Bartolomeo di Efeso

I nemici di Gesù affermano che si rivolgeva agli schiavi e ai reietti, per istigarli contro i padroni. Apparteneva al basso ceto: dunque, essi dicono, si appellava a quanti gli erano affini, malgrado cercasse di nascondere le proprie origini.
Ma consideriamo i seguaci di Gesù, quelli che in lui riconobbero una guida.
All’inizio lui scelse come compagni alcuni uomini del Settentrione, ed erano uomini liberi. Forti nel fisico, audaci nello spirito, in questi quarant’anni hanno osato affrontare la morte con l’animo pronto di chi lancia una sfida.
Pensi che fossero schiavi e reietti, questi uomini?
E pensi che i fieri principi del Libano e d’Armenia dimenticassero la propria nobiltà, nell’accettare Gesù come profeta di Dio?
O forse pensi che uomini e donne di alti natali, d’Antiochia e di Bisanzio e d’Atene e di Roma, si sarebbero lasciati affascinare dalla voce di un condottiero di schiavi?
No, il Nazareno non parteggiava per i servi contro i padroni, e neppure per i padroni contro i servi. Lui non era con nessuno e non era contro nessuno.
Un uomo al di sopra degli uomini, questo lui era, e i fiumi che scorrevano nelle fibre del suo essere cantavano all’unisono con potenza e passione.
Se la nobiltà consiste nel proteggere, era lui il più nobile degli uomini. Se la libertà è nel pensiero e nella parola e nell’azione, era lui, tra gli uomini, il più libero. Se testimonia alto lignaggio un orgoglio che cede solo all’amore e un contegno altero che si mostra sempre amorevole, nessun uomo ebbe più alto lignaggio.
Sappi che solo chi è forte, agile e veloce vince la corsa e conquista l’alloro, e Gesù fu incoronato da quanti lo amavano e anche dai suoi nemici, sebbene ignari.
E anche oggi lo incoronano, ogni giorno, le sacerdotesse di Artemide, nei luoghi segreti del tempio.