6. «Voi siete Spiriti…»

Allora uscì con la donna ed i nove discepoli fino alla piazza del mercato, e parlò alla gente, agli amici ed ai vicini, e v’era gioia nei loro cuori e nei loro occhi.
Ed egli disse: «Voi crescete nel sonno e vivete totalmente la vostra vita nel sogno. Infatti tutti i vostri giorni li trascorrete rendendo grazie di ciò che avete ricevuto nella notte».
«Sovente parlate della notte come se fosse una stagione di riposo, ma in realtà la notte è stagione di ricerca e di scoperte».
«Il giorno vi conferisce la forza della conoscenza ed insegna alle vostre dita a diventare esperte nell’arte del ricevere; ma è la notte a condurvi là ove è nascosto il segreto della Vita».
«Il sole insegna a tutte quelle cose che necessitano di luce. Ma è la notte che le eleva sino alle stelle».
«E’ proprio la calma della notte che tesse un velo nuziale sugli alberi della foresta e sui fiori dei giardini e poi apparecchia il banchetto sontuoso e prepara la camera nuziale ed in quel sacro silenzio il domani è concepito nel grembo del tempo».
«Così è per voi, e così, cercando, trovate cibo e soddisfazione. E sebbene all’alba il risveglio ne cancelli il ricordo, la mensa dei sogni è eternamente apparecchiata, e la camera nuziale in vostra attesa».

Tacque un istante e pure loro in attesa di sentirlo ancora. Allora parlò di nuovo e disse: «Siete spirito, sebbene racchiuso in un corpo; e come olio che arde nell’oscurità, siete fiamme anche se rinchiuse in lanterne.
«Se foste solo corpo, allora la mia presenza ed il mio predicare non servirebbero a nulla, sarei come un morto che parla ad un morto. Ma non è così. Tutto ciò che di immortale è in voi è libero, di giorno e di notte, e non può venir rinchiuso od imprigionato, poiché questa è la volontà dell’Altissimo. Voi siete il Suo respiro, simili al vento che non può essere né catturato né ingabbiato. Ed anch’io sono parte del Suo respiro».
Si allontanò velocemente da loro e rientrò nel Giardino.
E Sarkis, discepolo un po’ scettico, parlò e disse: «E che mi dici, Maestro, della bruttezza? Non parli mai di ciò che è brutto».
Ed Almustafa gli rispose seccamente e disse: «Amico mio, quale uomo ti additerà come inospitale, se passando davanti a casa tua non avrà bussato alla tua porta?
«E chi ti giudicherà sordo e disattento, se si rivolgerà a te in un idioma strano che ti è ignoto?»
«Non è forse ciò che tu chiami bruttezza, ciò che non ti sei mai sforzato di capire e nel cui cuore non hai mai voluto entrare?»
«E se è vero che esiste la bruttezza, essa altro non è che un velo sui tuoi occhi e della cera nelle tue orecchie».
«Amico mio, non definire brutta alcuna cosa, se non la paura di un’anima di fronte ai suoi ricordi».