26. Della Religione

Ed un vecchio sacerdote disse: Parlaci della Religione.
Ed egli disse:
Ho forse oggi parlato di qualcos’altro?
Non è forse religione ogni atto ed ogni pensiero,
E ciò che non è né atto né pensiero non è forse altro che stupore e sorpresa che sgorgano sempre dall’anima, anche quando le mani spaccano la pietra o tendono il telaio?
Chi può separare la propria fede dalle proprie azioni o il proprio credo dal proprio lavoro?
Chi può distribuire le ore davanti a sé dicendo: «Questa è per Dio e questa è per me; questa per la mia anima e questa per il mio corpo»?
Tutte le vostre ore sono ali che si dibattono nello spazio passando da un essere all’altro.

Colui che indossa la propria moralità come il vestito migliore farebbe bene a starsene nudo.
Il vento ed il sole squarceranno la sua pelle.
E colui che si comporta secondo i dettami dell’etica è come se imprigionasse il proprio uccello canterino in una gabbia.
Il canto più libero non passa attraverso sbarre e fili.
E colui per il quale l’adorazione è una finestra da aprire ma anche da chiudere, non ha ancora visitato la dimora della sua anima le cui finestre sono aperte da alba ad alba.

La vostra vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
Ogni volta che vi entrate portate con voi tutti voi stessi.
Portate l’aratro, la fucina, il martello ed il liuto,
Gli oggetti che avete costruito nella necessità e per piacere.
Infatti nella devozione non potete né innalzarvi al di sopra delle vostre conquiste né cadere più in basso dei vostri fallimenti.
E portate con voi tutti gli uomini:
Infatti nell’adorazione non potete volare più in alto delle loro speranze né umiliarvi oltre la loro disperazione.
E se volete conoscere Dio, non cercate di essere solutori di enigmi.
Piuttosto guardatevi intorno e Lo vedrete che gioca con i vostri figli.
Guardate il cielo; Lo vedrete camminare su di una nuvola, stendere le Sue braccia nel lampo e scendere con la pioggia.
Lo vedrete sorridere nei fiori, per poi levarsi tra gli alberi a salutarvi con la mano.