7. «Maestro, ho Paura del Tempo…»

Ed un giorno mentre erano seduti all’ombra dei pioppi chiari, un discepolo disse: «Maestro, ho paura del tempo. Passa su di noi e ci priva della nostra giovinezza, ma cosa ci lascia in cambio?».
Ed egli rispose dicendo: «Prendi una manciata di buona terra. Forse che vi trovi un seme od un verme? Se la tua mano fosse abbastanza capiente e forte, il seme potrebbe diventare una foresta ed il verme una schiera d’angeli. E non dimenticare che gli anni che trasformano i semi in foreste ed i vermi in angeli appartengono a questo Attimo, tutti gli anni, proprio e solo a questo Attimo.
«E che cosa sono le stagioni dell’anno se non i vostri pensieri che mutano col tempo? La primavera è il risveglio del cuore e l’estate il riconoscimento della vostra fertilità. L’autunno non è forse il vecchio che è in voi che canta una nenia a quel bambino che ancora sta in voi? E ditemi, l’inverno non è forse il lungo sonno pieno dei sogni di tutte le altre stagioni?».
Ed allora Mannus, discepolo curioso, si guardò intorno e vide le piante in fiore aggrappate al sicomoro. Ed allora disse: «Maestro, guarda i parassiti. Che mi dici di loro? Sono ladri dalle palpebre stanche che rubano la luce ai tenaci figli del sole facendosi belli della linfa che scorre nei loro rami e nelle loro foglie».
Ed egli gli rispose dicendo: «Amico mio, tutti noi siamo dei parassiti. Noi che fatichiamo per trasformare la zolla di terra in vita palpitante non siamo migliori di coloro che ricevono la vita dalla zolla senza conoscerla».
«Forse che una madre dirà mai al figlio: «Ti restituirò alla foresta, la tua grande madre, perché tu stanchi me, il mio cuore e le mie mani»?
Forse che il cantante rimprovererà il suo canto dicendo: «Ritorna ora alla caverna degli echi da dove sei venuto, perché la tua voce esaurisce il mio fiato»?
«Forse che il pastore dirà mai al suo agnello: «Non ho pascolo ove condurti, quindi vattene e sacrificati per questa causa»?
«No, amico mio, tutte queste cose han già la risposta in se medesime e, come i vostri sogni, sono esaudite prima che il sonno vi colga.
«Secondo la legge antica e sempiterna, viviamo l’uno dell’altro. Viviamo allora in amorevole accordo. Ci cerchiamo l’un l’altro nella solitudine e camminiamo per strada quando non abbiamo focolare a cui scaldarci».
«Amici e fratelli miei, la via più larga è il vostro compagno».
«Queste piante che vivono sull’albero suggono il latte della terra nella dolce quiete della notte e la terra, quando placida sogna, si allatta al seno del sole».
«Ed il sole, come voi, come me, come tutto il creato, siede con pari onore al banchetto del Principe, la cui porta è sempre aperta e la cui mensa è sempre apparecchiata».
«Mannus, amico mio, tutto il creato vive di ciò che esiste; e tutto ciò che esiste vive nella fede sconfinata della generosità dell’Altissimo».