Barca, mercante di Tiro

Né i romani né i giudei, io ritengo, compresero Gesù di Nazareth, e nemmeno i discepoli che ora predicano il suo nome. I romani lo uccisero: imperdonabile errore. Quelli della Galilea vogliono farne un dio: anche questo è un errore.
Il cuore dell’uomo, ecco cos’era Gesù.
Con le mie navi ho fatto vela per i Sette mari, e nei mercati di città remote ho concluso baratti con re e principi e abili truffatori: ma non ho mai visto un uomo che capisse i mercanti al pari di lui.
Lo udii una volta narrare questa parabola:
«Un mercante lasciò la sua città per recarsi in terra straniera. Aveva due servi, e a ciascuno diede dell’oro, dicendo: «Vado in terra straniera: anche voi, come me, andrete a cercare guadagni. Siate equi negli scambi, e badate a compiere un servizio, tanto nel dare quanto nel ricevere».
E dopo un anno il mercante fu di ritorno.
E chiese ai due servi cosa avessero fatto del suo oro.
Disse il primo: «Guarda, padrone, ho comprato e venduto, e questo è il guadagno».
E il mercante rispose: «Il guadagno è tuo: hai agito bene, e sei stato fedele a me e a te stesso».
Si fece avanti l’altro servo e disse: «Io, signore, temevo di perdere il tuo denaro, e non ho comprato né venduto. Ecco, è tutto in questa borsa».
E il mercante prese l’oro, e disse: «Misera è la tua fede. E’ meglio perdere, nel baratto, piuttosto che astenersi. Il vento sparge il suo seme e attende il frutto: così deve fare ogni mercante. Ora cercati un altro da servire».».
Così parlando Gesù, sebbene non fosse un mercante, rivelava il segreto del commercio.
E inoltre le sue parole spesso evocavano regioni più lontane di quelle che avevo raggiunto nei miei viaggi, eppure più vicine della mia casa e dei miei beni. Ma non era un dio, il giovane Nazareno. Era un grande saggio, ed è un peccato che i suoi seguaci cerchino di farne un dio.