28. Congedo

E così si fece sera.
Ed Almitra la veggente disse: Siano benedetti questo giorno, questo luogo e questa anima che ha parlato.
Ed egli rispose: Forse che son stato a parlarvi?
Non ero anch’io un uditore?

Allora scese i gradini del tempio e tutta la gente lo seguì.
Raggiunse la sua nave e restò in piedi sul ponte.
E volgendosi nuovamente alle persone disse, alzando la voce:
Popolo di Orphalese, il vento m’impone di lasciarvi.
Io sono meno impaziente del vento ma è d’uopo andare.
Noi viandanti, sempre in cerca della via più solitaria, non iniziamo il giorno ove abbiamo terminato quello precedente; e non v’è alba che ci veda là ove ci lasciò il tramonto.
Anche quando la terra dorme noi viaggiamo.
Siamo i semi della pianta tenace, e quando raggiungiamo la piena maturazione veniamo presi dal vento e dispersi.

Brevi furono i miei giorni fra di voi, ed ancora più brevi le parole che vi ho indirizzato.
Ma se mai la mia voce dovesse affievolirsi nelle vostre orecchie ed il mio amore perdersi nei ricordi, allora tornerò
E con cuore più ricco e labbra più arrendevoli allo spirito vi parlerò.
Sì, tornerò con la marea,
E sebbene la morte potrà cogliermi ed il grande silenzio avvolgermi, ancora cercherò la vostra attenzione.
E non cercherò invano.
Se quello che ho detto è verità, allora quella verità si rivelerà con voce più limpida e con parole più comprensibili per voi.
Me ne vado con il vento, popolo di Orphalese, ma non sparisco nel nulla;
E se in questo giorno non vengono appagati i vostri bisogni ed il vostro amore, allora fate che questa sia la promessa per un altro giorno.
Le necessità dell’uomo mutano, ma non il suo amore, non il desiderio che il suo amore possa soddisfare le sue necessità.
Sappiate, quindi, che dal grande silenzio io ritornerò.
La bruma che all’alba si disperde lasciando solo rugiada nei campi, si leverà e si raccoglierà in nuvola per poi ricadere come pioggia.
Ed io non sono stato diverso dalla bruma.
Nella quiete della notte ho camminato per le vostre strade e la mia anima è entrata nelle vostre case
Ed i battiti del vostro cuore li sentivo nel mio, ed il vostro respiro alitava sul mio viso, ed io vi conoscevo tutti indistintamente.
Sì, conoscevo la vostra gioia ed il vostro dolore, e nel sonno i vostri sogni erano i miei.
E spesso ero fra di voi come un lago fra le montagne.
E riflettevo le vostre vette ed i vostri dolci pendii, e le greggi dei vostri desideri e delle vostre idee.
Ed al mio silenzio giungevano le risa dei vostri figli e come fiumi le aspirazioni ardenti dei vostri giovani.
E raggiunto il mio profondo le correnti dei fiumi non smettevano di cantare.
Ma mi giungevano ancora più dolci delle risa e più alte delle aspirazioni.
Era l’infinito che è in voi;
L’uomo immenso di cui non siete che cellule e nervi;
E nel cui salmodiare il vostro canto non è altro che un tacito singhiozzare.
E’ nell’uomo immenso che voi siete immensi,
Ed è guardando lui che io ho guardato ed amato voi.
Infatti a quali altre distanze, al di là di questa sfera immensa può giungere l’amore?
Quali visioni, quali attese e quali speranze possono librarsi più in alto di quel volo?
L’uomo immenso che è in voi è come una quercia gigantesca colma di fiori.
La sua forza vi lega alla terra, il suo profumo vi solleva nello spazio e nella sua continuità siete immortali.
Vi è stato detto che siete simili ad una catena e deboli come la sua maglia più debole.
Ma questa è una verità parziale. Siete anche forti come la sua maglia più resistente.
Misurarvi dalla vostra azione più meschina è come calcolare la forza dell’oceano dalla fragilità della sua schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti è come biasimare le stagioni per la loro mutevolezza.

Sì, siete come l’oceano,
E, sebbene navi dal carico pesante attendano la marea sulle vostre sponde, voi, benché oceano, non potete affrettare la marea.
Siete pure come le stagioni,
E benché in inverno rinneghiate la primavera,
Tuttavia la primavera che riposa in voi, sorride sonnolenta e non si offende.
Non pensate che dica queste cose perché vi ripetiate l’un l’altro: «Ci ha molto lodato. Egli ha visto in noi solo il bene».
Vi ho solo detto a parole ciò che voi avete in mente.
E che cos’è la parola conoscenza se non un’ombra dell’inesprimibile conoscenza?
I vostri pensieri e le mie parole sono onde di una memoria sigillata che conserva i ricordi del nostro passato,
E dei giorni trascorsi quando la terra non conosceva ancora né noi, né se stessa,
E delle notti in cui la terra era sconvolta dal caos.

Dei savi sono venuti a portarvi la loro saggezza. Io sono venuto ad impossessarmi della vostra saggezza:
Ed ho trovato ciò che è ancor più grande della saggezza.
E’ la fiamma dello spirito che è in voi che si autoalimenta,
Mentre voi incuranti del suo crescere, lamentate il passare dei giorni.
E’ la vita in cerca di vita in corpi che tremano al pensiero della tomba.
Non vi sono tombe qui.
Queste montagne e queste pianure sono una culla ed una pietra per il guado.
Ogni qual volta passate dal campo ove avete sepolto i vostri antenati, guardate con attenzione, e vi scorgerete voi stessi ed i vostri figli danzare mano nella mano.
In verità a volte fate festa inconsciamente.

Altri sono venuti a voi, ai quali in cambio di auree promesse fatte sulla vostra fede, avete reso solo ricchezze, potere e gloria.
Vi ho dato meno di una promessa, ma voi siete stati più generosi con me.
Mi avete trasmesso un desiderio più profondo per la vita.
Certo che per un uomo non v’è regalo più grande che trasformare tutti i suoi desideri in labbra disidratate e tutta la sua vita in sorgente.
Ed in ciò sta il mio onore e la mia ricompensa:
Trovare la stessa acqua vivificatrice ed assetata ogni qual volta mi reco alla sorgente per dissetarmi,
E questa mi beve mentre io la bevo.

Alcuni di voi mi hanno giudicato presuntuoso o troppo schivo per ricevere doni.
Troppo presuntuoso di certo per ricevere compensi, ma non doni.
E benché mi sia nutrito di bacche sulle colline, quando mi avreste voluto alla vostra mensa,
E dormito sotto il portico del tempio, quando con gioia mi avreste offerto riparo,
Nonostante ciò non era forse la vostra amabile attenzione verso i miei giorni e le mie notti a rendere il cibo dolce alle mie labbra ed a circondare il mio sonno di visioni?
Per queste ragioni vi benedico ancor di più:
Voi date molto e non vi rendete conto di dare.
In realtà la generosità che si rimira allo specchio diventa una pietra,
Ed una buona azione che si compiace di se stessa diventa parente della maledizione.
Ed alcuni di voi mi hanno giudicato arrogante ed ebbro della mia stessa solitudine,
E voi avete detto: «Tiene consiglio con gli alberi della foresta ma non con gli uomini.
Sta seduto tutto solo in cima alla collina ed osserva la città».
E’ vero che ho salito le colline ed ho vagato in luoghi appartati.
Ma come avrei potuto vedervi, se non da un’altezza elevata o da una grande distanza?
Come si può essere vicini se non si è lontani?

Ed altri di voi senza servirsi delle parole si sono rivolti a me in questo modo:
«Straniero, straniero, amante delle cime irraggiungibili, perché dimori sulle vette dove nidificano le aquile?
Perché cerchi l’impossibile?
Quali tempeste catturerai nella tua rete,
Quali chimere caccerai in cielo?
Vieni tra noi.
Scendi e sazia la tua fame con il nostro pane e placa la tua sete con il nostro vino».
Nella solitudine dell’anima hanno detto queste cose;
Ma se la loro solitudine fosse stata più profonda avrebbero capito che non cercavo altro che il segreto della gioia e del dolore,
E cercavo di catturare solo la vostra anima più vasta che cammina nel cielo.
Ma il cacciatore è stato anche la preda; infatti molti dei miei dardi hanno lasciato l’arco per ritornare al mio petto.
Ed il volatile è stato anche un rettile;
Infatti quando le mie ali si libravano in aria verso il sole la loro ombra sulla terra era una tartaruga.
Ed io, il credente, sono stato anche lo scettico;
Infatti spesse volte ho messo il dito nella mia piaga, per aver più fede in voi e per conoscervi meglio.
Ed è con questa fede e con questa conoscenza che dico,
Voi non siete chiusi nei vostri corpi, né confinati nelle case o nei campi.
Ciò che voi siete veramente dimora sulle montagne e vaga con il vento.
Non è un qualcosa che striscia al sole per scaldarsi, o che scava buche nell’oscurità per mettersi al sicuro,
Ma è qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e si muove nell’etere.

Se queste parole vi sembrano confuse, non state a cercarne una spiegazione.
L’inizio di tutte le cose è confuso e nebuloso, ma non la loro fine,
Ed io gradirei essere ricordato come un inizio.
La vita e tutto ciò che vive è concepito nella nebbia e non nel cristallo.
E chi ci dice che il cristallo non è nebbia in disfacimento?

Questo vorrei che voi ricordaste di me:
Ciò che sembra più debole e confuso in voi è il più resistente ed il più sicuro.
Non è forse il respiro che ha tenuto eretta e temprata la vostra struttura ossea?
E non è forse un sogno, che nessuno di voi ricorda di aver mai sognato, quello che ha costruito la vostra città e dato forma a tutto ciò che contiene?
Se solo vi fosse possibile vedere le maree di quel respiro non vedreste nient’altro,
E se vi fosse possibile udire il mormorio del sogno non percepireste più nessun altro suono.

Ma voi non vedete e non sentite, e questo per voi è un bene.
Il velo che vi copre gli occhi sarà sollevato dalle mani che lo tessero,
E l’argilla che vi tura le orecchie sarà perforata da quelle dita che la impastarono.
Ed allora vedrete.
Ed allora udrete.
Tuttavia non rimpiangerete la cecità né vi rammaricherete per la vostra sordità.
Poiché quel giorno verrete a conoscenza del filo nascosto di ogni cosa.
E benedirete l’oscurità come avreste benedetto la luce.
Dopo queste parole si guardò intorno e vide il navigatore in piedi vicino al timone che scrutava prima le vele gonfie e poi l’orizzonte.
Ed egli disse:
E’ paziente, troppo paziente, il capitano della mia nave.
Il vento soffia e le vele s’agitano;
Anche il timone chiede ansioso di conoscere la rotta;
Tuttavia il capitano tranquillo attende il mio silenzio.
M’hanno ora pazientemente ascoltato questi miei marinai che prima hanno ascoltato il coro del mare immenso.
Ora non attenderanno più.
Sono pronto.
La corrente ha raggiunto il mare ed ancora una volta la grande madre stringe al petto il figlio.

Addio, popolo di Orphalese.
La giornata è giunta al termine.
Si chiude su di noi come il giglio acquatico sul proprio domani.
Conserveremo ciò che ci è stato dato qui.
E se ciò non bastasse allora ci ritroveremo per tendere le mani verso il donatore.
Non dimenticate che tornerò.
Tra poco, ed il mio desiderio raccoglierà polvere e schiuma per un altro corpo.
Tra poco, un momento di quiete nel vento, ed un’altra donna mi partorirà.

Addio a voi ed alla giovinezza che con voi ho trascorso.
Solo ieri ci siamo incontrati in sogno.
Nella mia solitudine avete cantato per me, ed io con i vostri desideri ho costruito una torre in cielo.
Ma ora il sonno se n’è andato ed il sognar è svanito, or non è più l’alba.
Il meriggio incalza ed il nostro dormiveglia si è trasformato nella pienezza del risveglio ed è ormai l’ora di separarci.
Se nel crepuscolo della memoria ci dovessimo reincontrare, parleremo ancora e voi intonerete un canto più profondo.
E se le nostre mani si dovessero incontrare in un altro sogno costruiremo una nuova torre in cielo.
Così dicendo fece un cenno ai marinai che subito levarono l’àncora, sciolsero gli ormeggi e salparono verso oriente.
Un grido venne emesso dalla gente come da un sol cuore, si levò nel crepuscolo e si propagò nell’aria come uno squillo di tromba.
Solo Almitra tacque, seguendo con lo sguardo la nave sino a che non scomparve nella nebbia.
E quando tutti si furono allontanati, lei da sola stette lì sul molo riflettendo sulle sue parole:

«Tra poco, un momento di quiete nel vento, ed un’altra donna mi partorirà».