Andrea

L’amaro della morte, è meno amaro della vita senza di lui. I giorni sono immobilità e silenzio da quando lui è stato messo a tacere. Solo l’eco della memoria ripete le sue parole, ma non la sua voce.
Una volta lo sentii dire: »Seguite il desiderio che vi porta tra i campi, e sedete tra i gigli, li sentirete parlare sommessamente nel sole.
Non tessono la propria veste, né si costruiscono un riparo di legno o di pietra, eppure cantano.
A loro provvede Colui che lavora nella notte, e la rugiada della sua grazia è sui loro petali.
Non è forse anche per voi la sua cura insonne e instancabile?».
E una volta lo sentii dire: «Uno ad uno gli uccelli del cielo sono contati dal Padre vostro; così i capelli del vostro capo.
Nessuno degli uccelli cadrà ai piedi dell’arciere, nessuno dei vostri capelli diverrà grigio o si perderà nel vuoto degli anni se non per sua volontà».
E un’altra volta disse: «Vi ho udito mormorare in cuore: Verso di noi, figli di Abramo, il nostro Dio sarà più misericordioso che verso quanti non l’hanno conosciuto dal principio.
Ma io vi dico: se il padrone della vigna chiama un lavorante al mattino e uno al tramonto, e dà al secondo lo stesso salario che al primo, in verità compie un atto legittimo.
Da dove proviene infatti la paga, se non dalla sua borsa e dalla sua volontà?
Ugualmente, il Padre mio aprirà le porte del suo palazzo quando busseranno i Gentili e quando busserete voi. Al suo orecchio infatti la nuova melodia suscita lo stesso amore dei canti già uditi più volte. E a quella riserva una particolare accoglienza, essendo la corda più giovane che vibra nel suo cuore».
E ancora una volta udii che diceva: «Ricordate questo: il ladro è uno che ruba costretto dalla necessità, e il bugiardo è un uomo dominato dalla paura; il predatore che diviene preda di chi veglia il vostro sonno è anche preda di chi veglia la sua tenebra.
Voglio che abbiate pietà di loro.
Se giungessero alla vostra casa, fate in modo di aprir loro la porta e di invitarli alla vostra tavola. Rifiutandovi di accoglierli, non potrete essere liberi da ciò che hanno commesso, qualunque cosa sia».
E un giorno lo seguii insieme ad altri nella piazza del mercato di Gerusalemme. E ci narrò la parabola del figliol prodigo, e la parabola del mercante che vendette tutti i suoi beni per comperare una perla.
Ma mentre parlava i Farisei si fecero strada tra la folla portandogli dinanzi una donna che dicevano essere una prostituta.
Si posero di fronte a Gesù e dissero: «Ha dissacrato i voti del matrimonio, ed è stata colta in flagrante».
E lui guardò la donna; le pose una mano sulla fronte, e la guardò nel profondo degli occhi.
Poi si volse verso gli uomini che gliel’avevano condotta, e li guardò a lungo; e si piegò e prese a scrivere con le dita sulla terra.
Scrisse il nome di ognuno di loro e a fianco il peccato che costui aveva commesso.
E mentre scriveva quelli fuggirono per le strade, pieni di vergogna.
E prima che terminasse di scrivere, di fronte a lui eravamo rimasti solo noi e quella donna.
E lui nuovamente la guardò negli occhi, e disse: «Tu hai troppo amato. Quelli che ti hanno condotta qui hanno amato troppo poco. Ti hanno portata da me per adescarmi.
E ora va in pace.
Nessuno di loro è rimasto qui a giudicarti. E se vuoi essere saggia come sei piena d’amore, vieni a me: non ti giudicherà il Figlio dell’Uomo».
E mi chiesi, allora, se le parlasse così perché neppure lui era senza colpa.
Ma da quel giorno ho riflettuto a lungo, e ora so: solamente chi è puro di cuore perdona la sete che conduce alle acque morte.
E solo chi si regge ben saldo sulle gambe può porgere la mano a chi inciampa.
E torno a ripeterlo, ancora e ancora: l’amaro della morte è meno amaro della vita senza di luia.