7. Il Lavoro

Allora un vecchio oste disse: Parlaci del Mangiare e del Bere.
Ed egli disse:
Vorrei che poteste vivere con gli umori della terra e crescere come un rampicante con la luce.
Ma siccome per nutrirvi dovete uccidere e per placare la vostra sete dovete staccare il neonato dal seno materno, rendete questo atto un atto di adorazione,
Così che la vostra mensa diventi un altare sacrificale sul quale vengono immolati, in onore di ciò che di puro ed innocente v’è nell’uomo, i puri ed innocenti abitatori della foresta e dei campi.

Quando state per uccidere un animale, ditegli nel vostro intimo:
«La stessa forza che ammazza te, egualmente ammazza me; ed anch’io sarò distrutto.
Infatti la legge che t’ha posto nelle mie mani, mi porrà a mia volta in mani più potenti.
Il tuo ed il mio sangue non sono altro che la linfa che nutre l’albero del cielo».

E quando addentate una mela, ditele nel vostro intimo:
«I tuoi semi continueranno a vivere nel mio corpo,
Ed i germogli del tuo futuro sbocceranno nel mio cuore;
E la tua fragranza sarà il mio respiro,
Ed insieme gioiremo per l’eternità».

Ed in autunno, quando raccoglierete l’uva delle vostre vigne per il torchio, dite nel vostro intimo:
«Anch’io sono una vite, i miei frutti saranno raccolti per essere passati al torchio,
E come vino nuovo sarò conservato in recipienti che possono durare una eternità».
E nell’inverno quando mescerete il vino intonate ad ogni calice un canto nel vostro intimo;
E che nel vostro canto vi sia un ricordo per i giorni dell’autunno, per la vigna e per il torchio.