiello prezioso sul seno della terra.
Ed Almustafa nella solitudine del suo spirito gridò e disse:
«La mia anima è ricolma di frutti maturi. Chi vuole venire a servirsene ed a saziarsene? Non v’è nessuno che abbia digiunato e che sia nobile e generoso di cuore tanto da venire a rompere il proprio digiuno con i miei primi frutti al sole e così alleggerirmi del peso della mia abbondanza?
«La mia anima trabocca del vino dei secoli. V’è qualcuno assetato che voglia dissetarvisi?»
«All’incrocio stava fermo un uomo con le mani tese in avanti verso i passanti e le sue mani erano ricolme di gioielli. Egli chiamava i passanti dicendo: «Abbiate pietà di me, prendetene. Nel nome di Dio prendete dalle mie mani e consolatemi».
«Ma i passanti lo guardavano solamente e nessuno si servì».
«Sarebbe stato meglio se egli fosse stato un mendicante con la mano tesa per chiedere, sì, una mano tremante, ripiegata vuota al petto, piuttosto che allungarla colma di ricchi doni e ritrarla sempre colma allo stesso modo».
«E v’era anche sua maestà il principe che aveva eretto le sue seriche tende tra la montagna ed il deserto ed aveva ordinato ai suoi servi di accendere un fuoco quale segnale per lo straniero ed il vagabondo; e che aveva mandato avanti i suoi servitori a sorvegliare la strada perché gli trovassero un ospite. Ma le strade ed i sentieri del deserto non offrirono ospite alcuno».
«Sarebbe stato meglio se quel principe fosse stato un uomo qualsiasi in cerca di cibo e riparo. Sarebbe stato meglio se fosse stato un vagabondo con null’altro che il suo bastone e la sua brocca di terracotta. Poiché allora al calar della notte avrebbe incontrato i suoi simili ed i poeti senza tempo né luogo e ne avrebbe diviso il mendicare, i ricordi ed i sogni».
«V’era la figlia del grande re, che svegliatasi indossò il vestito di seta, le perle ed i rubini, si cosparse di muschio i capelli ed intinse le dita nell’ambra. Poi scese dalla sua torre nel giardino, ove la rugiada della notte inumidì i suoi sandali dorati».
«Nella quiete della notte la figlia del grande re cercò l’amore nel giardino, ma in tutto l’immenso regno di suo padre non v’era un amante per lei.
«Sarebbe stato meglio se ella fosse stata la figlia di un semplice contadino, che aveva condotto al pascolo le pecore e stava ritornando a casa dal padre a sera con i piedi carichi di polvere dei tortuosi sentieri e le pieghe dell’abito traspiranti la fragranza delle vigne. Ed al sopraggiungere della notte, quando l’angelo della notte veglia sul mondo, ella avrebbe potuto recarsi furtivamente al fiume a valle ove era attesa dal suo amante».
«Sarebbe stato meglio se ella fosse stata una monaca di clausura, che bruciava il proprio cuore come fosse incenso, sì che il suo cuore potesse salire a raggiungere il vento, e che consumava il suo spirito come fosse una candela, sì che la sua luce salisse insieme a coloro che adorano, a coloro che amano e sono amati, verso la grande luce».
«Sarebbe stato meglio se ella fosse stata una donna avanti negli anni, seduta al sole ripensando a chi aveva con lei diviso la sua giovinezza».

E la notte si fece sempre più buia, ed Almustafa era cupo come la notte, ed il suo spirito era come una nuvola intatta. Ed egli ancora gridò:

«La mia anima è ricolma di frutti maturi;
La mia anima è ricolma di frutti.
Chi verrà ora a mangiarne ed a saziarsi?
La mia anima trabocca di vino.
Chi si mescerà ora da bere a cercar frescura nella calura del deserto?

«Come vorrei essere un albero senza fiori e senza frutti,
Infatti il dolore dell’abbondanza è più amaro di quello della sterilità,
E la sofferenza del ricco da cui nessuno vuole accettare doni,
E’ maggiore dello sconforto del mendicante al quale nessuno vuol dare.

«Come vorrei essere un pozzo, secco ed inaridito, in cui gli uomini tirano pietre;
Infatti sarebbe meglio e molto più facile essere generato che essere fonte d’acqua vivificatrice
Quando gli uomini ti passano vicino e non bevono.

«Come vorrei essere una canna calpestata,
Infatti sarebbe meglio che essere una lira dalle argentee corde
In una casa il cui padrone è senza dita
Ed i figli sordi».